Dies Natalis Domini (Il Natale del Signore) – di Clemente Sparaco

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E’ possibile stabilire in quale giorno è nato Gesù?

di Clemente Sparaco

Secondo l’interpretazione demitizzante, il 25 dicembre fu adottato quale data di nascita di Gesù per soppiantare la festa pagana del Sole invitto (Sol Invictus), che si celebrava quello stesso giorno dacché l’imperatore Aureliano, il 25 dicembre del 274, aveva consacrato un tempio a quel culto. “Un’operazione, dunque, consapevole e programmatica, tassello di quel processo di cristianizzazione più o meno forzata dell’Impero Romano portata avanti soprattutto nel IV secolo (da Costantino e Teodosio in primis)[1]. Si confermerebbe, quindi, anche per la ricorrenza liturgica del Natale, che il cristianesimo si sarebbe imposto con i suoi miti, le sue credenze, le sue feste, mediante un’opera di abile e sistematica inculturazione.

Ma è proprio così?

Proverò a smontare questo teorema accusatorio.

Le testimonianze storiche del IV secolo: La depositio martyrum

La prima menzione accertata della Natività di Cristo portante la data 25 dicembre risale al 336. La si ritrova nel Chronographus, opera redatta dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo nel 354.

Cos’è il Chronografo?

E’ una raccolta di testi del IV secolo, che assomma un elenco di consoli, di prefetti di Roma (dal 254 al 354), una duplice redazione dei Fasti consolari romani, una cronaca universale, una cronaca degli imperatori di Roma fino a Licinio, una descrizione di Roma per regioni, nonché la depositio martyrum (una lista di martiri) e la depositio episcopum (una lista di vescovi di Roma che si arresta a Papa Silvestro I †335).

Nella depositio martyrum il 25 dicembre è indicato come:

l’ottavo giorno delle calende di gennaio (il 25 dicembre) è nato Cristo in Betlemme di Giudea[2].

La lista è databile al 336, in quanto non vi si trovano riferimenti cronologici successivi, ma non è escluso che le datazioni indicate rappresentino solo una tappa redazionale e che si riferiscano a tradizioni già consolidate. Pertanto, non è possibile fissare “l’apparizione della liturgia ch’esse attestano” alla data lì riportata[3]. In effetti, l’istituzione di una festa liturgica con data propria è solo l’ultimo atto di un processo che avviene nel tempo, i cui primi atti sono la memoria tramandata del fatto e la devozione. La memoria è stata gelosamente custodita nelle piccole comunità cristiane dei primi 3 secoli, immerse in un mare di paganesimo, esposte a difficili rapporti con il mondo esterno e perseguitate per motivi religiosi e politici, in quanto non condividevano l’idolatria dell’Impero romano. La seconda non automaticamente e immediatamente si è tradotta in culto liturgico.

Pertanto, circa la ricorrenza liturgica del Natale, si può affermare che, “quando la Chiesa celebra la nascita di Gesù nella terza decade di dicembre, attinge all’ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero[4]. Un’omelia del 386 di Giovanni Crisostomo sul Natale, in cui sostiene che la Chiesa di Roma conosceva il vero giorno (il 25 dicembre), perché gli atti del censimento, eseguito per ordine di Augusto in Giudea, si conservavano negli archivi pubblici di Roma, accredita questa ipotesi[5].

Le testimonianze storiche del III secolo: Ippolito di Roma e Sesto Giulio Africano

Ma esiste una testimonianza molto più antica di Ippolito di Roma, che nel suo Commento a Daniele, databile al 204 scrive:

Riguardo alla prima Venuta del Salvatore nella carne, quando nacque in Betlemme, [occorre sapere che avvenne] otto giorni prima delle calende di Gennaio (25 dicembre), il quarto giorno della settimana (Giovedì)…”[6].

L’indicazione, considerata un’interpolazione (un’aggiunta) da molti esegeti, è stata recentemente avvalorata da J. Ratzinger, prima in un libro in una catechesi che ha tenuto, essendo ormai diventato Papa Benedetto XVI:

Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre è stato Ippolito di Roma, nel suo commento al libro del profeta Daniele, scritto verso il 204[7].

Una tradizione, che rimonta alla Cronografia di Sesto Giulio Africano (221 d.C.), passando per la Seconda Omelia sull’annunciazione alla Vergine Maria di Gregorio Taumaturgo (205-265 d.C.), collocherebbe l’annuncio a Maria al 25 marzo, confermando la data del 25 dicembre come Natività di Gesù[8]. E anche la memoria dell’Annunciazione, prima di essere ufficializzata come festa liturgica, era già entrata nella formulazione di alcuni Simboli battesimali nel II secolo, come attestato dalle rappresentazioni iconografiche della catacomba di Priscilla, risalenti allo stesso periodo.

Un’annotazione di Luca che apre nuovi scenari

Nel suo Vangelo Luca, raccontando dell’annuncio dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, menziona alcuni particolari, che non possono essere assolutamente letti come simbolici o, tantomeno, teologici:

  1. “…c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa…” (Lc 1,5);
  2. Ora, avvenne che mentre egli prestava il suo servizio sacerdotale nel turno della sua classe davanti a Dio, secondo l’usanza del sacerdozio sacerdotale, gli toccò in sorte di bruciare l’incenso, entrando nel santuario del Signore…” (Lc 1,8-9).

Abbiamo qui il rimando a due fatti: il primo, specifico e puntuale: l’appartenenza di Zaccaria alla classe di Abia, il secondo, più generale: le turnazioni sacerdotali nel Tempio di Gerusalemme, che, disposte da Davide, come attesta il Primo libro delle Cronache (1Cr 24,1-7.19), implicavano 24 turni per le 24 classi sacerdoti dell’Israele antico (2 turni l’anno per ciascuna da sabato a sabato). Ed era questo, all’epoca di Luca, un fatto risaputo e, quindi, verificabile.

