DOPO IL LIBERALISMO, LA TRADIZIONE – di Piero Vassallo

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L’editoriale che Marcello Veneziani ha pubblicato ieri, 6 settembre, sul Giornale, può rappresentare un riferimento importante per quanti non hanno abbandonato la speranza di un partito politico che possa rappresentare degnamente il popolo italiano, erede di una Tradizione ricca e millenaria, sulla quale si costruì una civiltà e un’identità ben prima della nascita dello Stato unitario. È un auspicio: di certo restano le legittime perplessità di fronte a iniziative di singole personalità di destra, che dimostrano ancora una notevole confusione di idee. In particolare ci riferiamo alla decisione di Berlusconi di appoggiare pubblicamente i referendum dei radicali, forse illudendosi che da chi persegue ideologie distorte possa nascere alcunché di buono.  Il commento di Piero Vassallo, che qui di seguito pubblichiamo, mette bene in luce valori e confini della proposta di Veneziani.

PD

 

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La proposta di Marcello Veneziani

 

DOPO IL LIBERALISMO, LA TRADIZIONE

di Piero Vassallo

 

vnm51Fin dalle prime uscite in rete, i collaboratori del sito “Riscossa cristiana” hanno sostenuto che la morte delle ideologie è un annuncio parziale e menzognero, dal momento che il liberalismo, tossica ideologia secreta dai più velenosi protagonisti dell’illuminismo, dopo la fine dell’Unione sovietica, esercita un’influenza tanto nefasta quanto incontrastata sui governi delle nazioni, sui potentati economici e anti-economici (le aziende usurarie) e sulle più rumorose e invasive scuole di pensiero e di opinione.

Nel “Giornale” del 6 settembre l’editorialista Marcello Veneziani conferma indirettamente la tesi dei collaboratori di “Riscossa cristiana” ossia riconosce che “viviamo da decenni in un’epoca liberale, già all’indomani degli anni di piombo, all’apparire della Thatcher e di Reagan sulla scena mondiale e dei filoni loro collegati”.

Di seguito il politologo propone una quasi umoristica riflessione, intesa a distinguere i due astri presenti nella galassia del “Pensiero Unico”, infuriante da ovest a est del mondo detto impropriamente post-moderno: “liberali e liberal, ovvero liberali senza i, tanto per distinguere la linea progressista dei liberal angloamericani dalla tradizione moderata dei liberali continentali”.

Nell’universo intollerante/emarginante dei poteri liberali, la cultura della destra è diventata subalterna ed “è scivolata dal tabù alla scomparsa senza passare per la vita pubblica”.

Il trapasso della destra a mente plurima ha consentito la manifestazione della vera identità  dei c. d. conservatori, d’ora in avanti testimoni e banditori della tradizione, viva quantunque costretta a navigare sotto il fuoco delle batterie mediatiche.

Veneziani, in uscita dalle tossiche suggestioni neodestre, avvia la liberazione dei tradizionalisti dalle ipoteche accese dai perdigiorno almirantiani, finiani e meloniani.  Congedate le ubbie destre, propone finalmente una puntuale definizione della maggioranza silenziata, costituita da refrattari, “che spesso esprimono in modo ragionato un sentire comune e popolare assai diffuso, che trae origine dall’esperienza dei secoli e delle generazioni, dal senso della realtà e della vita vera”.

Attento lettore della “Scienza Nuova” vichiana, Veneziani ne riprende ora il concetto fondamentale, l’origine provvidenziale del senso comune, e lo propone quale indeclinabile principio del pensiero nutrito dagli italiani refrattari al liberalismo e delusi dalla destra e dal centro destra.

Terminato il girotondo delle destre mutanti e danzanti intorno ai fantasmi del mondo moderno, è finalmente possibile ragionare sulla tradizione, che anima il pensiero del popolo moderato.

Nell’orizzonte sgombrato dall’equivoco destromoderazione” non significa fraintendimento e mutilazione democristiana della dottrina sociale della Chiesa ma inconcussa fedeltà ai princìpi e alle mozioni della divina Provvidenza.

Moderazione significa, in ultima analisi, sequela dei princìpi che hanno guidato i popoli sulle vie dell’autentico progresso e la nazione italiana alla conquista di un incontestabile primato civile.

L’oscillazione frenetica e vana della cultura di destra tra Nietzsche, Evola, Guénon, De Maistre, Churchill e gli scolarchi viennesi, ha fatto crollare il padiglione della schizofrenia politicante. L’allontanamento dalle rovine tossiche prodotte dalla destra – Eternit politicante – è il primo passo verso la fondazione di un movimento  conforme alla tradizione cattolica e al sentire profondo degli italiani.

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