FANTASIE SESSUALI E INCUBI SANGUINARI INTORNO ALLA DESTRA PER IL REGRESSO – di Piero Vassallo

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La storia capovolta

 

di Piero Vassallo


 

Nel VI capitolo del libro della Genesi si legge che “i figli di Dio [i discendenti di Set] videro che le figlie degli uomini [le discendenti di Caino] erano piacevoli e si presero per mogli quelle che tra tutte loro piacquero” [trad. di Mauro Laconi].

evjJulius Evola, impavido esegeta neopagano del racconto biblico, ritiene che quei matrimoni siano “simboli del processo di mescolanza, per via del quale alla spiritualità delle origini subentrò quella dell’età della Madre” [1].

A sostegno e chiarimento di una tale interpretazione Evola scrive: “Si ricordi, d’altra parte, il mito platonico dell’androgine. Una razza favolosa androginica di esseri possenti giunge ad incutere paura agli stessi dei. Questi, per paralizzarla, spezzarono tali esseri in due parti, in maschio e femmina (Simposio, 14-15). Ad una simile divisione, che distrugge la potenza capace di incutere timore agli dèi allude talvolta lo stesso simbolismo della coppia nemica, ricorrente in molte tradizioni, motivo esso stesso suscettibile di un’interpretazione storica oltre che metafisica” [2].

Protagonista della deliziosa storia primordiale è l’androgine, superuomo iperboreo (indo-europeo) che, secondo Platone, univa in sé il principio maschile e il principio femminile.

I casti documenti dai quali attinge Evola, non rivelano il genere di attività sessuale cui si dedicavano i primordiali androgini.

Comunque a pensar male della mitologia evoliana intorno ai diletti dell’androgine si fa peccato ma non si sbaglia, specialmente quando si rammenta che, nella venerata (da Evola) opinione di Platone, il coito secondo natura, causava la discesa delle anime nella materia, e pertanto era giudicato atto impuro.

In ultima analisi i sospetti dei profani intorno ai miti andro-matronali autorizzano e forse inducono ad immaginare azioni mistiche simili a quelle che sono compiute (a quanto si dice) dai consolatori brasiliani dell’ex governatore laziale Piero Marrazzo.

Il sessualmente corretto non si discute nell’età delle larghe aperture alle imprese androginiche compiute, ad esempio, dal profeta Roberto Fiesoli nella edificante (secondo i dotti saggisti del Mulino) comunità del Forteto.

Tuttavia l’imbarazzante storiografia del tradizional-dadaista Evola, pur esaminata con rispetto e delicatezza, non può essere opposta a cuor leggero alle torride novità, che agitano gli allegri avanguardisti di San Francisco e i viaggiatori neodestri sui sentieri sciamanici battuti dall’androgine Bruce Chatwin.

La tentazione del pensar male è incoraggiata anche dall’enigmatica dichiarazione dell’autorevole iniziato, che, forse, ha visto la segreta verità della storia durante un magico, folgorante rapporto sessuale: “Da questo tema derivano tipi di civiltà che si possono dunque chiamare afroditici. La teoria dell’Eros che Platone connette al mito dell’androgine paralizzato nella sua potenza con divenir due, maschio e femina, può avere anche questo significato. L’amore sessuale nasce fra i mortali dall’oscuro desiderio del maschio decaduto che, avvertendo la propria privazione interiore, cerca nell’estasi folgorante dell’amplesso, di rinascere alla completezza dello stato androginico primordiale”.

Il sogno del maschio tradizional-libertino è riavere la perduta quota di femminilità. Siamo in presenza dell’ipotesi che contempla un’unione sessuale tantrica, arroventata dalla nostalgia della celeste confusione di maschile e femminile, detta sesso preternaturale.

Secondo l’opinione del venerato scolarca neopagano, il doloroso scisma patito dall’androgine ha avviato la storia dell’umanità sulla pista della dicotomia maschile-femminile, onde contrasti   inediti e feroci conflitti tra il potere femmineo della religione (ultimamente il guelfismo) e il maschio potere dell’impero (il ghibellinismo), due storici poli rappresentati dalle figure simboliche del duro Eracle  e dell’imperiosa Omfale.

Al proposito Evola rammenta che “l’insidia tesa dalla donna o dalla dea, esotericamente esprime l’insidia da parte di una forma di spiritualità che devirilizza e tende a sincopare o a deviare l’impulso verso il sovrannaturale”. [Forse l’onorevole Luxuria, potrebbe fornire indicazioni meno vaghe sulla sede che attira l’impulso verso il sovrannaturale androginico].

