Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione! Usando i media e le masse… – di Marcello Foa

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

di Marcello Foa

.

Alcuni articoli sono rivelatori. Uno di questi lo ha pubblicato La Stampa, lo scorso 15 febbraio, a firma di Charles A. Kupchan. E voi direte: chi è? Semplice: è uno dei principali pensatori dell’establishment americano. Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del Council on Foreign Relations, dal 2014 al 2017 è stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama. Tanto per intenderci.

Uno dei pochi ad aver colto l’importanza di questo articolo è stato il sito di analisi Piccole Note, secondo cui ci troviamo di fronte a un Manifesto della Controrivoluzione globale.

Kupchan, da intellettuale di rango, analizza il successo della Brexit e di Trump, a mio giudizio correttamente.

In lotta per guadagnare un salario di sussistenza, a disagio con la diversità sociale alimentata dall’immigrazione, e preoccupati per il terrorismo, un numero considerevole di elettori delle democrazie occidentali ha la sensazione di aver tutto da perdere dalla globalizzazione – e vuole abbandonarla. Giusto. La legittima rabbia di questi elettori rende chiaro che i nostri sistemi politici post-industriali non hanno fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società. Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, la sua ascesa rivela che c’è un disperato bisogno di riformulare il patto sociale che sostiene il centrismo democratico e il sostegno popolare a un ordine liberale internazionale.

Il punto, secondo Kupchan, è che Trump e i populisti non sono in grado di rispondere a tale necessità. E dunque occorre porre rimedio alla loro vacuità programmatica onde scongiurare il rischio che la Pax Americana e la Pax Britannica, che hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato, naufraghino definitivamente. Già, ma come?

E qui il discorso diventa davvero interessante.

In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti.

Kupchan parla di “nuove iniziative in materia di istruzione, formazione professionale, politica commerciale, politica fiscale e minimi salariali“. Sapendo però che “la globalizzazione è destinata a durare. Ma la disomogeneità dei suoi effetti distributivi dev’essere affrontata per il bene della politica democratica.

Seguiamo il suo ragionamento e veniamo al secondo punto, leggetelo con attenzione:

Mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati.

E tenetevi forte sul terzo:

Se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.

Cosa vuol dire tutto questo? Traduco:

1) L’élite che da quasi 30 anni promuove la globalizzazione ha individuato correttamente le radici del problema ma non ha alcun progetto credibile su come risolverlo. Le idee abbozzate da Kupchan potrebbero essere bollate, a loro volta, come “populiste” per la loro vacuità e nascondono una contraddizione per ora insanabile. In un passaggio, l’ex consigliere di Obama scrive che “i posti di lavoro che stanno diminuendo di numero soprattutto per l’automazione, non a causa del commercio estero”. Ma se questo è il problema: come pensano di risolverlo? Mistero.

2) Kupchan invoca le istituzioni. Scusate, ma non capisco: non sono stati proprio gli ambienti transnazionali a promuoverne scientemente lo sradicamento a livello nazionale e, contestualmente, il trasferimento di poteri a quelle sovranazionali? Non è paradossale che a invocare i “contrappesi istituzionali” siano coloro che li hanno screditati e talvolta vanificati?

Ben più significativa è l’affermazione successiva: Cosa vuol dire che “i media, l’opinione pubblica e l’attivismo (…) devono essere pienamente adoperati?” Notate bene che Kapchan non parla di “alcuni media” o di “testate sulle nostre posizioni” ma di media, di opinione pubblica in senso assoluto, e usa il termine “adoperare”, come se l’establishment a cui appartiene avesse il potere di orientare l’insieme dei media.

Scusate – si potrebbe e si dovrebbe obiettare – ma non siamo in democrazia? La stampa non è libera? In teoria sì ma di fatto il mainstream è ormai sinonimo di conformismo, che a tratti sfocia nel pensiero unico. Anche in Occidente. Tema che chi legge questo blog conosce bene, obiettivo che si ottiene ricorrendo alle tecniche di spin che descrivo da 10 anni (vedi il saggio “Gli stregoni della notizia Da Kennedy alla guerra in Iraq. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”).

