A difesa di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro – di Francesco Natale

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di Francesco Natale

(pubblicato anche su Ragionpolitica)

 

noi non facciamo così...
noi non facciamo così…

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro sono stati gentilmente ma fermamente epurati da Radio Maria, con la quale collaboravano da circa dieci anni, curando le rubriche “Incontri con la bioetica” (Palmaro) e “Uomini e letteratura: incontri alla luce del Vangelo” (Gnocchi).

I due, già autori di numerosi libri di buon successo editoriale, tra cui ricordiamo “Cattivi Maestri”, “Il Pianeta delle Scimmie” e “Io speriamo che resto Cattolico”, si sono messi in guai grossi dopo aver scritto un lungo articolo su “Il Foglio” dal titolo parecchio sismico: “Questo Papa non ci piace”.

Uno scritto assai articolato che, senza alcun afflato di ribellismo scismatico ma con sincero spirito critico, ha posto questioni di non piccolo momento sui primi sei mesi di Pontificato di Bergoglio.

Questioni che, evidentemente, stanno parecchio a cuore agli autori (più volte indicati spregiativamente come Cattolici “tradizionalisti” soprattutto in taluni circoli ecclesiastici: quasi a sottendere che ci possano essere diversi “modi” di essere Cattolici) e che denotano un loro sincero sconcerto il quale, condivisibile o meno che sia, è umanamente legittimo e fondato su motivazioni comunque non peregrine.

In sintesi questi gli elementi salienti: nella arcifamosa intervista che Bergoglio ha rilasciato ad Eugenio Scalfari alla domanda “Santità, esiste una visione del bene unica? E chi la stabilisce?” così risponde Papa Bergoglio “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene. (…) La coscienza è autonoma, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. (…) Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”. Gnocchi e Palmaro menzionano al riguardo il capitolo 32 della “Veritatis Splendor” scritta da Giovanni Paolo II nel 1993, nella quale il Beato contesta “alcune correnti del pensiero moderno”, che  hanno attribuito “alla coscienza individuale le prerogative di un’istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male (…) tanto che si è giunti a una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale”.

Ora, chi scrive non è dottore in Teologia né ha competenza pur superficiale in materia, ma riconosce che è difficile trovare tra le due posizioni la proverbiale quadratura del cerchio sul piano della logica elementare.

Sua Santità rincara la dose, agli occhi degli autori almeno, quando sostiene nella medesima intervista che “Il Proselitismo è una solenne sciocchezza”.

E qui la faccenda si complica notevolmente: perché da un lato i “normalisti” Cattolici sostengono a spada tratta la necessità di “contestualizzare” la frase, mentre per Gnocchi e Palmaro una frase di senso compiuto quale quella citata si spiega (purtroppo…) da sé senza che siano necessari particolari acrobazie ermeneutiche.

Fulcro della schietta critica, poi, le considerazioni del Papa sul Concilio Vaticano II: ““Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile”.

Per Gnocchi e Palmaro questo è forse il colpo più duro da digerire, poiché dal loro punto di vista non siamo di fronte al “mondo messo in forma alla luce del Vangelo, ma al Vangelo deformato alla luce del mondo, della cultura contemporanea. E chissà quante volte dovrà avvenire, a ogni torno di mutamento culturale, ogni volta mettendo in mora la rilettura precedente: nient’altro che il concilio permanente teorizzato dal gesuita Carlo Maria Martini”.

Ad una lettura superficiale di queste esternazioni è facile ipotizzare una secolarizzazione della Chiesa che presenta il fumus, se non esattamente il color, del modernismo.

In ultimo, gli autori non si astengono dal criticare il sistematico rifiuto da parte di Bergoglio della simbologia papale “tradizionale”: per loro non si tratta di zelotismo, ma nel riconoscere che dietro a determinati simboli si cela una sostanza profonda che li rende tutt’altro che vuoti orpelli, così come riduttivo sarebbe ascriverne l’uso ad una vetusta e superata consuetudine (tradizionale, una volta di più).

