Ecofascismo: la questione dell'identità e delle origini

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 Di Roberto Roggero

ECOFASCISMO : LA QUESTIONE DELL’IDENTITA’ E DELLE ORIGINI

 Il dibattito internazionale sul ‘naturalismo integralista’ unisce e divide molte correnti di pensiero. In gioco vi è anche l’esatta e necessaria comprensione di un movimento la cui essenza è da ricercare nelle origini degli elementi politici e scientifici che lo compongono.

 Non tutti conoscono e, di conseguenza, danno la dovuta importanza, alla questione dell’ecofascismo. Un termine entrato di recente nell’uso comune, che rende difficile in partenza una riflessione poiché si scontra sia con il valore simbolico dei termini stessi da cui è composto (fascismo ed ecologia), sia con la terminologia ufficiale derivata dalla storia del pensiero politico che, per definizione, tende a “mascherare” alcuni degli elementi portanti tanto dell’ecologia quanto del fascismo. Ragione per cui, risulta necessario disporre di una base conoscitiva dei singoli elementi, e soprattutto della loro origine.

Il padre riconosciuto dell’ecologia intesa come scienza, Ernst Heinrich Haeckel (che per altro ha coniato il termine stesso “ecologia” ed era profondo ammiratore di Darwin,) è sempre stato trattato dalla storiografia ufficiale come personaggio di second’ordine e poco influente nel panorama globale. Tutt’altro: Haeckel (1834-1919) ha identificato quei caratteri organistici e biologici dello sviluppo del mondo, che danno la priorità assoluta all’essere vivente, scoprendo quegli elementi comuni alla visione “biocentrica” e in opposizione all’antropocentrismo. Il postulato fondamentale, cioè l’unità della materia inerte e della materia vivente, attualmente è conosciuto come “olismo”.

Sulla base di questo, Haeckel afferma l’esistenza di un “darwinismo sociale” che tende alla naturalità, un ordine basato sulle immutabili leggi della natura. Conseguentemente è ammissibile, paradossalmente, pensare ad una tacita accettazione dell’eugenetica e della pena di morte come manifestazione tipicamente umana di questa sorta di “selezione naturale”. Non a caso, la pubblicazione dell’opera di Haekel “Il Monismo” (1897), in cui tali nozioni sono esposte, riporta l’introduzione di Georges Vacher de Lapouge (1854-1936), noto per le teorie sull’arianesimo razzista, nonché ispiratore di slogans come “Progresso, Civilizzazione, Commercio” o “Determinismo, Disuguaglianza, Selezione” mutati da “Libertà, Uguaglianza e Fraternità”, dando origine a diversi movimenti reazionari in seno all’ecologismo e all’ecologia. Inoltre, inizialmente, il vocabolo “ecologia”, e i suoi derivati, sono stati adottati nei primi anni del XX secolo al posto di altri come “etologia”, “fisiografia” o “biogeografia”, proposti per designare lo stesso principio, ma con significati differenti.

La Lega Monista fondata da Haeckel ha poi originato una vasta teoria. I suoi membri, come Willibald Hentschel e Wilhelm Ostwald (premio Nobel per la chimica nel 1909 per gli studi sui principi fondamentali che governano l’equilibrio chimico e la velocità di reazione, che introdusse anche il principio del “mole” una delle sette unità di misura fondamentali che ha a che fare con il numero di Avogadro), hanno influenzato ecologi loro contemporanei, i quali hanno trasmesso tale influenza alle generazioni successive. Fra questi Alfred James Lotka (1880-1949), Raymond Pearl (1879-1940), Vladimir Vernadsky (1863-1945, che teorizzò sul termine di biosfera e propose quello di “noosfera”), o George Hutchinson, modello di altri famosi ecologi come Lindeman, Slobodkin e Carson. Una vera e propria catena ideologica di maestri e discepoli, che si protrae fino ai giorni nostri.

Molti ecologi, che hanno adottato i principi di Haeckel, sono giunti alle stesse conclusioni ideologiche social-darwiniste, ad esempio Frederic Clements (1874-1945) e Victor Shelford (1877-1968), fondatori della “bioecologia”.

 Ecofascismo e geopolitica

 In ambito geografico e geopolitico, l’ecologia di Haeckel ha poi trovato un’estensione nella biogeografia di Friedrich Ratzel (1844-1904), teorico del Lebensraum (“spazio vitale”), poi ripreso dai teorici nazisti. Trovò inoltre terreno fertile in Paul Vidal de La Blache (1845-1918), considerato fondamentale nella corrente conservatrice e colonialista della III Repubblica Francese, fino all’adozione dell’espressione “geografia umana” al posto dell’espressione “geografia sociale”, proposta dal contemporaneo Elisée Reclus.

