ELEZIONE DI “MISS GAY” IN UNA SALA PARROCCHIALE PADOVANA, E ALTRE FOLLIE – di Giovanni Lugaresi

Giovanni Lugaresi ci parla in questo articolo dell’evento scandaloso che si è verificato in una Parrocchia padovana. Sarà interessante ora vedere se e come il Vescovo di Padova riterrà di intervenire. Restando, purtroppo, in tema di scandali, ci chiediamo anche quando l’Autorità ecclesiastica si accorgerà delle dichiarazioni demenziali rilasciate a ogni piè sospinto da don Andrea Gallo. L’ultima follia di questo “sacerdote” genovese è di due giorni fa: “un Papa omosessuale sarebbe una cosa magnifica”, ha dichiarato Don Gallo ai microfoni di Radio24. Quando un prete rilascia dichiarazioni di questo tipo (né sono le prime), cosa aspetta il Vescovo per prendere i dovuti provvedimenti?

PD


 

ELEZIONE DI “MISS GAY” IN UNA SALA PARROCCHIALE PADOVANA, E ALTRE FOLLIE

di Giovanni Lugaresi


cdc


Siamo arrivati alla più assoluta irresponsabilità in ambito ecclesiale, o, come si diceva una volta, “nel mondo dei preti”.

Se in un angolo della città di Modena si assiste alla sconsideratezza vergognosa (e dire vergognosa è davvero poco: un abuso inqualificabile!) di un parroco che apporta delle varianti al “Credo” durante la celebrazione della messa domenicale (testo stampato nel consueto foglietto ad uso del popolo di Dio), il che dovrebbe prevedere un intervento immediato dell’ordinario diocesano, altrove succede… dell’altro. E che altro!

La notizia è fresca fresca. Non più tardi di domenica scorsa 3 marzo, una sala parrocchiale padovana, affollata da trecento immigrati filippini ha visto nientemeno che l’elezione di “Miss gay filippino per il Nord Italia” – risultato un ragazzo abitante in provincia di Bergamo.

Sì, avete letto bene. “Miss gay” in una sala parrocchiale cattolica: quella della chiesa di San Bellino nel popoloso quartiere padovano dell’Arcella che vide il pio transito di Sant’Antonio il 13 giugno 1231.

Ora, i due fatti sono ben distinti: quello del parroco di San Pio X a Modena che si arroga il diritto-abuso di apportare varianti al “Credo”, e quello del confratello padovano, che concede la sala parrocchiale a non si sa chi, ma entrambi emblematici di un andazzo frequente. Quello della irresponsabilità, appunto.

C’è stato un tempo nel quale parroci e sacerdoti più in generale si attenevano fedelmente al rituale e a nessuno sarebbe venuto l’estro (estro, si fa per dire) di apportare la benché minima variazione alla messa. E questa del “Credo” non è una eccezione, bensì la prosecuzione, per così dire, di una lunga serie di abusi liturgici ai quali purtroppo assistiamo e non da oggi nelle nostre chiese: siano emiliano-romagnole, siano venete, siano di altre parti d’Italia. Costituiscono il frutto di quello “spirito del Concilio” che in mezzo secolo è stato esaltato e predicato sulla via di una protestantizzazione latente, e costante, in atto nella nostra Chiesa che non ci stancheremo di denunciare.

Quanto alla elezione di Miss gay filippino nella sala parrocchiale padovana, vien da osservare che è il sintomo evidente di una mancanza di controlli da parte di chi di dovere. E anche in questo caso, va osservato che un tempo i parroci erano addirittura “gelosi” dei loro spazi, che non concedevano facilmente ad… estranei, riservandoli alle attività del loro gregge.

Oggi non è più così, e nulla di male, anzi. Ma…

Ti chiedono uno spazio parrocchiale e tu parroco non ti informi, non ti accerti, a quale scopo sarà destinato dal richiedente o dai richiedenti? Concedi così, a scatola chiusa, senza sapere chi ti metti in casa?

Certo: non saremo noi a contestare la possibilità che uno spazio parrocchiale venga concesso ad associazioni, gruppi, anche al di fuori della parrocchia stessa, ma avendo contezza del “genere” di associazioni, gruppi, eccetera, appunto, ai quali si presta uno spazio. A meno che (e sottolineiamo “a meno che”) quel parroco non abbia affittato, dietro compenso quindi, quella sala ad un pinco pallino qualsiasi che gliela aveva chiesta. Sale parrocchiali, dunque, come qualsiasi luogo pubblico affittabile a chiunque, senza chiedere “garanzie” per un uso corretto, appropriato, delle sale medesime?…

Vorremmo sbagliarci, ma forse è proprio così. Purtroppo.

 

 

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La Voce di Romagna, 7 marzo 2013

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