Fecondazione eterologa. Il “pensiero forte” di Luca Zaia – di Patrizia Fermani e Elisabetta Frezza

Luca Zaia, intervistato dall’Espresso (i corsivi sono citazioni dall’intervista, che potete leggere interamente CLICCANDO QUI) sul nuovo “diritto di accesso all’eterologa”, esordisce così: “Ho sentito parlare di cataloghi, di apertura alleugenetica. Ma quali cataloghi, quale eugenetica: è una marea di puttanate. Lo può scrivere proprio così. Una marea di puttanate”.

E, “da cattolico“, ci informa ex cathedra che “questa è una battaglia per sostenere la vita“.

di Patrizia Fermani e Elisabetta Frezza

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zaiaColpiscono la forza argomentativa e l’eleganza espositiva – in una parola: la concinnitas – del Governatore del Veneto.

Che – e qui conveniamo con l’intervistatore – “stupisce ancora una volta”.

Infatti, quando quest’ultimo fa notare all’intervistato il ribaltamento delle posizioni leghiste sul tema della fecondazione artificiale rispetto agli albori della legge 40, Egli ribatte baldanzoso che “da allora è cambiato tutto, e solo i móna non cambiano mai idea“.

Si tratta insomma di un fenomeno di monaggine a variabilità sincronizzata (pare infatti che sul punto ci sia un accordo plebiscitario interregionale).

Quanto poi al problema della coerenza, esposto con garbata incisività dal Governatore, sovviene che c’era una volta un tale che, per non cambiare idea sulla propria regalità, si fece inchiodare sulla Croce. Pare che fosse cattolico pure Lui.

Il Presidente del Veneto appare quindi “soddisfattissimo” per le belle novità. Perché? In mancanza di argomenti – si sa – ci si appende al turibolo della “civiltà”, che riesce sempre a riempire qualunque vuoto di pensiero: l’approvazione delle linee guida da parte dei presidenti di regione è incontestabilmente un “intervento di civiltà“. Tra l’altro “fondamentale per le circa diecimila persone che ogni anno possono sottoporsi a questa procedura”.

Quando gli viene paventato il timore di “distorsioni”, conscio della importanza della banalità – della quale Egli pare particolarmente esperto – il Governatore ne porta quale esempio illuminante “l’incontro tra un ovulo e uno spermatozoo“, quello che, “banalmente”, dà vita a un bambino.

In un crescendo speculativo di effervescenza rossiniana, poi, il nostro Barbiere (pardon, Governatore), alla sensibilità bocconiana dell’intervistatore che affronta il problema della domanda, presenta prontamente il plafond dell’offerta. E, rimanendo responsabilmente sul piano sacro dell’economia, rassicura gli italiani in difficoltà che si faranno carico delle spese sia della domanda sia dell’offerta, cioè pagheranno loro e senza fare tante storie. Non ci sarà infatti nessun business perché “se ne fa carico la sanità pubblica”. Appunto.

Quanto poi al controverso screening preventivo, il Governatore non vede “cosa ci sia di strano” nel fatto che al medico sia fornito di album di fotografie dei donatori, in mancanza di quelle degli spermatozoi,“che restano comunque anonimi” (sic). In fondo, è vero, anche il tappezziere ci dà la possibilità di scegliere dal campionario i colori del divano. L’importante è che sia intonato con le tende. Il tappeto poi, specie quello orientale – si sa – sta a sè.

I governatori con queste linee guida – fa notare il giornalista – hanno giocato di anticipo rispetto a un ministro un po’ attardato, e chiede a Zaia le ragioni dello “strappo”. La risposta del Presidente è troppo pregnante per tollerare un commento. Tuttavia, per il lettore distratto vale la pena di spendere qualche nota esplicativa, per quanto inadeguata.

Come è noto, i vuoti legislativi sono normalmente colmati dai giudici ma, quando essi tacciono, “l’ora delle decisioni irrevocabili” batte alla porta del Governatore che, da buon avanguardista, è “in prima linea sul territorio“. Consapevole della responsabilità di cui è portatore, Egli “non può vedere i propri cittadini andare all’estero per ottenere prestazioni possibili anche Italia”.

