I disastri di una “modernità” che ha fatto del desiderio la verità – di Carla D’Agostino Ungaretti

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Quanti drammi dovranno ancora verificarsi prima che gli uomini e le donne del nostro tempo arrivino ad accettare la loro condizione di esseri limitati e capire che non si può sfidare impunemente la legge naturale? Rileggiamo le parole del Card. Caffarra

di Carla D’Agostino Ungaretti

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuant’è difficile il nostro tempo! Il problema dell’atteggiamento da assumere nei confronti della modernità – se accettarla, condividendola o sopportandola ovvero rifiutarla, osteggiandola o addirittura combattendola – credo che sia oggi il più arduo per coloro che si professano cattolici, che si sentono a pieno titolo figli della Chiesa e vedono nel Pontefice romano il Vicario di Cristo, investito a questo munus da Dio in persona. Per di più, 2500 anni di filosofia occidentale, unitamente al progresso scientifico e tecnologico del ‘900,  ci dovevano far credere che l’umanità avesse ormai raggiunto un avanzato grado di maturità umana e quindi un notevole livello di civiltà, anche se i tragici eventi del XX secolo hanno rappresentato più un passo indietro su quel cammino che un passo avanti.  Invece, oggi assistiamo a una vera eterogenesi dei fini, ossia al totale capovolgimento delle intenzioni umane nel loro contrario. Quanta confusione regna nelle menti e nei cuori!

Lo scopo della filosofia – dai primi pensatori greci presocratici, che cercavano  l’ “archè” di tutte le cose, fino al XX secolo – è sempre stata la ricerca della Verità. Poi, come tutti sappiamo, nella seconda metà del ‘900 lo scopo di quella ricerca si è capovolto: il “pensiero debole” – che, malgrado la sua debolezza, non si vergogna di rivelarsi notevolmente presuntuoso – ha decretato invece la fine dell’ “essere” e il trionfo del “divenire”, dichiarando che la Verità non esiste, o meglio esistono tante verità quanti sono i desideri umani che hanno il diritto di essere soddisfatti fino a che non vengano a conflitto con i diritti altrui. Il desiderio umano, ormai, è diventato l’unica unità di misura e l’unico parametro di giudizio del nostro agire. Si può dire che ormai i popoli occidentali – ma anche molti orientali, di quello che una volta era chiamato “il terzo mondo” – hanno raggiunto un livello di benessere sconosciuto alle generazioni che li hanno preceduti, ma il “desiderio” umano non si accontenta anzi, “dopo il pasto ha più fame che pria” e, invece di procedere sulla strada del progresso logico e ragionevole, non riconosce più alcun limite al proprio istinto e finisce per deragliare dai binari delle leggi naturali.

       A ben guardare, non si tratta di una storia nuova, ma vecchissima. Nel Paradiso terrestre ad Adamo e ad Eva non mancava nulla: essi erano i signori assoluti del mondo perfetto che li circondava e che Dio aveva donato loro dopo aver constatato di persona che la Sua opera era “cosa molto buona”(Gen 1, 31); essi dominavano sugli animali, sulle piante e su tutta la natura, eppure bastò il sussurro di un serpente – oltretutto creato da Dio neppure troppo intelligente, come tutti gli animali della sua specie, ma dotato di astuzia (che non è sinonimo di intelligenza) – per far pensare loro che avrebbero potuto avere molto di più. Infatti il demonio si servì dell’astuzia del serpente, e cioè sulla sua capacità di farsi ascoltare dagli esseri umani incantandoli con la lusinga, per fare di lui il suo strumento e il suo portavoce. Perché Adamo ed Eva dovevano accontentarsi degli immensi doni che Dio aveva fatto loro, con quell’unico limite che non doveva poi essere così difficile da rispettare in confronto a quanto avevano ricevuto? Perché non diventare come Lui? Chi poteva impedirlo, se essi lo desideravano?

       Infatti, il Dio che aveva creato l’Uomo e la Donna per amore, e non per avere in essi degli schiavi, aveva fatto loro un altro dono di importanza incommensurabile: la libertà di autodeterminarsi, di decidere autonomamente come agire, anche se il  Creatore aveva spiegato ad Adamo con molta chiarezza quale fosse quell’unico limite alla sua libertà e quale sarebbe stata la conseguenza della sua disubbidienza, perché libertà non significa arbitrio indiscriminato, ma consapevole riconoscimento e accettazione dei limiti che esistono di fronte a qualunque scelta umana, ai tempi di Adamo ed Eva come nel XXI secolo dopo Cristo. Invece, il sussurro del serpente riuscì a penetrare nei recessi più nascosti della loro coscienza, dove la libertà poteva nutrire il germe della ribellione, ed essi fecero una scelta: quella che tutti conosciamo e con le conseguenze che vediamo ancora oggi.

