Famiglie irregolari e “comunione imperfetta” – di Guido Vignelli

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Dietro l’apertura sinodale alle unioni irregolari: gradualità della legge e “comunione imperfetta”…    Si può tollerare e correggere ciò che è abnorme, non mai accettarlo e giustificarlo, nemmeno col pretesto di favorire un ipotetico passaggio graduale alla normalità. Come non è lecito giustificare “mali minori”, anche se teoricamente facilitassero il passaggio a un bene, così non è lecito giustificare situazioni matrimoniali o familiari irregolari, anche se teoricamente facilitassero il passaggio a una situazione regolare.

di Guido Vignelli

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PENTAX ImageUna svolta pastorale che sottintende una premessa dottrinale

I sette mesi che ci separano dal secondo e definitivo Sinodo episcopale sulla famiglia saranno determinanti nel creare un clima che prepari la vittoria di uno dei due schieramenti che si vanno contrapponendo. Pertanto, è importante capire fin da ora che, nel passato Sinodo, il fronte conservatore ha ottenuto un successo solo parziale, perché non è riuscito ad impedire che nei documenti finali fossero inseriti alcuni princìpi e orientamenti scandalosi.

Il p. Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica e osservatore sinodale scelto da Papa Francesco, così riassume il presupposto della svolta sinodale: «Non si pone una distanza – o, peggio, una opposizione – tra Dio e la Storia» (A. Spadaro S.J., Introduzione a La famiglia è il futuro. Tutti i documenti del Sinodo straordinario 2014, Edizioni La Civiltà Cattolica, Roma 2014, cit., p. 26), ossia, più chiaramente, tra la Chiesa e la Rivoluzione secolarista e permissiva. In questa prospettiva, «riteniamo necessario che la Chiesa, a tutti i suoi livelli, s’interroghi non solamente su questa o quella questione particolare ma, grazie ad esse, anche sul modello ecclesiologico che incarna» (cit., pp. 27-28). L’evoluzione storica impone infatti di sostituire il vecchio modello ecclesiale della “fortezza assediata” con quello della “tenda nomade piantata nel deserto” che funziona come “ospedale da campo”, allo scopo di “accompagnare il popolo” nel suo cammino per le travagliate vie della storia curandone le ferite ricevute; ma senza pretendere d’indicarne l’orientamento o di correggerne i programmi e il comportamento, perché questo sarebbe integrismo e massimalismo.

Fra le proposte sinodali, quella che ha suscitato maggiore sconcerto prospetta di dare una qualche forma di legittimazione religiosa a individui e famiglie irregolari, ossia in stato di peccato: divorziati volontari, divorziati-risposati, unioni civili, coppie conviventi (anche omosessuali). Si tratta di un’apertura non semplicemente “pastorale”, ma anche disciplinare e implicitamente dottrinale: un tentativo di giustificare la situazione di peccato, anche pubblico, in cui si trovano “persone e famiglie ferite”, fino al punto d’ipotizzarne l’ammissione all’Eucaristia.

Questa “svolta pastorale” diventa più comprensibile, ma non certo ammissibile, se la consideriamo alla luce del principio con cui è stata giustificata: quello della “gradualità della legge” morale e religiosa, gradualità che ammetterebbe come valida una “comunione imperfetta” (o “incompiuta” o “parziale”) tra i coniugi, così come tra loro e la Chiesa, tra i fedeli e Dio. Ciò appare dagli accenni forniti non tanto dalla conclusiva Relatio Synodi (RS, del 18 ottobre 2014), quanto dalla intermedia Relatio post Disceptationem (RpD, del 13 ottobre 2014), che ha sintetizzato la prima fase dei lavori ma che è stata contestata e parzialmente corretta dalla stessa assemblea sinodale.

Va notato che nella finale votazione sinodale le tesi più gravi tra quelle che stiamo per riferire non hanno ottenuto quella maggioranza qualificata dei consensi necessaria per essere inserite nella Relatio Synodi. Tuttavia, vi appaiono ugualmente per volontà esplicita di Papa Francesco, per cui anche queste tesi costituiranno la base della discussione nel prossimo Sinodo; è quindi importante prenderle in attenta considerazione; ne indicheremo in corsivo le parole e le frasi più significative.

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L’apertura sinodale alle unioni irregolari

Il Sinodo premette che «il cambiamento antropologico-culturale oggi richiede un approccio capace di cogliere le forme positive della libertà individuale» (RpD, n. 5), dunque anche delle scelte di vita compiute dagli sposi e dalle famiglie. «Occorre che nella proposta ecclesiale, pur presentando con chiarezza l’ideale, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora, o non più, a tale ideale» (RpD, n. 36; RS, n. 41).

