Finiani dopo Fini. Giorgia Meloni – di Piero Vassallo

“Una sola è la destra e vi appartengono tutti coloro che  la Religione, il bene e la gloria dello stato hanno in mira”. (Clemente Solaro della Margarita)

di Piero Vassallo

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zzzzmln2Il riscatto della città di Roma, oggi discesa al rango di Topolinia, è la riparazione dei danni ingenti causati dalle licenze concesse dal potere non vedente o complice agli autori dello sfregio e del furto inurbano: malavitosi, speculatori, faccendieri, costruttori selvaggi, portaborse, funzionari oziosi, insaziabili clientele, vandali e teppisti, preti modernizzanti e silenti.

Ora è evidente che la riparazione dei danni è stretta competenza di  persone esperte e non di demagoghi urlanti e squillanti.

Guido Bertolaso si è dimostrato capace di affrontare e risolvere i problemi posti da amministratori incapaci e/o corrotti, e pertanto può candidarsi legittimamente a sindaco di una città intorno alla quale si sono stretti i nodi dell’inefficienza e della corruzione.

Vigorosa giornalista e ardente parlatrice, l’onorevole Meloni rappresenta la politica politicante in una scena cittadina, che esige l’intervento di amministratori capaci di attivare un apparato amministrativo a dir poco lento e farraginoso.

Alla finestra dei curiosi si affaccia il sospetto che l’onorevole (a suo tempo finiana) Meloni sia erede della gelosia e degli associati malumori, che hanno suggerito a Gianfranco Fini di cercare fortuna nell’ufficio del presidente Giorgio Napoletano.

L’onorevole Meloni ha (certamente) una perfetta conoscenza della storia missina e post-missina, dunque sa che la destra minoritaria ottenne un dignitoso successo politico dopo le elezioni del 1958, perché la dirigenza (costituita da Arturo Michelini, Ernesto De Marzio, Nino Tripodi e Nicola Foschini) decise di svolgere (insieme con i monarchici di Alfredo Covelli e Achille Lauro) l’unico ruolo possibile, cioè la contrattata subalternità al potere democristiano.

L’onorevole Meloni conosce altresì la storia della sollevazione almirantiana che, alla vigilia del congresso nazionale del Msi (Genova 1960), fu causa della sospensione del congresso e della caduta del governo monocolore di Fernando Tambroni. La stizzosa insorgenza almirantiana fu causa involontaria del conseguente avvio della politica di centro-sinistra. Vicenda ricostruita da un attendibile testimone, il giornalista e storico Luciano Garibaldi.

L’onorevole Meloni non può ignorare, infine, l’efficacia disintegrante esercitata dall’irriducibile intransigenza dei fedelissimi, dopo che Almirante diventò erede della politica di Michelini, inflessibilità da cui discese la dissoluzione della destra unita, faticosamente organizzata dallo stesso Almirante nei primi anni Settanta del secolo scorso.

La storia dell’intransigenza a destra è una storia di azzardate candidature al comando e di amari insuccessi, ossia la storia della superba illusione che ha ottenuto, ultimamente, un patetico risultato: la grottesca subordinazione di Fini a Napolitano.

Alle insorgenze contro Silvio Berlusconi soggiace nuovamente l’eterna illusione di conquistare il cuore del popolo moderato mediante l’elevazione quasi infantile di squilli estremi.

Berlusconi non incarna il sogno della destra ideale. Purtroppo i suoi collaboratori e gli alleati competitori non sono migliori di lui. D’altra parte il problema della  successione è ineludibile, vista l’età dell’attuale guida politica del centrodestra.

Certo è che il problema della successione non può essere affidato a precipitosi sfasciacarrozze e/o a politicanti di rango addirittura inferiore a quello di Berlusconi.

Si scopre infine che nel centrodestra non si è manifestato un uomo politico dotato dalle caratteristiche del vincitore (e neppure del competitore) e che all’orizzonte si affaccia un futuro difficile, in cui gli esponenti della destra dovranno dedicarsi alla riflessione della loro attualmente labile identità.

Si apre una fase in cui gli esponenti della cultura devono fare un passo avanti e disegnare il profilo dignitoso di una destra capace di affrontare le sfide del nichilismo avanzante dall’ovest del pianeta.

