“Figli di un’etica minore”, a cura di Mario Palmaro e Tommaso Scandroglio – recensione di Marisa Orecchia

Un libro, tanto interessante  quanto  inquietante. È urgente  una nuova “pastorale della verità” ci lascia detto Mario Palmaro.

di Marisa Orecchia

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zzfgltcmnrFinalmente, verrebbe da dire.

Nel messaggio per la GMG 2015, tappa dell’incontro che avrà luogo a  Cracovia il prossimo anno, Papa Francesco esorta i giovani ad andare controcorrente   proponendo una delle beatitudini del Discorso della Montagna “Beati i puri di cuori”. Un messaggio chiaro che parla di amore e sessualità e che invita a  riscoprire la purezza quale strada per la beatitudine, la felicità.

Finalmente.

Questi temi, assai cari a san Giovanni Paolo II  che li aveva lungamente illustrati in udienze, con indimenticabili  interventi e  documenti e che li aveva consegnati alla Chiesa  con la  sua luminosa Teologia del corpo perche ne facesse uso con una Pastorale rivolta  soprattutto alle giovani  generazioni, sono perlopiù rimasti lettera morta, ignorati e dimenticati,  senza giungere  a  innervare e rivitalizzare la catechesi per  ragazzi, giovani, coppie di fidanzati e di sposi.

Speriamo quindi  che,  riproposti  da Francesco, siano recepiti con la solita entusiastica, incondizionata  adesione con cui ogni suo gesto e pronunciamento viene accolto e che  riescano  magari  a  ricadere, a colare, a filtrare  nelle nervature di una Chiesa che in campo educativo è da  decenni  irrilevante, inadeguata, praticamente assente. Una Chiesa che  ha permesso che sia il mondo  ad educare i giovani, con le sue ideologie, le sue sirene.

Neppure i Progetti Culturali  che pure  hanno evidenziato l’emergenza educativa  quale sfida cui la Chiesa  è chiamata a far fronte  in questi anni e che hanno denunciato i grandi mali del nostro tempo quali il relativismo, il naturalismo, il nichilismo, sono arrivati  a mettere il dito  nella piaga e a recepire  che in educazione non si educa a metà, ma si educa tutto l’uomo, nella sua pienezza, nella sua ontologia. E l’uomo è  sessuato. La sessualità non è un accessorio, ma una realtà che attraversa e connota la persona a livello biologico, psichico e intellettuale, spirituale,  nella sua totalità. E’un immenso dono di Dio all’uomo, creato sessuato per  assaporare  la pienezza dell’amore e realizzarsi mediante il dono di sé. Per realizzarsi nella relazione.

Perdere questa bussola, abbandonare la   sessualità alle valutazioni  che dal mondo vengono e la considerano solo un mezzo per cercare il piacere,   riducendola ad un  semplice esercizio  della genitalità,  significa  perdere non solo  una parte dell’uomo, ma tutto l’uomo. Abbandonarlo  ai deliri  dell’omosessualismo e alla secolarizzazione. L’apostasia dall’uomo è  infine  l’apostasia da Cristo.

A   partire dagli anni  60, infatti abbiamo assistito  al delinearsi all’interno della Chiesa   di  una frattura  tra  l’impegno  verso i poveri, gli emarginati, i cosiddetti ultimi, l’impegno sociale, insomma,  che viene proposto  come  assolutamente prioritario  e quasi esclusivo, e l’impegno  educativo  per una  morale sessuale, da molti  definito  moralistico e non più in linea con i tempi.  In certi laboratori, certe scuole post conciliari, una parte della Chiesa, indubbiamente minoritaria, ma molto ascoltata, traccia  linee pastorali  sotto le quali non è difficile  scorgere  influenze  del tempo, marxismo ed evoluzionismo perlopiù. Per  essa  l’impegno  che caratterizza il credente è quello  per la  giustizia sociale. In secondo piano, tutto il resto.

