Divorzio breve. Rileggiamo il magistero di Sua Santità Benedetto XVI sulla famiglia

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Redazione

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L’Italia da qualche giorno ha dato un’ulteriore picconata al già traballante edificio della famiglia con l’approvazione in via definitiva del cosiddetto “divorzio breve”, festosamente salutato come una “norma di civiltà”, fortissimamente voluto da Topolino Renzi, che come tutti sanno è un perfetto esempio di buon cattolico, tant’è vero che va a Messa alla domenica e che da ragazzo è stato boy scout.

La maggioranza con cui alla Camera è stata votata la legge (398 sì, 28 no e 6 astenuti) la dice lunga sul grado di totale incoscienza a cui sono arrivati i nostri cosiddetti onorevoli. È utile rileggere le parole di Sua Santità Benedetto XVI, per ricordarci in particolare che “… l’istituto del matrimonio “ha stabilità per ordinamento divino”, e perciò “questo vincolo sacro, in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della società, non dipende dall’arbitrio dell’uomo”. Nessuna legge fatta dagli uomini può perciò sovvertire la norma scritta dal Creatore, senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso fondamento basilare. Dimenticarlo significherebbe indebolire la famiglia, penalizzare i figli e rendere precario il futuro della società”.

Questo passaggio è tratto dal Discorso rivolto il 12 febbraio 2007 da Sua Santità Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso internazionale sulla legge morale naturale, promosso dalla Pontificia Università Lateranense, e che qui di seguito riportiamo integralmente (fonte: Sito della Santa Sede).

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Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Stimati Professori,
Gentili Signore e Signori!

E’ con particolare piacere che vi accolgo all’inizio dei lavori congressuali, che vi vedranno impegnati nei prossimi giorni su un tema di rilevante importanza per l’attuale momento storico, quello della legge morale naturale. Ringrazio Mons. Rino Fisichella, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per i sentimenti espressi nell’indirizzo con il quale ha voluto introdurre questo incontro.

E’ fuori dubbio che viviamo un momento di straordinario sviluppo nella capacità umana di decifrare le regole e le strutture della materia e nel conseguente dominio dell’uomo sulla natura. Tutti vediamo i grandi vantaggi di questo progresso e vediamo sempre più anche le minacce di una distruzione della natura per la forza del nostro fare. C’è un altro pericolo meno visibile, ma non meno inquietante: il metodo che ci permette di conoscere sempre più a fondo le strutture razionali della materia ci rende sempre meno capaci di vedere la fonte di questa razionalità, la Ragione creatrice. La capacità di vedere le leggi dell’essere materiale ci rende incapaci di vedere il messaggio etico contenuto nell’essere, messaggio chiamato dalla tradizione lex naturalis, legge morale naturale. Una parola, questa, per molti oggi quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma solamente empirico. Il fatto che la natura,  l’essere stesso non sia più trasparente per un messaggio morale, crea un senso di disorientamento che rende precarie ed incerte le scelte della vita di ogni giorno. Lo smarrimento, naturalmente, aggredisce in modo particolare le generazioni più giovani, che devono in questo contesto trovare le scelte fondamentali per la loro vita.

E’ proprio alla luce di queste constatazioni che appare in tutta la sua urgenza la necessità di riflettere sul tema della legge naturale e di ritrovare la sua verità comune a tutti gli uomini. Tale legge, a cui accenna anche l’apostolo Paolo (cfr Rm 2,14-15), è scritta nel cuore dell’uomo ed è, di conseguenza, anche oggi non semplicemente inaccessibile. Questa legge ha come suo primo e generalissimo principio quello di “fare il bene ed evitare il male”. E’, questa, una verità la cui evidenza si impone immediatamente a ciascuno. Da essa scaturiscono gli altri principi più particolari, che regolano il giudizio etico sui diritti e sui doveri di ciascuno. Tale è il principio del rispetto per la vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, non essendo questo bene della vita proprietà dell’uomo ma dono gratuito di Dio. Tale è pure il dovere di cercare la verità, presupposto necessario di ogni autentica maturazione della persona. Altra fondamentale istanza del soggetto è la libertà. Tenendo conto, tuttavia, del fatto che la libertà umana è sempre una libertà condivisa con gli altri, è chiaro che l’armonia delle libertà può essere trovata solo in ciò che è comune a tutti: la verità dell’essere umano, il messaggio fondamentale dell’essere stesso, la lex naturalis appunto. E come non menzionare, da una parte, l’esigenza di giustizia che si manifesta nel dare unicuique suum e, dall’altra, l’attesa di solidarietà che alimenta in ciascuno, specialmente se disagiato, la speranza di un aiuto da parte di chi ha avuto una sorte migliore? Si esprimono, in questi valori, norme inderogabili e cogenti che non dipendono dalla volontà del legislatore e neppure dal consenso che gli Stati possono ad esse prestare. Sono infatti norme che precedono qualsiasi legge umana: come tali, non ammettono interventi in deroga da parte di nessuno.

