Fabo, Gianni Trez & Covacich. Una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti

Le menzogne sui grandi organi di informazione, trasmesse in modo elegante e suadente.

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Caro Direttore,

non avevo intenzione di commentare la recente notizia del suicidio assistito in Svizzera di Fabo, perché tu lo hai fatto su Riscossa Cristiana di ieri molto meglio di come avrei saputo farlo io. Ma appena letto sul Corriere della Sera di oggi, 1° marzo, la notizia dell’identica scelta fatta dal malato terminale veneziano Gianni Trez e soprattutto il commento favorevole di Mauro Covacich (pag. 6), ho capito che non posso tacere, perché per l’ennesima volta ho toccato con mano come un giornalista autorevole, dotato di uno stile di scrittura elegante e suadente (quello stile che io ho sempre invidiato ai giornalisti) possa convincere i cattolici dalla fede traballante della liceità morale del suicidio assistito e dell’eutanasia in genere. E per l’ennesima volta ho percepito la potenza dei mezzi di comunicazione.

Covacich riconosce che, credenti o miscredenti, non possiamo non dirci cristiani e i cristiani, a differenza degli stoici come Seneca, hanno sempre ritenuto il suicidio un grave peccato contro Dio;  eppure egli nota con soddisfazione che aree sempre più ampie della società cominciano a considerare un diritto la scelta di tempi e modi della propria fine in caso di estrema sofferenza, il che secondo il senso comune sarebbe (a suo giudizio) perfettamente conciliabile con il credo religioso, anche se non con il dogma (allora “Vox populi, vox Dei”? ma questo non era lo slogan dei massoni ottocenteschi, tra i quali Giuseppe Mazzini?) . Io non so se Covacich sia cattolico e non mi interessa saperlo, mi sembra però evidente che egli si lascia ampiamente influenzare dal protestantesimo, come (guarda un po’ l’ironia della sorte) fa anche una larga parte del clero cattolico nel clima perverso e confuso che stiamo respirando; e infatti egli cita il filosofo empirista scozzese David Hume il quale, da buon presbiteriano riformato, credeva alla libera interpretazione della Scrittura e quindi anche alla liceità del suicidio nel caso in cui si è stanchi della vita, dato che ogni credente può farsi la sua morale. Infatti il protestantesimo è molto più comodo del cattolicesimo.

Ma ciò che scandalizza un’umile cattolica “bambina” come me, che mette ogni giorno la sua vita nelle mani di Dio, è far passare il messaggio che “la morte dolce, autoindotta, non intacca il giuramento di Ippocrate né tantomeno la sacralità della vita. Semmai è blasfemo non poter uscire di scena in modo dignitoso”. Se i cattolici si lasciano convincere di questo, a cominciare dal clero, allora abbiano il coraggio di non professarsi più cattolici. Del resto Gesù non aveva previsto che al Suo ritorno non avrebbe più trovato la fede sulla terra? Che significa “morte dignitosa”? Vive senza dignità, non chi soffre nel suo letto di dolore, offrendo la sua sofferenza “per completare nella sua carne quello che manca al patimento di Cristo”, ma chi uccide gli altri o se stesso, chi contravviene alla legge naturale espressa nel Decalogo, chi coscientemente rifiuta Dio per soddisfare il suo egoismo e potrei continuare ancora. Per il cristiano, chiamato all’imitazione di Cristo e quindi alla sua sequela, la “dignità” della morte è un falso problema: forse che la morte in Croce di quello che per noi è il Signore, il Redentore, il Figlio di Dio, fu una morte dignitosa secondo il giudizio del suo tempo? Era il vergognoso supplizio riservato dal Diritto Romano ai malfattori, ai delinquenti, agli schiavi. Gli studi medici condotti sulla Sacra Sindone di Torino hanno confermato che si trattava di una morte atroce: i polmoni del crocifisso scoppiavano nello sforzo di respirare, i muscoli sfinteri si allentavano, l’arsura divorava lo sventurato.

Ma dopo tre giorni ci fu la Resurrezione. A questo punto mi sembra di sentire la sghignazzata dell’incivile popolo di certi social network che, se non esita a insultare coloro che può vedere, figurarsi se può rispettare il Messaggio di Chi non vede o credere alla Sua Promessa. Ma quella Promessa e quella Buona Notizia sono tutto ciò che resta a chi giace nella sofferenza e confida nella potentissima preghiera per lui della Madre di Dio. Guai ai falsi profeti che, con le loro parole, riescono a fare breccia nella fede semplice e umile di tanti infelici! Sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare. Vorrei che tanti sapienti del nostro tempo riflettessero un po’ su queste parole.

