E’ morto Don Mario Faggi

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Ieri, lunedì 22 giugno, presso il Convitto ecclesiastico, il Signore ha chiamato a sé don Mario Faggi, anima della Tradizione nel Mugello e nella Toscana, grande amico della Comunione Tradizionale e di Riscossa Cristiana. La Santa Messa esequiale in rito tridentino sarà celebrata il 24 giugno alle ore 10.30, presso la Chiesa di San Bartolomeo a Galliano (Barberino di Mugello).  

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In memoria di Don Mario Faggi, per gentile concessione dell’Editore Solfanelli, pubblichiamo il cap. 16 della seconda parte del libro “La Memoria negata – appunti per una storia della Tradizione cattolica in Italia”, di Pucci Cipriani:

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Don Mario Faggi impone le mani a un sacerdote novello

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DON MARIO FAGGI

IL PRIORE DEL CASTELLO DEI MEDICI DI CAFAGGIOLO

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Nell’anno di grazia del 2011 don Mario Faggi, allora novantaquattrenne, svolgeva il suo ministero nella chiesetta di Cafaggiolo, davanti alla Villa Medicea del 1400, ampliata, nel 1451 su disegno di Michelozzi. Da lì “mosse le penne” la monumentale opera di Gaetano Pieraccini: La Stirpe de’ Medici di Cafaggiolo (52), primo Sindaco della Città di Firenze dopo la Liberazione. E lì, in quel “Castello dei Medici”, ricevé, fanciullo, da Angelo Poliziano, i principi della sua educazione letteraria Leone X; in quella stessa villa vi avevano passato l’infanzia il padre del futuro papa Medici, Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano.

Guardando la facciata del Castello, sulla destra, fuori dalle scuderie, proprio su una curva, c’è il famoso “Osso di Balena” ossia di un animale preistorico quando il Mugello era un grande lago. E così allorché qualcuno domandava informazioni per andare alla parrocchia “dove si celebra la Messa in latino” gli veniva risposto: “Davanti al Castello de’ Medici, all’Osso di Balena”.

In realtà don Mario Faggi, classe 1917, campigiano, ordinato sacerdote nel 1941, fu incardinato, nel 1945, a Santa Maria a Campiano, una chiesetta su un poggio, lì vicino, ma poi, nel 1955, la sede parrocchiale fu trasferita nella chiesa di Cafaggiolo costruita nell’Ottocento dai Principi Borghese e poi, attraverso vari passaggi, venuta in possesso dei Padri Trappisti delle Tre Fontane a Roma i quali cedettero la chiesa di Santa Maria a Cafaggiolo e i locali della canonica alla Curia fiorentina.

Era stato don Faggi, prima dell’assegnazione della parrocchia, cappellano a Dicomano, a ricordare i tempi dolorosi della guerra, i bombardamenti: «Il cardinale Elia Dalla Costa voleva che si desse, sia pur “sub conditione” l’estrema unzione anche ai cadaveri che giacevano lì da tempo.» Ricordò anche di un rastrellamento dei tedeschi che avevano preso una quindicina di giovani e li portavano via, alla fucilazione, per rappresaglia. Ma il giovane cappellano, pur non sapendo una sola parola di tedesco, seguiva questo triste corteo e si raccomandava: «Io li conosco tutti, a uno a uno… posso garantire per loro, sono persone che non hanno fatto niente di male…» E l’interprete che traduceva all’ufficiale e, quindi, dopo, rivolto al prete: «Guardi padre, è meglio che vada, altrimenti fucilano anche lei.» Ma don Mario continuò a implorare, ad andar dietro a quei soldati e a raccomandarsi per tutto il pomeriggio: «In nome di Dio, liberate quei ragazzi perché non hanno fatto niente, conosco le loro famiglie.» Alla fine, dopo aver portato i giovanotti in una cascina, insieme al prete, l’interprete tradusse: «Per questa volta, visto che il soldato tedesco sta meglio, vi lasciamo andare… ma attenzione sarete tenuti d’occhio, in particolare il prete…»

Ci raccontava questo episodio — ero con l’amico Manfredo Manfriani — nell’estate del 2011, il sabato, dopo la Santa Messa del pomeriggio, nello studio della sua canonica e aveva gli occhi pieni di lacrime nel rievocare quei giorni tra i suoi primi parrocchiani dei quali aveva ancora, nel cuore, un nitido ricordo.

