Divina Misericordia o misericordina?  –  una lettera in redazione

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Timeo Danaos et dona ferentes” (Virgilio, Eneide II, 49)
.

zzmisericordinaCaro Direttore,
le scrivo a seguito dell’impressione “gelida” che ho avuto delle celebrazioni pontificie di domenica scorsa 19 aprile, Festa della Misericordia.
Mi spiego.
Sin dall’epoca della mia conversione (1981) ho conosciuto ed apprezzato gli scritti di Santa Faustina Kowalska. Sono stato presente a Roma in occasione della beatificazione (18.04.1993) e della canonizzazione (30.04.2000). Santa Faustina fu l’unica santa canonizzata durante il Giubileo del 2000 (altro avvenimento in quell’anno fu la beatificazione a Fatima di Francisco e Jacinta Marto). Ma a quei tempi ancora nella Chiesa si potevano cogliere gesti profetici, non eventi autocelebrativi. Sempre in linea con il messaggio della Divina Misericordia e grazie allo spirito profetico del Papa polacco, ci è stata data la stupenda enciclica “Dives in Misericordia”.
Papa Wojtyla si batté, fino ad ottenerla, per la celebrazione della Festa della Misericordia. Tale festa, richiesta dal Signore stesso nelle allocuzioni alla suora polacca, riveste una enorme importanza per il bene delle anime e per una conoscenza corretta della Divina Misericordia.
Bisognava che la Festa partisse dall’alto, dal Pontefice: in caso contrario molti parroci poco propensi al soprannaturale e alle devozioni avrebbero continuato ad ignorare le richieste del Signore.
Giovanni Paolo II suggellò questa sua santa sollecitudine con un segno meraviglioso, concludendo la sua vita terrena proprio ai primi vespri della festa (2 aprile 2005).
Papa Ratzinger condivise totalmente la visione di Wojtyla su questo aspetto dell’Amore di Dio.
Poi, dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI, arrivò Bergoglio, che già al primo “Angelus” parlò con grande enfasi della “misericordia kasperiana”.
Il 07.04.2013 celebrò la Messa a San Giovanni in Laterano, celebrazione legata alla sua neo-elezione, non alla Festa della Misericordia.
Il 27.04.2014 la Festa fu soverchiata dalla canonizzazione dei due Papi.
Quest’anno….Il genocidio degli Armeni!
Per carità, sia ben chiaro: sacrosanto parlarne, specie da parte dei vertici della Chiesa. Ma perché IN LUOGO della Festa della Misericordia?
Il clamore diplomatico seguito alle parole di Bergoglio, peraltro prevedibile, ha trasformato ancora una volta la cosa in evento “bergogliocentrico”.
Di misericordia si parla molto, ultimamente. Della sua apostola, Santa Faustina, e della spiritualità legata al suo messaggio, poco o niente. Vien da chiedersi perché.
Purtroppo la risposta è elementare: si parla poco del messaggio della mistica polacca perché, seppur per “via mistica”, il concetto di misericordia che esce dai suoi ardenti scritti è quello teologicamente corretto, quello salutare per le anime.
Santa Faustina è stata presente nell’epoca bergogliana solo per la distribuzione della “misericordina” in piazza San Pietro, evento su cui è meglio stendere un velo pietoso (sull’interpretazione del gesto sono d’accordo, per una volta, con Maurizio Crozza).
Ma ha senso parlare della Divina Misericordia prescindendo dalla figura di Santa Faustina?
Avrebbe senso parlare di povertà evangelica senza mai citare San Francesco da Assisi? Di educazione della gioventù senza menzionare San Giovanni Bosco? Di celebrazione fervorosa della Santa Messa senza far memoria almeno del Santo Curato d’Ars e di San Pio da Pietrelcina?
Un senso c’è, a ben vedere: la Misericordia rivelata da Gesù a Santa Faustina ha poco a che fare con quella kasperiana.
In un celebre e meraviglioso passo, Gesù diede alla Santa questo dettato (cito a spanne, non ricordo le parole esatte): “ la Porta della Mia Giustizia è chiusa a doppia mandata: solo chi la forza vi entra; la Porta della Mia Misericordia è sempre spalancata”.
Concetto meraviglioso, che però mette in evidenza, a dispetto di ogni “modernizzazione”, che esiste una PORTA DELLA GIUSTIZIA, per evitare la quale il Signore chiede la CONVERSIONE del peccatore, che Egli facilita in ogni modo.
Difficile far rientrare in questi parametri la “valorizzazione degli aspetti positivi” del concubinato adultero, del peccato contro natura e delle oggi tanto auspicate comunioni sacrileghe.
Mi spiace per i kasperiani, ma a Nostro signore piace chi non pecca, per quanto umanamente possibile (ricordiamo come accolse Natanaele (Gv 1, 47), con parole che sbugiardano chi vorrebbe un Cristo affetto da “giustofobia”), e piace chi smette di peccare. Non gli piacciono coloro che fingono di essere impeccabili (questo vuol dire Farisei, non altro!) né quelli che si ostinano nel peccato, abusando della misericordia.
Che cosa porterà il “giubileo della misericordia?” indetto da Bergoglio?