Non si può negare che nel campo dell’ecologia le discussioni sulla terminologia siano state decisamente animate, così come certe conclusioni ideologiche. Uno dei principali sostenitori della teoria sistemista, che ha definito il concetto di ecosistema, Arthur Tansley (1871-1955), è stato particolarmente attento a evitare la confusione tra sistemismo e olismo, nel quale ravvisò una forma di sociobiologia integralista, social-darwiniana e, portata all’estremo, totalitaria.

Appare quindi evidente come le correnti ideologiche che hanno dato vita al naturalismo integralista siano diverse da quelle che hanno dato origine all’ecologia scientifica e al movimento ecologista. Nonostante la tendenza dominante in questi ambiti attribuisca un ruolo di primo piano alla natura piuttosto che all’umanità, alla biologia prima che alla sociologia, e al determinismo prima della libertà, tale teoria ha fornito le basi dell’ecologia, ad esempio, in paesi anglosassoni protestanti come Stati Uniti, Scandinavia, Germania, Australia. La disfatta fascista e l’egemonia intellettuale del marxismo dopo la seconda guerra mondiale hanno poi esteso i concetti di fondo del naturalismo integralista.

Per quanto riguarda la seconda componente del concetto di ecofascismo, esiste un aspetto da non trascurare: per ideologia e per origine storica, il fascismo deriva tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Da una parte la destra tradizionale estrema, dall’altra la sinistra massimalista mussoliniana e conseguente alle teorie di George Sorel, espressa poi con Jacques Doriot, Vidkung Quisling, Mosley e altri.

La nuova destra uscita dalla seconda guerra mondiale, e la sinistra sfociata nello stalinismo, che avevano stretto alleanza sotto l’egida dei rispettivi ideali totalitari con il patto russo-tedesco del 1939, hanno tentato di velare la realtà storica, attirando entro i propri confini personalità della più diversa estrazione sociale: Martinetti, Gentile, La Rochelle, Heideger e altri. Si tratta quindi di comprendere come una buona parte della sinistra sia confluita nella destra, e lo stesso Mussolini ne è tipico esempio. Ne consegue che un’ideologia può mantenere le sue origini, e non c’è alcuna ragione per cui ciò che è sorto durante la storia passata non possa riemergere in futuro. Questo vale per il fascismo come per qualsiasi altro movimento, sotto una forma o un’altra (neofascismo, postfascismo, integralismo, ecofascismo, postcomunismo, ecc.).

Il problema sta nel sapere se questa derivazione sia già presente nei concetti originari. In ogni caso, si può ben notare come la realtà sia complessa, multiforme e a volte contraddittoria.

 Il nazismo “verde” e gli hippies di destra

 Un altro importante fattore della storia politica e ideologica è l’incontro, nella prima metà del XX secolo, tra una parte dell’ecologismo e il fascismo, specialmente in Germania con il nazionalsocialismo. Non si deve dimenticare che il nazionalismo ha tratto buona parte dei propri concetti base dal naturalismo integralista. In Germania, l’ultranazionalismo e le sue derivazioni antisemite si sono unite ad una mistica della natura imbevuta di paganesimo. Gli esempi non mancano: Ernst Moritz Arndt (1769-1860), fervente nazionalista,  era anche un accanito difensore delle risorse forestali; Wilhelm Heinrich Riehl celebrava i diritti della natura selvaggia; lo scrittore Ludwig Klages (1872-1956), che nel 1933 ha denunciato a gran voce l’estinzione di alcune specie, la deforestazione, lo sterminio delle popolazioni indigene, l’utilitarismo economico e il cristianesimo, era anche e soprattutto un ultraconservatore e un estremista antisemita.

Negli anni 20-30 Klages ha ispirato il movimento giovanile dei “Wandervögel”, non a caso definito “la culla degli hippies di destra”, che aderì in gran parte al nazismo su una base mistica di regresso alla natura e al paganesimo, come per i teorici naturalisti Hans Surén e Fedor Fuchs. Da non dimenticare Spengler e i già citati Heidegger, o lo stesso Ernst Haeckel, tra i fondatori della società segreta di Thule, la quale portava i semi del nascituro partito nazista, i cui più importanti responsabili (Hitler, Himmler, Hess, Rosemberg, Darrè, o il direttore dell’Agenzia del Reich per la Difesa della Natura, Walther Schoenichen) coltivavano un culto integralista per la natura, che a posteriori può essere considerato ecofascismo. Professavano la mistica della natura, la difesa della terra, la denuncia dei principi dell’illuminismo e del materialismo. In poche parole, ciò che lo storico Peter Staudenmaier definisce “l’ala verde del partito nazista”.