Grazie per avermi letto.

Carla D’Agostino Ungaretti

17 commenti su “Fabo, Gianni Trez & Covacich. Una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Grazie, Signora Carla, per questo attentissimo e chiarissimo ragionamento.Ha fatto bene a mettere in risalto l’assurdità della cosiddetta “morte dignitosa”,espressione quanto mai inappropriata al concetto di morte, la quale morte accomuna tutti e tutti conduce verso il Mistero che tutti ci attende.La morte indignitosa, semmai, è proprio quella che ci si autoinfligge sbeffeggiando Dio nel sovrapporsi alla Sua volontà e al destino che Egli ha stabilito per ognuno di noi,cioè a un destino di bene nel Suo Regno.Sta a noi, aiutati dalla Sua grazia, collaborare vivendo in modo tale che quel destino di bene possiamo raggiungerlo.Coloro che insistono sostenendo il diritto di scegliere il tempo e i modi della propria fine certamente non mi sembrano grandi collaboratori dei progetti divini, ma piuttosto collaboratori dei progetti satanici a cui la scelleratezza umana sempre più spesso aderisce.Ed è questo che maggiormente fa paura, tanto più che a causa del continuo bombardamento mediatico gli ingenui (ma non solo) cadono in trappola e come pesci abboccati all’amo, finiscono miseramente.

    1. La Massoneria è culto della morte. Il Cattolicesimo è culto del Dio Vivente (non della “Vita”, termine pericolosissimo).
      I mass media sono -in maniera conclamata- TUTTI in mano alla Massoneria. Le eccezioni consistono in spazi come questo (mezzo di comunicazione “di persone”, non “di massa”) e in rari frammenti non passati al vaglio della “Commissione di Normalizzazione”.
      E tutto ciò -ripeto il riferimento storico- dal 1943: dal momento in cui i Massoni dell’Occidente e i Comunisti dell’Oriente sono diventati “i Buoni”… per i reggitori d’Italia, e per buona parte della Chiesa.
      Non per papa Pio XII, condannato per questo al ludibrio – e a essere sostituito da un Papa “ragionevole” e “Buono”

  2. Cara signora Carla, quando avevo 12 anni mi capitò tra le mani la biografia di Benedetta Bianchi Porro sepolta a Dovadola. Cito una frase di questa ragazza paralizzata in giovane età dalla malattia:
    “Io penso che cosa meravigliosa è la vita( anche nei suoi aspetti più terribili) e la mia anima è piena di gratitudine e di amore verso Dio per questo”
    Non ho altro da dire.

  3. Cara Signora lei vola troppo alto. Tutto succede perché non si muore più nel proprio letto a casa assistiti dai parenti. Oggi lo stato se sei moribondo ti manda manda a casa l’ambulanza per morire in ospedale, o se sei già morto ti manda ancora l’ambulanza per portarti in obitorio. Mio padre nel 1960 non avendo superato un intervento fu mandato a morire nel suo letto. Una volta un malato dichiarato inguaribile ce lo tenevamo fino all’ultimo in casa senza tante tracheotomie, respiratori artificiali, flebo o menate del genere e lo si lasciava andare al suo destino. Oggi non è più così. È il progresso ineluttabile? Ma a che prezzo! Ci stiamo rimettendo l’economia, la politica, la religione è la società intera terrorizzata da ogni tipo di malattie di cui si parla in continuazione soprattutto in televisione. L’anno scorso nel mio piccolo paese abbiamo celebrato 24 funerali e solo otto battesimi. Quando mai i giovani avranno il coraggio di mettere al mondo figli?

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Lei ha ragione, caro amico Amos Priviero, come ha ragione la Signora Tonietta. E’ quello il messaggio che si sta diffondendo anche tra i cattolici e, cosa ancora peggiore, tra il clero. Perfino un teologo importante e grande divulgatore come Hans Kung (sacerdote ordinato) disse anni fa che, qualora avesse perduto definitivamente la vista, come stava avvenendo, a uno studioso come lui non sarebbe rimasto che ricorrere al suicidio assistito, perché (diceva) se Dio gli aveva fatto dono della vita, la vita era diventata sua e poteva farne ciò che voleva. Un giovane medico al quale voglio molto bene, di famiglia cattolicissima, laureatosi con 110 e lode, prossimo a specializzarsi in oncologia, mi disse di ritenere inevitabile l’istituzionalizzazione del suicidio assistito, perché le risorse degli stati non saranno più sufficienti a curare quegli infelici e i familiari, presi da altri problemi, non avranno più tempo, voglia e forze di occuparsi di loro. E i preti tacciono o parlano (come Mons. Paglia) di mancanza di amore. Ma che cos’è l’amore se non è illuminato dalla Parola di Dio?