La novità è che tali tecniche venivano usate per sostenere i governi, a cominciare dalla Casa Bianca. Ora apprendiamo che possono essere usate anche contro di essa se il presidente, come Trump, non è gradito, sebbene legittimamente eletto.

E lo stesso vale per il riferimento all’attivismo ovvero a quei movimenti delle masse improvvisi e insistenti, che evidentemente non sono frutto di una spontanea presa di coscienza delle folle, ma di attente regie che, sfruttando metodi ben noti agli specialisti, raggiungono l’effetto voluto. Al riguardo segnalo l’ottimo saggio del giornalista del Tg5 Alfredo Macchi Rivoluzioni s.p.a. Chi c’è dietro la primavera araba.

Metodi che finora venivano impiegati fuori dai Paesi occidentali, ad esempio incentivando le Rivoluzioni colorate, ma Kupchan afferma che debbano essere utilizzati anche negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali.

Il messaggio implicito complessivo è inquietante: “Possiamo usare i media e le masse contro i populisti”. E lo stanno già facendo.

3) Stupefacente è la terza ammissione. Essendo la Casa Bianca e Downing Street fuori controllo, deve essere l’Unione europea a difendere la globalizzazione. E allora si spiega perché il fidatissimo e duro Shulz si candidi a Berlino, con l’obiettivo di scalzare una Merkel in fase calante, troppo debole. E si capisce perché si suggerisca all’impresentabile presidente della Commissione europea Juncker di farsi da parte per lasciare spazio a un falco come il finlandese Jyrki Katainen.

Ma ancora una volta emerge una contraddizione: l’impopolarità dell’Unione europea, alimentata da politiche così rigide da sfociare nell’ottusità, rappresenta una delle ragioni del successo dei movimenti populisti. Come può un Moloch come la Ue (e sul suo liberalismo sorvoliamo…) costituire il fulcro in difesa degli interessi globalisti e al contempo diventare il promotore del cambiamento per riconquistare una classe media impoverita e arrabbiata?

Insomma, l’analisi è corretta, gli obiettivi sono dichiarati – vogliono salvare la globalizzazione – ma senza il sostegno di riforme credibili e convincenti. Chiara invece è la determinazione nel voler distruggere l’onda “populista” e fermare Trump, anche ricorrendo a metodi che vanno oltre la normale dialettica politica.

Andiamo bene…

.

fonte: Il Giornale  

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

8 commenti su “Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione! Usando i media e le masse… – di Marcello Foa”

  1. Ma cosa credete che questi rapaci avvoltoi si facciano togliere la preda dalle loro fauci? Se non ci aiuta Qualcuno più in alto non ce li toglieremo mai di torno. Sono pronti a schiacciarci con i carri armati…..

  2. Solo una nota: Farage e Trump NON sono “Rivoluzione”. “Rivoluzione”, per nascita e per tremenda esperienza storica, significa ODIO MORTALE a tutto ciò che è vita umana nei suoi aspetti semplici e normali, e in particolare nei suoi aspetti cristici. In altri termini: il fatto che esistano famiglie dove non ci si tradisce, non si abortisce, ci si fa il segno della Croce la mattina e si lavora onestamente, per quanto possibile… proprio questo suscita l’odio della Rivoluzione e dei suoi corifei.

