Ferdinando Loffredo

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Di Giuseppe Brienza

 

FERDINANDO LOFFREDO

Politica familiare fascista e origini dello “Stato sociale” italiano nella vicenda di un intellettuale cattolico

Lo scorso anno è morto ad Albano Laziale, in provincia di Roma, l’economista e studioso sociale Ferdinando Enrico Loffredo, uno dei più interessanti e meno conosciuti ispiratori intellettuali della politica sociale e della famiglia del regime fascista. Era nato a Roma il 14 giugno 1908. Chi volesse imbattersi in centinaia di citazioni può digitare il suo nome in un qualsiasi motore di ricerca internet e si troverà davanti a siti parapost– e filo-femministi che ne esecrano le teorie, additandolo a modello di sciovinismo fascista e di sessimo cattolico. In realtà Loffredo rappresenta una figura complessa di studioso del diritto socio-assistenziale italiano ed occidentale, oltre che di fervente militante politico (prima fascista, poi liberal-conservatore), attivo in un periodo, quello del fascismo-regime e della “prima fase” del miracolo economico italiano – dal 1933 funzionario dell’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale (I.N.F.P.S.), nel dopoguerra passò all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (I.N.P.S.), dove nel 1968 giunge alla qualifica apicale di “Capo Servizio Affari Generali” – in cui furono poste le basi di molte realtà ed istituzioni del contemporaneo “Stato sociale”.

“militante” e studioso cattolico-fascista

Dopo essersi laureato giovanissimo (nel 1930) in Scienze economiche e commerciali all’Università di Roma “La Sapienza” con una tesi sulla colonizzazione tedesca [relatore lo storico economico Gennaro Mondaini (1874-1948)], durante l’ultimo periodo del Regime Loffredo collabora a testate tanto scientifico-divulgative, come Difesa Sociale, “Organo dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale” (troviamo suoi saggi nelle annate dal 1938 al 1940), quanto a riviste di “militanza” come Famiglia Fascista, il bollettino ufficiale dell’Unione fascista famiglie numerose (vedi 1939-1940) e La Difesa della Razza (dal 1939 al 1940), fondata nel 1938 sotto gli auspici del “Ministero della Cultura popolare” (Minculpop) e diretta fino alla cessazione delle sue pubblicazioni nel 1943 dal giornalista e politico Telesio Interlandi (1894-1965). Alla seconda metà degli anni Trenta risalgono le sue pubblicazioni principali come Perequazione degli oneri familiari (U.S.I.L.A.-Società Anonima Editrice, Roma 1936), Studi e attuazioni nel campo degli assegni familiari in Germania (Società editrice “Vita e Pensiero”, Milano 1936), Applicazioni australiane del principio degli assegni familiari (U.S.I.L.A.-Società Anonima Editrice,  Roma 1937), Aspetti demografici della riforma della previdenza sociale (U.S.I.L.A.-Società Anonima Editrice, Roma 1939), L’eccesso assistenziale nella politica demografica (U.S.I.L.A.-Società Anonima Editrice, Roma 1939), La famiglia nell’economia della nazione (Zanichelli, Bologna 1939), Reddito individuale e reddito familiare (U.S.I.L.A.-Società Anonima Editrice, Roma 1939) e, soprattutto, l’opera più corposa ed interessante, Politica della famiglia, che reca una Presentazione dell’allora gerarca e ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai (1895-1959) [Bompiani, Milano 1938]. Prima di partire per il fronte greco-albanese nel 1940, lasciando a casa moglie e quattro figli, lo studioso romano si occupa anche della traduzione in italiano dei primi discorsi che il Generalísimo Francisco Franco y Bahamonde (1892-1975) aveva pronunciato alla fine della “guerra civile spagnola”, con un volume prefato dal ministro degli Affari Esteri e genero di Mussolini Galeazzo Ciano (1903-1944) [cfr. Parole del Caudillo: discorsi, allocuzioni e proclami, messaggi, dichiarazioni alla stampa del generalissimo Franco dall’aprile al settembre 1939, Felice Le Monnier, Firenze 1940].

“Politica della famiglia” (1938)

Politica della famiglia” rappresenta per quanto ne so la prima trattazione di tipo sistematico-comparatistico sul tema mai pubblicata in Italia. In seguito all’eco da essa riscossa Loffredo ottiene la cattedra di Demografia presso la facoltà di Scienze politiche dell’allora Regia Università di Perugia (1938-1940). In estrema sintesi due se ne possono considerare i concetti-cardine.