      Io credo che la modernità stia giocando oggi lo stesso ruolo che ebbe il serpente in quei tempi primordiali. “Motus in fine velocior”, ha scritto il Prof. de Mattei. E infatti, mentre negli ultimi millenni i progressi fatti dalla scienza e della tecnica si potevano misurare in dosi quasi omeopatiche, nell’ultimo mezzo secolo sono stati fatti passi quali non si erano mai visti nei secoli precedenti, provocando un’ubriacatura collettiva a livello mondiale. Oggi, con l’aiuto della scienza e della tecnica, possiamo fare cose che i nostri nonni non avrebbero neppure immaginato, o che forse avrebbero considerato soltanto frutto di una sconfinata fantasia fine a se stessa, come quella di Giulio Verne i cui romanzi mi affascinarono da adolescente, ma oggi sono completamente dimenticati perché abbondantemente superati dalla realtà. Oggi è plausibile, ipotizzabile e programmabile l’esplorazione di pianeti diversi dalla Terra, oggi si curano malattie un tempo inesorabili, oggi si può comunicare in tempo reale con chi vive agli antipodi, grazie al WEB. Sono cose che tutti sappiamo e non mi ci dilungo, ma vorrei sottolineare che questo motus in fine velocior ha finito per inebriarci e farci credere che non esistano limiti all’ingegno e alla creatività dell’uomo. Secondo il pensiero corrente, la Verità della finitudine umana è una favola inventata dalle religioni; a tutto si arriverà, forse anche a sconfiggere la morte e a diventare uguali a Dio, come aveva promesso il serpente ad Adamo ed Eva.

       Nel frattempo, visto che la morte non è ancora stata sconfitta, ci riteniamo in diritto di decidere noi quando e come darla a noi stessi e (cosa ancora peggiore) a coloro la cui nascita ci disturba o la cui vita ci sembra (senza pensare troppo al parere dell’interessato) indegna di essere vissuta. In altri termini: perché obbedire ai limiti imposti dalla legge naturale se, forzandoli, possiamo ottenere certi risultati che ci piacciono e soddisfare il nostro desiderio? Per di più ammantando la nostra azione di buonismo, il che ci fa sentire sempre più buoni e generosi nei confronti del nostro prossimo, disprezzando e tacciando di crudeltà chi si oppone con tutte le sue forze  alla trasgressione delle leggi naturali.

        Per esempio, fare felici coloro che non riescono a procreare naturalmente, fabbricando per loro figli in laboratorio con i loro gameti, o acquistando spermatozoi e ovociti altrui da impiantare in uteri femminili presi in affitto con regolari contratti privatistici. Le possibilità sono innumerevoli e tutte da sperimentare perché produttive di lauti guadagni per i tecnici preposti a questo tipo di operazioni, mentre la ricerca per sconfiggere la sterilità maschile e femminile (questa sì che renderebbe gli scienziati meritevoli del Premio Nobel …!) non gode di pari favore perché è sempre più facile (e lucroso) aggirare un ostacolo piuttosto che superarlo.

       Il colmo dell’ubriacatura collettiva mondiale è stato raggiunto sul terreno antropologico. Noi italiani non abbiamo più bisogno di un Potere legislativo incarnato in un Parlamento regolarmente eletto da tutti noi per disciplinare il desiderio umano, perché ormai la realizzazione di quel desiderio viene immediatamente facilitata a livelli più bassi e più vicini al cittadino. Per esempio, i coniugi insofferenti del vincolo matrimoniale non avranno più bisogno (se sarà accolta la proposta dell’attuale Ministro della Giustizia) di promuovere una causa civile lunga e costosa perché il loro divorzio sarà decretato direttamente dagli avvocati con un “accordo conciliativo” che farà risparmiare a tutti tempo e denaro, oltre a favorire il più rapido sgretolamento della famiglia. A Grosseto, poi, il tribunale ha imposto all’anagrafe cittadina la trascrizione nei registri di stato civile di un matrimonio tra omosessuali celebrato negli Stati Uniti, in palese trasgressione della Costituzione italiana, senza suscitare troppo dissenso da parte dell’opinione pubblica.

      Ma sul terreno più strettamente attinente alla vita umana, ultimamente due episodi hanno profondamente scosso la mia coscienza di cattolica “bambina”, perché hanno confermato in pieno l’inutilità di un legislatore (soppiantato da un altro Potere dello Stato) il che mi fa nascere anche seri timori sul futuro della nostra democrazia: la sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato dalla legge n. 40 il divieto di fecondazione eterologa e l’assoluzione della coppia che – in piena trasgressione di una disposizione di legge – ha “comprato” la gestazione di una donna indiana la quale ha partorito, per conto dei suoi “clienti”, un bambino frutto, a sua volta, di concepimento eterologo. Da ultimo, ma non meno terrificante, devo ricordare il tremendo errore commesso dai tecnici dell’ospedale Pertini di Roma che hanno impiantato nell’utero di una donna gli embrioni fabbricati in vitro con i gameti di un’altra coppia.