    Perciò l’articolo pubblicato da “La Stampa” (Torino, come sempre…) non è “un manifesto della Controrivoluzione Globale”: è l’ennesima condanna a morte di chiunque non sia rivoluzionario. Di chiunque sappia -anche se poco e male- che campare con Cristo a casa propria, in una società lato sensu cristiana, è molto meglio che sopravvivere soli, sradicati, in una Giungla Globale… fra un non-senso di origine e un non-senso di esito

  3. Ascoltate questa intervista molto istruttiva. A distanza di tanti anni, la terza narice dei trinariciuti si è allargata ulteriormente. Il bello è che il guru radical chic, oggi tanto amante del Vaticano, non perde tempo a elogiare l’attuale occupante del Soglio pontificio. D’altronde, hanno ragione. Consentitemi di spezzare una lancia a favore dei rossi, visto che vengo da una famiglia di rossi: sono la Cultura e l’intelligenza. È vero, non posso non riconoscere questo FATTO. Quando l’attitudine umana è riconducibile a un’espressione molto famosa di Celine, degna ESEMPIO dei rossi, sostanza qualificante del loro essere, i sofismi beceri e ignobili dei due brillano di luce propria. Personalmente, fossi nei panni del guru anziano, con l’opportunità di incontrare spesso il “Fiat Lux”, penserei al piede e mezzo nella fossa e all’opportunità di convertirmi, ma il nuovo Messia non sente da questo verso, più importante il dialogo con chi odia la Chiesa e i cattolici. Peppone era migliore! Il Bottazzi, ma forse anche il georgiano.

    https://youtu.be/Jm8mR69bgb0

    1. Caro Feder, credo che non solo il Bottazzi e baffone fossero migliori di quest’uomo qui, ma anche i peggiori anticristi degli ultimi 100-200 anni; infatti quando satana perde una battaglia, nella successiva cerca adepti peggiori dei precedenti, nella speranza di dare il colpo decisivo alla Chiesa di Cristo ed all’umanità; ma come sappiamo non ci riesce mai; gli mancano i famosi coperchi, così fallirà anche stavolta, e speriamo che sia l’ultima.

  4. silvia masetti

    Ai manipolatori, i cattivi, i peggiori, i progressisti-comunisti, si tratta di cambiargli le regole, non di giocare meglio, come stà facendo Trump. Questi sono tutti cattivi, manipolatori che vogliono convincere di cose assurde, non stanno negoziando nulla! convincere significa che uno vince e l’altro perde, negoziare invece farebbe guadagnare tutte le parti in causa. Ci vuole gente migliore, perbene, gente come Trump che non abbia paura di esercitare un potere e fare pulizia dentro il potere stesso del mondo globalizzato. Se la gente perbene vive in pace, scrive sui blogs o riviste online, lavora, passeggia, e la gente cattiva quando arriva al potere, controlla e basta, si starà sempre peggio. Schiavi.
    Esistono al mondo SOLO due modelli produttivi opposti: il modello capitalista di accumulo , le cui basi ognuno a casa sua interpreta a suo modo, ed il modello capitalista della Corea del Nord.

  5. Luca Checcucci

    L’elite che intende comandare il mondo attraverso i media, avversa in tutti i modi le identità forti, perché quelle non le condizioni: hanno i loro principi. Avversano anche il concetto di verità unica, perché hanno bisogno di cambiarla a piacimento per i loro scopi e iono le mani libere. Figurati se non ce l’hanno con Cristo e con i cristiani. Con quelli, se sono veri, ci ragioni male purché ascoltano solo Cristo ed i cattolici anche la Chiesa.
    Siccome Cristo non è arruolabile, stanno arruolando il suo vicario. Ma questa follia blasfema, anche per ragioni anagrafiche, è destinata a durare poco. La paura è che per rimetterci in riga Dio ci dia una spianatina. Ce la saremmo meritata.

    1. Mi permetto di aggiungere una postilla: il movente e il carburante (inesauribile) dell’azione degli Illuminati è l’odio a Cristo.
      Intendo dire che non si dedicano “anche” ad avversare il Signore, ma questa è la loro motivazione costitutiva. Incidentalmente, fanno “anche” il resto: demolire la Patria e la Famiglia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su