Il primo è quello della necessità di trasformare una riduttiva “politica prolificatoria”, stigmatizzata in tutti quegli approcci che finiscono con il prospettare «[…] l’illusione della fabbrica dei bambini» (p. 2), in una integrale rivitalizzazione dell’istituto della famiglia cristiana dato che, come è fissato fin dalle primissime righe del volume, «[…] la politica demografica non avrà nessuna efficacia se non diventa politica familiare» (p. 1).

Il secondo tema di fondo dell’opera è quello del rilancio della patria come “famiglia di famiglie” tanto che, nelle conclusioni che affida idealmente ai politici del Regime, Loffredo afferma che una piena restaurazione dell’istituto familiare avrebbe dovuto «[…] condurre al superamento dell’attuale sistema, ispirato dall’individualismo liberale, nel quale ogni cittadino conta come singolo, e la famiglia non ha nessuna rilevanza diretta. E quindi la politica demografica familiare, se non si ferma a mezzo del suo cammino, deve condurre al superamento della concezione dello Stato formato da individui ed al raggiungimento di una concezione che, se pure non dovrà proprio essere quella dello stato costituito di nuclei familiari, sia una concezione intermedia, che combaci con quest’ultima in molti punti, e che negli altri ad essa si ispiri» (p. 432).

Per queste sue tesi “Politica della famiglia” è accolto con notevole interesse dal mondo cattolico, tanto che la rivista dei Gesuiti italiani “La Civiltà cattolica” gli dedica un articolo “di fondo” di ben 13 pagine firmato dall’autorevole padre Angelo Brucculeri (1879-1969) [cfr. Politica della famiglia. Rassegna, in La Civiltà Cattolica, anno 89, quaderno 2116, Roma 20 agosto 1938, pp. 339-351]. Nel suo articolo-recensione il gesuita riconosce a Loffredo il merito di avere ricostruito, nel suo studio, «[…] un ampio e compiuto panorama di una politica, non diremo semplicemente demografica, ma familiare; ossia non rivolta ad accrescere comecchessia il numero delle nascite, ma direttamente intenta a dare sanità economica e maschio vigore etico alla famiglia, donde la necessaria conseguenza della prole numerosa. Le molteplici proposte dell’Autore sono ben articolate in un tutto ben solido, mentre ogni singola proposta è vagliata e discussa con ampia, ma non soffocante, copia di riferimenti, con profonda conoscenza della legislazione odierna; soprattutto, con retto e squisito senso morale, e diciamo pure, religioso» (pp. 339-340).

Anche nell’ambito delle riviste legate al P.N.F. le reazioni al libro furono di sostanziale condivisione. La rivista di Bottai Critica Fascista lo “sponsorizza” con la maggiore convinzione, con ripetute citazioni ma soprattutto con un’entusiastica recensione firmata da Federico Maria Pacces (1903-1976), Ordinario di Economia Industriale all’Università di Torino e successivamente fondatore del quotidiano finanziario Il Commercio e 24 Ore di Milano. Dopo aver esordito con il giudicare lo studio dell’economista romano «[…] un esame a fondo della politica demografica del Regime in funzione della famiglia», la cui «[…] organicità di vedute, costituisce il premio maggiore», Pacces giunge a considerare il suo merito maggiore nello «[…] illuminare il cammino ai pratici. Bisogna dire che questo intento, il Loffredo lo raggiunge benissimo. Questo libro chiarisce molte cose, risolve molti dubbi, orienta. Per questo merita d’essere segnalato» (F.M.P., Libri letti. Politica della famiglia, in Critica Fascista. Rivista quindicinale del fascismo diretta da Giuseppe Bottai, anno XVI, n. 14, Roma 15 maggio 1938, p. 247).

Anche il mensile dell’I.N.F.P.S. Difesa sociale pubblica una recensione notevolmente favorevole alle proposte ed all’impostazione di “Politica della famiglia” e lo fa in un lungo articolo avallato nel modo più autorevole, recante la firma “D.S.”, con ciò intendendosi la provenienza dello stesso, e dei giudizi ivi contenuti, da parte dell’intera Direzione della rivista (cfr. Politica della famiglia, in Difesa sociale, anno XVII, n. 5, Roma maggio 1938, pp. 467-469). Secondo la stessa, quindi, tra i libri scelti dall’editore Bompiani, “per illustrare il panorama del nostro tempo”, «[…] con giusto criterio» è stato inserito anche Politica della famiglia”, poiché solo «In un rafforzamento etico ed economico dell’istituto familiare poggia l’avvenire demografico della nostra patria. Tale è la tesi sostenuta e sviluppata con ricchezza d’argomenti e con stile pieno di vita e di colorito dal Loffredo nel suo studio che approfondisce soprattutto l’aspetto politico del problema, considerando noto nei suoi aspetti statistici il fenomeno denatalitario: è per tal motivo, che nell’opera non appaiono cifre e diagrammi che in misura abbondante figurano in lavori di carattere demografico» (pp. 467-468).

