Fatima, la profezia dimezzata – di Piero Vassallo

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“San Tommaso d’Aquino insegna che quando la fede è in pericolo è obbligatorio fare una professione pubblica di fede anche a rischio della propria vita. Ora la situazione in cui ci troviamo è proprio quella in cui viviamo, una crisi senza precedenti nella storia della Chiesa”.   (Antonio De Castro Mayer)

di Piero Vassallo

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La coraggiosa casa editrice Radio Spada, attiva in Reggio Emilia per la strenua difesa della dottrina cattolica dallo schiaffo progressista/vaticanista, ha pubblicato, al seguito di una scelta della giovane e sagace Ilaria Pisa, Nella profezia di Fatima  … il mistero dell’altra Roma, un avvincente saggio di Arai Daniele.

L’autore del saggio, ponendosi sulla scia di studiosi autorevoli e refrattari al conformismo conciliare, quali René Laurentin, Ennio Innocenti, Sergio Ricossa, Pier Paolo Saleri, Vittorio Messori, Antonio Socci, Curzio Nitoglia, Paolo Deotto, Matteo D’Amico, e Gianni Vannoni, intende svelare e intralciare la corsa frenetica e rovinosa  della setta modernista, nei filari della vigna che sono intossicati dalla  traballante teologia  di Rahner & Martini.

Daniele, infatti, fa entrare il vento dell’onesta intolleranza nella fumisteria clerico-progressista, dimostrando, con solidi e chiari argomenti, la contrarietà della vera mistica agli avventizi pensieri, che agitarono le acque alluvionali del Vaticano secondo, il concilio “segnato dalla cupa mutazione clericale, con l’opera di demolizione già chiara nel 1960”.

Nel Terzo segreto di Fatima, sostiene l’autore, “è figurato l’inizio dell’interregno del castigo spirituale che viviamo … Ciò appare estraneo solo a chi non afferra la portata dei mutamenti ecclesiali avvenuti all’unica realtà cattolica, perché di marchio ecumenista” .

Posto che la profezia illumina il presente, le rivelazioni mariane ai pastorelli di Fatima si devono leggere “non secondo l’estro di qualche prelato, ma alla luce delle Scritture e dei fatti attinenti alla difesa della Fede nella Chiesa del nostro tempo”.

La profezia di Fatima, di conseguenza, si comprende quando è chiara la differenza che corre tra la situazione ecclesiale del 1917 e quella del 1960, “data indicata dall’Alto riguardante la comprensione del cupo castigo se Fatima non fosse stata dovutamente accolta dai Papi”.

Purtroppo i teologi che attuarono la rivoluzione novista progettata dai dissidenti radunati nel circolo della Scaletta e attuata dal loro fiduciario, Angelo Roncalli, nel Vaticano II  suggerirono e imposero un giudizio sprezzante e liquidatorio sul terzo segreto di Fatima, inaffidabile racconto infantile.

La profezia di Fatima disturbava la modernizzazione in corsa dissennata e devastante nelle massicce defezioni di preti (sessantamila) e suore (settantamila), fuggitivi illuminati dall’avventizia teologia elucubrata dai modernizzanti attivi nelle aule del Concilio.

Il trionfo di una teologia educatrice di sacerdoti miscredenti e di fedeli perplessi e oscillanti, facilitò l’ascesa alle alte cariche del Vaticano e delle diocesi di neo-modernisti e/o di iniziati ai misteri massonici e al vizio californiano.

Opportunamente l’autore, dopo aver citato la definizione scritturale del disegno eversivo di satana, “cambiare i tempi e le leggi” (Daniele, 7, 25) rammenta che “nella nostra epoca ciò si svela nei piani modernistici e massonici per aggiornare la Chiesa”.

Di qui i dubbi e le riserve sulle scelte pastorali (e politiche) compiute dai successori di papa San Pio X. Daniele si spinge fino ad affermare che “il pontificato di Benedetto XV operò sotto due opposte influenze: dello spirito di pietà, rivolto ai disegni di Dio; dello spirito conciliatore, aperto ai compromessi diplomatici con le potenze mondane. Questo secondo spirito potrebbe aver prevalso nei tempi di Fatima fino a Pio XII?”

L’autore segnala tuttavia una straordinaria coincidenza: il 5 maggio del 1917, Benedetto XV impartì istruzioni a tutti i vescovi affinché invocassero la fine dell’inutile strage rivolgendo le loro preghiera a Maria, Regina della pace. “Otto giorni dopo, il 13 maggio, Maria apparve per la prima volta a Fatima, rispondendo all’invocazione del Papa con un messaggio di pace contenente avvisi, richieste e promesse, svelando il sollecito soccorso materno venuto ad indicare la volontà di Dio per la nostra generazione, attraverso quella via per la pace e la salvezza di molti”.