I Giubilei sono “anno di misericordia” sin dall’Antico Testamento, presso il popolo di Israele: lo sono per definizione (si legga il bellissimo articolo di Antonio Socci sull’argomento (http://www.antoniosocci.com/il-primo-giubileo-della-storia-che-non-celebrera-gesu-e-avra-al-centro-bergoglio/)

Sarà un giubileo bergogliocentrico, dopo la Festa della Misericordia “assorbita” dalla figura del “vescovo di Roma”. E avanti col kasperismo, temo fortemente……
Ma ATTENZIONE! Solo Gesù ha potuto dire, e a piena ragione “Fu detto, ma IO vi dico…”.
NON ALTRI!!!

Un caro saluto, uniti nel Cuore Immacolato di Maria

Bruno Dente – Padova

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7 commenti su “Divina Misericordia o misericordina?  –  una lettera in redazione”

  1. don Giovanni Ferrara

    Grazie al caro amico Bruno che con profondità ed equilibrio ci aiuta a riflettere su un argomento così delicato. Le sue parole sono molto utili per comprendere meglio la situazione che stiamo vivendo.

  2. Esisteva -e qualche volta esiste ancora- chi diceva a se stesso “Questo peccato è per me irresistibile… lo commetterò abitualmente, andando poi ogni volta a confessarmi”.

    Adesso è di moda chi pensa “Commetterò sempre questo peccato, senza confessarlo: Dio mi perdona. Anzi: la parola “peccato” non ha senso”

  3. Sempre eccellenti e condivisibili le lettere che scrive alla redazione di “Riscossa Cristiana”, caro Bruno!
    Spero che ne scriverà delle altre!

  4. dobbiamo mettere in pratica tanta penitenza, sofferenze, sacrifici, e preghiere, sopratutto il Santo Rosario, con rinunce al mondo, e per il mondo, e morire al mondo, molti di noi si sono Battezzati, ma non ricordano le promesse fatte quando siamo stati battezzati, e poi vanno messe in pratica, come i 10 comandamenti, e i sacramenti, entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti son quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che conduce alla vita, e pochi son quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).
    SIA LODATO GESU’ CRISTO

  5. Nel merito dell’articolo suggerisco la lettura, semplice nello stile ma impegnativa nei contenuti, delle Lettere di suor Faustina, edito da Libreria Vaticana. In esse si puo’ scorgere tutta la difficolta’ di un’epoca, tra le due guerre, e lo smarrimento, ma anche la fede incrollabile in Cristo Gesu di un’anima. Santa Faustina e’ forse la piu’ bella eredita’ lasciataci da GPII, che volle accelerare il processo di beatificazione, a cui si era personalmente interessato ancor prima di diventare papa. Speriamo che l’anno giubilare non stravolga del tutto il concetto di misericordia perche’ a tale celebrazione sembrano tutti invitati forche’ Nostro Signore.

  6. Altro che impressione gelida è quella che, come me, da anni avvertono molti fedeli della mia parrocchia, di cui taccio il nome, ma non il luogo: Este, diocesi di Padova (la medesima del sig. Bruno Dente). Qui siamo al silenzio di tomba. Silenzio assoluto. Della devozione alla Divina Misericordia, del suo significato, delle profonde ragioni spirituali e dell’indulgenza plenaria annessa, di Gesù Misericordioso e di santa Faustina, non se ne parla proprio, neppure per errore, nelle messe. Si vorrebbe anche far vedere il bollettino parrocchiale, dove c’è di tutto: ma della Festa della Divina Misericordia, voluta da Gesù e prescritta a tutta la Chiesa, non c’è traccia. Si tratta di una scelta “pastorale” (si fa per dire) che il nuovo parroco ha adottato, come il suo predecessore. Dopo avere inutilmente chiesto anni fa spiegazioni al vecchio parroco, ho rinunciato a stupirmi. Per questo nella domenica in Albis cambio parrocchia. Ma resta tanta tristezza, con una domanda senza risposta: perché?

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