21 commenti su “Finiani dopo Fini. Giorgia Meloni – di Piero Vassallo”

  1. luciano pranzetti

    Carissimo Vassallo: la Meloni sta gioiosamente subendo il gioco che la Lega condusse contro Berlusconi nel 1994 quando, sobillata dal subdolo Scalfaro, fece cadere il governo di centrodestra lasciando strada aperta a Prodi e soci. Ora è Jago Salvini che, nell’intento di spiazzare Berlusconi, gioca di sponda con la Meloni la quale, non essendo fine politica e men che meno statista, si lascia, per vanità materna – dopo che ha approvato la candidatura di Bertolaso – trascinare in una vicenda più grande di lei con il risultato di restare politicamente arrostita, perché mai riuscirà ad entrare nel ballottaggio.

  2. Caro prof. Vassallo sono perfettamente d’accordo con lei. Non appena riverso una qualche speranza in una personalità della destra che si affaccia con decisione nell’agone politico ecco che in breve tempo mi delude profondamente. Non pensavo che potesse accadere anche con la Meloni (Salvini pare l’unico salvagente al quale aggrapparsi per chi da destra vuol combattere il totalitarismo dell’eurozona ma troppo spesso si dimostra antipatico e arrogante con gli alleati) ma questa uscita della sua testarda candidatura per fare un dispetto a Silvio Berlusconi mi ha francamente sconfortato.. Non se ne salva uno, nemmeno a destra!

  3. Cesaremaria Glori

    La Destra fece quest’Italia non certo ideale ed ora la Sinistra la sta dissolvendo grazie anche ad una Destra ridicola che s’accompagna al Don Chisciotte Renzi nei panni di un patetico Sancho Panza

  4. Caro Prof, quella era gente ben conscia della realtà e che sapeva ben analizzare problemi e prospettive, soprattutto per l’esperienza tragica dalla quale provenivano. Agirono in modo consono, alleandosi con i monarchici. Oggi occorre dare vita a un laboratorio politico formativo, soprattutto diretto ai giovani, fatto da persone capaci che sappiano fornire un linguaggio, delle competenze e una cultura di vera tradizione romana e italiana. Prima di parlare di partito bisogna focalizzare l’attenzione su un obbiettivo chiaro e una visione delle cose non avulsa dal pragmatismo. Mi viene sempre in mente la risposta che Bernadette diede quando le fu chiesto se fosse preoccupata per l’avanzata dell’esercito prussiano: ‘non temo che i cattivi cattolici’. Il discorso è tutto qui. Negli ultimi settant’anni abbiamo assistito solo a tragedie e tragicommedie da parte di chi si definì, e si definisce, cattolico.

  5. Gentile Vassallo mi sembra che la storiaccia delle candidature a destra per l’elezione del Sindaco, a Roma, sia ancora tutta da conoscere e da concludere, magari. Molto giusta la valutazione di Bertolaso e le considerazioni su Berlusconi e la destra attuale. La Meloni la dovremmo conoscere un pò di più…Per le vecchie vicende dell’MSI ricordiamoci anche del cosiddetto “arco costituzionale”!

  6. Osservo la situazione italiana da un balcone lontano, vivendo in Cina da molti anni, comunque agganciato al tessuto produttivo e della politica dell’Italia. Vista dalla lente geopolitica, la diatriba italiana e della Destra senza vertice attendibile, risulta ancora più bisognosa della soluzione che descrive Feder. Nel breve periodo l’inerzia dissolvente continuerà ad erodere l’intero sistema, che è incardinato in un processo geopolitico, meno che mai locale. La finanza internazionale, la presenza massiccia di aziende italiane che (solo ad esempio) gravitano a Nanchino; la comunità italiana di Shanghai (notevole per numero e qualificazione professionale) e il nostro Console (uomo pregevole e stratega intelligente, benchè immagine dell’altro settore dell’arco politico) sono tutti fenomeni che indicano come, la politica locale italiana, sia molto influenzabile da ció che è geopolitica-d’Italia. Feder dice bene: concentrarsi nel formare future leve, e formarle con una visione geopolitica della Destra.

  7. luciano pranzetti

    La conoscenza della Meloni è presto fatta. E’ di poco fa la sua dichiarata intenzione di votare i “grillini” nel percepito caso di non potercela, lei, fare. Tanto di cappello per tanta coerenza che, palesemente, appare impastata di livore e di illogicità che la qualifica come una “statista” blablabla.