Ora, vero è che l’essere Cattolici presuppone la assoluta obbedienza alla gerarchia ecclesiastica e, soprattutto, al Magistero Petrino, così come è ipotizzabile che tale buona norma faccia parte dello statuto di Radio Maria, al punto tale da rendere necessaria l’epurazione di due collaboratori (seguitissimi, per altro) per opinione problematica espressa, tuttavia, su altra testata: ma Gnocchi e Palmaro non hanno in alcuna maniera dichiarato di voler abbandonare Santa Romana Chiesa, né hanno chiesto l’istituzione di un “commissario politico straordinario” che rimetta Bergoglio in riga. Neppure hanno preteso, se ben si legge il loro articolo, di insegnare al Papa a fare il Suo lavoro. Hanno semplicemente dato voce, con quel piglio corsaro, forse, che è loro proprio a dubbi ed incertezze i quali, magari solo per una minoranza, sono comunque presenti nel mondo Cattolico. Senza aggettivi qualificativi ulteriori.

Con questo, la decisione di Padre Livio Fanzaga di estrometterli dalla programmazione di Radio Maria va rispettata, come del resto Gnocchi e Palmaro hanno fatto, ma non è certamente un bello spettacolo vederli crocifissi e additati come una postmoderna incarnazione bifronte di un nuovo Lutero, pronto a spaccare tutto in virtù di un supposto “tradizionalismo” romanticheggiante e narcisista. E non solo da parte dei cattoprogressisti, da sempre acerrimi nemici del duo di “spaccavetri”, ma anche da tanti Cattolici tosti e ben formati per i quali le critiche mosse dagli scrittori, forse non troppo delicate ma comunque argomentate, coincidono in automatico con barbarici slanci lefebvriani da soffocare sul nascere.

Almeno per il sottoscritto, che mai ha nascosto né lo fa oggi la stima indefessa per Gnocchi e Palmaro, essi hanno posto questioni comunque meritevoli di attenzione: due su tutte.

In primo luogo se è vero come è vero che il Cattolicesimo è religione universale, ovvero il cui messaggio è destinato a tutti gli Uomini, giustissimo è rivolgersi, in qualità di Successore di Pietro, agli ultimi, ai diseredati, ai poveri e ai disperati: senza tuttavia dimenticare coloro i quali, forse meno deprivati sul piano materiale (e forse proprio per questo…), presentano aspetti di fragilità spirituale, facilità nello sbandamento dottrinale, tiepidezza d’animo e intenti per i quali risulta necessario avere punti di riferimento fissi, chiari, definiti, perché no severi. Se, grazie soprattutto alla sartoria mediatica che puntualmente circonda Bergoglio, si comincia ad insinuare il messaggio che tra credenti e non credenti non c’è alcuna differenza e che, di conseguenza, Cristo non è più indispensabile per la salvezza, è facilmente ipotizzabile all’orizzonte la nascita di una “nuova” fede “fai da te”, con il disastro che ne seguirebbe. In secondo luogo, nessuno mette in discussione la Sovranità del Papa e la sua libertà di esprimere la sua azione evangelica come più Egli ritiene opportuno: ma che le esternazioni di un Papa (chiunque egli sia) vadano anche teleologicamente valutate è fuori di dubbio, soprattutto di fronte ad un mondo “moderno” che, oggi più che mai, ha in odio profondissimo il Cattolicesimo ed è pronto ad azzannarlo alla gola senza conceder quartiere.

In definitiva, forse Gnocchi e Palmaro hanno sbagliato, o forse hanno limpidamente espresso critiche pericolose e poco opportune.

Vero è che la nostra volontà di autorassicurazione, debitamente carburata dai bagni di folla assisiani e lampedusiani ci impedisce anche solo di ipotizzare che possano avere avuto un briciolo di ragione…

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17 commenti su “A difesa di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro – di Francesco Natale”

  1. CARLO CAMERANI

    Non è meglio smetterla con gli inutili bisticci?
    leggete l’editoriale di R.Cascioli su ” La bussola quotidiana”.
    Non è questo forse il modo migliore per affrontare la “Disputa”?
    Grazie

  2. Fabio Trevisani

    Ho stima profonda dei proff. Gnocchi e Palmaro. E sui contenuti citati anche in questo commento le “perplessità” le abbiamo in molti. E tuttavia credo che ci sia modo e modo (ed anche sede e sede) per manifestarle. Perché, come scrive Cascioli su BQ, in una famiglia (come la Chiesa) innanzitutto ci si ama. Certo, l’amore può anche richiedere talora la correzione (fraterna, però!), ma sono i toni che non vanno bene. Spesso l’amore (o il non amore), nei rapporti personali, si manifesta più coi toni che nei contenuti. Non è una questione formale, ne va dell’amore. E’ così in una famiglia, è così per la nostra amata Madre Chiesa.