Poi a Santa Maria a Campiano, lì, a tre passi, quindi nella chiesa di Santa Maria a Cafaggiolo dove, per tantissimi anni era vissuto, serenamente con il fratello, i nipoti e la cognata… con il passar del tempo i nipoti che si sposano e “vanno lontano”, la scomparsa dei cari congiunti… la solitudine…

E a novantaquattro anni faceva tutto lui in quella parrocchia: si cucinava un boccone, qualche faccenda e la cura della sua chiesa… e, dopo la Messa della mattina, il pomeriggio in preghiera e immerso nello studio: lo trovavo spesso, il sabato, intento nella lettura delle opere di Mons. Francesco Spadafora: «Un gigante dell’esegesi biblica… gli ho scritto anche ultimamente e ho fatto il proposito di andare a trovarlo, a Velletri»… quante volte aveva fatto quel proposito… sempre rimandato…

Ultimamente mi telefonava la sera, tardi (e per lui “tardi” era verso le diciannove…), per chiedermi se, a Firenze, gli potevo trovare qualche libro di cui mi dettava le indicazioni. Gli ultimi due che, in ordine di tempo, mi richiese furono quello di Roberto de Mattei: Il Concilio Vaticano II: una storia mai scritta (53) e A. Gnocchi e M. Palmaro: La Bella Addormentata. Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è entrata in crisi (54)… e poi i suoi scritti, le sue polemiche — ma credo lo faccia ancor oggi a Firenze, alla Casa del Clero — anche “in alto loco”.

Quando nel 1995 si svolse a Firenze, dal 22 al 25 ottobre, un incontro interreligioso patrocinato dalla Comunità di Sant’Egidio (ricordate uno dei capocomici di quella comunità, quel triste e buffo omarino, certo Riccardi, nel Governo del Loden Monti?, N.d.A.) con l’approvazione della Curia fiorentina don Mario Faggi scriveva:

… 1) Tale incontro è prima di tutto oggettivamente (le intenzioni dei partecipanti e dei promotori sono sotto il giudizio di Dio!), una grave ingiuria a Dio. La preghiera di supplica, in questo caso per chiedere la pace è un atto di culto e perciò va diretto all’Unico Vero Dio, mediante Gesù Cristo Unico Mediatore. “Io sono il Signore Dio tuo… non avrai altro Dio fuori di Me… non presterai loro culto” (Ts. 20, 25); “Viene l’ora ed è questa in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perché tali adoratori vuole il Padre” (Giov. 4, 23). La preghiera a false divinità (come sono stati invitati i rappresentanti delle false religioni) è quindi atto di superstizione, che non onora ma offende Dio.

“Hanno pregato in luoghi separati — è scritto su “Toscana Oggi” del 29 ottobre 1995 a p. 11 — in modo che ognuno abbia l’opportunità di esprimersi con libertà, in coerenza con la propria fede.” Ecco la grave ingiuria a Dio perché questo lascia supporre che Dio benedetto accolga benignamente un atto di superstizione come un atto di culto della vera Fede…

2) È anche in qualche modo il rinnegamento di Gesù Cristo, Unico Mediatore. Tutti gli uomini per natura sono “filii irae” (Efes. 3,12). “Nel suo nome ogni ginocchio si deve piegare in cielo, in terra e nell’inferno” (Filip. 2, 10-11); “Nessuno va al Padre se non per mezzo di Lui” (Giov. 14-6); “Non c’è nessun altro nome sotto il cielo nel quale l’uomo possa salvarsi (Atti 4,12); “Chi non segue Me cammina nelle tenebre” (Giov. 9,12); “Chi non è con Me è contro di Me” (Mat. 13, 30); “Chi non Lo onora oltraggia il Padre che l’ha inviato” (Giov. 5,23)… e si potrebbe continuare con altri passi delle Sacre Scritture. I rappresentanti delle false religioni non hanno pregato il Nostro amatissimo Salvatore, essendo per essi o pietra d’inciampo o uno sconosciuto.

