Effetti della marijuana sul cervello: come ti manipolo la notizia – di Marcello Foa

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di Marcello Foa

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zzspnllLeggendo il corriere.it mi ha colpito il fatto che la notizia più letta del giorno è la seguente: “Effetti marijuana sul cervello: corteccia ristretta ma più connettività“. La notizia profumava di spin doctor, e infatti…

La comunicazione è strutturata in maniera abile già nel titolo. Come i linguisti ben sanno, il ricorso all’avversativo amplifica il messaggio della seconda frase. “La corteccia si restringe ma il mio cervello è più connettivo”. Il messaggio: sì, danneggia un po’ la materia grigia però sono più intelligente.

L’analisi del testo svela – a un occhio esperto – la costruzione capziosa.


La frase chiave è questa:

“Test cognitivi hanno dimostrato che i consumatori cronici di marijuana hanno un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai volontari di controllo, ma le differenze non sembrano essere correlate alle anomalie del cervello, perché non esiste un legame diretto tra deficit di intelligenza e diminuzione del volume cerebrale.”

Uno pensa: ah bene. Poi l’articolo chiude in maniera apparentemente innocua:

E i risultati – fa notare – suggeriscono aumenti di connettività, sia strutturali che funzionali, che possono compensare le perdite di materia grigia. Anche se alla fine, tuttavia, con l’uso prolungato di marijuana la connettività del cervello inizia a degradarsi».

Impressione complessiva: farmi di marijuana va e fa bene. Urrah!

Tuttavia, leggendo attentamente il testo, il quadro appare tutt’altro che rassicurante. Innanzitutto il concetto di connettività resta vago, non si spiega come è stato misurato, ma soprattutto due frasi sono rivelatorie, queste:

Test cognitivi hanno dimostrato che i consumatori cronici di marijuana hanno un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai volontari di controllo

Traduzione: sono più stupidi. E ancora:

Alla fine con l’uso prolungato di marijuana la connettività del cervello inizia a degradarsi

Traduzione: alla lunga anche la connettività diminuisce.

Il messaggio scientifico della ricerca è chiaro: la marijuana ti restringe la corteccia cerebrale, ti rende meno intelligente e ti fa diminuire la connettività. Ma in mano a un bravo spin doctor, il messaggio si ribalta. E la notizia diventa la più letta del giorno.

A chi convenga tutto questo lo potete facilmente immaginare (sempre che non siate dei consumatori cronici di marijuana…).

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fonte: Il Giornale

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6 commenti su “Effetti della marijuana sul cervello: come ti manipolo la notizia – di Marcello Foa”

  1. Piero Vassallo

    se (lo ha insegnato il californiano Marcuse) Aristotele è un bieco fascista, la ragione è reazionaria, quindi lo spinello che diminuisce e oscura la ragione è intrinsecamente buono – è questa la filosofia ultramoderna contro la quale dobbiamo insorgere – è questa la “povertà” (povertà di mente=demenza sessantottina) che dobbiamo combattere senza tregua

  2. A quanto pare, l’articolo del corriere.it non sembra neppure accennare al fatto che le cellule del cervello sono le uniche del corpo umano che non si riproducono piu’ se distrutte , fatto che andrebbe spiegato bene a quei ragazzi che credono che uno spinello ogni tanto non fa male , magari perché e’ un prodotto ‘ della natura ‘. Anche il veleno di alcuni serpenti , ragni e pesci e certe erbe ( la cicuta, tanto per restare in tema con Aristotele ) sono ‘ naturali ‘ , ma non per questo sono innocui . Fra l’altro, i primi danni alle cellule cerebrali non avvengono in tarda eta’ come molti credono ,ma compaiono gia’ prima della quarantina , sotto forma di difficolta’ nell’apprendimento , perdite di memoria , minori capacita’ reattive , marcata percezione di stanchezza psico-fisica dopo la terza o quarta ora di sforzo mentale continuo , aumento di errori di calcolo e (rari) black-out mentali. Non e’ proprio il caso di sommare i fattori !

  3. Valeria Schiavone

    Mio padre, classe 1922, Farmacista, passò a 40 anni all’insegnamento di Osservazioni Scientifiche e Chimica nelle Scuole medie superiori, proprio per dedicarsi ad informare correttamente i giovani sui devastanti effetti di tutte le sostanze stupefacenti. Ricordo che a me non si stancava di ripetermi che il primo effetto di queste sostanze era di inibire il senso critico e creare dipendenza.

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