EFFICACE MANIFESTO SULLA SANTA MESSA DI SEMPRE E SULLA TRADIZIONE – Tre editoriali di “Radicati nella Fede”. Una chiara risposta agli errori della Comunità di Bose – di Cristina Siccardi

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di Cristina Siccardi

 

Presentiamo tre editoriali di “Radicati nella fede”, foglio di collegamento della chiesa di Vocogno e della Cappella dell’Ospedale di Domodossola (provincia di Verbania, nella Diocesi di Novara). Si tratta di articoli dai connotati tutti cattolici: vengono poste domande e vengono date risposte; si osserva l’amara e cruda realtà del contesto religioso in cui viviamo e si offrono rimedi efficaci; si dà la fotografia di una Chiesa dove il Papa non viene seguito e dove la Santa Messa di sempre è considerata come una concessione benevola per i “nostalgici”, non come un’arma efficace contro la secolarizzazione che ha contaminato e ammorbato ogni ambiente, compresi quelli che si definiscono cattolici. Il tesoro della Tradizione, con la dottrina e i Sacramenti della Chiesa, vengono offerti e proposti ai fedeli del verbano grazie alla costanza, alla coerenza e alla Fede di Don Alberto Secci e di Don Stefano Coggiola, Sacerdoti che operano per Dio e nel Suo nome e che hanno a cuore soltanto la cura delle anime, anime, infatti, sempre più desiderose di potersi abbeverare all’autentica Verità portata da Gesù Cristo.

Riteniamo che questi tre articoli siano un’efficace risposta al Cristianesimo orizzontale, antropologico ed ecumenico del monaco Enzo Bianchi della Comunità di Bose, dove l’unica strada che conduce alla Salvezza è stata sostituita dalla ricerca demagogica della pace, dalla illusoria amicizia universale e dalla laica solidarietà.

Santa Messa tradizionale


LIBERTA’ VIGILATA

La Messa “antica”, quella che amiamo chiamare la “Messa di sempre”, è stata ormai da quattro anni liberalizzata. Con un atto senza precedenti, il Santo Padre ha dichiarato che “non fu mai abolita”. Da quella dichiarazione è nata tutta la nostra storia.

Resta un problema: questa libertà è “vigilata”, e questo non ha senso. Sappiamo bene che una libertà vigilata non riconosce il pieno valore di ciò che libera. Nelle Diocesi rimane una mentalità negativa o sospettosa al riguardo del rito tradizionale. Si pensa che questo ritorno al rito antico sia una concessione, un indulto, un atto di bontà del Santo Padre a favore di quei cattolici, Sacerdoti e fedeli, che non si sono ancora adattati alla modernità. Se le cose stessero così, sarebbe un falso indicare che la Messa tradizionale non fu mai abolita!

Una libertà vigilata viene vista sempre come un male minore, come qualcosa di sopportato per evitare rischi più grandi. Ma uno sguardo così non ha niente a che vedere con ciò che il Papa ha riconosciuto con il Motu proprio Summorum Pontificum.

Ogni sacerdote può, senza chiedere a nessuno, celebrare secondo il Messale tradizionale. Questa affermazione sembra rimasta chiusa nelle stanze delle curie, per paura che “un simile male si diffonda”. Il rito tradizionale deve invece, in modo salutare, influenzare positivamente la Chiesa tutta, caduta in una delle sue crisi più spaventose, forse a causa di una terribile crisi liturgica, come anni fa’ affermò lo stesso Cardinal Ratzinger. Ma come fa’ ad influenzare positivamente la Chiesa se resta in libertà vigilata, ristretta, agli “arresti domiciliari”? Di cosa si ha ancora paura?

In quali seminari si insegna la Tradizione liturgica della Chiesa ai chierici? Perché si continua a non insegnare la Messa tradizionale ai seminaristi? Perché di fatto si vieta loro di assistere alla Messa tradizionale? Ha del tragicamente ridicolo il far assistere ai riti della Chiesa orientale, invitare i preti ortodossi, e vietare la presenza di quei preti che hanno abbracciato la Tradizione. Se è un valore la Tradizione liturgica della Chiesa latina, diamola ai seminaristi perché un domani la dispensino ai fedeli.