La legge naturale è la sorgente da cui scaturiscono, insieme a diritti fondamentali, anche imperativi etici che è doveroso onorare. Nell’attuale etica e filosofia del Diritto, sono largamente diffusi i postulati del positivismo giuridico. La conseguenza è che la legislazione diventa spesso solo un compromesso tra diversi interessi: si cerca di trasformare in diritti interessi privati o desideri che stridono con i doveri derivanti dalla responsabilità sociale. In questa situazione è opportuno ricordare che ogni ordinamento giuridico, a livello sia interno che internazionale, trae ultimamente la sua legittimità dal radicamento nella legge naturale, nel messaggio etico iscritto nello stesso essere umano. La legge naturale è, in definitiva, il solo valido baluardo contro l’arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica. La conoscenza di questa legge iscritta nel cuore dell’uomo aumenta con il progredire della coscienza morale. La prima preoccupazione per tutti, e particolarmente per chi ha responsabilità pubbliche, dovrebbe quindi essere quella di promuovere la maturazione della coscienza morale. E’ questo il progresso fondamentale senza il quale tutti gli altri progressi finiscono per risultare non autentici. La legge iscritta nella nostra natura è la vera garanzia offerta ad ognuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignità. Quanto fin qui detto ha applicazioni molto concrete se si fa riferimento alla famiglia, cioè a quell’“intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie” (Cost. past. Gaudium et spes, 48). Il Concilio Vaticano II ha, al riguardo, opportunamente ribadito che l’istituto del matrimonio “ha stabilità per ordinamento divino”, e perciò “questo vincolo sacro, in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della società, non dipende dall’arbitrio dell’uomo” (ibid.). Nessuna legge fatta dagli uomini può perciò sovvertire la norma scritta dal Creatore, senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso fondamento basilare. Dimenticarlo significherebbe indebolire la famiglia, penalizzare i figli e rendere precario il futuro della società.

Sento infine il dovere di affermare ancora una volta che non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente lecito. La tecnica, quando riduce l’essere umano ad oggetto di sperimentazione, finisce per abbandonare il soggetto debole all’arbitrio del più forte. Affidarsi ciecamente alla tecnica come all’unica garante di progresso, senza offrire nello stesso tempo un codice etico che affondi le sue radici in quella stessa realtà che viene studiata e sviluppata, equivarrebbe a fare violenza alla natura umana con conseguenze devastanti per tutti. L’apporto degli uomini di scienza è d’importanza primaria. Insieme col progredire delle nostre capacità di dominio sulla natura, gli scienziati devono anche contribuire ad aiutarci a capire in profondità la nostra responsabilità per l’uomo e per la natura a lui affidata. Su questa base è possibile sviluppare un fecondo dialogo tra credenti e non credenti; tra teologi, filosofi, giuristi e uomini di scienza, che possono offrire anche al legislatore un materiale prezioso per il vivere personale e sociale. Auspico pertanto che queste giornate di studio possano portare non solo a una maggior sensibilità degli studiosi nei confronti della legge morale  naturale, ma spingano anche a creare le condizioni perché su questa tematica si arrivi a una sempre più piena consapevolezza del valore inalienabile che la lex naturalis possiede per un reale e coerente progresso della vita personale e dell’ordine sociale. Con questo augurio, assicuro il mio ricordo nella preghiera per voi e per il vostro impegno accademico di ricerca e di riflessione, mentre a tutti imparto con affetto l’Apostolica Benedizione.

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18 commenti su “Divorzio breve. Rileggiamo il magistero di Sua Santità Benedetto XVI sulla famiglia”

    1. luisa soliani

      Condividiamo il più possibile questo testo perché apra gli occhi e le orecchie dei ciechi e dei sordi…..