La conclusione della recensione è addirittura “apologetica”: «Ammiriamo la nobile franchezza colla quale l’Autore afferma la necessità di un fondamento religioso (cristiano cattolico) nella famiglia, e la schietta fiducia nell’opera del Regime volta a consolidare il vincolo familiare. A quest’opera il Loffredo, con un libro nel quale l’audacia delle concezioni non è mai disgiunta dalla profondità dell’analisi e della dottrina, reca un contributo scientifico veramente degno del più attento esame» (p. 469).

Anche Bibliografia Fascista, la rassegna mensile curata dalla “Confederazione fascista dei professionisti e degli artisti” di cui era direttore Alessandro Pavolini (1903-1945), di lì a poco “Ministro della cultura popolare” (1939-43), accoglie positivamente l’opera e le proposte di Loffredo. In una recensione “misteriosamente” siglata “M.N.” (cfr. Politica della famiglia, in Bibliografia fascista, anno XVI, n. 8, Roma agosto 1938, pp. 650-652), misteriosa poiché a queste iniziali non corrisponde nessun articolista né recensore consueto della rivista, si riconosce come il libro, in riferimento al problema del declino demografico, segna «[…] un nuovo passo avanti, se non nella diagnostica del male, almeno del metodo di cura» (p. 650). A conclusione della recensione si condivide con parole chiara alla prospettiva di “finalizzazione” che Loffredo fa dell’impianto delle politiche sociali e familiari alla reintegrazione dei valori cristiani: «Niente altro da aggiungere che questa restaurazione del sentimento religioso, oltre che contrastare il declino demografico servirà anche a restaurare la morale in tutti i campi dell’attività umana» (p. 652).

il contributo agli studi socio-previdenziali degli anni 1950-1960

Nel dopoguerra Loffredo scrive su importanti riviste come Previdenza Sociale, organo di approfondimento dell’I.N.P.S. (1952-1970), di cui diventa capo-redattore, Rivista internazionale di scienze sociali, storica testata fondata nel 1893 dal sociologo ed economista Giuseppe Toniolo (1845-1918) ed edita dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (il primo saggio dello studioso romano vi compare nel 1933, l’ultimo nel 1961) ed, infine, la confindustriale Rivista di Politica Economica, dove pubblica articoli e recensioni a partire dal 1937 e fino al 1954. Agli anni Sessanta risalgono i suoi ultimi due libri, La Protezione sociale del cittadino (I.T.E.-Imprese Tipografiche Editoriali, Roma 1962) e ed il corso di Politica sociale tenuto presso la facoltà di economia dell’università di Macerata, dove è docente a contratto durante l’anno accademico “caldo” 1968-69 (cfr. Appunti dalle lezioni sulla politica economica della sicurezza sociale, Università degli studi di Macerata, Macerata 1969).

Concludendo, Ferdinando Loffredo rappresenta una figura importante da conoscere e rivalutare perché con la sua opera contribuisce alla significativa evoluzione della politica della famiglia del fascismo nella seconda metà degli anni 1930 la quale, seppure viziata da un’ipoteca razziale — invero più enfatizzata da certa storiografia del dopoguerra che allora realmente operante — non solo ottenne svariati riconoscimenti da parte di ampi settori della Chiesa del tempo, ma costituì anche il patrimonio culturale cui si attinse nel dibattito in Assemblea costituente, nonché nella parte iniziale del consolidamento del Welfare State nel nostro Paese.

Bibliografia:

Silvia Inaudi, A tutti indistintamente. L’ente Opere assistenziali nel periodo fascista, Clueb, Bologna 2008;

Guido Melis (a cura di), Lo Stato negli anni Trenta. Istituzioni e regimi fascisti in Europa, il Mulino, Bologna 2008;

Chiara Giorgi, La previdenza del regime. Storia dell’INPS durante il fascismo, il Mulino, Bologna 2004;

Giuseppe Brienza, Fer­dinando Loffredo e lo sviluppo delle politiche familiari in Italia, in Annali Italiani. Periodico dell’I.S.I.I.N., n. III, Milano gennaio-giugno 2003, pp. 179-230;

Giuseppe Brienza, Famiglia e politiche familiari in Italia, Carocci, Roma 2001;

Robin Pickering-Iazzi (ed.), Mothers of Invention: Women, Italian Fascism, and Culture, University of Minnesota Press, Minneapolis 1995;

Cecilia Dau Novelli, Famiglia e modernizzazione in Italia tra le due guerre, Edizioni Studium, Roma 1994.

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