      Essendo madre anch’io, non riesco a immaginare niente di più atroce di quest’ultimo evento e la mia partecipazione al dolore delle due coppie è sincera e totale. Ma mi ha stupito leggere che i coniugi “genitori solo gestazionali” siano due psicologi e ho pensato: la finalità della loro professione non consiste forse nell’aiutare i pazienti affetti da un disagio esistenziale ad accettare la loro realtà? Almeno questo è quanto si dice a proposito degli psicologi che aiutano gli omosessuali, che si vergognano della loro condizione e vogliono cambiarla, ad accettarla senza vergognarsene. E allora perché il discorso non dovrebbe valere anche per chi ha la disgrazia (perché nessuno nega che di disgrazia si tratti) della sterilità? Se forzare un omosessuale a diventare eterosessuale è, secondo la vulgata comune, un procedimento contro natura, non è contro natura anche la fecondazione artificiale, oltretutto non esente da errori umani, come abbiamo sperimentato? Riconosco che il mio ragionamento è decisamente contro corrente,  molto politicamente scorretto e accettabile solo in un’ottica di fede, ma che cattolica “bambina e parruccona” sarei se non invitassi i miei fratelli che, professandosi cattolici, piangono per la loro sterilità, a non andare contro la legge di Dio,  accettando quella che evidentemente è stata la Sua volontà, la Croce che Egli ha scelto per loro al fine di santificarli?

       L’errore è sempre in agguato in tutte le attività umane ed episodi del genere, già avvenuti in varie parti del mondo, hanno causato terribili sofferenze morali a tutti i soggetti interessati. Quanti drammi dovranno ancora verificarsi prima che gli uomini e le donne del nostro tempo arrivino ad accettare la loro condizione di esseri limitati e capire che non si può sfidare impunemente la legge naturale (io vorrei dire la legge di Dio, ma so bene che questa espressione risulta indigesta ai delicati stomaci laicisti)?

       Allora io sostengo che la modernità che si esprime in queste forme è disumana e oscena, perché espone l’umanità a eventi e a scelte ai quali non è preparata e contro i quali non possiede gli anticorpi. Quello che è accaduto all’ospedale Pertini è terribile e non ci si può passare sopra dicendo che la prossima volta si starà più attenti. Quanto grande sarà il dolore dei due genitori biologici che forse saranno spossessati della loro carne e del loro sangue dato che, secondo la legge, i figli sono di chi li partorisce? Nel frattempo, che ne sarà dei due gemellini che sono stati prodotti in provetta come se fossero “cose”? E’ stata pure ventilata, come ipotesi di lavoro, che la madre “non madre” li abortisse (ovviamente il parere dei genitori biologici non avrebbe contato nulla), ma fortunatamente questa scelta è stata scartata[1], perché avrebbe significato aggiungere all’arbitrio anche il misfatto, ma nulla esclude che in futuro  nell’ipotesi che l’errore si ripeta, i due genitori “surrogati”  non decidano l’aborto del malriuscito “prodotto del concepimento“.

       Resta il fatto che se questi eventi possono verificarsi, perché l’errore umano è sempre possibile, è segno che la natura violentata si ribella. E di esempi di questo genere ne abbiano avuti a iosa in tutto il mondo e non solo nel campo della bioetica, segno che il desiderio umano spinto all’eccesso diventa sempre malsano.

      E’ ovvio che in futuro i controlli si faranno sempre più stringenti e si emaneranno sempre nuove norme per disciplinare sia la condizione dei genitori che quella dei figli che nasceranno con queste tecniche, ma il vero problema non è giuridico (perché qualunque desiderio umano si può regolamentare giuridicamente), né tecnico – sanitario (perché ormai con la tecnologia si può fare tutto) ma etico, e questo è l’aspetto di cui non importa più nulla a nessuno. La fecondazione assistita non è una terapia perché non cura la sterilità, dal momento che le coppie interessate sterili erano e sterili rimangono anche dopo la nascita del bambino: essa è solo un artificio che realizza il desiderio (malsano) di avere uno o anche due figli a qualunque costo, senza alcuna preoccupazione per il sacrificio di innumerevoli embrioni creati in laboratorio di cui la società non sa che cosa farsene, pronta a consigliare l’aborto se l’embrione impiantato non dovesse risultare perfetto. Del resto, che cosa conta l’embrione? Esso non è percepito come essere umano (e in questo io penso che la nostra sensibilità si riveli ancora piuttosto rozza) perché non si vede a occhio nudo, non piange, non ride, non ha voce alcuna, è solo una “cosa” e come tale può essere comprata e venduta, si può averne cura come un oggetto prezioso o può essere buttata via, se non ci serve più.