  3. concordo con fabio e carlo.bisticciando stanno facendo il gioco di chi vuole dividere la Chiesa.noi siamo una famiglia e dovremmo essere uniti,sopratutto in questi casi

  4. Gualtiero Comini

    Vorrei sapere dagli autori dell’articolo critico sul Papa quali errori dottrinali ha compiuto in queste occasioni il Sommo Pontefice. Cito per brevità solo due esempi: a) nella giornata di Assisi; nell’aver sceso la scaletta dell’aereo con una borsa in mano. E non vado a toccare altri esempi nei quali si contesta il modo di agire dal Papa attribuendogli errori dottrinali che non riesco a scorgere. Ribadisco che con questa polemica facciamo solo il gioco di chi vuole creare zizzania all’interno della Chiesa.

  5. L’agire di Papa Francesco, in questi sei mesi ha suscitato in me, prima stupore, meraviglia, poi perplessità. Un non so che di ‘non genuino’, di affettazione, anche se le apparenze mandano in visibilio il ‘mondo’. Ed è questo che mi preoccupa. Il mondo ama ed esalta coloro che la pensano come lui. Il Vangelo ricorda invece che: – quando sarete perseguitati e derisi a causa di Cristo, allora sarete nella Verità.” Il mio non vuole essere un giudizio, amo il Vescovo di Roma, ma soprattutto il Papa, successore di Pietro, Vicario di Cristo. Amerei che invece del saluto: “Buona sera, Buon appetito” Iniziasse e terminasse i suoi discorsi con l’antico e sempre attuale ” SIA LODATO GESU’ CRISTO’ . Purtroppo non gliel’ho mai sentito pronunciare.

  6. Concordo con Gualtiero Comini. A me sta molto simpatico Benedetto XVI, uomo buono che ha sopportato la croce di una provenienza geografica e di una carriera che gli hanno ingiustamente alienato molte simpatie: leggevo le sue udienze e i suoi libri. E contemporaneamente (sentito? “contemporaneamente”) mi piace Papa Francesco. Seguo costantemente tutto quanto questo Papa fa e dice. Non trovo assolutamente nulla che gli si possa obiettare in termini di errori dottrinali o morali. Trovo perfino ridicola la (mia) presunzione di dare un mio giudizio sul Papa ma, vista la discussione in atto, è necessario farlo. Nostro Signore ha dialogato e parlato con tutti, con eretici, eversivi, preti corrotti, prostitute, pubblicani. E parlava (senza successo) anche con i “difensori della tradizione” (i farisei). Non vedo perché Papa Francesco non dovrebbe provare a salvar l’anima a Scalfari usando tutta l’arte diplomatica dei Gesuiti. Non vedo perché non dovrebbe sottolineare la tragedia dei boat people. Non vedo perché non dovrebbe parlare di perdono e misericordia: cosa faceva Gesù Cristo se non questo? Da sempre la Chiesa insegna a “condannare il peccato non il peccatore”: la frase “che diritto ho io di giudicare un gay” non significa altro che questo e quindi è ineccepibile. Non vedo perché non dovrebbe dire di “seguire la propria coscienza”: cosa fanno Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro ogni giorno se non cercare di seguire la propria coscienza? Solo se cerchiamo di essere onesti con la nostra coscienza lo Spirito Santo può agire e indirizzarci a quel Bene che prima magari non conoscevamo. Ed è certo che il proselitismo è una sciocchezza! chiedetelo ai missionari cattolici quanti problemi hanno a causa del proselitismo di altre sette cristiane. Questo Papa tenta di dire a noi credenti di smetterla di piangerci addosso e di capire che il nostro compito non è condannare gli altri brutti, cattivi e laicisti ma testimoniare la buona novella. Questo ci suscita dei nemici? era previsto fin dall’inizio e di loro dovremmo preoccuparci il meno possibile. Io vorrei dire ai due “epurati” di provare a considerare questo Papa non un “problema” ma una opportunità (come fanno gli americani). Vi dà fastidio il “circo mediatico”? ma avete idea di che “circo” doveva esserci attorno a Gesù? lui ha tirato dritto lo stesso anche se nessuno capiva niente. E anche noi, a volte penso, capiamo niente…