Si danno le chiese alle comunità ortodosse, separate da Roma non solo per insignificanti motivi disciplinari ma per questioni dogmatiche, e non si concedono Parrocchie personali di rito tradizionale, sperando che i fedeli e i sacerdoti si stanchino di domandarle. Tutto questo gioco che non esce allo scoperto non è cattolico, non viene da uno spirito di fede. Si è ecumenici con tutti, tranne con il proprio passato che esiste nel presente.

Tutta questa triste situazione crea un penosissimo blocco che impedisce un vero lavoro apostolico. Dalla Messa tradizionale deve venire tutta un’opera di edificazione delle anime, tutta una educazione cristiana, tutta un’opera di santificazione, di cui il mondo ha estremamente bisogno. La Messa tradizionale esiste per lo scopo stesso per cui esiste la Chiesa: salvare le anime. Non ha senso concederla per “intrattenere” i fedeli, per dare loro un brivido estetico! No: la Messa tradizionale c’è per santificare gli uomini, per edificare la Chiesa, per far rinascere le parrocchie, per ricostruire le scuole, per curare gli ammalati, per ridare speranza agli afflitti… in una parola per fare il Cristianesimo. Non può restare agli “arresti domiciliari”.

Una libertà piena sarà inoltre la migliore garanzia perché chi si accosta alla Tradizione non lo faccia per una vuota nostalgia, ma per un impeto di fede operosa (“Radicati nella fede – Febbraio 2012).


VALIDA NON E’ BUONA

Se avessimo ritenuto che la Messa com’è celebrata nella quasi totalità delle chiese andasse bene, non avremmo deciso di passare totalmente al rito antico.

Sia ben chiaro: non stiamo dicendo che la Messa nel Novus ordo (la Messa di Paolo VI, riformata dopo il Concilio Vaticano II) non sia valida! Ci mancherebbe! Affermare questo sarebbe non ragionare più in modo cattolico! Certo che la Messa di Paolo VI è valida, certo che è una vera Messa, solo che è così ridotta nel suo esprimere il senso cattolico del Santo Sacrifico di Cristo, da non educare compiutamente i fedeli ed anche i sacerdoti che la celebrano.

Molti diranno: “Ma se è una vera Messa, se è valida, di che cosa vi preoccupate?”.

Ci preoccupiamo di crescere in un senso cattolico della vita, vogliamo vivere integralmente una vita cristiana, per questo vogliamo vivere con la Messa della Tradizione.

Non c’è niente da fare: la crisi impressionante del Cattolicesimo nel nostro mondo, la confusione dottrinale e spirituale nella quale siamo immersi da troppi anni, l’abbandono imponente della pratica cristiana nei nostri paesi e città, ha la sua causa centrale in una riforma liturgica che ha stravolto il baluardo della fede e della vita cristiana. Il nuovo rito della Messa, fatto per piacere anche ai fratelli separati delle altre confessioni cristiane (innanzitutto ai Protestanti e agli Anglicani), tacendo sugli aspetti principali della concezione cattolica della Messa, ha fatto sì che la liturgia non sia più la roccia sicura su cui fondare la vita cristiana, personale e sociale.

Il nuovo rito ha indebolito nei fedeli il senso di Dio, l’adorazione di Cristo presente nelle specie eucaristiche, la centralità del sacrificio espiatorio, la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Non vogliamo fare un elenco dei “vuoti” del nuovo rito della Messa, ci basta sottolinearne gli effetti devastanti. Solo degli ideologizzati del post-concilio o della modernità a tutti i costi possono non vedere l’esito penoso, drammaticamente penoso, della riforma liturgica. Esito penoso che coinvolge tutti, sacerdoti e fedeli.

Nel migliore dei casi la nuova Messa, quando è celebrata con rispetto e dignità, lascia i fedeli che vi assistono così come sono: se questi sono già profondamente cattolici, probabilmente lo resteranno, ma se sono deboli nella fede e in uno sguardo cattolico sulla vita, in questa nuova Messa non troveranno una provocazione alla conversione profonda, anche culturale; saranno invece “cullati” nel loro modo ridotto di considerare il Cristianesimo.

La Messa tradizionale no! Non è così! È una Messa “difficile”, non per il latino, ma per le provocazioni che lancia.

Sul subito, per un cristiano “piccino” nella mente e nel cuore, può risultare un pugno nello stomaco, ma un pugno salutare. Ti mette in crisi, mette in crisi le false certezze di un cristianesimo troppo umanizzato che mette l’uomo al centro e dimentica Dio. Mette in crisi un cristianesimo che si è imbevuto della mentalità dominante e che è sempre più una scuola di agnosticismo.

