DON ENNIO INNOCENTI – “SI, SI, NO, NO” – edito da Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Roma 2013 – recensione di Gianandrea de Antonellis

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Ennio Innocenti, Sì, Sì; No, No, edito da Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Roma 2013, p. 404, s.i.p.

recensione di Gianandrea de Antonellis

 

 

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il logo della Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis

 

 

 

 

Quando, quasi quarant’anni fa, don Francesco Putti fondò il quindicinale Sì Sì No No, riprendendo la massima del Vangelo (Mt 5,37) che invitava ad essere chiari, in un’epoca in cui, anche nella Chiesa (si pensi a certi documenti del Concilio Vaticano II), si parlava troppo e si usavano termini ambivalenti (per non dire ambigui), forse non pensava che la sua creatura sarebbe stata così longeva. E, probabilmente, non credeva che sarebbe stata così necessaria. Ma fu previdente, in un’epoca in cui la Chiesa dell’immediato post-Concilio si pasceva di sogni illusori che la realtà dei fatti avrebbe irrimediabilmente fatto cessare: il rinnovamento tanto auspicato, lungi da portare conciliazione e rinnovamento della fede ha acuito le distanze e svuotato le chiese. Per taluni eventi, è vero, si riempiono le piazze, ma le stesse masse oceaniche cha applaudono il Papa, poi vivono una quotidianità fatta di laicismo progressista, lontani da una qualsiasi parvenza di vita religiosa concreta, negli atti di ogni giorno. L’ultimo esempio è dato dal disinteresse della massa che ha accolto l’approvazione della legge che punisce l’omofobia (e quindi la difesa della famiglia naturale): non risulta che la stragrande maggioranza di coloro che sono andati in visibilio per l’elezione di Papa Francesco, che lo hanno esaltato nelle televisioni, dai parlamenti, dai giornali, abbiano poi speso una parola per far comprendere la gravità della legge in questione. Non parliamo, ovviamente, delle pur numerose voci di siti cattolici (Riscossa Cristiana e Corrispondenza Romana in testa), di alcune riviste (come Radici cristiane ed altre), ma dei grandi mezzi di comunicazione di massa. Quanti articoli critici nei confronti della deriva omosessualista sono apparsi su La Repubblica a fianco dello spazio dedicato al rapporto epistolare tra Scalfari ed il Papa? Spentasi l’eco per il clamoroso scambio di lettere, si è tornati alla martellante propaganda omosessualista, come se nulla fosse successo.

Se ciò è comprensibile per un caposaldo della cultura progressista quale il giornale citato, è invece del tutto inaccettabile quando avviene nelle parrocchie: la causa è – come denuncia don Ennio Innocenti – nella cattiva formazione del clero. La mancanza di una solida preparazione tomista, incline a forme di protestantizzazione per influsso diretto o per mediazione del modernismo, fa sì che la cultura cattolica (e con essa l’etica e la morale) siano molto deboli alle critiche di chi non è credente: parroci deboli causano catechisti deboli, parrocchiani deboli e via dicendo, per modo che l’armata costituita dai “Soldati di Cristo”, consacrati dalla cresima, rischia di subire una perenne Caporetto (per non dire un continuo 8 settembre…).

Il giornale Sì Sì No No si rivolgeva (e si rivolge) innanzitutto ai sacerdoti. Pubblicato in formato tabloid e diffuso su tutto il territorio nazionale, esso porta importanti temi di teologia nelle canoniche di tutto lo Stivale. Va detto che la forma-giornale non è la migliore per archiviare questa imponente massa di informazioni, vero e proprio strumento di battaglia: per fortuna alcuni suoi articoli si trovano su internet e quindi riescono a raggiungere ulteriori lettori o possono essere facilmente recuperati a distanza di tempo.

Ben venga dunque la decisione di don Ennio Innocenti di raccogliere in un volume, di ottima fattura, i suoi interventi relativi alla deriva modernista nella Chiesa: nelle diverse sezioni del libro vengono analizzati gli errori della Curia, quelli della Segreteria di Stato, di alcune congregazioni. Senza mezzi termini, l’autore si chiede – e si risponde – perché siano saliti ai massimi gradi della gerarchia personaggi come Martini («Un “non credente” sulla cattedra di S. Ambrogio», p. 280), Ravasi («fondamentalista ecumenico», p. 325), il “rivoluzionario” cardinal Kasper, i monsignori Rossano e Molinaro, Rettore e Decano della Pontificia Università Lateranense, attenti al dialogo interreligioso, a parere dell’autore, assai più che alla difesa della fede (il primo sembra quasi sostenere che la Bibbia sia allo stesso livello dei Veda e del Corano, il secondo sembra preferire Hegel a S. Tommaso).

Se don Ariel S. Levi di Gualdo, in E Satana si fece trino (Bonanni, Roma 2013), denunciava lo sfacelo morale di gran parte degli istituti di formazione religiosa, don Ennio Innocenti ne rivela le cause dottrinarie: i suoi strali – che non hanno paura di colpire anche i massimi vertici ecclesiastici – partono dall’arco del tomismo e sanno di colpire bersagli modernisti, scomunicati un secolo fa. Perciò l’autore rintuzza le accuse di chi, sia pure amichevolmente, lo ha definito “ghibellino”: «Io sono sempre stato fedele alla dottrina cattolica, difensore della sua ortodossia, non solo pronto a collaborare con la Santa Sede, ma perfino sostenitore d’una funzione provvidenziale del potere temporale dei Papi» (p. 387). Ma ciò non gli impedisce di vedere le deviazioni moderniste presenti nella Chiesa e di contestarle pubblicamente (e ancora più apertamente con questo libro, con il quale si assume la paternità di articoli che erano talvolta usciti senza firma), sottolineando come l’attività antimodernista di Sì Sì No No non sia mai stata criticata (né confutata) dall’Autorità ecclesiastica.

Il volume può essere richiesto all’editore (www.fraternitasaurigarum.it –fraternitasaurigarum@gmail.com ) o effettuando un versamento sul ccp 71064000

 

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