  7. Possono il bene ed il male configurarsi come ciascuno li concepisce?
    Nell’enciclica “Veritatis splendor” del 1993, Papa Giovanni Paolo II, nel criticare “le dottrine che perdono il senso della trascendenza o quelle che sono esplicitamente atee”, testualmente scriveva: “Si sono attribuite alla coscienza individuale le prerogative di un’istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male. All’affermazione del dovere di seguire la propria coscienza si è indebitamente aggiunta l’affermazione che il giudizio morale è vero per il fatto stesso che proviene dalla coscienza. Ma, in tal modo, l’imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di accordo con se stessi, tanto che si è giunti ad una concezione radicalmente soggettiva del giudizio morale.
    Come si può immediatamente comprendere, non è estranea a questa evoluzione la crisi intorno alla verità. Persa l’idea di una verità universale sul bene, conoscibile dalla ragione umana, è inevitabilmente cambiata anche la concezione della coscienza: questa non è più considerata nella sua realtà originaria, ossia un atto dell’intelligenza della persona, cui spetta di applicare la conoscenza universale del bene in una determinata situazione e di esprimere così un giudizio sulla condotta giusta da scegliere qui e ora: ci si è orientati a concedere alla coscienza dell’individuo il privilegio di fissare, in modo autonomo, i criteri del bene e del male e agire di conseguenza. Tale visione fa tutt’uno con un etica individualista, per la quale ciascuno si trova confrontato con la sua verità, differente dalla verità degli altri. Spinto alle estreme conseguenze, l’individualismo sfocia nella negazione dell’idea stessa di natura umana. Queste differenti concezioni sono all’origine degli orientamenti di pensiero che sostengono l’antinomia tra legge morale e coscienza, tra natura e libertà…….. In tal modo si istaura in alcuni casi una separazione, o anche un’opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male. Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette ‘pastorali’ contrarie agli insegnamenti del Magistero”.
    Non può, pertanto, la coscienza dell’uomo essere l’autrice della legge morale: non compete a lui, quindi, stabilire ciò che è bene e ciò che è male, sulla base delle proprie valutazioni soggettive, con un atto di superbia analogo a quello che spinse Adamo al peccato originale.
    Sempre nella stessa enciclica sopra richiamata, Giovanni Paolo II avverte, infatti, che il “comando” dato da Dio (“tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi magiare”) in Genesi 2, 16-17, attesta inequivocabilmente il principio secondo cui: “il potere di decidere del bene e del male non appartiene all’uomo, ma a Dio solo. L’uomo è certamente libero………ma questa libertà non è illimitata: deve arrestarsi di fronte all’albero della conoscenza del bene e del male, essendo chiamata ad accettare la legge morale che Dio dà all’uomo”.
    Questi principi, costituiscono una riproposizione di quanto in precedenza già stabilito dal Catechismo della chiesa cattolica (Parte terza, articolo 6, La coscienza morale, n.1776 e segg.), approvato dallo stesso Papa Giovanni Paolo II e pubblicato nell’ottobre del 1992.
    Nel suddetto Catechismo è testualmente affermato che: “nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire …. Che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male ….E’ attraverso il giudizio della propria coscienza che l’uomo percepisce e riconosce i precetti della legge divina.” L’individuazione del bene e del male non è, pertanto, frutto del “pensiero” individuale e soggettivo dell’uomo: egli, invece, precisa il Catechismo: “deve sempre ricercare ciò che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio espressa nella legge divina. ……La coscienza deve essere educata e il giudizio morale illuminato……. L’educazione della coscienza è indispensabile per esseri umani esposti a influenze negative