  8. luciano pranzetti

    Ai fini di una conoscenza della Meloni. La neo candidata sindaca capitolina vanta, pubblicamente, al colto e all’inclita guarnigione, una sua pura fede cattolica. Che strano! dovrebbe, in quanto cattolica osservante, sapere che il suo stato di mamma, derivato da un rapporto di permanente convivenza more uxorio, privo, cioè, del sigillo del Sacramento, la qualifica – se vale ancora la perenne dottrina della Chiesa e, soprattutto, la parola di Cristo – come pubblica peccatrice. Certamente non è la sola persona in sì fatto stato, ma almeno si guardi dal proclamarsi ciò che non è: né cattolica, né statista, né coerente.

  9. PUCCI CIPRIANI

    Forse all’amico Piero Vassallo, che lo porta ad esempio come “uomo del fare” che avrebbe risolto problemi che altri amministratori corrotti e incapaci non erano riusciti a risolvere, è sfuggito che lo stesso Bertolaso è un candidato “inquisito” e che deve rispondere di diversi reati in diversi processi per la…ricostruzione. Inoltre ora, dopo la circoncisione, Gianfranco Fini, il pupillo della mummia Napolitana, è “in pista” con Storace e Alemanno e si distingue per i suoi “fervorini” antifascisti e antilepenisti contro la Meloni e in favore del Satrapo di Arcore. Anch’io comunque – che da anni non mi reco a votare – tra un ballottaggio tra i renziani (il radicale Giachetti) e la grillina andrei a votare (un voto antiregime) per la Grillina. Fermo restando la mia piena avversione ai Cinque Stelle. Per il resto non sono il difensore d’ufficio della Meloni : ciascuno è libero di pensare come vuole, però così si rischia di scaricare risentimenti o vecchie antipatie sull’esponente di FdI

  10. Caro Vassallo, questa volta non concordo con le sue tesi. In politica contano i rapporti reali di forza, e il successo di un leader si deve giudicare sulla base dei consensi che ottiene. Salvini può non piacere, ma di fatto piace agli italiani per la concretezza degli argomenti (che i soliti bolliti radical chic definiscono “rozzezza”) e poi per il fatto che non si rende complice dell’umiliazione della nazione. Berlusconi in questo momento è un morto-vivente: credere che oggi il suo partito-persona possa racimolare più del 7% è follia. E la cosa non si deve agli italiani o al destino cinico e baro, ma alle scelte (e alle non-scelte) da Berlusconi fatte a partire dal 2008. La sua presenza GARANTISCE l’umiliazione nei fatti dell’interesse nazinale, ancorché nelle parole egli sia bravo talvolta a rianimere un orgoglio latente. Egli è impresentabile non certo per le storie di donnine, ma per l’aver subordinato l’interesse nazionale a quello aziendale, per aver sostenuto per interesse un governo (anzi…

  11. …anzi 3 governi) che agisce per conto degli spoliatori e nemici della patria, ancorché se ne sia astenuto da ultimo: ma il suo esempio “luminoso” viene inevitabilmente seguìto da sciacalli di tutte le razze che, guarda caso, erano stati imbarcati proprio da Berlusconi.
    Per il bene dell’Italia Berlusconi deve lasciare il campo, possibilmente subito e senza troppo benedire Salvini (lo dico nell’interesse di quest’ultimo). Quanto a Roma, Bertolaso non ha una possibilità su 1000 di vincere a mio parere, quindi è vano presentarlo come un tecnico capace, se poi perderà di sicuro. La Meloni non la giudico, anche perché non conosco i retroscena della destra del secolo scorso, ma ribadisco il concetto iniziale: affidarsi oggi a Berlusconi (e quindi a Bertolaso) è ricetta per un sicuro insuccesso, rispetto al quale forse diventa opportuno valutare altre soluzioni. E illudere Berlusconi di aver ancora voce in capitolo significa fargli del male.

  12. A proposito di politici, non vi nascondo la mia sorpresa e la mia felice constatazione che a sinistra, o meglio, tra i comunisti duri e puri, vi è chi fa passare i politici cattolici come pericolosi radicali. Marco Rizzo ha espressamente detto che la Cirinnà è un’operazione artificiale attuata per deviare i veri problemi del popolo e che Nichi Vendola, con la questione del figlio, è come Joseph Mengele. Che abbia ragione il mio babbo, una volta tanto, lui, rosso duro e puro come Rizzo? Il mio babbo da un po’ di tempo va dicendo che questa sinistra fa schifo perché pensa alle ‘cavolaie’ invece che alle cose serie. Forse il lato buono alla Giuseppe Bottazzi è insito in ogni rosso di ‘buona volontà’. Certo che sentire un companero di Vendola accusarlo di essere come Mengele è una di quelle cose che ti fanno ben sperare.