      Con la fecondazione assistita si alterano i vincoli familiari creando una molteplicità di genitori, si confondono queste figure agli occhi dei figli suscitando in loro domande che, nella migliore delle ipotesi avranno solo risposte giuridiche, insoddisfacenti a livello esistenziale. Forse – come ha scritto Alberto Gambino – si accetterà giuridicamente che queste tecniche di fecondazione extracorporea comportino un rischio conseguente alla perdita del controllo dell’atto fecondativo da parte della coppia[2]. Ma si tratta di un tema insidioso, ma tant’è, a tutto ci si abitua, anche a non scandalizzarsi più di nulla.  La fecondazione assistita è violenza nei confronti di tutti gli interessati, ma che importa? Intanto è stato soddisfatto il desiderio egoistico di due coniugi, o di due partner, che volevano per forza avere un figlio e, pagando, se lo sono procurato.

      Il mio grande dolore è che in questa situazione – nella quale io vedo riprodursi il sussurro del serpente ad Adamo ed Eva – coloro che potrebbero gridare contro la trasgressione della legge di Dio tacciono o bisbigliano appena. C’è chi dice che le priorità sono altre, perché la dottrina cristiana in questa materia è ben conosciuta ma io, cattolica “bambina e parruccona”, non riesco ad essere d’accordo perché vedo che lo spirito laicista si insinua sempre più profondamente nella mente umana. Contro questa eterogenesi dei fini si è sentita solo la voce del Card. Caffarra. “Perché non posso tacere ha scritto l’Arcivescovo di Bologna sul suo settimanale del 13 aprile, mettendo in guardia il suo gregge contro il pericolo antropologico che corriamo  attentando alla legge di Dio, sia nel Sacramento del Matrimonio che nella riproduzione umana. Ma quanti lo staranno a sentire?

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[1] Cfr. IL CORRIERE DELLA SERA, 3.5.2014, pag. 19

[2] Cfr. IL CORRIERE DELLA SERA , 30.4.2014, pag..35

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4 commenti su “I disastri di una “modernità” che ha fatto del desiderio la verità – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Cara Sig. Carla , condivido totalmente il Suo articolo e aggiungo quello che vado dicendo in tutte le occasioni : e’ colpa
    anche di tanti sacerdoti , vescovi , cardinali , e … se l’ attenzione su queste tematiche e scarsa , discontinua e poca
    incisiva !
    Domenica scorsa , alla Marcia per la Vita , ne ho visti pochi di suddetti uomini di Chiesa : il card. Burke e pochi altri …
    Forse erano impegnati a Lampedusa ad accogliere i clandestini invasori , pardon ” migranti ” che scappano dalle ” Primavere arabe ” !
    Oppure erano intenti ad intensificare il ” dialogo interreligioso ” , che sta dando molti buoni frutti , vedasi il rapimento
    delle 300 studentesse nigeriane !
    Oppure stavano esaminando il piano regolatore di Milano affinche ‘ venga costruita un doveroso luogo di culto per
    i cittadini musulmani ,per implementare l’ auspicato e proficuo ” meticciato ” , un po’ come sta accadendo a Istanbul nella Basilica di Santa Sofia …
    Oppure , dopo aver accantonato quella noiosa storia della ” dittatura del relativismo ” , sono impegnati a spargere
    ” misericordine ” a tutti , senza chiedere in cambio nulla , neanche l’ ombra di un piccolo pentimento o qualche Ave Maria a mezza bocca … ( tanto , a che serve se , in fin dei conti , tutti si salvano ! )
    Questa e’ la realta’!
    Angelo

  2. Carlo Zanardi

    A ottobre 2014 ci sarà il sinodo sulla famiglia, quello preceduto dal sondaggio per sapere cosa dovranno decidere per piacere al Mondo. Prepariamoci.

  3. Accanto alla dittatura del relativismo dobbiamo dunque porre la dittatura del desiderio, che si ammanta di argomentazioni apparentemente ingenue e inattaccabili: tutti hanno diritto ad essere felici, tutti hanno diritto a una seconda possibiltài, tutti hanno diritto a una fine dignitosa. Chi può dire il contrario? L’errore, o meglio la malafede, è cadere nella superbia scientista e nel’egoismo esistenziale. Non si può volere tutto: C’è un limite al desiderare senza limiti: figli nonostante la sterilità, figli fuori tempo massimo, figli tra partners dello stesso sesso, ecc. Ci si è allontanati dalla natura oltre che dall’obbedienza alla legge divina.E dispiace che ormai pochi uomini di chiesa siano capaci di ricordarci che non siamo al mondo per essere felici, ma che saremo certamente felici facendo la volontà di Dio.

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