Difesa della Tradizione, difesa della Fede. Quale futuro?  –  di Marco Bongi

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Necessarie unità e azione decisa tra i difensori della Tradizione. Non è concesso avere paura. Il grande esempio di mons. Marcel Lefebvre

di Marco Bongi

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zMonseñor Marcel LefebvreMolti amici mi hanno chiesto, in questi ultimi tempi, perchè i miei articoli si sono notevolmente diradati. Certo ci sono gli impegni della vita quotidiana e le conseguenti difficoltà nel trovare il tempo per scrivere. Ma francamente mentirei se negassi che un certo senso di frustrazione si stia anche annidando nella mia penna, una sorta di acuta tristezza  nel dover seguire, con continuità, i diuturni episodi che compongono un quadro ormai chiaro ed inequivocabile, per chi almeno non teme di guardare in faccia la realtà cercando di essere, il più possibile, onesto con sè stesso.

Ogni giorno un’esternazione oggettivamente scandalosa, ogni giorno una ulteriore conferma della terribile crisi in cui siamo immersi. Vescovi “cattolici” che si oppongono al Crocifisso, altri Vescovi che “non si riconoscono” in chi prega il S. Rosario in riparazione del crimine di aborto, Commissari Apostolici che si impegnano a proibire la preghiera notturna nei conventi, Presidenti di Conferenze Episcopali pronti a vietare le processioni in onore della Madonna e, sopra tutti costoro, un Pontefice che non è nessuno per giudicare…, salvo poi anatemizzare, subito dopo e con disarmante pressapochismo, mafiosi, sostenitori di un’immigrazione controllata, datori di lavoro che non assumono i disoccupati e, sopra di tutti, quei “pelagiani” di tradizionalisti.

Ammiro francamente chi ha la forza di seguire, con costanza e meticolosità, l’evoluzione della frana, sia sul piano politico-sociale, sia, soprattutto, in ambito ecclesiale. Leggo con regolarità i loro lucidi e documentati articoli, elogio il loro coraggio e la pazienza certosina con cui ci relazionano sull’avanzare della valanga.

Ritengo tuttavia che, prima o poi, si dovrà necessariamente passare, in qualche modo, dalla mera teoria all’azione pratica. Non che la denuncia, specialmente se ben argomentata, non sia utile. Essa certamente contribuisce a creare il sostrato culturale indispensabile ad ogni azione coerente e ben strutturata.

Ma la cultura, insieme ovviamente alla preghiera, devono poi tradursi in qualcosa di più concreto e quì…, scusatemi la franchezza, casca l’asino e si palesa inequivocabilmente il carattere del mondo tradizionalista italiano. Abbiamo, in altre parole, molti, e ben vengano, tradizionalisti da “tastiera” o da “conferenza”, assai meno disposti a muoversi, ad organizzare iniziative concrete, a mettersi in gioco fino in fondo.

Ma, penso, più si andrà avanti, meno ci sarà la possibilità di nascondersi o di trovare compromessi all’italiana.

Mi permetto di fare, in tal senso, qualche piccolo esempio:

– Criticare la lobby omosessualista sarà sempre più difficile e rischioso. Nessuno potrà sperare di salvare una carriera politica, universitaria, giornalistica od ecclesiastica se decidesse di proclamare con chiarezza la Verità su questi temi. Chi è disposto a sacrificare tutto ciò in nome dell’autentica Dottrina morale?

– I medici obiettori di coscienza su aborto, inseminazione artificiale, utilizzo di cellule staminali embrionali  ed eutanasia saranno sempre più esposti, oltre che all’emarginazione professionale, anche a sentenze pilotate di condanna. Quanti saranno coloro che sapranno resistere?

– Gli insegnanti che oseranno opporsi ai nuovi orientamenti didattici in materia di “educazione” sessuale dovranno senza dubbio fare i conti con ordini superiori vessatori e costrittivi. Avranno la tempra per combatterli a viso aperto?

Questo sarà, con tutta probabilità, il futuro dei laici ma, anche per i chierici fedeli, non si prospetta sorte migliore. E’ assolutamente evidente infatti, e solo i più ottusi “normalisti” possono arrampicarsi sui vetri per sostenere il contrario, che la Chiesa Cattolica è oggi occupata da una mandria di lupi travestiti da pastori.

Non so se costoro siano guidati dalla massoneria, dalla debolezza o semplicemente dall’ignoranza. Poco importa da dove arrivino, il fatto chiarissimo è che sempre meno uomini di Chiesa hanno la Fede. La S. Chiesa certo non è morta, ciò non potrebbe infatti mai avvenire, ma la Sua vera essenza sopravvive, a fatica, sotto la cenere delle persecuzioni.

Questo è, in fin dei conti, il vero motivo che suscita un odio così viscerale contro i pochi Cattolici autentici che hanno il coraggio di denunciare la deriva contemporanea. Tale odio nasce dalla consapevolezza che lì continua a sopravvivere, al di là di tutto, la Sposa di Cristo, pronta al martirio e decisa a seguire, contro tutto e contro tutti, l’unica Via, Verità e Vita.

Scrivo tutto ciò, con evidente amarezza ma non con pessimismo. Voglio soltanto mostrare come diventi urgente, ogni giorno di più, mantenere salda la Fede, ravvivare la preghiera ma anche, elemento non sempre sottolineato a sufficienza, organizzare concretamente la resistenza, in vista di un sicuro futuro contrattacco.