Come applicazione pratica di questa “svolta pastorale”, il Sinodo sostiene che bisogna considerare l’attuale situazione di coppie e famiglie irregolari non tanto nei loro aspetti negativi quanto in quelli positivi, capaci di evolversi verso forme di convivenza che, sebbene non corrispondano all’ideale evangelico, sono comunque «relazioni di qualità» (RS, n. 9) che dimostrano solidarietà di coppia o sociale. Fra queste “relazioni di qualità”, il Sinodo include le convivenze, i matrimoni civili, quelli tra divorziati-risposati, perfino tra omosessuali. Sono tutti stati di vita “imperfetti” ma parzialmente validi, tappe di un processo graduale che può compiersi nella perfetta famiglia cristiana: «Tutte queste situazioni vanno affrontate cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia» (RS, n. 43).

Ad esempio, «una nuova sensibilità della pastorale odierna, consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e nelle convivenze» (RS, n. 41). «Anche in tali unioni è possibile cogliere autentici valori familiari, o almeno il desiderio di essi» (RpD, n. 38). Ad esempio, «le situazioni dei divorziati-risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati, e promuovendo la loro partecipazione alla vita della comunità ecclesiale» (RS, n. 51). Pertanto, il Sinodo non esclude la possibilità di ammettere i divorziati-risposati alla piena comunione ecclesiale e quindi all’Eucaristia, sia pure gradualmente e a certe condizioni (cfr. RpD, n. 47; RS, n. 52).

Perfino le convivenze omosessuali vanno considerate con rispetto, perché «vi sono casi in cui il mutuo sostegno costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners» (Rpd n. 52). Tali coppie possono avere «una crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica, integrando la loro dimensione sessuale» (RpD n. 51). Pertanto, i conviventi omosessuali «hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana» (RpD, n. 50).

Il p. Spadaro così riassume la questione: «La Chiesa è chiamata ad accompagnare i processi culturali e sociali che riguardano la famiglia, per quanto ambigui, difficili e poliedrici possano essere. (…) La Relatio Synodi ha accolto il desiderio di dare un riconoscimento agli elementi positivi anche nelle forme imperfette di famiglia e nelle situazioni problematiche. In questo senso, ha operato un cambio di prospettiva. Non ha messo davanti l’ideale per giudicare, alla luce di esso, il negativo delle situazioni imperfette, ma lo ha fatto (…) per riconoscere ciò che di positivo si può discernere anche in situazioni che non realizzano pienamente quell’ideale» (pp. 30 e 21).

Di conseguenza, i cristiani che si trovano in situazioni canonicamente irregolari e moralmente colpevoli, anche se scandalose, non dovrebbero considerarsi scomunicati né messi ai margini della Chiesa, anzi nemmeno discriminati: come insegna il neo-teologo Walter Veltroni, “nessuno deve sentirsi escluso”. «Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta» (RS, n. 11), anche se immorale. Evitando di giudicarle, senza pretendere di convertirle, la Chiesa dovrebbe limitarsi ad accettare persone e coppie irregolari “così come sono”, prima esprimendo rispetto e stima e fiducia, poi accompagnandole nel loro cammino e avviandole a una graduale regolarizzazione per tappe che potrebbe arrivare fino alla “piena conformità” alla morale e alla “piena comunione” con la Chiesa.

Se quindi un sacerdote richiama alla coscienza della “persona in stato irregolare” il suo peccato, lo rimprovera della sua colpa e lo ammonisce a convertirsi rompendo i legami illeciti e regolarizzando la situazione matrimoniale, egli si comporta da zelante fanatico, da pastore intransigente, inumano e inopportuno, perché pretende che una situazione “complessa” e difficile si adegui a quella ideale, senza considerare gli aspetti positivi (etici e religiosi) della convivenza irregolare.

Come si vede, questa impostazione basata sul primato della persona sulla legge morale, della misericordia sul rigore, della carità sulla verità, non si limita a tollerare e curare pastoralmente la situazione peccaminosa, ma giunge ad accettarla e giustificarla dottrinalmente come un “male minore”, anzi come un “bene imperfetto”. Questo ci fa capire meglio come sia possibile che alcune associazioni cattoliche italiane abbiano recentemente proposto di legalizzare le convivenze, anche omosessuali, alla sola condizione che non vengano parificate alla famiglia fino al punto di poter adottare figli.

A questa impostazione e prospettiva, il sensus communis ci spinge ad obiettare che un uomo può solo essere sposo fedele o infedele, può aver contratto matrimonio valido o invalido, può avere una famiglia regolare o irregolare, può generare figli legittimi o illegittimi; tertium non datur. Allora ci domandiamo: come potrebbero mai esserci sposi “imperfettamente fedeli”, matrimoni “parzialmente validi”, famiglie “imperfettamente regolari”, figli “parzialmente legittimi”? Tutto questo non finisce col relativizzare il matrimonio sacramentale, giustificando le “nozze a tappe” e il “divorzio cattolico”?