  1. Veneravo Ratzinger anche da Cardinale e quindi da Papa: degnissimo Rappresentante di Cristo.
    Quindi, qualsiasi ragionamento faccia, sono convinta sempre di più che questi due Papati siano inconciliabili…

  2. I MAGGIORI RESPONSABILI DELL’INTRODUZIONE DEL DIVORZIO IN ITALIA FURONO PANNELLA E BONINO, VERE SCIAGURE VIVENTI CHE DOVRANNO RISPONDERE A DIO DI AVER ROVINATO LA SOCIETA’ ITALIANA PER QUARANT’ANNI CON LE LORO “BATTAGLIE DI CIVILTA'”. QUESTI DUE EMISSARI DI SATANA NON HANNO ANCORA FINITO DI NUOCERE… MA ALMENO QUARANT’ANNI FA IL PARLAMENTO ERA DIVISO IN DUE (ANCHE SE A MAGGIORANZA DIVORZISTA) C’ERANO LA DC E IL MSI CHE ERANO CONTRARI AL DIVORZIO; OGGI LA SITUAZIONE DEI NOSTRI “DISONOREVOLI” E’ MOLTO PEGGIORATA, ANCHE I COSIDDETTI CATTOLICI RITENGONO IL DIVORZIO UNA BELLA COSA.
    PER FORTUNA PRESTO CI SARA’ IL GIUDIZIO DI DIO SU TUTTI QUANTI…IL 2017 SI AVVICINA E CON ESSO L’ATTESO TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA.

    1. Mi spiace contraddirla di Don Camillo, ma Lei non se la può prendere solo con Pannella e la Bonino.
      1) che i suddetti politici siano stati a favore del divorzio è indubbio, ma quando fu introdotto il divorzio (1970), il Partito Radicale, Bonino e Pannella non erano in Parlamento;
      2) quando fu introdotto il divorzio il Governo era retto, ma guarda caso, dal democristiano Colombo;
      3) la DC è la maggiore responsabile non solo per l’introduzione del divorzio, ma anche per l’introduzione dell’aborto (leggasi pena di morte per gli innocenti) e della diffusione droga in “modica quantità” (leggasi iniezione per morte lenta della gioventù).
      Documentato ciò, se avesse voluto difendere la vita sul serio, la DC, con la grande forza parlamentare che aveva avrebbe potuto porre in atto ogni forma di ostruzionismo fino a far cadere i Governi dei quali era asse portante.
      Tutto ciò ha la malsana radice nella politica filo-comunista e pro-comunista della DC risalente agli accordi De Gasperi – Togliatti.

  3. Sono ampiamente contro il divorzio, ma che c’entra Renzi che ha una famiglia esemplare?
    Non sono i parlamentari quelli che legiferano votando a maggioranza?

    1. Gentile Frama, nessuno ha parlato della famiglia di Renzi. Parlando invece di Renzi, il “cattolico”, oltre che presiedere un governo di cui fanno parte personaggi come uno Scalfarotto, ha subito manifestato la sua soddisfazione per l’approvazione del divorzio breve. E’ vero che formalmente i parlamentari legiferano votando a maggioranza, ma è anche vero che la gran parte dei ddl sono di provenienza governativa e che i parlamentari votano comunque in base alle indicazioni ricevute dalle direzioni dei partiti. Il cattolico Renzi è al tempo stesso segretario del PD e presidente del consiglio. Non parliamo poi del continuo abuso della fiducia, grazie al quale si evita la discussione in aula sulle varie parti che compongono un ddl, e capiremo bene come l’esercizio del potere legislativo da parte del parlamento sia un mero formalismo.

      cordialmente

      Paolo Deotto

      1. Adesso, non che io voglia fare il difensore di Renzi, ma obiettivamente, avesse voluto, cosa avrebbe potuto fare? Nessun governo che desideri rimanere tale potrebbe opporsi ad una legge così oggettivamente gradita agli italiani. Non per nulla c’è stata una maggioranza bulgara… nessun partito se l’è sentita di andare contro, avrebbero perso troppi voti. Neppure l’opposizione.