Il Libro dei Giubilei

Proprio questi particolari apparentemente secondari si sono rivelati fondamentali dopo la scoperta nel 1947, nelle grotte di Qumran (località del deserto giudaico non distante da Gerusalemme), di preziosissimi manoscritti, colà nascosti dalle comunità degli Esseni e risalenti a prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme (avvenuta ad opera dei Romani nel 70).

Tra questi spicca il Libro dei Giubilei, del II secolo a.C., in cui sono elencati i turni delle classi sacerdotali al Tempio di Gerusalemme. Da esso risulta che la classe di Abia (quella di Zaccaria), l’ottava delle 24 che ruotavano nell’officiatura, entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre, una delle due volte in cui era di turno[9].

La notizia indica una data storica esterna, non biblica, patristica e liturgica, che conferma il racconto di Luca, avvalorando le date della tradizione della Chiesa. “Infatti, se Zaccaria è entrato nel Tempio il 23 settembre, giorno in cui secondo Luca ha ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, questo vuol dire che il Precursore del Signore potrebbe essere nato intorno al 24 giugno. Guarda caso gli stessi giorni in cui la Chiesa commemora nel calendario liturgico, già dal I secolo, sia il giorno dell’Annunciazione a Zaccaria che la nascita di Giovanni[10]. Per completezza aggiungo che il rito bizantino fa memoria al 23 settembre dell’annuncio a Zaccaria da tempo immemorabile.

Se ne ricava che “nel ciclo di Cristo Signore, che Luca pone in forma di un dittico speculare con quello del Battista, l’annunciazione a Maria Vergine di Nazareth nel mese sesto dopo la concezione di Elisabetta (Lc 1, 28) risulta come un’altra data storica[11]. Pertanto, la datazione del 25 dicembre quale giorno di nascita di Gesù (15 mesi dopo l’annuncio dell’angelo a Zaccaria, 9 mesi dopo l’annuncio a Maria e 6 dopo la nascita del Battista) si rivela compatibile con quanto emerso dal Libro dei Giubilei evidenziando, al contempo, un nucleo di verità storica incomprimibile al fondo della redazione dei Vangeli.

 

[1] Sabrina Antonella Robbe, 25 dicembre, storia, falso o pia tradizione?, http://www.laporzione.it/2013/12/28/tdp-133/.

[2]VIII kal. ian. natus Christus in Betleem Iudeae” (Chronographus, XII: Depositio martyrum, MGH Chronica Minora I, Migne, 1892, pp.71-2).

[3] José Ruysschaert, Á propos de quelques textes romains du IV s. relatifs à Pierre et à Paul, in Archivium Historiae Pontificiae vol. 7, 1969, Roma.

[4] Tommaso Federici, 25 dicembre, una data storica, in 30 giorni, anno XVIII, novembre 2000, p. 63-68.

[5] Giovanni Crisostomo, Sull’anniversario della nascita del Salvatore 2 PG 49, 352-353.

[6] “Ἡ γὰρ πρώτη παρουσία τοῦ κυρίου ἡμῶν ἡ ἔνσαρκος, ἐν ᾗ γεγέννηται ἐν Βηθλεέμ, ἐγένετο πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἰανουαρίων, ἡμέρᾳ τετράδι…” (Ippolito di Roma, Commentario a Daniele, 4.23.3).

[7] Benedetto XVI, nell’Udienza generale del 23 dicembre 2009. Si veda il volume: J. Ratzinger, Immagini della speranza. Le feste cristiane in compagnia del Papa, San Paolo ed., 2005.

[8] Si veda Susan K. Roll, Toward the Origin of Christmas, 1995, p.79.

[9] Gli studi autorevoli di Annie Jaubert, Le calendrier des Jubilés et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques, in Vetus Testamentum, Suppl. 3, 1953, pp. 250-264 e di Shemarjahu Talmon (dell’Università ebraica di Gerusalemme) The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in Scripta Hierosolymitana, vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199;

[10] Michele Loconsole, Gesù nacque la notte del 25 dicembre. Lo dicono gli storici e l’archeologia, Zenit 25-12-2009.

[11] Tommaso Federici, 25 dicembre etc., cit..

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4 commenti su “Dies Natalis Domini (Il Natale del Signore) – di Clemente Sparaco”

  1. Considerazioni interessantissime, che è bene ribadire di tanto in tanto; giusto per smentire la vulgata che vuole il Cristianesimo costrutto favolistico senza basi storiche. Agli stessi preti, fin dal seminario, sono insegnate molte panzane sull’origine “mitica” della Chiesa e sul “Gesù della fede” diverso dal “Gesù storico”. E invece, grazie a veri e propri lavori apologetici di persone in gamba come lei, carissimo, si dimostra che persone, luoghi, tempi e modi degli eventi descritti nei Vangeli hanno solidissime basi e giustificazioni storiche e talvolta anche archeologiche. E’ una branca dell’apologetica a mio parere troppo a lungo sottovalutata, o lasciata in mano a studiosi non cattolici (ebrei, ma spesso anche protestanti).

    1. Clemente Sparaco

      La ringrazio per le sue parole d’incoraggiamento. Se si taglia la base storico del cristianesimo, è un po’ come se si tagliasse il ramo dal quale pretendiamo poi di fare catechesi, liturgia o teologia. Semplicemente viene giù tutto!. Grazie di nuovo e buon Natale del Signore!

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