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Gradualità della legge morale e della comunione con Dio

Spesso una novità pastorale ne presuppone una dottrinale. Anche qui, l’ “apertura pastorale” alle convivenze irregolari viene giustificata da una innovazione dottrinale, per quanto mascherata e ambigua. Essa si basa su due princìpi: quello della cosiddetta “gradualità della legge”, secondo cui può essere ammessa una conformità parziale alla morale cristiana; e quello della “gradualità della comunione”, secondo cui può essere ammessa una unione parziale con la Chiesa e con Dio stesso. Ossia, la “validità parziale” dei matrimoni e delle convivenze (anche omosessuali) è un’applicazione pratica della “conformità parziale” del soggetto alla legge morale, a sua volta confermata dalla “comunione parziale” del fedele con Dio e con la Chiesa.

Partendo dal presupposto che «la condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano» (RS, n. 14), «non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del “tutto o niente”» (RpD, n. 40). A questa impostazione integrista il Sinodo oppone che persone e relazioni vanno valutate secondo la «legge di gradualità» (RpD, n. 47), ossia tenendo conto del grado di consapevolezza della legge morale e religiosa e del grado di coinvolgimento nella situazione familiare e sociale vissuta.

Infatti, «occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza» (RS, n. 13), rispettando quella «legge della gradualità (cfr. Familiaris consortio, n. 34) propria della pedagogia divina» (RpD, n. 13). La storicità e relatività della legge divina sarebbe dimostrata dal fatto che Dio stesso permise all’antico Israele di attenuare il rigore del matrimonio originario col matrimonio mosaico, tollerando il ripudio, le seconde nozze e la poliginia (cfr. Dt 24, 1 ss.). Con questo s’insinua che la Chiesa potrebbe oggi riammettere il divorzio, le seconde nozze e la poligamia per le “persone e famiglie ferite”, che si sentono messe in situazioni insostenibili, incapaci di mantenere un impegno matrimoniale unico e definitivo. Ma ciò significherebbe asservire la legge evangelica a una sorta di “morale della situazione”. Il tanto osannato progresso della legge morale si concretizzerebbe dunque in un ritorno alla tolleranza mosaica?

Per capire questa impostazione, bisogna riferirsi alle seguenti frasi-chiave della riflessione sinodale: «La dottrina dei gradi di comunione, formulata dal Concilio Vaticano II, conferma la visione di un modo articolato di partecipare al mysterium Ecclesiae da parte dei battezzati» (RpD, n. 18). «La Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono anziché i limiti e le mancanze. (…) Riguardo alle convivenze, ai matrimoni civili e ai divorziati-risposati, compete alla Chiesa di riconoscere quei “semi del Verbo” (cfr. Ad gentes, 11) sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali» (RpD, n. 20).

Come si vede, un matrimonio imperfetto, parzialmente valido, o una famiglia imperfettamente, parzialmente legittima, sono possibili in quanto giustificati su un piano ben più generale ed elevato. La parziale conformità alla morale viene qui giustificata con la parziale conformità alla legge divina e alla comunione ecclesiale. Dunque, la conformità alla legge canonica e alla morale evangelica, la comunione con la Chiesa e l’unione con Dio, possono tutte essere imperfette, incompiute, parziali, secondo una scala di gradi più o meno elevati ma tutti comunque validi. Tra un ostinato libertino e un casto monaco, tra chi vive in peccato mortale e chi vive una santità eccelsa, tra l’apostata e il fedele, tra uno scomunicato e un membro vivo della Chiesa, insomma tra chi nega Dio e chi è unito a Lui, esiste solo una differenza di grado, non qualitativa ma quantitativa.

Pertanto, nessuno può essere considerato scomunicato o nemico della Chiesa, per il semplice fatto che, come afferma il Concilio Vaticano II, «Dio si è unito ad ogni uomo», sia pure solo «in un certo qual modo» (Gaudium et spes, 22 b), ossia imperfettamente, in qualche grado. Al massimo, un uomo può essere nemico dell’umanità o della solidarietà o della pace, e quindi condannabile come “integrista” e “fanatico”. Comunque sia, a parte questa residua categoria di reietti, tutti gli uomini sono parzialmente onesti, fedeli, cattolici, in stato di grazia, santi; il che significa che sono tutti anche parzialmente disonesti, infedeli, pagani, in stato di disgrazia, malvagi. Ma allora, l’uomo sarebbe forse simul justus et peccator, come voleva Lutero? La Chiesa si limiterebbe ad accompagnare e assistere i peccatori, senza pretendere di guarirli e santificarli?

