FIRENZE: FUNZIONI RIPARATRICI PER L’OLTRAGGIO AL DOLCE VISO DI CRISTO – di Pucci Cipriani

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di Pucci Cipriani

Xto

 

“Et veniunt in praedium, cui nomen Gethsemani, et cum processisset paululum, procedebat super terram et orabat (…) “Abba, Pater! Omnia tibi possibilia sunt. Transfer calicem hunc a me; sed non quod ego volo, sed quod tu”. Et venit et invenit eos dormiente set ait Petro: “Simon dormis? Non potiusti una hora vigilare? …” (M.co: 14, 32-38).

Gesù ha già istituito l’Eucarestia e si reca, con i discepoli, a pregare nell’orto dei Getsemani.

Dopo un’ora trova gli apostoli addormentati e rivolto a Pietro: “Simone, tu dormi? Non hai saputo vegliare un’ora sola?”.

Ecco, l’altra sera, a Firenze di fronte al SS. Sacramento tanti fedeli sono stati almeno “per un’ora sola” in preghiera al cospetto del Cristo in corpo, anima e divinità, per riparare l’orrendo sacrilegio perpetrato a Milano. Il celebrante, don Federico Pozza dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, durante la solenne cerimonia ha dato – tra nuvole d’incenso e il canto del “Cristus vincit” – la Benedizione Eucaristica, nella bella chiesa di San Gaetano in Firenze.

E proprio con il silenzio don Federico ha voluto sottolineare la drammaticità dell’evento. In silenzio e in raccoglimento come Gesù nell’orto degli ulivi.

Anche nella Chiesa di Ognissanti, la sera alle 21, bandita ogni polemica, dopo il Rosario la S. Messa cattolica in rito romano antico viene celebrata dal Padre Leopoldo dei francescani dell’Immacolata. “Nell’Antico Testamento non era possibile vedere il volto di Dio – ha detto il padre francescano durante l’omelia – che però ci ha voluto mostrare attraverso quello del Figlio con l’Incarnazione, il Volto che vedremo poi nel Giudizio e contempleremo in eterno nel paradiso”.

Anche qui un’intensa atmosfera di raccoglimento e tanti, tanti fedeli che oggi non si vedono più nelle chiese…

In questa buia notte fiorentina rischiarata da una bianca falce di luna suonava la campana di Ognissanti e la gente sciamava, con il cuore ricolmo di gioia per aver potuto trascorrere, almeno “una sola ora”, con il Signore.

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“Dederat autem traditor eius signum eis dicens: “Quecumque osculatus fuero, ipse est; tenete eum et ducite caute”. Et cum venisset, statim accedens ad eum ait: “Rabbi”, et osculatus est eum. At illi manus iniecerunt in eum et tenuerunt eum” (Mc: 14, 44-46).

Sì, Giuda con un bacio tradisce il Maestro. Quanti Giuda tra noi che si fanno paladini del Cristo e poi lo rinnegano e lo vendono, con un bacio, al nemico… per orgoglio e vanità, per apparire i primi della classe: “Cristiani si” ma non “ultra” non “tradizionalisti”…

Con Giuda è inutile la polemica… “Lasciate che i morti seppelliscano i morti”…

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“Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio i Santi e i Simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori”.

Abbiamo visto la mobilitazione della “Comunità cristiana” (o meglio del “pusillox grex”) non abbiamo visto quella dei pastori. Ma i cattolici hanno sempre il loro Pastore che li guida, come già ammoniva il nostro padre Dante:

“Avete il vecchio e il nuovo Testamento

E il Pastor de la Chiesa che vi guida;

Questo vi basti a vostro salvamento.

Non fate come agnel che lascia il latte

De la sua madre, e semplice e lascivo

Seco medesmo a suo piacer combatte”


Ma “il Pastor de la Chiesa”, il vicario di Cristo, non basta ai così detti “cattolici adulti” (ovverosia ai servi dei “poteri forti” oggi, del comunismo ieri) e non basta ai così detti moderati (a quei cattolici cioè che sono come il latte pastorizzato, privo di microbi e di vitamine), quella mandria di “tiepidi” che hanno fatto di tutto per minimizzare o mimetizzare le parole del Sommo Pontefice…

Il Papa, insomma, dovrebbe imparare a fare il Papa… evitare le contrapposizioni.

E’ quella dei “tiepidi” la categoria che, più di ogni altra, oltraggia il dolce Volto del Cristo.

Dice San Giovanni nell’Apocalisse: “Ti avrei voluto caldo, ti avrei voluto freddo, sei soltanto tiepido, ti vomiterò nella mia bocca”.

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Quando negli anni Sessanta sembrava che ormai la Chiesa stesse per crollare sotto i colpi della “Nuova Teologia” o del “Soffio dello spirito del Concilio”, Paolo VI denunziò il “Fumo di Satana che, da qualche fessura, è entrato nella Chiesa”, quindi, solennemente, in piazza San Pietro, fece la professione di Fede, e ribadì tutti i dogmi della Chiesa con la recita del “Credo” e, subito dopo, promulgò (contro il parere della maggioranza dei vescovi e degli stessi periti della commissione da lui convocata) quella stupenda enciclica: “Humanae vitae”, che ribadisce la dottrina perenne della Chiesa sulla vita.

Non praevalebunt!

Anche oggi nell’ora dello scempio blasfemo di questa “pièce” per coprafagi e coprofili il Santo Padre ha rimesso nei cuori del “pusillox grex” la gioia e la speranza.

Anche il volto del Vicario di Cristo, come quello del Cristo, è stato lordato e infangato.

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“Milites autem (…) coeperunt salutarem eum: “Ave, rex iudeorum” et percutiebant caput eius arundine et conspuebant … “ (Mc: 15, 16-19).

Sì, i soldati romani lo insultano e gli mettono in capo la corona di spine.

Sputano su quel volto martoriato del Cristo. E’ la soldataglia romana ebbra di vino acetoso, piena di rabbia per dover stare in quelle terre insalubri della Palestina … Ma la Veronica asciugherà il suo bel volto.

A sputargli in faccia, a percuotere il volto santo, oggi non sono solo i poveri guitti dello spettacolo che forse avranno il loro attimo di “notorietà”, ma tutti coloro che hanno fatto da reggicoda ai coprofagi, a coloro che, invece di condannare l’oltraggio blasfemo, hanno condannato quelli che si sono ribellati, che hanno indetto veglie riparatrici: “urlatori”, “arretrati”, “ultra”, “cattolici rimasti al Concilio di Trento” (orgogliosamente!), “ignoranti”, “non aggiornati”, siamo stati definiti mentre i gazzettieri hanno disquisito dottamente sui pannoloni sporchi, sulle feci, sulla “piscia”, sulla “merda” …

Siamo ben lieti di aver incontrato l’ostilità del mondo, lo sapevamo di già, lo avevamo messo nel conto: “Si me persecuti sunt, et vos perseguentur” (Gv. 15-20).

Ci consolino le parole di San Gregorio Magno: “L’inimicizia degli uomini malvagi torna a lode della nostra vita, perché dimostra che abbiamo in noi almeno qualcosa di onesto dal momento che restiamo sgraditi a coloro che non amano Dio: nessuno può, nel medesimo tempo, risultare accetto a Dio e ai nemici di Dio”.


Firenze, 24 gennaio 2012

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