      1. «Hans Kung (sacerdote ordinato) disse anni fa che […] se Dio gli aveva fatto dono della vita, la vita era diventata sua e poteva farne ciò che voleva».

        La cosa è veramente sbalorditiva. Si può capire che menti eccelse (o presunte tali) spinti dalla superbia tralignino verso eresie varie, ma che addirittura ignorino o fingano d’ignorare i fondamenti della Metafisica…

        Io nella mia nullità so solo che Dio è l’Essere per Essenza («Io sono colui che sono», Es 3,14), e noi lo siamo per partecipazione. Dire che Dio ci fa dono della vita è impreciso: noi partecipiamo, per Sua immensa bontà, dell’Essenza di Dio.

  4. Condivido quanto scrive già Tonietta (Signora, si chiama come mia madre). La dignità non risiede (falsamente) nella modalità di morte ma (veracemente, cristianamente e cattolicamente) nella sofferenza che tocca ciascuno di noi, quale mezzo per conseguire la Salvezza avvicinandoci, con l’ausilio della Grazia di NS Gesù Cristo e del suo S Spirito, all’ineffabilità della Croce.

  5. Piero Vassallo

    Il laicismo è un faro di invincibile e crudele stupidità.
    il dolore fisico può destare il desiderio di essere ucciso da un paradossale “medico curante” (o di uccidersi) ma il coraggio della ragione può e deve allontanare la satanica tentazione
    amare la morte per suicidio significa disprezzare la propria vita, calpestare la propria dignità e offendere il Creatore (e meritare la pena eterna)

  6. Morte dignitosa ? Come si può considerare dignitosa una morte identica a quella che viene data agli animali malati ? E come si può considerare doverosa l’ uccisione di una persona da parte dello Stato , che giustamente rifiuta la pena di morte per i colpevoli di gravissimi delitti ? La sofferenza fisica oggi è curabile con ritrovati di altissima efficacia; l’ accanimento terapeutico è escluso dalla stessa dottrina della Chiesa, oltre che dalla pratica medica conforme la giuramento di Ippocrate; quanto alla sofferenza psichica, alla depressione derivante da inabilità e invalidità , ci sono bel altri rimedi che il suicidio: c’è l’offerta di valori che diano senso alla vita anche se difficile, ci sono l’ amicizia, la vicinanza, la condivisione, la preghiera. Ma i nemici di Dio e della verità, incapaci di far proposte di una buona vita, ripiegano sulla “buona morte”, magari col sostegno di mons. Vincenzo Paglia (leggere le ambigue e reticenti interviste rilasciate dal medesimo). E su tutto volteggiano gli avvoltoi radicali, incensati dai mezzi di infomazione.

  7. Ciò che sconforta è che dando un’occhiata su alcuni “social” che vanno per la maggiore, per spiare dai commenti la tendenza su questo grave problema, non ne ho letto uno che sia contrario a questa pazzia, quella del cosiddetto “suicidio assistito”. E’ vero che in genere coloro che chi vi scrivono sono di una certa tendenza nichilista; e che si influenzano reciprocamente, e che chi osa fare commenti contrari viene sommerso da un diluvio di risposte intrise di termini tali rispetto ai quali il turpiloquio appare un linguaggio da educande (qui un po’ di censura, no?…); è vero questo, ma è anche vero che in tal modo sembra che tutti in Italia la pensano allo stesso modo. Insomma è anche questa una formidabile campagna a favore di questa forma necrofila di soluzione del problema.

    Infine vorrei notare che generalmente si parla di “suicidio” senza mettere in evidenza che esso è in realtà un omicidio e solo indirettamente un suicidio. Un potenziale vero suicida spesso desiste all’ultimo momento di compiere l’atto; i suicidi mancati sono più frequenti di quelli reali.