A questa impostazione e prospettiva, il sensus fidei c’impone di obiettare che un cristiano può solo essere onesto o disonesto, può osservare o violare la legge morale, può essere unito o separato da Dio, può essere in stato di grazia o di disgrazia, può essere dentro o fuori la Chiesa; tertium non datur. Allora ci domandiamo: com’è possibile che un cristiano sia “imperfettamente onesto”, “parzialmente osservante della morale”, “imperfettamente unito a Dio”, “parzialmente in stato di grazia”, in “imperfetta comunione” con la Chiesa? Tutto questo non finisce forse col relativizzare la morale e la Fede e a giustificare il peccato e l’apostasia?

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Una posizione pericolosa sostenuta da una teoria erronea

Il fatto che la pericolosa prassi pastorale del Sinodo, per giustificarsi, sia costretta a ricorrere a una teoria erronea, ne rivela la debolezza e l’improprietà. Non possiamo ammettere la tesi, secondo cui l’attuale situazione di crisi spirituale esige che le verità e le norme morali siano accettate e applicate solo se e nella misura in cui risultino ammesse dalla coscienza individuale o gradite alla opinione pubblica. La graduale consapevolezza e anche il progressivo adempimento della legge morale o evangelica non dispensano il fedele dall’obbligo di conoscerla e praticarla per intero, ad esempio dal rispettare integralmente tutti i Comandamenti: chi ne viola gravemente anche uno solo non può essere gradito a Dio. La fedeltà cristiana è dimostrata solo dal compimento delle opere, dalla osservanza della Legge (naturale o rivelata che sia): “probatio fidei est exibitio operis”.

In realtà, quella che è stata presentata come applicazione della “legge della gradualità”, è invece applicazione di quella “gradualità della legge” rifiutata da Giovanni Paolo II nel brano capziosamente citato dal Sinodo: «I coniugi non possono considerare la Legge solo come un mero ideale da raggiungere in futuro, ma debbono valutarla come un comando di Cristo Signore a impegnarsi a superare le difficoltà. Perciò la cosiddetta “legge della gradualità”, o cammino graduale, non può identificarsi con la “gradualità della legge”, come se nella Legge divina ci fossero vari gradi e varie forme di precetto per uomini e situazioni diverse» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, n. 34). Durante i lavori sinodali, parlando a nome del Circulus Gallicus B, il noto teologo e vescovo André Léonard giustamente obiettò che questo falso gradualismo porta a legittimare a priori le situazioni irregolari o peccaminose (cfr. La famiglia è il futuro, op. cit., pp. 208-210).

Nel campo matrimoniale, tale inammissibile gradualità porta ad ammettere che le nozze si realizzino per gradi, ossia che i fidanzati giungano progressivamente a diventare sposi, passando attraverso tappe di convivenza per verificare la loro maturità nell’impegnarsi infine nel giuramento sacramentale, in modo da evitare che matrimoni affrettati o sbagliati diventino indissolubili (come pretende Fulvio De Giorgi, La personalizzazione dello sguardo. Per un rinnovamento della pastorale familiare, su Il Regno, annuale 2009, Bologna 2010, pp. 57-67). Ma l’insegnamento e la pastorale della Chiesa non hanno mai ammesso simili nozze per tappe graduali. Il matrimonio sacramentale è valido solo se i fidanzati danno alla loro unione un consenso incondizionato che li rende subito sposi e che non ammette ritrattazioni.

La gradualità della conversione di una situazione da immorale a morale, mediante rottura di legami e situazioni illecite, non permette che le tappe intermedie di tale cammino vengano considerate di per sé come lecite, tantomeno come inevitabili fasi di maturazione. «In ogni caso, bisogna evitare di benedire queste relazioni, perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del matrimonio» (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, n. 29).

Analogamente, la graduale conversione di una legge civile da immorale a morale non può avvenire compiendo una serie di parziali correzioni moralmente illecite, ma solo rendendola gradualmente conforme alla morale. Anche qui, non “gradualità della legge” ma “legge della gradualità”.

Travisando la famosa parabola evangelica, il Sinodo ritiene che la Chiesa, senza ostinarsi a sradicare la zizzania dal campo, debba solo limitarsi a seminarvi il grano; fuor di metafora, non rifiutare le convivenze irregolari, ma svilupparne gli immancabili aspetti positivi (così il p. Spadaro, cit., p. 21). Ma c’è un problema, ben noto a chi pratica l’agricoltura: se la zizzania non viene estirpata, giunge a soffocare il grano rovinando le messi; ossia, se le convivenze irregolari non vengono condannate come illecite e corrette come illegali, esse ostacoleranno la formazione di sane famiglie e da abuso diventeranno uso, da eccezione regola. Come ammoniva il mio compianto amico p. Antonio Di Monda, non esiste dunque un preteso “diritto della zizzania” ad essere accettata, ma semmai esiste la possibilità ch’essa sia momentaneamente tollerata per evitare un male maggiore. Si può tollerare e correggere ciò che è abnorme, non mai accettarlo e giustificarlo, nemmeno col pretesto di favorire un ipotetico passaggio graduale alla normalità. Come non è lecito giustificare “mali minori”, anche se teoricamente facilitassero il passaggio a un bene, così non è lecito giustificare situazioni matrimoniali o familiari irregolari, anche se teoricamente facilitassero il passaggio a una situazione regolare.