e tentati a preferire il loro proprio giudizio ……. Messa di fronte ad una scelta morale, la coscienza può dare sia un giudizio retto in accordo con la ragione e con la legge divina, sia, al contrario, un giudizio erroneo che da esse si discosta…..Accade che la coscienza morale sia nell’ignoranza e dia giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute. Questa ignoranza spesso è imputabile alla responsabilità personale. Ciò avviene quando l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene…..In tali casi la persona è colpevole del male che commette. All’origine delle deviazioni del giudizio possono esserci …… la pretesa ad una malintesa autonomia della coscienza”. Detti principi, costantemente insegnati da tutti i Vescovi sparsi nel mondo, possono ritenersi rientrare nell’ambito del cosiddetto “Magistero ordinario universale” della Chiesa cattolica e, pertanto, immutabili.
    Tutto ciò non significa che il bene possa essere messo in pratica solo dal credente; al riguardo, Papa Francesco, in una Sua riflessione su di un brano del Vangelo di Marco (9, 38-40), con riferimento alla lamentela dei discepoli per una persona che faceva del bene ma non era del loro gruppo, osservava testualmente: “i discepoli, senza pensare, volevano chiudersi intorno a un’idea: soltanto noi possiamo fare il bene, perché noi abbiamo la verità. Si tratta, però, di un atteggiamento sbagliato e Gesù li corregge: non glielo impedite, lasciate che lui faccia il bene……i discepoli erano un po’ intolleranti, ma Gesù allarga l’orizzonte e noi possiamo pensare che dica: se questo può fare il bene, tutti possono fare il bene, anche quelli che non sono dei nostri.”
    Resta, comunque, fermo il principio che il bene da perseguire ed il male da combattere sono pur sempre quelli universalmente indicati nella legge morale che Dio dà all’uomo e non possono essere sostituiti da quelli ritenuti tali secondo il pensiero soggettivo di ciascun individuo che non si sottrae al rischio dell’errore quando promana da una coscienza che si ritenga autonoma rispetto alla legge divina.
    Dall’insieme dei principi, inequivocabilmente emergenti da quanto testualmente dichiarato nel Catechismo della Chiesa Cattolica come sopra richiamato, appaiono discostarsi le affermazioni di Papa Francesco, secondo cui: “ciascuno di noi ha una sua visione del bene e del male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il bene……Lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del bene e del male e deve scegliere di seguire il bene e combattere il male come lui li concepisce”.
    La suddetta frase è stata ampiamente ripresa da numerosi organi di informazione: in ogni caso il Santo Padre l’avrebbe pronunciata nel corso di un colloquio privato ed a Lui attribuita dal suo interlocutore, il quale aveva fatto riferimento ad una precedente affermazione dello stesso Pontefice, secondo cui quest’ultimo avrebbe detto che “la coscienza è autonoma” ( Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha, comunque, precisato che non risulta che il testo dell’intervista di Papa Francesco pubblicato su Repubblica sia stato da Lui rivisto, pertanto resta solo “affidato alla responsabilità di un autorevole autore che si rende conto che per essere responsabile di ciò che dice deve rispettare la mente del suo interlocutore”).
    Entro tali limiti le affermazione di Papa Francesco (che si prestano, obbiettivamente, a pericolosi fraintendimenti, in assenza di una opportuna puntualizzazione o smentita, anche se pronunciate con la naturale stringatezza insita in un colloquio privato) vanno, pertanto, prese in considerazione: non risultando formalmente presenti in un atto magisteriale, per le stesse dovrebbe, comunque, valere l’avvertenza che Benedetto XVI ritenne di scrivere nella premessa al Suo libro su “Gesù di Nazaret”: “Non ho di sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale…… perciò ognuno è libero di contraddirmi”.