Intonata all’etica ghibellina, la storia evoliana narra il tragico allontanamento dalla beatitudine goduta dell’androgine e la conseguente guerra del maschio impero contro la femminea chiesa cattolica.

Il commento a tale suggestivo schema storiografico adesso si legge negli scritti dei neodestri francesi, eredi e continuatori della rivolta evoliana.

Un autorevole ottimista, militante della scuola neopagana, Dominique Venner, [il suicida di Notre Dame…] sostiene infatti che per attingere l’essenza della vera tradizione occorre  rimuovere le oscurità che nascondono la strada che risale alla deliziosa società originale, paradiso terrestre, universo senza vincoli morali, senza guerre di religione, senza peccato [3].

Dal suo canto Alain de Benoist, indossata la cappa del pittore regressista, dipinge con colori pastello un mondo beato: il cosmo iperboreo è un ordine delizioso, che armonizza le infinite forme del possibile, un mondo increato, uguale per tutti e in cui tutti sono solidali perché nessuno attinge alla fonte monoteista dell’intolleranza [4].

Alla pedofilia trionfante in ambiente pagano i neodestri non fanno cenno, forse per non disturbare i militanti nell’eletta e applaudita avanguardia.

In compenso Venner sostiene che nelle società precristiane gli uomini delle contrade europee vissero nel mondo religioso creato dalla loro immaginazione. I boschi, le valli, i fiumi, le pietre erano abitati da divinità e da ninfe o fate. Tutto era rito: il lavoro, la pesca, la caccia, l’amore, le feste, fino alle più umili funzioni della vita [5].

Un mondo incantato dispensava squisite e profumate delizie. Immaginarie delizie, direbbe un lettore sospettoso e refrattario, poiché il mondo ammirato da Venner e da De Benoist era avvelenato dal terrore dei sacrifici umani e delle spaventose guerre.

Defaye confuta le frivole opinioni di De Benoist e Venner dimostrando che l’organizzazione sociale dei pagani faceva sprofondare i popoli nel terrore dei sacrifici umani, delle guerre continue e della atroci superstizioni. E al proposito cita, anzi tutto, un brano di Tacito in cui si dimostra che nel delizioso mondo germanico “c’est Mercure qu’ils vénèrent le plus. Pour se le concilier il vont jusqu’à lui sacrifier certains jours des Êtres humainshumains et trouvent cela conforme aux lois divines”.ivines”.vines”.

Di seguito riferisce un pensiero di Plutarco, secondo il quale, per i Galli e gli Sciti, sarebbe stata preferibile  vivere nell’irreligione piuttosto che nella fede in divinità che gioiscono alla vista del sangue in uscita da uomini piamente sgozzati. Completano il quadro della beatitudine pagana le notizie sulla religione di K ali e sui riti sacrificali celebrati da romani e ateniesi.

E’ credibile che gli intellettuali neodestri ignorino la storia dei sacrifici umani celebrati nei templi del paganesimo? E’ da escludere che l’uccisione di innocenti sia fuori dal quadro mentale della cultura androginista, che approva l’aborto e l’eutanasia?  O è lecito pensare che il furore antistorico, la ruggente passione regressista contenga anche l’apprezzamento dei riti sanguinari?

La nuova destra non è indenne dalla suggestione del nichilismo sanguinario, che invoca il sacrificio umani quali rimedio ai mali del presente. Gli ultimi attori della rivoluzione moderna cercano il rimedio ai loro fallimenti nella barbarie dei primitivi. Wagner esaltava la ferocia di Sigfrido. Nietzsche era eccitato dalla furia selvaggia delle baccanti. Georges Bataille, Alain Daniélou, Elemire Zolla hanno celebrato il sacrificio umano. La medicina abortista ed eutanasista procede con loro verso l’obitorio universale. La destra regressista guida il progressismo vero l’ultrantica delizia dell’androgino indo europeo.





[1] Cfr.: Julius Evola, “I cicli della decadenza Il ciclo eroico“, in “Rivolta contro il mondo moderno“. Edizioni Mediterranee, Roma 2007, pag. 261.

[2] Ibidem.

[3] Citato da Michel Defaye, “Quand la Nouvelle Droite réécrit l’Historie”, in “Le Sel de la Terre”,, n. 63, Hiver 2007-2008, pag. 130.

[4] Ibidem.

[5]Pendant des dizaines de millier d’années, les hommes des contrées européennes ont vécu dans un monde religieux  qu’ils avaient crée. Les bois, les vallons, les rivières, les pierres elle-memes, étaient habités par les dieux, le nymphes. Tout était rite: travail, peche, chasse, amour, fetes danses, art et jusu’aux taches les plus infime de la vie“.

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