In conclusione, resta valido il celebre principio di san Dionigi Areopagita, ripreso da sant’Agostino e san Tommaso: «bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu» (“il bene è risultato della integrità della causa, il male invece da un suo qualunque difetto”).

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25 commenti su “Famiglie irregolari e “comunione imperfetta” – di Guido Vignelli”

  1. Forse esagero ,ma non so se nemmeno Satana avrebbe immaginato solo due anni fa che il trionfo del suo progetto poteva essere cosi’ a portata di mano.Non tanto perché porti nell’immediato alla disfatta della Chiesa,ma perché inneschera’ meccanismi attraverso i quali tornare indietro sara’ pressoche’ impossibile pur in presenza di un vertice piu’ geriatrico che gerarchico.Certo ci sara’ un Piccolo Resto fedele,ed anche un’altra istituzione terrena,piu’ grande,che pero’ non somigliera’ se non vagamente e lontanamente alla Chiesa Cattolica che non pochi hanno veduto ancora ben viva.Ne sara’ al massimo una scadente parodia.Rimangono molti interrogativi angosciosi,a cui forse non si puo’ rispondere con la sola ragione.Perché da almeno 50 anni si sia cercata e realizzata questa distruzione cosi’ pervicacemente da parte di potenti forze interne,perché essa sia stata solo debolmente osteggiata e rallentata ,perché ci si trovi nell’atroce condizione di dover scegliere fra Pietro e Cristo…

    1. A queste domande, caro Alessio, non c’è che una risposta: le forze disgregatrici della Chiesa Una Santa Cattolica e Apostolica erano e sono assistite non dallo spirito santo, ma da forze preternturali, cioè luciferine, sataniche, altrimenti con le loro sole forze umane i modernisti, così aspramente combattuti da san Pio X (Merry del Val, Del Lai, Benigni, ecc.) non sarebbero riusciti a risorgere, cospirare e poi sferrare l’attacco decisivo alla Chiesa dopo la morte di Pio XI. Ha sentito parlare della messa satanica che sarebbe stata tenuta nella Cappella Paolina il 29 giugno 1963, otto giorni dopo l’elezione di Montini? e nella quale i partecipanti avrebbero fatto giuramento di adoprarsi per la distruzione del Cattolicesimo? c’è di che riflettere e meditare…

  2. Non si può tollerare la zizzania, in nessun caso. Per divorziati e gay c’è la via della castità, per rimanere dentro la Chiesa. Nessun Spadaro ne parla, chissà come mai.

  3. I vaneggiamenti di padre Spadaro possono solo disgustare un cattolico degno di questo nome, così come molti passi della Relatio post Disceptationem e alcuni della Relatio Synodi, a cui, ovviamente, NON può essere dato alcun tipo di assenso.
    Queto sinodo è stato la più grande vergogna della Chiesa Cattolica e il prossimo potrebbe essere molto peggio!
    Quasi sicuramente tutto resterà a livello pastorale, ma stiano bene attenti quelli che dicono “non darò l’assenso a meno che il papa non approvi quelle novità parlando ex cathedra” (vedere ciò che dice e ciò che ha scritto il Professor Radaelli nel suo libro “La Chiesa Ribaltata”), perchè la Chiesa si è GIÀ pronunciata in modo INFALLIBILE su queste questioni (ci sono alcuni dogmi (verità definitorie) a difesa del matrimonio e il Magistero ordinario e universale è INFALLIBILE e ad esso va dato un assenso di Fede (verità definitive)).
    Oltre a ciò il Depositum Fidei, che è al di sopra del Magistero, è chiarissimo su quelle questioni…

  4. …l’infallibilità papale può essere usata soltanto per difendere il Depositum Fidei e MAI contro di esso, inoltre non gli consente di abrogare o modificare il Magistero Infallibile precedente (verità definitive e verità definitorie).
    Che succede se un papa provasse a contraddire il Deposito Della Fede o il Magistero INFALLIBILE precedente pronunciandosi ex cathedra?
    Ci sono due CERTEZZE:
    1)Quei pronunciamenti sono FALSI.
    2)Il Dogma dell’infallibilità papale ci dice che un papa non può fallire quando parla ex cathedra.
    La soluzione più logica a questo apparente paradosso è riconoscere che quella persona NON sia papa (persona che ha SBAGLIATO dove un papa è impossibilitato a sbagliare).
    L’unica altra soluzione è quella dei modernisti, secondo cui i dogmi, il Depositum Fidei e tutte le altre Verità possono mutare a seconda dei tempi, ma secondo i modernisti Gesù era soltanto un uomo buono e saggio!