3) Scandalo per le anime. Poiché i cattolici sono stati indotti a pensare che ci sia un’approvazione almeno esterna dei falsi culti da parte della Chiesa, indotti all’eresia chiamata “indifferentismo religioso”. Gravissima eresia perché mette sullo stesso piano la Vera Religione e con le false religioni.

Ultima osservazione, si è presentato la pace come un bene supremo mentre Nostro Signore ci ha insegnato che il bene supremo è la salvezza della nostra anima: “Che vale all’uomo guadagnare anche il mondo intero, se poi si perde la propria anima?”

La pace della quale Cristo è principe non è la pace politica ma la pace con Dio. Il papa Leone XIII avendo saputo di alcune iniziative americane, per la riunione di un “Parlamento delle religioni” condannò con lettera del 15 settembre 1890… tale iniziativa. E con pari forza lo stesso Pontefice aveva condannato, in una lettera al Cardinal Gibbons del 23 luglio 1899, dette riunioni affermando che questa sua decisione di condanna era presa: “per provvedere all’integrità della Fede secondo i doveri del nostro supremo apostolato e per garantire la sicurezza dei fedeli”.

Ma la condanna più forte e definitiva la promulgò papa Pio XI di felice memoria, con l’enciclica “Mortalium animos”. Ecco un brano di questa enciclica: “A questo scopo si fanno congressi, adunanze, discorsi: c’è un bel numero di interventi e hanno la parola un po’ tutti: infedeli d’ogni razza, cristiani, persino quanti discutono infelicemente Cristo e quanti non vogliono ammettere la Sua Divina Natura e missione. Orbene i cattolici non possono in nessun modo appoggiare tentativi come questi i quali suppongono esser tutte le religioni buone e lodevoli in quanto che per una via o per l’altra manifestano quel senso nativo… che ci porta verso Dio e il riconoscimento del suo impero. Teoria questa che non è soltanto una falsità vera e propria ma che ripudia la vera Religione… e spiana la via all’ateismo. Chi tiene mano a questi tentativi e ha queste idee, manifestamente si allontana dalla religione rivelata da Dio…” (55)

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Io incontravo don Faggi quasi ogni martedì… aveva allora i suoi novantaquattro anni e veniva, in macchina, da Cafaggiolo al Supermarket “San Lorenzo” a fare la spesa per la settimana, era un’occasione per scambiare quattro chiacchiere, poi fissavamo per il sabato per la Santa Messa; anche lui un piccolo compromesso: le letture in italiano ma… poi la “nostra” Messa. E dopo la Messa ci faceva passare in salotto e aveva sempre mille cose da raccontarci a cominciare dalla visione di suor Elena Aiello che — ci diceva — vide in Paradiso Mussolini, e ce lo raccontava con enfasi e partecipazione. Stupita disse la monaca: “O te?” Insomma la stessa veggente era incredula e non avrebbe mai immaginato di vedere il Duce in Paradiso che si spiegò subito: “Eh, qui sono, perché mi sono pentito e poi perché ho fatto i Patti Lateranensi e ho fatto salvare tante anime…” e don Mario, rivolto a me, che facevo visibili segni di scetticismo: «Senta eh, con tutto il rispetto, ma non ne vorrà mica sapere più di Suor Aiello… della monaca santa?»