  8. D’accordo su questa frase di Jacqui: “Amerei che invece del saluto: “Buona sera, Buon appetito” Iniziasse e terminasse i suoi discorsi con l’antico e sempre attuale ” SIA LODATO GESU’ CRISTO’ . Purtroppo non gliel’ho mai sentito pronunciare”
    E sono d’accordo con il fatto che ha compiuto gesti non cattolici, ha fatto affermazioni gravi, (non crede in un Dio Cattolico, quindi quello Uno e Trino), ha fatto azioni come il dare assegni o telefonare che non sono accettabili. Simone aveva smesso di esserlo da quando Gesù gli ha detto “tu sei Pietro.” Ecco, Bergoglio non ha smesso i panni suoi per diventare Petrus. Petrus è un’altra cosa. E finora, come sicurezza mi impone, sono sempre solido sul Papa Benedetto XVI che è ancora tale. Non ha il potere temporale, ma quello spirituale ancora ce l’ha, eccome! Ed è quello che alla fine conta, e che non posso vedere in bergoglio.

  9. MARIA LUISA MAGGETTI

    Carissimi Gnocchi e Palmaro,
    mi spiace molto dover dire e constatare che la Verità è una spada a doppio taglio, da fastidio a chi l’ascolta, ma anche a chi ha il coragggio di gridarla.. Condivido in pieno il vs. articolo su papa F. Per me non è sbagliato criticare il mal operato di un papa, dovrebbe rappresentare DIO, ma e …sempre un uomo. VI VOGLIO BENE E VI SOSTENGO . MARIA LUISA

  10. Ognuno sceglie i propri interlocutori. Non mi pare che Ferrara sia più credente di Scalfari, eppure certi cattolici pendono dalle sue labbra neanche fosse diventato più autorevole del papa. Non entro nelle disquisizioni dottrinali e teologiche, non ho la preparazione necessaria per farlo; stimo i professori Gnocchi e Palmaro, ho letto alcuni dei loro libri ma ho l’impressione che a volte tendano a diventare come quella bisbetica signora americana che si mise a fare la predica a Pio XII provocando la sua risentita reazione: ” Signora, guardi che sono cattolico anch’io “. Penso che Benedetto sia stato un grande pontefice ma purtroppo gli mancava quella che, piaccia o non piaccia, è una dote fondamentale per un pastore d’anime: la comunicativa. Sapeva parlare agli intellettuali e ai teologi ma non alla povera gente e l’infelice scelta di alcuni collaboratori non lo ha aiutato. Papa Francesco è andato a Lampedusa e ha gettato una corona di fiori nel mare: è stato un gesto populista e qualunquista ? Cosa doveva fare invece ? Andare dai migranti e fare qualche dotta citazione da San Giovanni della Croce ? Il viaggio ad Assisi è costato molto ? I viaggi dei predecessori non costavano nulla ? Questo papa sta cercando di ricordarci che cosa è la carità cristiana e, se permettete, preferisco ascoltare lui piuttosto che Giuliano Ferrara. Diceva Paolo VI: ” Secondo alcuni il papa deve essere conservatore, secondo altri deve essere progressista. Il papa è il papa e basta “.
    P.S. Che significa ” cattolici battezzati ” ? Solo Gnocchi e Palmaro sono stati battezzati ?

  11. riccardo miriello

    Sono totalmente d’accordo con Gnocchi e Palmaro. Quando Sua Santità Benedetto XVI ha condannato, senza se e senza ma, il relativismo, mi sono sentito liberato dal diffusissimo e soffocante “questa è la tua verità invece questa è la mia”. se questo aberrante e mistificatorio principio fosse accettato, chi potrebbe contestare ad un ladro o ad un’assassino la tesi che “secondo la sua coscienza” egli sta perseguendo il bene? Sono convinto che la verità è una, sempre e comunque, nella fede come nelle cose della vita e, come la matematica, non può dare ragione a due o più tesi. Quanto agli atteggiamenti improntati alla povertà ed alla semplicità, credo essi debbano essere perseguiti nella sostanza e non in una sorta di rigorosa ricerca del “gesto” accattivante, specialmente ad uso dei media che, ahimè, influenzano ed indirizzano la gran parte delle persone. Certo, quel “buonasera” era simpatico e ci poteva pure stare ma rigorosamente dopo “SIA LODATO GESU’ CRISTO”.

  12. Roberto Ramella

    Cari Fratelli in Cristo, ho letto tutti gli articoli sopra. Condivido le perplessità, che provo anche io e ritengo sia giusto confrontarci e interrogarci. Ciò che è essenziale, come già accennato da qualcuno, è mantenere l’unità. Ricordando che il padre della menzogna, il disubbidiente per eccellenza, lavora incessantemente per dividerci. Sia lodato Gesù Cristo!