  5. Leggendo un agile libretto (Quaderno del Timone) su Giordano Bruno, mi sono convinto che i promotori delle “novità” non siano (neanche nel loro pensiero) “rinnovatori” della Chiesa, ma fautori di un’altra religione, dai tratti (che possiamo solo intuire essendo coperti da “segreti” e “obbedienze” varie), sostanzialmente satanico-massonici, sicuramente anticristici. Alla conferma delle tesi sinodali, corrisponderebbe (come più volte osservato) l’abolizione de facto di tre sacramenti (Confessione, Comunione, Matrimonio), che resterebbero come puri e folclorici “segni” sentimentali…di niente. Eliminare, peggio, profanare, capovolgere i sacramenti è, credo, il principale obiettivo di Satana: tagliare i viveri al Popolo di Dio perché si arrenda.

  6. Fra un decennio o poco più, sempre che Gesù Cristo non sia già tornato a portare la Sua Giustizia, la falsa Nuova Chiesa scorgerà degli aspetti positivi evangelici e pastorali pure nell’incesto e nella pedofilia!

  7. Normnno Malaguti

    Bene Vignelli!
    Rifacciampoci al magistero prcedente, definito e perenne. alla parola di Cristo Verbo di Dio, al Commonitorium che é esplicito ed é stato guida sicura per quindici secoli nei casi di dubbia inerpretazione o di palesi eresie proniuciate da papi come Liberio.
    Il Vescovo di roma ha affermato o non ha affermato che Dio non é Cattolico, che il Card. Carlo Maria é il suo maestro?
    E’ vero oppure falso che Martini affermò di non essere cattolico?
    Dunque procediamo per gradi:
    1 – Gesù é il Figlio di Dio Consustanziale al Padre?
    2 – Geù é il Capo della Chiesa Cattolica?
    3 – La Testa può differire dal corpo senza essere un
    mostro?
    4 – Se Colui che é consustanziale al Padre é cattolico come la Chiesa da Lui fondata e della quale é il Capo, si può dire senza bestemmiare che Dio non é Cattolico?
    5 – Dunque il Vescovo di Roma ha bestemmiato! Se il Suo dio non è cattolico, Egli non può guidare la Chiesa Santa Apostolica e Cattolica, non ha la qualità, le prerogative, se insiste non é…

    1. Come A.Gnocchi ha scritto, ciò che proviene dal Vaticano in questo momento costituisce senz’altro una perdita di tempo per i fedeli.
      Anni fa V.Messori si permise di proporre confidenzialmente a papa Wojtyla una “moratoria” sulla produzione di montagne di documenti inutili, episcopali ma anche pontifici; oggi le montagne di carte e di parole sono non solo inutili, ma anche fuorvianti.
      Ad esempio potremmo disquisire sull’espressione “Dio non è cattolico” (Cammilleri usò “Dio è cattolico” come frase paradossale, in positivo, per intitolare un suo libro). Potremmo… ma non ne vale la pena: non ci troviamo in un contesto serio di ricerca. Affermazione paradossale, ma -temo- vera.

    2. Lei ha un’ottima capacità deduttiva, caro Malaguti (inoltre mi ricorda quei bei motorini prodotti dall’omonima ditta emiliana, che mi piacevano così tanto, molti anni fa), ma ovviamente ai modernisti della stringente logica deduttiva non importa un fico secco, tanto sono saccenti, supponenti, presuntuosi e superbi. Morale: non li ascolti, non li guardi, non li pensi nemmeno, usiamo meglio del nostro tempo prezioso. Buon e santa quaresima, caro Normanno

  8. Quindi bisognerebbe passare dalla “fortezza assediata” alla “tenda nomade piantata nel deserto” che funziona come “ospedale da campo”, ? quante scemenze, quanti vuoti slogan sessantottini! Ne ho sentiti tanti, io, di questi tormentoni quando, nella seconda metà degli anni ’60, ero allievo delle Normali di Pisa, là dove nacque Potere Operaio, che terrorizzava i goliardi (causò la fine dell’annuale “festa delle matricole”, gettando letteralmente in Arno i goliardi). Quante frasi vuote, promananti da teste altrettanto vuote, colme solo di odio, di ideologia, di accanimento. Quelle illusioni, quelle ostinate utopie erano presenti nella società civile ed in quella religiosa, appena reduce dal disgraziato CV II, altra rivoluzione (stavolta contro l’autorità di Cristo e della Chiesa), fucina della contestazione generale e del ’68 (molti contestatori provenivano dalle “comunità di base”, come l’Isolotto a Firenze, o dall’Università Cattolica, come Mario Capanna).