La Messa tradizionale mette in crisi, ma dopo la crisi costruisce, edifica. In chi vi assiste con fedeltà, la Messa di sempre inizia un’opera di educazione alla fede profonda, totale, solida. Se un fedele non si scandalizza delle difficoltà iniziali, nel tempo scopre tutta la ricchezza della liturgia secondo la Tradizione, e grazie ad essa vede edificare nella santità e nell’intelligenza della fede tutta la propria vita.

Per questo abbiamo voluto vivere solo con la Messa tradizionale. Per questo pensiamo che sia il ritorno ad essa il migliore sostegno alla Missione urgente di riportare il Cattolicesimo nella vita normale del popolo.

Chissà che, dopo le polemiche, si possa riaprire una proficua riflessione su questi punti (“Radicati nella fede” – Marzo 2012).


SCELSERO DIO E SALVARONO LA CHIESA

Ripartire dalla semplicità. Ne siamo sempre più convinti: più la crisi della fede si fa sentire, più occorre ripartire dalla semplicità di una vita cristiana vissuta quotidianamente. Lo vogliamo ribadire, speriamo di riuscirci, con altrettanta semplicità.

Assisteremo purtroppo ad anni ancora molto complicati. Un mondo cattolico già profondamente in crisi, pensiamo alla confusione di questi ultimi decenni, sarà tentato di affrontare il vertiginoso calo della pratica cristiana, con mezzi terribilmente umani e perciò inutili se non dannosi. Vedremo il moltiplicarsi delle trovate degli stanchi “pastoralisti”, figli di quei “pastoralisti” che nell’epoca del Concilio Vaticano II hanno portato la Chiesa alla perdita della coscienza di se stessa. Ascolteremo il risuonare di frasi spaventosamente stanche che nascondono il vuoto della fede. Siccome i preti non ci sono più, arriveranno a dire che occorre una Chiesa più ministeriale, dove i laici tirano avanti la “baracca”, dove il sacerdote non è più la guida ma il valorizzatore di carismi. Vedremo l’intersecarsi di commissioni e sottocommissioni, giunte e quant’altro, per promuovere le unità pastorali, che non si sa mai cosa siano di preciso… la verbosità di incontri per riflettere sulla situazione alla luce del Vangelo, le tecniche per conquistare le persone che hanno abbandonato la vita delle parrocchie… e intanto la tua vita passa… nella nostalgia di una vita semplicemente santa, come Dio comanda.

Occorre stare molto lontani da tutte queste cose umane che non hanno mai fatto il Cristianesimo. Il Cristianesimo è sempre stato fatto da Dio in anime che lo hanno ascoltato. E per fare questo ci vuole un lavoro semplicissimo: una Chiesa aperta, che sia veramente luogo di preghiera, la Messa veramente cattolica, un prete che ascolta le confessioni, la consegna di una dottrina sana che dica subito tutta la verità della Rivelazione. Il resto è la vita da vivere non secondo il mondo, ma secondo Dio.

È un lavoro grande, sì, ma semplicissimo. È il lavoro di sempre.

Siamo convinti che questo sarà il futuro. Più la crisi si farà sentire, più i preti mancheranno, più bisognerà tenere aperti dei luoghi, magari piccoli, dove la fede sia vissuta intensamente: saranno questi luoghi i fari nella notte della nostra cristianità scomparsa.

Saranno i luoghi di Dio che illumineranno questa terribile notte.

Siamo ancora in tempo, non sappiamo per quanto, nel garantire questa vita semplice, semplicemente cristiana. Occorre avere dei luoghi della grazia, della fede, della misericordia di Dio.

Ci saranno se molti sacerdoti, lasciando un mondo complicato dalle moderne inutilità anche “ecclesiastiche”, abbracceranno una vita interamente sacerdotale, di preghiera – studio – apostolato. Come fece il monachesimo nell’epoca delle invasioni barbariche: scelse Dio e salvò la Chiesa.

Scelse Dio e salvò la Chiesa: chi invece sceglie le molte attività per la Chiesa, perde le anime e allunga un’agonia che sta intristendo i cuori (“Radicati nella fede” – Aprile 2012).

 

Per approfondire: http://radicatinellafede.blogspot.it/

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