Nel 1989 celebrò contento, su richiesta dell’ANTI 89, una Santa Messa nel rito romano antico in memoria dei caduti antigiacobini nelle Insorgenze dei “Viva Maria!” del Mugello… e c’era tanta gente commossa, quel pomeriggio nella chiesetta di Cafaggiolo:

In Francia — disse, tra l’altro, all’omelia — la Vandea insorse e, tanto fu chiaro che si combatteva per la Fede e la Libertà, che sotto le insegne del Sacro Cuore combatterono due battaglioni di protestanti ed ebrei e insieme affrontarono la ghigliottina… Il Ministro della Guerra Lazare Carnot dette l’ordine scritto: «Bisogna massacrare le donne perché non partoriscano e i bambini perché sarebbero i futuri briganti…» Clébert, un generale, si rifiutò di eseguire l’ordine: «Non sono un macellaio!» gridò. Ma al suo posto fu messo Mourreau che compì il misfatto. Dopo alcuni mesi il generale Hoche arrivò in Vandea. Inorridì. Scrisse al Governo: «Avete disonorato la Francia!» Cosa aveva mai visto? Più di quattrocentomila massacrati su una popolazione di seicentomila abitanti; paesi e città rase al suolo e bruciati, donne e bambini orrendamente straziati. Preti uccisi o costretti a spretarsi, o deportati o esiliati; le chiese chiuse o profanate. Per più di quindici anni fu resa impossibile la trasmissione della fede. (Pensate che oggi è cinquant’anni che non si trasmette la fede, N.d.A.)

Come possono allora — prosegue don Faggi — vescovi e preti di Francia e d’altrove inneggiare alla Rivoluzione e celebrarla come un evento grande e benefico? Si può forse solidarizzare con i carnefici, rinnegando le vittime e i martiri? Il mondo, che è posto tutto nel maligno, inneggi pure al sangue sparso e alle libertà, oh no, mi correggo al libertinaggio conquistato.

Noi, qui riuniti di fronte all’altare di Dio, con Gesù nostro amatissimo Maestro, ripeteremo per gli uni e per gli altri: «Perdonali, Signore, non sanno quel che si fanno.»

E con voce concorde e pia, con questa Santa Messa, — concluse don Mario Faggi — chiederemo a Dio la pace eterna per questi nostri fratelli trucidati ma, in modo particolare, per quelli che “Pro facis et aris” qui, nel nostro Mugello, i così detti “Viva Maria!” donarono la loro vita.

Oh sì, perché la mala pianta, come gramigna funesta, dalla Francia dilagò anche nella nostra Italia; e cuori generosi e fedeli insorsero a difesa della propria fede, nonostante i diversi Codronchi che, allora come sempre, del resto, per avere onori e commende, ipocritamente e sotto il manto della pace, predicavano la sottomissione al tiranno. Che vivano in Cristo, in eterno e nei nostri cuori.

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Ecco, questo era don Mario Faggi prete fedele nel Mugello e assai popolare: aveva insegnato a Firenze prima a Borgo San Lorenzo alla scuola di avviamento professionale “Giovanni Lapi” quindi all’Istituto Tecnico (ITI) di Firenze; era ben conosciuto nei vari paesi in cui andava per celebrare la Santa Messa… Quando doveva rimanere a Firenze per le riunioni della scuola (già quei tempi la scuola era diventata una succursale del mercato ortofrutticolo) pranzava frugalmente alla mensa di San Francesco Poverino in piazza della SS. Annunziata, poi andava in quella chiesetta — dove dagli anni Ottanta vi si celebra ogni domenica la Santa Messa in rito romano antico — e, prima di tornarsene nel pollaio scolastico a sentire le ortolane e i pescivendoli cianciare si raccoglieva in preghiera…

Su qualsiasi fatto don Mario, che pur non conosceva internet, era informato e, in difesa della Santa Tradizione, prendeva la penna e con la sua bella scrittura tonda iniziava a vergare una lettera che inviava all’autore di qualche misfatto o ai giornali… partecipava alle riunioni del clero ed era l’unico, mentre gli altri, per quieto vivere tacevano, a farsi sentire, molte volte a contestare quando si diceva qualche castroneria: «Come poteva fare, me lo dica lei,» mi raccontava, «la Madonna a dubitare, ad avere dei dubbi… e invece per… (era qualche teologo che faceva gli “aggiornamenti”) anche la Madonna ha dubitato… e invece, no, non ha dubitato: “Fiat mihi secundum Verbum tuum”… nello stesso momento in cui l’angelo fece la richiesta la Madonna accettò… quelli ci cambiano la fede.»

