Due motivi di amarezza. Una lettera in Redazione – di Carla D’Agostino Ungaretti

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“…ecco che ora tanti cattolici dalle idee confuse finiscono per accettare l’aborto e l’eutanasia come diritti inalienabili, adducendo quella solita stupida frase che sento pronunciare da tanti fedeli frequentatori della Messa domenicale: io non abortirei mai ma non posso imporre la mia idea a chi non la pensa come me; oppure: la vita ci appartiene e possiamo farne ciò che vogliamo”.

 .

ppfrncrvclCaro Direttore,

ho appena finito di leggere sul CORRIERE DELLA SERA di oggi, 18 dicembre, pag. 25, due notizie che mi hanno colpito e (devo dirlo) anche amareggiato, tanto che sento il vivo desiderio di condividere la mia tristezza con i fratelli che so essere sulla mia stessa lunghezza d’onda e cercare conforto presso di loro. Ebbene: da un lato leggo che, “dopo TIME, anche “The Advocate” la più antica rivista della comunità gay  USA, elegge Papa Francesco “persona dell’anno 2013” in virtù della famosa frase pronunciata da lui sull’aereo: “Se qualcuno è gay e cerca il Signore in buona fede, chi sono io per giudicare?” Dall’altro, leggo che il Papa ha rimosso dal suo incarico il Card. Raymond Burke che avrebbe disobbedito al suo invito a non  enfatizzare troppo la battaglia su aborto e matrimonio gay che lo ha sempre visto protagonista, per occuparsi maggiormente delle questioni definite essenziali dal Papa e cioè fede, dignità umana e lotta alla povertà.

      Marcia per la vita- movimenti anti abortistiOvviamente io non conosco i termini nei quali si è svolta la “discussione” tra il Papa e il Cardinale, il quale avrebbe obiettato (e devo dire sommessamente che, secondo me, ha ragione lui) che nulla è più essenziale della tutela della vita umana in ogni sua fase e può anche darsi che il “CORRIERONE”, per dare torto al Cardinale sui problemi “pro vita” , abbia esagerato il tono della sua risposta, tanto che si affretta a sottolinearne la scelta dei paramenti più solenni e lussuosi in contrasto con le direttive di maggiore sobrietà e umiltà impartite dal Papa. Però un eterno dubbio mi torna in mente (e spero non sia ispirato dal demonio): è mai possibile che il Papa non si renda conto che ogni sua parola viene sfruttata dai laicisti in senso contrario a quello che lui intendeva per portare acqua al loro mulino anticristiano? E infatti ecco i gay americani che lo eleggono “Uomo dell’anno” perché “avrebbe già avviato la riflessione” sui matrimoni omosessuali ed ecco la confusione aumentare nelle menti dalla fede debole o incerta. E’ mai possibile che egli ritenga la difesa ad oltranza della vita umana, dal concepimento alla fine naturale, meno importante dei problemi economici mondiali? Non è stato Gesù Cristo a dire: “I poveri li avrete sempre con voi?” Ma ai suoi tempi non si sarebbe neppure lontanamente pensato al peccato di aborto o di eutanasia, perché stampato nel cuore del popolo di Dio c’era già il V comandamento del Decalogo: NON UCCIDERE.

       E invece ecco che ora tanti cattolici dalle idee confuse finiscono per accettare l’aborto e l’eutanasia come diritti inalienabili, adducendo quella solita stupida frase che sento pronunciare da tanti fedeli frequentatori della Messa domenicale: io non abortirei mai ma non posso imporre la mia idea a chi non la pensa come me; oppure: la vita ci appartiene e possiamo farne ciò che vogliamo.  E’ naturale che si diffondano anche nel popolo di Dio certi atteggiamenti mentali contrari al Catechismo della Chiesa Cattolica se lo stesso Vicario di Cristo, il successore di Pietro, adotta un linguaggio poco chiaro o manifesta disaccordo con chi difende ad oltranza il valore supremo della vita umana, rifiutando la S. Comunione a chi si dichiara favorevole a certe disumane aberrazioni.