Così, mentre da un lato cadevano le barriere che fino ad allora in campo educativo avevano  separato  i maschi dalle femmine, nelle scuole, nei gruppi parrocchiali e in ogni altra attività, e dall’altro incalzavano la modernità e il ’68 con i suoi furori alla  Reich e Marcuse – almeno un orgasmo al giorno per ogni giornio –  la Chiesa smetteva di parlare  di  purezza,  di castità, di rinuncia ai rapporti prematrimoniali. E dimenticava   che tutto si tiene. Come scrive l’anonimo della lettera a Diogneto nel  tracciarne l’identikit: “i cristiani  mettono a disposizione le mense, ma non le donne”, dividono la tavola, ma non il letto, coniugando l’impegno nel sociale con il rigore nel comportamento sessuale. Non l’uno o l’altro,  ma l’uno e l’altro.

Perdere un pezzo infatti rovina l’intero edificio: lasciar cadere l’impegno per la morale sessuale sotto l’incalzare delle idee della rivoluzione del ‘68, veicolate ed esaltate da tutto il sistema mediatico, proponendo  sempre e  soltanto l’impegno solidaristico, l’attenzione agli ultimi, ha contribuito a portarci   alla situazione attuale.

Quanto sia  grave lo denuncia il libro “Figli di un’etica minore”, a cura di Mario Palmaro e Tommaso Scandroglio, pubblicato  per iniziativa del Comitato Verità e Vita, su incoraggiamento dello stesso Palmaro che ne era il presidente, nei suoi ultimi  giorni prima della morte.

Il libro nasce da un’indagine svolta  nella provincia di Novara  su un cospicuo numero di ragazzi e di giovani, interrogati su temi eticamente sensibili quali l’aborto,  la contraccezione,  i rapporti prematrimoniali, la convivenza, i rapporti omosessuali, il matrimonio, l’eutanasia, la droga, l’amicizia.  La situazione che emerge dai dati raccolti, elaborati dalla Fondazione ESAE di Milano, è a dir poco gravemente preoccupante. Quadro sconfortante, debacle desolante, catastrofe educativa sono termini ricorrenti nel libro per  descrivere  la  caduta complessiva  di  tutti quei punti fermi che  fino a qualche decennio  fa erano  patrimonio condiviso e comune. L’aborto  per un’alta percentuale degli intervistati è lecito se il bambino non è voluto, usare contraccettivi, avere rapporti omosessuali no problem, staccare la spina al nonno, perché no, se soffre? Il matrimonio va bene  solo  finche c’è l’amore  e  via dicendo.  Nel suo intervento, che indaga  le risposte  al questionario nell’ottica  della bioetica come “ indicatore di civiltà” Palmaro fa un’annotazione  acuta  che rende  ancor più evidente  la gravità del quadro: siccome i questionari  somministrati ai giovani  non chiedono loro di descrivere ciò che fanno, ma di affermare se una certa condotta è o non è moralmente accettabile,  di formulare cioè un giudizio morale, risulta dalle risposte che  moltissimi  giovani, pur non essendo necessariamente incorsi nella condotta indagata, la giustificano, scambiando con estrema convinzione il bene con il male. E’ caduta la distinzione tra il bene e il male, e con essa i capisaldi  dell’etica, dell’ortodossia e  di conseguenza dell’ortoprassi.

Ma c’è, nell’indagine in questione, un fattore ancora più doloroso. Il questionario prende in esame anche l’orientamento religioso degli interrogati e mostra con tutta evidenza  uno scarto minimo, quando non addirittura inconsistente, tra le risposte di chi si dice credente praticante e chi si dice ateo, agnostico, non interessato alla religione.

Si evidenzia cioè un clamoroso scollamento tra quanto il Magistero ha sempre affermato e insegnato  in tema di  morale sessuale e di bioetica, e che nel catechismo della Chiesa Cattolica è illustrato con chiarezza, e quanto viene proposto ai giovani e ai ragazzi  che  ancora frequentano  la parrocchia. Purtroppo può capitare che siano solo l’ecologismo, il terzomondismo, il solidarismo, l’accoglienza, l’attenzione agli  ultimi e  alle periferie,  i temi preferiti su cui si lavora,  mentre la sana dottrina è trascurata per la paura di non essere  in linea con i tempi, di essere giudicati troppo rigidi, per il desiderio di “non innalzare muri”, per “cercare quello che unisce”.

E’ questa l’accorata denuncia che contengono i due rispettivi saggi di  Palmaro e Scandroglio, che, assieme a quelli di Berzano, Viarengo, Puccetti e Tripoli, compongono questo libro, tanto interessante  quanto  inquietante. È urgente  una nuova “pastorale della verità” ci lascia detto Mario Palmaro.

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