Del resto… proprio questo fu, a mio parere, uno dei meriti più straordinari di mons. Lefebvre.

Egli mantenne certo integra la Fede, ma molti altri la difesero negli anni del post-concilio;

egli scrisse molti bei libri, ma gli scrittori autenticamente Cattolici non vennero mai meno;

egli continuò a celebrare la S. Messa di sempre, ma anche altri Vescovi continuarono a celebrarla, sia pur saltuariamente, in quegli anni difficili.

Ma mons. Marcel Lefebvre fu comunque l’unico a saper organizzare una struttura grande, ramificata e solida, fu l’unico a saper distinguere il significato della vera battaglia rispetto alle tante beghe di cortile in cui purtroppo i tradizionalisti sono maestri, fu l’unico che riuscì a rendere davvero “cattolico”, e cioè universale, il livello dello scontro. Disseminò il mondo intero di fortilizi dove poteva aggregarsi la resistenza, non cedette alla lusinga del “piccolo è bello” e tutti gli altri sono fuori strada, fu l’unico, in definitiva, sia pur assediato da tutte le parti, a rifuggire con estrema decisione il pericolo dello spirito settario.

Oggi abbiamo ancor più bisogno di simili Pastori. Abbiamo bisogno assoluto di un Vescovo, di un Cardinale, di un Superiore Maggiore che sappiano dire basta…! Questo non lo posso accettare…, fatemi quello che volete ma non ho paura… Chissà quando avverrà una cosa simile?

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6 commenti su “Difesa della Tradizione, difesa della Fede. Quale futuro?  –  di Marco Bongi”

  1. Posto anche qui il commento che ho fatto l’11-7 alle 21:08 nell’articolo “La società immorale si rifà la verginità con la moralità antimafia”, questo era l’articolo di Marco Bongi di cui parlavo (anche se con titolo diverso) e quindi è questo il posto più adatto per il mio commento:
    “Ho letto e invito a leggere l’interessantissimo articolo “Stato della situazione”, di Marco Bongi, e mi sono trovato pienamente d’accordo con lui: non basta denunciare il male, noi tradizionalisti dovremmo coalizzarci e organizzare delle linee di resistenza contro questa progressiva devastazione ecclesiale, in particolare dovremo avere le idee ben CHIARE su come difendere PUBBLICAMENTE la Fede in caso di esito infausto al Sinodo, facendo sapere all’Autorità che respingeremo QUALUNQUE decisione pastorale o magisteriale in contrasto con la Tradizione o con il Magistero Perenne, anche a costo di incorrere in ingiuste (e quindi invalide) scomuniche.
    In questo periodo c’è bisogno di Cattolici con la Fede ed il coraggio di Sant’Atanasio o di Mons. Lefebvre, che sappiano anteporre la Verità all’autorità, perchè ogni obbedienza contraria alla Verità è in realtà una disobbedienza a Dio!”

  2. Nel 1976 un gruppo di giovani bolognesi, inviò al quindicinale “Papa Giovanni – Collegio Missionario del S. Cuore -70031 Andria” il seguente messaggio, pubblicato nel n. 13 del 23.6-1976: “Seguendo le direttive precise della Chiesa in tema di educazione sessuale, noi ci sentiamo più maturi e più responsabili. Esprimiamo la nostra soddisfazione perché la Chiesa non si adegua alle mode e ai gusti del momento, ma si richiama alle esigenze perenni del Vangelo. Una Chiesa che sa opporsi a un mondo in decomposizione, una Chiesa che sfida l’opinione pubblica corrente, una Chiesa che addita le vette, questa è la Chiesa che ci affascina. Non sappiamo che farcene di una Chiesa facile agli accomodamenti e che si mette in ginocchio davanti al mondo”. Meditate, modernisti e normalisti, meditate……

  3. Condivido ciò che scrive il Signor Marco Bongi in questo interessante articolo.
    Mi permetto di consigliare a tutti la lettura dell’intervista integrale al Vescovo mons.Schneider che si trova sul sito di Chiesa e post concilio.
    Ecco finalmente un Vescovo cattolico e senza paura.Avete fatto caso che di nome fa Athanasius?

  4. Condivido punto per punto e apprezzo il giudizio positivo su Mons. Lefevbre. Quanto poi al potere occulto della massoneria, ho qualche dubbio, perché certamente esso potrà operare a livello di lobby finanziarie e magari anche per promuovere “battaglie di diritti” volte a scardinare la famiglia e i valori morali, ma dal momento che c’è chi sostiene che il mondo civile dovrà diventare un califfato, e lo dice in TV e nessuno dalla nostra parte gli risponde nemmeno con una risata, che devo pensare? L’Islam come longa manus della massoneria MI SEMBRA IMPROBABILE…L’Islam come cavallo di Troia del comunismo mondiale invece mi sembra più credibile. Il comunismo non è morto, bensì, come il demonio, si finge inesistente per meglio colpire.

  5. Mi sono sempre trovata d’accordo con Marco Bongi. Sentivo la sua mancanza. Ma lo capisco benissimo.
    Sono convinta che nel futuro rimarrà uno dei pochissimi a difendere la nostra Fede Cattolica conto la nuova religione insediata a Roma già da decenni.

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