Nello sviluppo del nazionalsocialismo in Germania, emblematico il caso di Walter Richard Darrè, ministro dell’Agricoltura e Alimentazione. Darrè, Obergruppenfuhrer delle SS e responsabile di una sezione dell’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (RSHA), è stato l’incarnazione del concetto di “Sangue e Suolo” (Blut und Boden) e fautore di una ideologia radicale basata sul lavoro agrario e il rispetto della natura e delle sue leggi. Ingegnere agronomo, idealista e visionario, appassionato lettore di classici fra cui De La Gaarde e Treitsche, considerava le risorse della terra in funzione anticapitalista. Nel libro “Neuadel aus Blot und Boden” celebrava la riorganizzazione della Germania unita, fondata su corporazioni rurali, fronte della difesa ultima contro l’urbanizzazione sfrenata, la smodata industrializzazione e la desertificazione. Anche la misteriosa fondazione Ahnenerbe diretta da Wolfram Sievers condivideva alcuni concetti di fondo, nella ricerca dell’ereditarietà ancestrale, e durante i riti mistico-pagani che Himmler teneva periodicamente al castello di Wewelsburg, la celebrazione dell’identità del sangue e della terra aveva un ruolo fondamentale. Da qui, la ricerca dell’archetipo con le missioni in Amazzonia, Asia, Tibet, e l’incontro fra i princìpi nazionalisti, l’induismo di Savitri Devi (al secolo Maximiani Portaz, 1905-1982, scrittrice francese simbolo del neo-paganesimo ariano, che considerava Hitler l’incarnazione della divinità Vishnu e ispirava alcuni movimenti marcatamente mistico-neonazisti), e le teorie di Julius Evola, alla base dell’ideologia del Partito Nazionalsocialista Verde di Bill White.

Questa ideologia sarebbe diventata la rivendicazione del legame esistente fra contadino e terra, e fra comunità, stirpe e terra in cui la stessa etnia si sviluppa e trova identità.

In ragione di questo rivoluzionario radicalismo agrario, che pone le premesse per i movimenti ecologisti militanti, Darré sarebbe diventato il capo della importante Lega degli Agricoltori e della Bauerverein (Lega dei Contadini) fino a influenzare, attraverso il peso di questi voti, le elezioni del 1932 in cui i nazionalsocialisti conquistano notevole potere.

Anche se la morte di Darré, avvenuta nel 1953, svelerà un doloroso fallimento, possiamo dire che la Germania nazista è stato, in fondo, l’unico paese a tentare di avviare una politica agraria che fosse svincolata dagli interessi plutocratici e capitalisti.

Per queste ragioni appare logico che l’estrema destra attuale si colleghi all’ecologismo (la posizione antinuclearista del Fronte Nazionale e il sostegno alle energie rinnovabili, le dichiarazioni di Le Pen e di Alain De Benoist), e che una parte del movimento ecologista tedesco, spesso proveniente dall’estrema sinistra, sia sfociato in un vero e proprio ecofascismo, come il dissidente Rudolf Bahro, che reclama la venuta di un “Führer verde”, in sintonia con l’ultraconservatorismo di Herbert Gruhl.

Non ci sono dubbi sul fatto che la gran parte dei movimenti ecologisti degli anni ‘70 del secolo scorso, abbiano preso avvio da correnti di contestazione più vicine alla sinistra che alla destra, ma anche lo stesso fascismo ha avuto origine nell’ambito dell’estrema sinistra italiana degli anni Venti, benché sia poi confluito nella destra.

L’interrogativo odierno è quindi il grado di impatto che l’ecologismo contemporaneo ha prodotto e produce nell’incontro con l’ideologia del naturalismo integralista, specie dopo la crisi del comunismo autoritario. Quell’integralismo che evidentemente non è mai scomparso del tutto, e che si rafforza anche con la necessità di un’autorità totalitaria, sia nazismo o stalinismo, purché in grado “di salvare il pianeta”.

 

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1 commento su “Ecofascismo: la questione dell'identità e delle origini”

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