DOMENICA 20 NOVEMBRE 2011 – SOLENNITA’ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO – di don Marcello Stanzione

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di Don Marcello Stanzione

Cristo Re

 

La pagina del Vangelo dell’ultimo Giudizio è una specie di affresco grandioso in cui Matteo ci svela la vera identità di Gesù, poco prima che inizi la sua passione e morte in croce. Gesù, in quest’ultimo discorso, afferma con forza la coscienza che ha di quello che Egli è : è una delle affermazioni più forti della sua divinità, e della sua umanità vera.

L’umile carpentiere di Nazareth sta dunque per entrare nella sua Passione. Tra qualche giorno egli sarà un re schernito, coronato di spine, con uno scettro derisorio di canna, con la croce infame come trono … egli sarà ucciso come un volgare schiavo delinquente. Eppure, egli sa Chi è. E rivela la sua identità nascosta : in futuro, egli indica che verrà nella sua Gloria … separerà … porrà … dirà :”Venite benedetti del Padre mio !”. Sì, un giorno egli verrà per il Giudizio del mondo, prerogativa che tutta la Bibbia riservava a Yahvé. E non si tratta di un piccolo evento ! Egli osa rivendicare il diritto di giudicare tutte le nazioni … perché egli è il Pastore universale di questo immenso gregge – ancora un titolo riservato a Dio solo in tutta la Scrittura -. E se per caso non abbiamo ancora compreso che egli si sa Dio, noi lo sentiamo parlare della sua corte celeste, “tutti gli Angeli con Lui” … e rivendica il Nome famoso di Figlio dell’uomo, quel personaggio misterioso del Libro di Daniele (7,13) che viene sulle nubi del cielo per giudicare tutti gli uomini alla fine dei tempi. Allora, non sarà più lui giudicato come nel tribunale di Ponzio Pilato, ma Egli sarà sul Trono del Giudice, recante la sentenza nel nome stesso del Padre, rivestendo una funzione che era, nell’Antico Testamento, quella stessa di Dio.

Non dimentichiamo questo aspetto importante del Vangelo di oggi, ultima domenica dell’anno liturgico. E non accontentiamoci di leggere questa pagina “in orizzontale”, come se dicesse solamente “amatevi gli uni gli altri” … come se, qui, non si trattasse che di fratelli. Ascoltiamo dapprima questa ascesa verticale che ci ripete che Dio è Dio, e che egli è il Padrone della storia … e che anche quelli che, quaggiù, avranno avuto l’impressione di non incontrarlo – “quando noi ti abbiamo rifiutato ?” , lo incontreranno un giorno nella sua Gloria divina … in un futuro avvenire grandioso !

Eppure, se la divinità di Gesù esplode in questo testo, questo è anche, paradossalmente, per porre in valore la sua umanità, con una indimenticabile semplicità umana. Perché la scena grandiosa della Gloria divina è preceduta da un’altra scena, posta prima, in cui tutti i verbi vi sono al passato : “Ho avuto fame, ho avuto sete, ero uno straniero, ero in prigione, ero ammalato … “. Così, quando si completerà tutta la storia umana, Gesù, riassumendola interamente, potrà non parlare che di Lui, come se, nella moltitudine degli uomini, Lui solo fosse esistito, come presenza innumerevole.

Amen, Amen, in verità, in verità, vi dico, tutto quello che avete fatto ad uno di questi piccoli che sono miei fratelli, è a Me che voi lo avete fatto”.

Così, la sua ultima e folgorante venuta, la sua “Parusìa” finale, la sua Presenza cadente come in verticale, sarà la prova di un’altra venuta, segreta e perpetua, nell’orizzontale delle nostre vite, sulla faccia della terra : perché non si tratta di un uomo astratto, teorico in sé … si tratta dell’uomo che ha bisogno di mangiare, di bere, di essere accolto, vestito, visitato, curato cioè amato in tutti i suoi aspetti.

Noi saremo giudicati sui nostri gesti più umili di amore. E questa lista non è limitata, Il mio bambino piangeva, la notte, ed io mi sono alzato per consolarlo. Era Gesù ! Un compagno di classe, disprezzato da tutti, aveva bisogno di amicizia. Era Gesù ! I colleghi di lavoro avevano bisogno di essere difesi ed io ho preso la responsabilità sindacale. Il Terzo mondo od i Medici senza frontiere ci sollecitavano per delle campagne mondiale contro la fame e per lo sviluppo. Era Gesù che chiamava !

Quando, davanti a Pilato, Gesù rivendicherà di essere re, Cristo re – tale è il nome della festa di questo giorno -, noi vediamo quanto questo è vero. Ma noi comprendiamo anche quanto questa regalità è differente da quella di questo mondo. E’ una regalità nascosta e che tutti, siano essi eletti o dannati, avranno mal colta – “quando ti abbiamo aiutato ?” – ma che ci è rivelata fin da ora se noi crediamo alla Parola di Gesù : nella nostra vita quotidiana, banale, ordinaria, si gioca un destino eterno, divino.

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