E durante l’omelia del sabato sera e della domenica mattina si sfogava con i suoi fedeli come fece quella mattina dopo l’incontro delle religioni d’Assisi: «Un incontro sincretista che ha offeso Dio… c’erano gl’induisti, i buddisti che praticano le perversioni sessuali, i musulmani, gli apostati… ma non c’era posto per la Madonna e dei pellegrini che sono giunti lì, con la statua della Madonna di Fatima in spalla sono stati allontanati, la Madonna non è stata fatta entrare nel circo delle religioni d’Assisi.»

E poi la fedeltà alla Messa cattolica in rito romano antico che, prima, celebrava “sine populo”, in privato, e dopo, avuto un “permesso speciale” (quando tra trecento anni si farà la storia i nostri pronipoti sapranno che per celebrare il Santo Sacrificio ci voleva un “permesso speciale”) dalla “Ecclesia Dei”, anche per i fedeli.

Passai una volta da don Faggi con don Michele Simoulin e non vi dico la gioia del priore, che ci portò, lì vicino, proprio a tre passi dall’Osso di Balena, davanti a un tabernacolo davanti al quale si era fermato il Beato Pio IX e lì ci fece recitare le preci per ottenere la speciale indulgenza.

Nell’ultimo anno di permanenza nella sua parrocchia il priore di Campiano subì tre rapine…

Una mattina, dopo aver chiuso la chiesa, si mise in cucina a leggere ed eccoti una telefonata di un tizio (“Il Direttore di Careggi”) che avrebbe mandato il figlio a confessarsi prima della sua partenza in Brasile. Ed ecco il figlio del primario di Careggi, con il volto scuro e i capelli crespi che, tutto compunto, s’inginocchia devotamente e confessa al buon prete i propri peccati. Dopo l’assoluzione il giovane consegna al priore cento euro dicendo che avrebbe voluto far celebrare delle Messe, chiedendogli di dargli indietro cinquanta euro. Don Mario, che non le aveva, disse che sarebbe andato a prenderle e si recò nel suo studio, l’altro lo seguì e prese tutto ciò che aveva (qualche migliaio di euro) percuotendolo e procurandogli ferite al sopracciglio e al setto nasale… uno strazio.

Una diecina di giorni dopo eccoti arrivare i Carabinieri, o meglio i sedicenti carabinieri che chiesero di entrare per fare un sopralluogo. Contento don Faggi aprì la porta, spiegò la dinamica, e alla domanda del “Maresciallo” dove gli avessero preso i soldi mostrò il cassetto del suo studio. I tre si dettero da fare prendendo impronte e scrivendo tanto che il priore disse che facessero pure con calma e intanto lui sarebbe andato a “dire” il breviario… al suo ritorno i tre “carabinieri” erano spariti e, con loro, anche il denaro.

Infine una coppia di sposi che vollero entrare in chiesa per pregare la Madonna e mentre la donna pregava l’uomo svaligiava la canonica…

Le partenze son sempre tristi e quando don Faggi se ne andò alla “Casa del Clero” fu un dolore per tutti noi suoi fedeli… ancor valente, oltre alla preghiera e allo studio, anche lì celebra la “sua” Messa con quel suo “permesso speciale”, come una licenza speciale data ai carcerati, senza il quale, per questa gente, non si potrebbe ripetere il Santo Sacrificio…

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