  13. Sinceramente, come diceva mia nonna: “tra il marcio e la muffa…”. Gli elementi che hanno contribuito al caos preelettorale romano sono molteplici e molti non si trovano a Roma. Direi che ce n’è per l’asino e per chi lo mena. Berlusconi, al di là dell’appropriatezza del candidato sponsorizzato (indubbiamente uomo capace ma inquisito), non perde il vizio di pretendere di scegliere sempre unilateralmente. Ha avuto 20 anni per formare una classe politica, per selezionare un successore, ma questo non lo ha mai voluto e non lo ha fatto. Ha imbarcato ogni genere di persona, capace o meno, ma se è stato puntualmente tradito dai suoi avrebbe dovuto domandarsene il perchè. L’uomo è traditore per natura, ma forse circondarsi di uomini liberi e pensanti, formare giovani che sappiano distinguere il vero dal falso, diminuisce il rischio di venir pugnalati alle spalle. La Meloni non è all’altezza? Forse. Non è sposata? Peccato, specie per la sua anima. Ma meglio lei di tanti cattocomunisti sposati.

    1. Sono d’accordo: Meglio la Meloni di tanti cattocomunisti (sposati e non) …aspettando una fantomatica Destra Cattolica pura!

  14. luciano pranzetti

    Certamente, anche Berlusconi è divorziato e risposato ecc ecc . .ma questo non vuol dire la Meloni sia meglio di lui. Sotto il profilo etico sono uguali. Allo stato dei fatti, e sotto questo aspetto, la destra politica non riesce ad esprimere una figura che possa attrarre l’elettorato cattolico. Se, quindi, è giocoforza accontentarsi di ciò che passa la dispensa, la Meloni non è che rappresenti chissà quale piatto forte. Direi, un bicchierino d’acqua fresca.

  15. Facciamola finita una buona volta con questa storia dei “moderati”che darebbero la vittoria. Come dice l’Apocalisse, “quia tu nec calidus nec frigidus es, sed tepidus, cupio te evomere”

  16. la meloni pensi innanzitutto di mettersi a post davanti a Dio, visto che aspetta un figlio da un convivente.
    poi….pensi a fare la mamma, macchè, tutti attaccati alla poltrona!!!!!!!!!!!eh la politica tira… si guadagna molto e si “lavora”( si fa per dire)poco , o niente.
    A me questa candidata non piace, non ha nessuna preparazione politica e quello che dice lei lo saprebbe dire chiunque.
    Bertolaso, ( ma non è quello inquisito per i massaggi che faceva al centro sportivo?)poi…parla più come un sinistroso che come un (vero) uomo di dx dovrebbe parlare.
    Faccio bene io che da anni non voto più, e cari amici non mi sono MAI pentita.

  17. A me risulta che nei sondaggi Bertolaso non arriverebbe al 10 %,mentre la Meloni sarebbe già al 25 % E’ evidente che se corressero uniti avrebbero molte probabilità di vincere,ma divisi…non andrano da nessuna parte (salvo un miracolo!) Quanto al passato della Destra almirantiana,sono sempre stato dell’idea che il grande Giorgio fece le scelte giuste a tenere il MSI fuori dai governi (al massimo dando qualche appoggio esterno a qualche legge) e fuori dal cosiddetto arco costituzionale dei ladri (nel quale peraltro nessuno voleva il MSI e noi eravamo ben fieri di starne fuori).Tentò di allargare l’area della Destra con la creazione della Destra Nazionale che incluse i monarchici del PDIUM nel 1973 e poi con L’Eurodestra assieme ai movimenti francese e spagnolo.Raggiunse il massimo dei consensi alle politiche del 1972 con quasi 3 milioni di voti e comunque mantenne sempre il partito al quarto posto nazionale e sui due milioni di voti. Quando venne Rauti segretario si scese al minimo storico.

  18. Caro Pucci Cipriani,
    adoro leggere i suoi articoli ma ora quando parla di politica mi delude profondamente. Per me l’essere inquisiti dalla sinistra magistratura italiana è quasi una nota di merito! Il reato sarebbe poi quello di avere fatto troppo presto a fornire agli abruzzesi colpiti dal terremoto abitazioni decenti.
    Votare poi per una grillina al ballottaggio sarebbe poi prova di purezza cattolica? Visto che ora lei dimostra tanta avversione per quello che chiama satrapo di Arcore in quanto pubblico peccatore..
    Che coerenza sarebbe mai questa?

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