  8. Vorrei tornare sulla frequenza dei suicidî, anche per un aspetto legato al tema in corso.
    Consultando il sito dell’ISTAT ho trovato il seguente indirizzo da cui si possono estrarre le tavole con i dati sui suicidi e i “tentativi di suicidio”. sono solo del 2010 e sembra che siano gli ultimi pubblicati in termini così analitici:

    http://www.istat.it/it/archivio/55646

    In totale in Italia nel 2010 i suicidi furono 3.048 e i tentativi 3.101. Fa impressione che quelli avvenuti nelle regioni con maggior “benessere” (come viene normalmente inteso) sono molto di più che nelle altre (riferisco le percentuali su centomila abitanti, che rendono più evidente il dato): Nel Nord-Centro 5,7% di suicidi e 5,9% di tentati; nel Mezzogiorno 3,8% per gli uni ed altrettanto per gli altri. Penso che quando si fanno le statistiche sulla “qualità della vita” nelle città italiane questi dati sarebbero da considerare insieme a quelli, per esempio, sul numero degli impianti sportivi o di discoteche.
    [segue]

  9. In un altro indirizzo ISTAT riferito agli anni 2011-2013 si parla dei suicidi a causa di malattie fisiche o mentali:

    https://www.istat.it/it/archivio/196880

    Il numero di suicidi per le suddette cause furono 12.877: circa uno su 5 (2401) per una “morbosità associata rilevante”.
    «Circa la metà dei suicidi avviene in casa. Tale quota risulta più elevata (57%) nel caso di suicidio associato ad una malattia mentale». L’analisi prosegue con un dato impressionante: «Il 30% dei suicidi in presenza di malattie fisiche avviene in istituti di cura». Perché “impressionante”? Perché è evidente che non si tratta di suicidi ma di omicidi; al limite di omicidi/suicidi. E questo avveniva già più di 5 anni fa.
    Verrebbe da chiedere perché Fabo non l’abbiano “suicidato” in questo modo, se non fosse chiaro il motivo legato all’ennesima campagna sull’Eutanasia.

  10. Dr.ssa D’Agostino, GRAZIE a lei, per questo meraviglioso articolo!
    In questo giorni, non immagina quanta tristezza mi porto dentro…in questo mondo,alla rovescia, nel quale non mi riconosco affatto.
    Purtroppo, la linea è questa: aborti-divorzi-eutanasia…e chi più ne ha ne metta.
    Ma ecco che la Fede, mi viene in aiuto…ah! che grande cosa, per noi che crediamo in Cristo e nella Sua visione beatifica in Paradiso.
    Altro che questi sciacalli-assassini, che si ergono a giudici supremi nel dare la vita o la morte, perchè non esiste in costoro il senso della sacralità della vita e quindi dare la morte diventa naturale e necessario.
    Chissà se Dio,avrà misericordia di tutti quanti si sono uccisi per sfuggire alla “via Crucis”

  11. Sono d’accordo con il Professor Vassallo, aggiungo che il cosiddetto laicismo ha anche la funzione di mascherare la codardia di coloro che partono a lancia in resta e che sono, come dicono a Napoli, ‘guappi ‘e carton’, perché non si sporcano mai le mani quando predicano contro il Decalogo, contro la morale cattolica e il diritto naturale. Non hanno mai coraggio a farsi condurre nel contrario, mettendo in preventivo le conseguenze. Deve farlo lo Stato, il legislatore. Eh, molto semplice. Aveva ragione Costanzo Preve quando definiva costoro, soprattutto la crema intellettuale progressista, avvelenatori di pozzi. Leggo che D’Arcais è arrivato a proporre il licenziamento dei medici obiettori. Ecco, i codardi non si sporcano mai le mani, deve farlo lo Stato, le Camere. Invece dobbiamo subire le logiche di intellettuali passati da Marcuse al sessanttotismo, dal progressismo al post moderno, per giungere alla dissoluzione. Se avete gli attributi, fate il contrario del Decalogo e del diritto naturale, ma voi!
    https://www.youtube.com/watch?v=mvR0DnPw5QM

  12. sono d’accordissimo con il Dr. Vassallo.
    Accettare di farsi uccidere o uccidersi, significa porgere la proria anima al Demonio.
    Una volta, mi raccontava la mia mamma, i morti suicidi non avevano diritto al funerale cristiano… la salma era portata direttamente al Cimitero,perchè morti “disgraziati” (fuori dalla grazia di Dio).
    Questa ( giusta) pratica, agiva in un certo senso anche da deterrente per colui che aveva idee suicide; oggi invece tutto è”normale” chi è in odio alla vita e quindi a Cristo, ha lo stesso trattamento di invece affronta con il coraggio della fede la “Croce” che il Signore gli ha assegnato.
    E a proposito di “croce”il nostro S.Pio da Pietrelcina soleva dire: “tutti vengono da me per farsi togliere la Croce, mai nessuno per chiedermi di aiutarli a portarLa!”

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