  13. Anche io sono perplesso e disorientato. Cerco di convincermi che mi sbaglio e prego incessantemente chiedendo per Papa Francesco l’abbondanza dello Spirito Santo. Ho come l’impressione di un colpo di spugna sugli straordinari pontificati del secolo scorso. Non nascondo che sto soffrendo in silenzio, e questo è il primo sfogo che faccio. Ho letto oggi “Diario Vaticano” sul sito di Sandro Magister che mi ha ancor più confermato in queste perplessità. Anche tutti questi osanna da parte di chi fino a ieri ha ostacolato e combattuto i Papi recenti mi infastidisce e mi rende sospetoso. Il Signore illumini Papa Francesco.

  14. Si, cari amici leggendo i vari commenti sono del parere che tutti amiamo la Chiesa e i suoi Pastori. Soffriamo pure se questi ultimi ci sembrano troppo disinvolti, quasi recitassero una parte teatrale in alcuni loro atteggiamenti. Senza mancare di rispetto, l’impressione che oggi mi da Papa Francesco è quella di voler demolire in maniera sistematica, il modo di vivere dei suoi Predecessori. Eppure, non dimentichiamo che tra di loro ci sono dei Beati presto Canonizzati (Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II), Santi: San Pio X, alcuni in concetto di santità a partire da Pio IX, Pio XII, Paolo VI . Pontefici Santi che non hanno disdegnato abitare nei sacri palazzi, portare la Croce pettorale e l’anello prezioso al dito; Santi che hanno viaggiato in auto lussuose e vestito paramenti preziosi come da tradizione, senza per questo essere stati meno umili, meno Servi dei Servi del Signore. La rivoluzione di Papa Francesco, se in un primo momento ha meravigliato ed entusiasmato il mondo cattolico e non, con il passare del tempo ha fatto sorgere perplessità in molti cristiani. Sorge il dubbio sofferto, che ci sia il rischio di mass-media che stravolgano molti atteggiamenti del Papa in macchietta, facendo perdere quel senso di grande rispetto verso il Vicario di Cristo. Certi abbracci e pacche sulle spalle che il Santo Padre riceve nelle sue ‘immersioni di folla’ , o gesti oltremodo confidenziali come fosse il vicino di casa, scusatemi se mi infastidiscno profondamente. Capisco che questo modo di essere gli sia congeniale ma, ora come ama definirsi, Vescovo di Roma, penso dovrebbe accettare con umiltà, l’esempio di vita dei suoi Predecessori che non sono stati meno ‘umili’ nell’aver accettato ciò che imponeva loro la dignità di Vicari di Cristo. Sia lodato Gesù Cristo.

  15. NARNI MANCINELLI Francesco d'A.

    Le parole, come i comportamenti, avrebbero dovuto essere ben soppesati! Innovare repentinamente dopo qualche millennio destabilizza il vero fedele. Il “buona sera”, le scarpe e la borsa – e mi fermo qui – destabilizzano il credente. Est modus in rebus, avrebbe dovuto essere un imperativo categorico. Sono spaventato dalle conseguenze, dagli inneschi posti anche con le parole. Vedere Crozza mettere alla berlina colui che per me è comunque il Vicario di Nostro Signore mi ha profondamente sbigottito. Che Gesù lo guidi per il bene della Sua e nostra Chiesa!
    NARNI MANCINELLI Francesco d’Assisi.

  16. Comprendo molto bene il disagio di Gnocchi e Palmaro: l’ho provato pure io e sono contenta di averlo quasi del tutto superato fidandomi ciecamente del Signore. Sono tuttavia convinta che le critiche, legittime, vadano sempre e comunque fatte nella maniera opportuna. Soprattutto mi piacerebbe che Gnocchi (cito solo lui perché Palmaro è deceduto) si rendesse conto dei rischi di un certo tipo di espressione: lo dico con profondo dispiacere, mi fa tanto male sentire in giro persone che, interpretando male le finalità delle parole di Gnocchi e Palmaro, insultano il Papa e ne dicono ogni sorta di male e gratuita cattiveria.

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