  9. Carla D'Agostino Ungaretti

    L’ho detto e scritto tante volte che temo di diventare noiosa, ma sento che è mio dovere di cristiana “gridare dai tetti” la mia eterna domanda che non trova risposta: PERCHE’ LA CHIESA NON PARLA PIU’ DI CASTITA? Se lo facesse e chiarisse con amore e sollecitudine, agli interessati perché nel loro caso la castità è necessaria – così come una madre, nell’educare i suoi figli, spiega loro perché certi comportamenti sono da evitare perché incivili o perché offendono Dio – e spiegasse anche che con la preghiera sincera e costante il Padre non farà mancare il Suo aiuto, il problema sarebbe risolto e i divorziati risposati e gli omosessuali potrebbero accostarsi all’Eucaristia senza problemi. L’amore e l’affetto sincero tra esseri umani non sono mai un peccato ma lo diventano se deragliano dai binari tracciati da Dio. Ci vuole tanto a insegnare e recepire questa verità?

    1. “Se lo facesse e chiarisse con amore e sollecitudine, agli interessati perché nel loro caso la castità è necessaria – così come una madre, nell’educare i suoi figli, spiega loro perché certi comportamenti sono da evitare perché incivili o perché offendono Dio – e spiegasse anche che con la preghiera sincera e costante il Padre non farà mancare il Suo aiuto, il problema sarebbe risolto e i divorziati risposati e gli omosessuali potrebbero accostarsi all’Eucaristia senza problemi. L’amore e l’affetto sincero tra esseri umani non sono mai un peccato ma lo diventano se deragliano dai binari tracciati da Dio. Ci vuole tanto a insegnare e recepire questa verità?”

      Francamente mi sembra una visione un po’ utopistica…

      1. Carla D'Agostino Ungaretti

        Certo che è un’utopia, caro amico Federico! Ma non è un’utopia tutto il Cristianesimo se non è illuminato dalla fede? Chi può credere nella Resurrezione di Cristo se non con l’aiuto dello Spirito Santo? Ma se noi, che siamo cattivi, siamo capaci di dare del buon cibo ai nostri figli, a maggior ragione il Padre ci manderà l’aiuto spirituale per superare certe difficoltà, se glielo chiediamo con costanza e con cuore sincero! Da questo si vedrà, secondo me, se l’aspirazione alla S. Comunione è un anelito sincero o solo la rivendicazione di un preteso diritto. Io sono sposata e madre, ma sono profondamente convinta dell’altissimo valore spirituale della scelta della castità e se la Chiesa non torna a parlare con forza e convinzione di questo valore, sarei tentata di pensare che ormai anche le persone consacrate lo disprezzino e trasgrediscano il loro voto. Dio non voglia, perché sarebbe veramente il trionfo del “nemico”, la cui zizzania ha ben attecchito. Grazie per avermi letto.

        1. Io rispondevo a questa domanda : “Ci vuole tanto a insegnare e recepire questa verità?”
          E’ questo che definivo utopistico… non il concetto in sé, ma ritenere che recepire il concetto sia facile. Se non altro perché ormai praticamente nessuno lo capisce più e lo considera vero. La castità è qualcosa che nel mondo contemporaneo quasi tutti trovano completamente incomprensibile. Non errata, incomprensibile. Che la Chiesa ne debba parlare è una faccenda, che l’uditorio ascolti e recepisca è tutt’altra.
          Grazie per avermi risposto, siete stati gentili!

      2. Utopia o no, questa è la Verità e la Chiesa ha il DOVERE di insegnare la Verità: se molti la rifiuteranno, almeno si salveranno i pochi che l’accetteranno; se la Chiesa mentisse su questo punto non si salverebbero neanche quei pochi: Dio e San Paolo sono stati chiarissimi e la Chiesa è vincolata a ciò che hanno detto: dovrebbe mentire per “adattarsi ai tempi” come vogliono i modernisti? E quante anime trascinerebbe all’Inferno? Inoltre provocherebbe anche uno scisma, visto che chi è fedele a Dio non seguirebbe una “chiesa” che si permette di cambiare ciò che Lui ha insegnato!

  10. Carla D'Agostino Ungaretti

    Il prossimo mese andrò a sentire una conferenza sulla famiglia che il Card. Kasper terrà in una parrocchia limitrofa alla mia e mi riprometto, col dovuto rispetto, di rivolgergli quella domanda breve, lapidaria e concisa. Mi risponderà a tono?