Come dire: non occorre andare in Siria per farsi decapitare, conviene rivolgerci alla Sacra corona unita. Oltre che una questione patriottica, si tratta infatti di una “questione di giustizia sociale“.

Quella stessa per cui la moglie dell’industriale può andare a Barcellona mentre la moglie dell’operaio “resta a casa a piangere per il bambino che non può avere“: un toccante spaccato di disuguaglianza sociale tra il padrone delle ferriere e la capanna dello zio Tom.

Da Dickens, voilà, si passa a Molière: in fondo – continua infatti il Nostro – quelli che si ostinano a essere “contrari alla fecondazione assistita” ne fanno solo una questione di schèi, di soldi, per una procedura che ha sì i suoi costi, ma “non paurosi” (vedi i diecimila aspiranti all’anno di cui sopra).

Infine alla domanda circa i rapporti di diritto internazionale con lo Stato Italiano, il Governatore afferma che “in ogni caso il Veneto andrà avanti“, sicuro di contare su un alleato affidabile ben rappresentato dal ministro Lorenzin.

Infatti lo spirito dei tempi, che come lo Spirito Santo soffia sempre dove e come vuole, ha spinto anche le vele della Serenissima verso il Sol dell’Avvenire. “Se oggi tutti i presidenti delle regioni, compresa la Lombardia (guidata da Roberto Maroni, ndr) sono sulla stessa posizione, qualcosa vorrà dire“, ci rassicura Zaia; secondo il principio – anch’esso cattolico – per cui, se tutti gridano «Barabba!», Barabba è meglio.

Con l’elogio dei cervelli all’ammasso, a monaggine autocertificata (ex art. 15 co. 1 D.P.R.445/2000), si conclude la brillante intervista del Governatore veneto.

21 commenti su “Fecondazione eterologa. Il “pensiero forte” di Luca Zaia – di Patrizia Fermani e Elisabetta Frezza”

  1. “Facendo incontrare un ovulo e uno spermatozoo” (al di fuori del corpo della madre, della famiglia, della genitorialità, del dono di sé, ecc. ecc. ecc.) si “dà vita a un bambino”. Poi si dà morte a questo bambino e a tanti suoi fratelli, se sono troppi, se sono imperfetti, se salta la corrente, se i committenti litigano.
    Erano solo dei bambini

  2. zaia, vale più un euro o un embrione? da leghiste dico che sono deluso e se anche il partito appoggerà certe politiche perderà il mio voto!

  3. Un altro cattolico adulterato che, con incredibile faccia tosta, si vanta della sua inconsistenza morale!
    La fecondazione (omologa od eterologa che sia) è una pratica OMICIDA e solo uno stolto incoerente o un mentitore si può definire cattolico e favorevole a questa pratica!
    Cristo e tutti i Santi non hanno MAI cambiato idea su ciò che fosse bene e su ciò che fosse male (con l’eccezione di quei Santi che si sono convertiti tardivamente, ma anche loro una volta abbracciata la Verità non hanno più cambiato idea); ora luca zaia (il minuscolo è voluto) si permette di bestemmiarli, continuando però a dirsi cattolico!
    A seguire i suoi sragionamenti, bisognerebbe che in Italia si legalizzassero al più presto pedofilia e prostituzione minorile perchè ” l’industriale può andare in thailandia a divertirsi, l’operaio resta a casa a piangere per il bambino di cui non può abusare“!

  4. Verrebbe da dire… Ostregheta che bel governatore! E che altrettanto bel cattolico… Molto adulto! Sono estasiato. Corro a scegliere sul catalogo un figlio che somigli almeno un po’ a Zaia.

  5. Questo Signore, che si dice cattolico, è uno dei frutti dell’ albero degli insegnamenti del CVII . Frutti avariati e buoni solo per essere gettati nel compost .