Ora le apparizioni di Fatima costituiscono la pietra d’inciampo piantata nel cuore del cammino clerico-progressista. Di qui i timori dei teologi e dei prelati d’area progressista e gli autorevoli tentativi di ridimensionare e alterare le imbarazzanti verità rivelate dalla Madonna ai pastorelli di Irun, ad esempio interpretando la rivelazione che rappresenta la morte di un papa come profezia del ferimento di Giovanni Paolo II.

Nella postfazione, Matteo Castagna commenta le squallide acrobazie in atto nel pensiero neoterico con parole dure: “ecco il nuovo papato, ridotto nell’arco di soli cinquant’anni alla macchietta di se stesso, alla caricatura dell’Autorità, oggi addirittura sdoppiata nell’autorità del nonno che vive in Vaticano e il nipote che sta a Santa Marta, mentre i fratelli maggiori e pure i fratelli minori scorrazzano dappertutto, spargendo come cavallette indisturbate e alle volte prezzolate, il germe mortifero delle loro eresie, sguazzando nelle acque torbide del caos dilagante in un mondo anticristiano”.

Le dure e scandalose espressioni di Castagna purtroppo dipingono la realtà annunciata in quella parte della  profezia di Fatima censurata e alterata da un curia romana consacrata al proprio incensamento.

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11 commenti su “Fatima, la profezia dimezzata – di Piero Vassallo”

  1. La Chiesa (quella che non ha scelto la propria scomunica, con l’apostasia o con i peccati che la comportano latae sententiae) è la continuità ai nostri giorni di coloro che accolsero la Parola e la Grazia di Dio elargite da Cristo e dagli Apostoli: una minoranza del popolo ebraico di allora e numerosi pagani. Il tutto avvenne in un provvidenziale, anche se traumatico (Crocefissione, martìrii di molti Apostoli…) contesto romano.

    Nel Concilio entrò -come mentalità “vincente”, anche se non come neo-formulazione dogmatica- l’idea che la maggioranza del popolo ebraico di allora, quella che urlò il “Crucifige” e il “Vogliamo Barabba” (che significa “figlio del padre”), fosse pia, dedita a Dio e al bene. Una sorta di Chiesa già nata e consolidata, che volle il supplizio di Cristo per un “malinteso”.
    Leggevo in questi giorni che il maggior “esperto conciliare” del massone card. Bea su questo punto fu un prete canadese che era ebreo (di madre ebrea). Nel 1968 egli guidò la rivolta dei Vescovi canadesi a “Humanae Vitae”. Finì poi spretato, sposato e infine omosessuale

  2. Sta circolando un articolo di Marco Tosatti in relazione a un libro di uno studioso spagnolo che avrebbe ricevuto tramite mail, senza mittente e senza contenuto ma solo con un allegato (mi sá tanto di episodio inventato) un documento che, se confermato, sarà una bomba. Ho letto la traduzione (non entro nel merito del l’analisi calligrafica, non sono un esperto) e mi sembra un testo molto discutibile. Vedo alcune incongruenze. Aspettiamo la versione dei fatti dello spagnolo.
    Mi sono sempre chiesto perché i pontefici del passato hanno sempre rifiutato di pubblicare la terza parte del segreto. Testimoni hanno parlato di reazioni di orrore alla lettura dello scritto. Si sono fatte le ipotesi più disparate (e deliranti), ma di una cosa dovremmo essere certi: lo scritto riguarda la fede, la Chiesa e l’apostasia. Il fatto che il Cielo abbia obbligato suor Lucia a comunicare alle gerarchie che il testo doveva essere reso noto non oltre il 1960 è un aspetto confermante l’inizio visibile della perdita della fede e non un dettaglio tangenzialmente inerente al problema.

    1. Sono passati più di vent’anni da quando un attento sacerdote nostro amico ci confidò che il terzo segreto non riguardava catastrofi apocalittiche o la fine del mondo, ma la crisi della Chiesa. Non è quindi una novità ciò che sta emergendo adesso, anche se è da prendere con le pinze quanto pubblica Tosatti, pur fra tanti punti interrogativi. Ma in mezzo a tutto questo, ecco che viene anche nominato P.Pio (di cui José María Zavala, l’autore del libro uscito in questi giorni in Spagna, è detto “figlio a distanza”) in una intervista uscita postuma a P. Gabriele Amorth in cui si parla fra l’altro del santo Frate e della sua conoscenza del Terzo Segreto di Fatima. Quanto basta, secondo me (che però sono niente), per non trascurare queste voci che si levano e per rimanere sempre con le antenne alzate. Vedremo gli sviluppi, ma se la lettera attribuita a suor Lucia fosse autentica, ci sarebbe da rabbrividire.