  11. Eccellente articolo. Riporta il vero problema e il dramma dei tempi attuali: la prassi si mangerà la dottrina, che non verrà “ufficialmente” cambiata, ma che nella cultura, nel sentire e nell’effetto misericordioso del chi sono io per giudicare misericordioso, la renderà un ferro vecchio buono solo per quei pochissimo nostalgici eticisti e rigoristi che con faccia triste recitano il rosario davanti alle cliniche dove si “esercita” un esplicito “fatto” figlio di questi errori. Ma l’ospedale da campo tollera tutto e quindi avanti. Gli unici a non essere tollerati siamo noi pochi che qui ci consoliamo a vicenda. Resta la fiducia e la speranza che neppure questi qui ce la faranno a sdraiare la Cattolica. Conforta il pensiero di avere il Sommo Pontefice emerito vicino a pregare. Preghiamo per Il papa lui lo chiede e fa bene ne ha bisogno di certo, come tutti noi ovviamente, ma lui (temporaneamente) occupa un certo ruolo…

  12. Non sono d’accordo, caro Corradino: qui si trovano non degli sconfitti che parlano fra loro, ma delle persone normali che rifiutano di preferire il delirio alla realtà.
    Certamente ha presente il celebre apologo del re nudo: il re sfila nudo, convinto dai sarti di aver indossato una stoffa impalpabile, la più pregiata. Tutti tacciono, stupiti e intimoriti. Un bambino dice: “Ma il re è nudo ! “. Così oggi: moltissimi tacciono, intimoriti e sbalorditi di fronte alla demolizione della Chiesa da parte del Clero. Qualche “bambino” dice “Ci sono le macerie dappertutto ! “

  13. Leggendo attentamente l’articolo mi è venuta spontanea questa considerazione: tra il bianco del “si” ed il nero del “no” vi è una infinita varietà di grigi, passando per il “ni” ed il “so”, tutti meritevoli di attenzione, accettazione e misericordia. La nostra religione sta diventando una grande macedonia: ce nè per tutti i gusti! Ma questi moderni teologi e cardinali si ricordano ancora che nel Vangelo sta scritto che “il vostro parlare sia si-si, no-no. Il di più viene dal maligno”? Oppure “non potete adorare Dio e Mammona”. Oppure “il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno”? A questo dobbiamo attenerci!!! Altrimenti non capiremo più niente, ci scoppierà la testa per la gran confusione.

    1. E’ quello che vogliono, caro amico, avere a che fare con dei decerebrati, delle amebe, da poter condurre dove a loro pare e piace, cioè negli abissi infernali, assieme a gay, lesbiche, comunisti, atei, pagani, tutti confermati nei loro errori: gli unici a cui vogliono far cambiare idea a tutti i costi (anche con minacce di scomuniche e campi di rieducazione, come minaccia mons. Semeraro) siamo noi cattolici amanti della Chiesa e della Tradizione Cattotlica preconciliare; non le dice niente questo? non le fa venire qualche sospetto sulla loro onestà e sincerità? sui loro piani occulti? Buona e santa Quaresima, caro Senior 58 (da uno di diversi anni più “senior” di lei)

    2. Concordo completamente con Lei: purtroppo c’è gente che si ritiene più saggia di Gesù e che considera “utopie” i suoi insegnamenti: secondo loro è molto meglio scendere ad un bel compromesso con il (principe di questo) mondo: citano Cristo solo quando fa loro comodo e per sembrare ancora cristiani, ma chi non ha un linguaggio sì-sì, no-no, chi crede che il giogo che ci ha lasciato Gesù sia troppo pesante, che non distingue SENZA MEZZE MISURE il BENE dal MALE, non è più cristiano (sempre che lo sia mai stato).
      La Verità non stà nel mezzo, la Verità è solo e completamente dalla parte del BENE e solo seguendo e scegliendo la Verità ci si può salvare!
      Non è il numero che fa la Verità: il 99,99% delle persone sono scese a compromessi con il mondo? TUTTI loro sono in errore (a meno da non essere talmente eretici da pensare che possa essersi sbagliato Dio o che la Verità possa mutare a seconda dei tempi)!

  14. valeria viviani

    Ho 35 anni e sono madre di 3 bambine.
    Rifletto su tutto quello che d’interessante e tragico ho letto fin qui e mi viene subito alla mente una considerazione:è per questa mutazione genetica\diabolica che sento intorno a me,che alle mie bimbe parlo sempre di Gesù,di Dio Padre,dello Spirito Santo,della nostra Mamma Celeste,dei Santi,degli Angeli,delle anime del Purgatorio,dell’Inferno,del Paradiso,dellaBibbia,ma più o meno inconsciamente,parlo sempre poco del Papa,dei Cardinali,dei Vescovi e dei Sacerdoti? E’ pensabile che una mamma oggi,per preservare la purezza della fede dei propri figli, debba impegnarsi nel distinguere bene ciò che è la Chiesa di Dio,da quella che è in modo sempre più lontano,la chiesa degli uomini?????

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