     Tutto ciò non è mai avvenuto durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Forse ora i cattolici dovranno rassegnarsi a negoziare i valori fondamentali della loro vita?

      La mia amarezza è grande. L’unico conforto che provo quando rifletto su questi argomenti è affidarmi allo Spirito Santo e alla Madre di Dio.

       Grazie per avermi letto.

 Carla D’Agostino Ungaretti

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9 commenti su “Due motivi di amarezza. Una lettera in Redazione – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Il guaio è che pure sui problemi economici ci sono solo stati facili discorsi demagogici, non è mai andato sul concreto.Tanto per dire: quando si deciderà a prendere posizione a favore del popolo italiano, di cui è Pastore, massacrato dalle tesse imposte dalla finanza mondiale, tramite i burocrati di Bruxelles?

  2. Ancora una volta sono solidale con Carla D’Agostino Ungaretti e desidero confessarle anche il mio profondo smarrimento di fronte a tanti fatti e parole e, d’altra parte, il mio costante timore che questo stato d’animo possa essere opera del demonio. Chiedo in continuazione al Signore che allontani da me certe perfide insidie e che mi faccia capire e trovare il Vero e il Bene là dove non riesco a vederli. Eppure certi fatti sono così evidenti che non potresti credere che non sia così. Certi silenzi fanno male, l’attesa di chiarimenti è lunga e nel frattempo, ecco nuove notizie che sconvolgono. V’è in questi ultimi giorni l’intervista di Andrea Tornielli de La Stampa dove emergono anche alcuni rilievi mossi a Bergoglio da ambienti conservatori statunitensi in seguito alla pubblicazione della “Evangelii Gaudium”.
    “L’ideologia marxista è sbagliata – ha affermato il pontefice – ma nella mia vita ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone e per questo non mi sento offeso”. Sono di nuovo sconcertata, spero che non voglia dire ciò che interpreto, ma mi pare che questa frase contenga una contraddizione e penso pure che se uno è buono non certamente approva una dottrina da cui sono usciti infiniti mali e che la stessa Madonna ha duramente condannato. E per di più mi ricordo che un tempo professare il marxismo comportava una scomunica da parte della Chiesa. Probabilmente essere comunista non era ritenuta una gran bella cosa.
    E così vado avanti coi miei pensieri, con il dolore per la constatazione di gravi derive di fedeli spaesati perché poco sostenuti, per la trasformazione “donabbondiana” di qualche pastore a cui chiedo soccorso.
    Imploro dalla mia cara Madonnina, Madre del Buon Consiglio, Consolatrice degli afflitti e Aiuto dei cristiani che ci illumini tutti e ci indichi la Via.

  3. Un papato infarcito di una sequela di deviazioni – chiamiamole così – praticamente ininterrotta. Un utilizzo del linguaggio inusuale alla dignità di un Pontefice, semplice ed efficace, tanto da soggiogare e affascinare moltissimi cattolici e non, quelli che non frequentano siti come questo. Le parole, i concetti sono scelti ad arte, secondo precisi canoni: a volte non dicono nulla di sostanzioso, di originale, spesso mirano all’assonanza con le idee degli ascoltatori (o dei media), mandando le loro menti in risonanza; mai però valicano i confini dell’ortodossia, ma asintoticamente ne sfiorano il limite, rendendo l’eresia avvicinabile, pur ancora irraggiungibile, ma comunque forse familiare; oggi non ancora accettabile, ma in futuro chissà …in ogni caso non più esecrabile. Visibile e un giorno eleggibile. Sempre però un millimetro indietro, in modo che mai è poi mai si possa configurare l’accusa di sovvertimento del Magistero. Nessun abominio, se non la mancanza di struggimento per i poveri. In questo processo i cattoli adulti, quelli fino a pochi mesi fa pieni di dubbi, quelli che stimano e invidiano gli atei, che anzi se li tengono martinianamente cari i loro dubbi, incapaci di una fede senza buchi, costoro stanno vivendo una vera Pentecoste, nella quale il dubbio è diventato nuova fede, il buco ha riempito le piccole piattaforme di appoggio che resistevano. E sono felici: il nulla sta ingoiando lo spazio, il Mondo stava dalle parte giusta, la sua pressione mediatica, la sua forza smisurata ed escludente erano la verità, inutile e stupido resistergli. Aborto, divorzio, eutanasia, sessualità à la carte sono scelte, non più peccati. L’unico peccato, imperdonabile, è la povertà, al secondo posto l’evasione fiscale, che la crea. Ora, in tutti noi, poveracci cattolici da retrovia, che riteniamo che l’integrità della Fede sia un bene in sè, irrinunciabile, un pilastro, risuona con fragore sempre maggiore la domanda: questa confusione alimentata con la verbosità delle parole piatte è casuale o strategica? Il Pontefice non si rende conto (quasi offensivo dirlo), non vede gli effetti? Ma poi pensiamo: sarebbe potuto diventare Pontefice se fosse tanto sprovveduto? Poi ancora vediamo le sue azioni, le sue decisioni, molto più drammatiche delle sue omelie. Dove sto sbagliando?