        1. Maggioranza bulgara o no, un cattolico NON vota leggi acattoliche, un Cattolico è tenuto a seguire PRIMA DI TUTTO Dio, anche se ciò dovesse costargli la perdita di voti, potere, posto di lavoro e della stessa vita!
          Nessun compromesso con il principe di questo mondo e le sue luride perversioni, un Cattolico che possa definirsi tale dovrebbe capirlo molto bene!

          1. E allora, nel mondo di oggi, nessun cattolico può andare al governo. E’ una conseguenza inevitabile.

      2. Siamo ai soliti discorsi: “cosa c’entra Renzi, è un cattolico che va a Messa e cosa c’entrano tanti altri cattolici che di fronte a un’umanità così dolente, loro sì che sanno applicare la misericordia…”. “O con Me o contro di Me” disse Qualcuno un paio di millenni fa e mi pare che abbia parlato chiaro.
        Ringraziamo sempre Dio per la grandezza e la saggezza di Papa Benedetto. In virtù del suo “Summorum Pontificum” ,oggi, festa di San Marco, meravigliosa celebrazione in rito Romano antico preceduta dall’altrettanto stupenda recita delle Litanie Maggiori che nel giorno di oggi si cantano affinché Dio allontani i flagelli e benedica le messi. Una gioia per lo spirito.

    2. Gentile Frama,
      ulteriori precisazioni sono doverose senza voler giudicare il cattolico Renzi sulla fede.
      1) Non appena approvata siffatta mostruosità giuridica che demolisce ulteriormente la famiglia, il boy scout Renzi ha twitatto:
      «Il #divorziobreve è legge. Un altro impegno mantenuto. Avanti, è #lavoltabuona 7:00 PM – 22 Apr 2015». quindi è stata la volta buona per attentare alla famiglia;
      2) a proposito di quanto sopra, dove si trovavano, dove sono i sapientisti del (di)scou(n)tismo, i predicatoristi dell’Avvenire, i seminatoristi del cattolicismo miopista? Non si sa, si è persa traccia;
      3) ma come, sempre pronti perfino a spiare Berlusconi quando andava in bagno per verificare se anche l’evacuazione dell’uomo cattivo e libidinoso di Arcore fosse d’importazione mafiosa, con il divorzio breve moralisti e benpensanti sono stranamente scomparsi.
      Peccato, non si sono accorti dell’ennesimo attacco alla famiglia!

  4. Perché secondo voi questa legge è pessima per la famiglia?
    Certo le leggi originali sono pessime (quelle della DC, e terribile la 194/78 sull’aborto a firma DC sempre).
    Ma ormai….
    A questo punto, in che cosa questa legge è peggiorativa nella cura della famiglia?

    Sembra che tolga prede agli avvocati e faccia risparmiare i poveracci, che purtroppo ve ne sono. Il demonio attacca molto il matrimonio. Senza Fede e preghiera è dura.
    Visto che la famiglia è vituperata a priori, e purtroppo in pochi ne vedono la bellezza del progetto, ormai (e la causa non è solo politica, pensate a MTV,YouPorn), questa tipo di legge ci può anche stare, fermo restando che sarebbe davvero bello se qualcuno tuonasse (approvo completamente ciò che dici ITALIANO).

    Se gli uomini non incontrano Gesù, la direzione sarà sempre peggiore!

  5. Normanno Malaguti

    Dopo questo commento, anche se é una constatazione, tutti penseranno che sono un seguce del Cav. Masoch, ma tant’é che ciò che scrivo mi fa male scriverlo e spiego brevemente il perché:

    Quando il Card Ratzinger venne eletto Papa, ero di ritorno da un viaggio di lavoro in Romagna. All’annunzio mi si riempirono gli occhi di lacrime, per poco non fermai la macchina, perché mi balenò l’dea che un’emozione così era pericolosa.
    Seguii il magistero di di Benedetto XVI, con partecipazione e, sempre più spesso, alterni pensieri che tendevano a divenire critici, sempe meno entusiasti. Ciò fino all’ultimo suo viaggio in Germania, quando, sostando nella casa di Lutero ad Erfurt, in presenza di numerosi esponenti luterani affermò che ammirava molto la grande spiritualità cristocentrica di Lutero, e continuò con gli elogi..
    Ebbene, mi si aprirono gli occhi sul ‘fine teologo’ ed ora apprendo che veleggaiva verso un sincretismo filoprotestante sconvolgente la nostra fede-
    Ora: Francesco! Mah! fino a…

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