  6. Zaia costituisce un esempio di deformazione professionale: ragiona da veterinario anche con gli esseri umani.
    Peccato. Sembrava a posto. Ma ormai non si sa davvero più a che politico votarsi.

    1. E nei fatti la manipolazione dei gameti è di provenienza e lunga pratica veterinaria.
      Si partì dal fatto che è scomodissimo e costoso allevare i tori nelle fattorie. Ne bastano pochissimi, molto selezionati, per avere vitelli in giro per il mondo, senza problemi e di razza migliore di quelli nati da “matrimoni” locali fra i bovini.
      E in questo non c’è nulla di male, se non una certa standardizzazione delle razze allevate.

      La stessa pillola contraccettiva (1960: dosi masscce di ormoni femminili, con gravi effetti collaterali e aumento dell’insorgenza di tumori) viene da manipolazioni su animali

  7. E’ la profondità di pensiero che mi lascia ammirato. Fa un po’ il paio con le sagge e opportunissime lodi al regime nordcoreano di Salvini. Alla fine anche quei pochi non sono più buoni!

  8. Strano, da una parte o cattolici sono pro legge 194, dall’altra vogliono promuovere la vita andando contro la legge di Dio, aprendo a vere mostruosità. Ma hanno studiato il catechismo sti cattolici? Conoscono i 10 comandamenti?

  9. E’ “bello” vedere che il leghista Zaia e la “democratica” Bindi (e prima di lei l’olivetano Prodi, coniatore del termine “cattolico adulto”…) si trovino coinquilini dello stesso pian(erottol)o etico-morale.
    La decadenza del cattolicesimo è sempre più drammatica. Il vero problema (ben più grave!) è che, non solo i politici che ancora si definiscono gloriosamente cattolici, sbattono violentemente su queste ridicole posizioni ma addirittura vescovi e cardinali (chissà forse un giorno anche il Papa!) aprono subdolamente a queste nefandezze!
    Ottimo, veramente ottimo, articolo! Grazie!

    1. Forse un giorno.. Anche il Papa? Quel giorno è già passato, purtroppo anche il supremo pastore cade nell’incertezza dottrinale. D’altronde, chi è lui…ecc…?

    2. Un sentito grazie a Patrizia Fermani e Elizabetta Frezza per la loro sensibilità in difesa dell’essere umano e del dono della procreazione concessa da Dio. Vi terrò nelle mie preghiere. E’ un grande conforto sapere che ci sono ancora donne cattoliche come loro.
      Ho pensato di parlare con Zaia ma temo che su questo argomento “saria come darghe na caramea a un musso”.

  10. Bell’articolo, anche se non si sa se ridere o piangere di fronte alle esternazioni di Zaia! bella anche la foto, i due asini a sinistra e a destra di quello al centro sono molto simpatici….
    Di esternazioni come queste da parte di presunti traditori ex-cattolici ne vedremo sempre di più, prepariamoci

  11. La politica e’ condizionata dal marketing elettorale. Nessuno può essere eletto se non rispetta la “vulgata”, lo spirito dei tempi, le tendenze prevalenti. Minacciare l’abolizione della fecondazione artificiale, oggi, equivale a dichiararsi contrari al divorzio, o favorevoli al ripristino della leva obbligatoria: troppo scomodo; troppo contrario alla concezione libertaria ed egoistica delle “libertà individuali” condivisa dalla stragrande maggioranza degli elettori. Bisogna abbandonare il dibattito sulle iniziative legislative e concentrare la pressione sulle cosiddette agenzie educative: favorire gli istituti paritari cristiani; boicottare le lobbies delle discoteche, i rave parties, i centri sociali; militare a favore dei consultori anti-aborto; solidarizzare e sostenere i ginecologi obiettori anti-abortisti; propagandare le adozioni internazionali e impegnarsi perché siano facilitate. Battaglie che non richiedono “quorum” o voti, ma sono spine nel fianco del relativismo…

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