    1. Angelo Pennacchi

      Credo che il problema maggiore per l’attuale papa sia colmare l’abisso che separa la chiesa nel suo insieme da chi si sente separato per scelta oppure lontano a causa della superficialità di un giudizio fondato su pregiudizi nei confronti delle opere svolta dalla chiesa nei secoli. Nella piccola realtà dove vivo vi sono 6 parrocchie ognuna delle quali non vive la complementarietà, ma troppo spesso una rivalità del mostrare le proprie capacità. Occorre che i fiumi di parole spese nelle varie pastorali si interroghino su come formare veri battezzati, perchè il problema non è circoscritto solo dove abito ma ha proporzioni ben più vaste. L’invito che già Giovanni Paolo II faceva esortando i giovani a spalancare i loro cuori a Gesù è stato ripreso da papa Francesco, laddove l’invito è di spalancare le nostre chiese e conventi perchè si esca da questi luoghi e si porti in mezzo al popolo il lieto annuncio. Vede tante pecorelle smarrite che commettono tanti e gravi peccati e ne prova tanta pena. Come pastore allora gli va incontro cercando di ricondurle sulla retta via. Questo percorso però richiede pazienza e tanto tempo e nel mentre si prende cure di esse, magari scandalizzando chi è stato già soccorso e forse dimentico del suo passato, troppo frettolosamente esprime giudizi di condanna. Comprendo i dubbi che dimostrano intelligenza e capacità critica, ma lasciamo che l’opera si compia e nel mentre non facciamoci magari l’olio per le lampade affinchè rimangano sempre accese e poste sopra il moggio. Con affetto Angelo

  4. C’è un incredibile paradosso nel Pontificato di Francesco: stiamo assistendo, da parte degli stessi soggetti (laicisti, modernisti, peccatori pubblici, sedicenti cattolici in realtà assai confusi) ad un duplice e contemporaneo atteggiamento, uguale e contrario, ossia svilimento del Papato con sua umanizzazione e politicizzazione da un lato, e opprimente papolatria dall’altro…se è vero che riesce difficile attribuire le colpe di detta situazione a Bergoglio stesso, è altrettanto difficile pensare che Egli non abbia gli strumenti adeguati a comprendere quanto stia accadendo alle sue spalle.

  5. Ci dobbiamo rassegnare ad un vicario di Cristo che entra in Gerusalemme tra la folla festante che lo vuole re, piuttosto che al vicario di Cristo che, lasciato solo, suda sangue nell’orto degli ulivi.

  6. e pure con orgoglio ( camuffato da buonismo, pietismo, pauperismo, ‘ tuttovabenismo ‘….ecc.ecc. ) Riguardo poi alla papofrancescolatria, giustamente messa in risalto ne’ precedenti commenti ( e soprattutto si rifletta sul caso Gnocchi-Palmaro/ padre Livio Fanzaga ), si ricordi il vecchio adagio <>

  7. il vecchio adagio ( scusatemi, ma non mi ricordo mai che inserire una frase entro certi caratteri speciali e’ severamente proibito:tranquilli, me ne confesserò tra pochi giorni! ) lo zelo dei servi sciocchi rovina il padrone.

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