    2. http://www.antoniosocci.com/testo-apocrifo-fatima-intanto-autentici-sconvolgenti-ignorati/

      “Apocrifo” o meno, concordo, caro Feder:
      1- certamente la Madonna conosceva l’avvicinarsi di una tremenda crisi di fede nella Chiesa e di svilimento del Sacerdozio (la “tonaca strappata” delle Tre Fontane di Roma), e sapeva che il 1960 avrebbe segnato il passaggio da un mondo “normale” -con la Chiesa che faceva il proprio mestiere- a un mondo suicidario, con la Chiesa che dice “non preoccuparti”
      2- Giovanni XXIII in primis (il mio amico 70enne mi dice che allora era percepito come più sconvolgente di Bergoglio) e poi gli altri hanno voluto soprattutto dire “La Madonna è un di più; ci importa Dio”. Ma Dio senza la Madonna è il “dio” dei deisti illuministi. In questi giorni ho visto scritto su un muro ” +Maria / -Gesù”
      3- Fatima (anche le parti subito fatte conoscere) parla di “punizioni” divine, fra cui quella che fu la II Guerra Mondiale. Per il “Papa Buono” e l’attuale figurante, Dio NON PUO’ punire. “Sorride”

      1. Cara Tonietta, confermo il legame tra San Pio da Pietrelcina e gli eventi di Fatima. Non so se lei si sia mai recata a San Giovanni Rotondo; se si, avrà sicuramente visto, nel corso della visita al convento, che il santo sannita leggeva molto di Fatima. Non dobbiamo scordarci che San Pio ricevette il miracolo della guarigione proprio dalla Signora di Fatima, portata in elicottero a San Giovanni Rotondo. San Pio sapeva molto. Non trascuro nulla, e qui mi riallaccio anche al sempre puntuale e profondo Raffaele: non avevo letto l’articolo di Socci. I miei dubbi riguardano la pietra angolare e Roma, in quanto sedé della Chiesa Sposa di Cristo. Leggendo quelle frasi riguardanti Roma, ho storto il naso. Roma può anche perdere la fede, ma non può perdere l’elezione a luogo metapolitico, metastorico e metafisico della Nuova ed eterna Alleanza. Socci pone questioni importanti, ma nessuno, che mi risulti, ha puntualizzato l’incongruenza riguardante Roma, non intesa solo come luogo fisico.

        1. Ben detto.
          E io ripeto, con l’occasione, la mia “canzone”: il nemico è a Occidente, nel senso che il grande nemico è il massonismo imperante sulle due sponde dell’Atlantico, con i punti focali di Parigi- Londra- New York- Washington- Buenos Aires.
          Fatima è certamente fuori da questa geografia da incubo. Però il pensiero di “portare la Roccia della Fede” a Fatima ha un forte sapore occidentalista: la Salvezza dovrebbe -in definitiva- scaturire “da Ponente”.
          Invece noi sappiamo che storicamente la Salvezza è venuta da Oriente (e, per inciso, Assisi viene chiamata da Dante “Oriente”, perché vi nacque San Francesco: Par. XI, 52-54) e ha “posto radici” in Roma, con il Martirio dei SS. Pietro e Paolo.
          E Roma -geograficamente, culturalmente, etnicamente, politicamente- non è aggregabile né all’Occidente (tendente ai margini atlantici d’Europa) né all’Oriente (tendente all’Asia).
          Una curiosità: Roma è esattamente a sud di Venezia, Salisburgo, Lipsia, Copenaghen. Nulla di “occidentale” !

          1. Caro Raffaele, concordo pienamente sul fatto che ” il nemico è a Occidente” nel senso che lei stesso sottolinea e le dico pure che lo stesso sacerdote di cui ho parlato sopra, insisteva sempre sul grave problema della massoneria imperante; insistenza che allora (parlo di oltre vent’anni fa) ci sembrava esagerata in quanto il pericolo maggiore pareva essere il comunismo ancora a quei tempi ben saldo e diffuso. Oggi diciamo che aveva ragione.

  3. Più che il nonno in Vaticano e il nipote a Santa Marta, a me paiono entrambi due nonni almeno anagraficamente… Michele

  4. …e alle dure e scandalose espressioni di Castagna, il CEO di S. Marta gongola opponendo l’endorsement di Djisselblloem: “Siamo con Lei, Augusto Nipote, fino alla fine dei giorni.” Chi ha orecchi…legga tra le righe!

  5. Apocrifo o no; terza rivelazione completa o incompleta, mi sembra che la situazione sia sotto i nostri occhi.
    Che facciamo, come il Ministro della Propaganda di Saddam Hussein che con i carri armati americani sotto la finestra diceva che il nemico era stato respinto?

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