FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA: una strategia difensiva che non è riuscita – di Carlo Manetti

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La vicenda dei Francescani dell’Immacolata appare oggi, con il senno di poi, come un copione scritto fin dall’inizio e recitato dai protagonisti, in parte alla lettera ed in parte “a soggetto”; il finale del dramma è lo scioglimento, de jure o de facto, dell’Istituto, sia nel ramo maschile che in quello femminile, anche grazie ad una strategia difensiva quantomeno inefficace. L’affermazione può apparire ardita, ma trova puntuale riscontro nello svolgimento dei fatti.

di Carlo Manetti

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zzskIl 6 luglio 2012 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica nomina mons. Vito Angelo Todisco Visitatore apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata, in seguito all’accusa a padre Stefano Manelli ed ai vertici dell’Ordine di «imporre» con pressioni la celebrazione in Vetus Ordo del santo Sacrificio della Santa Messa, denuncia presentata da cinque Frati (Antonio Santoro, Michele Iorio, Pierdamiano Fehlner, Massimiliano Zangheratti ed Angelo Geiger).

Le anomalie si presentano subito: il Visitatore non ispeziona i conventi, non si premura di conoscere direttamente la vita e la spiritualità dei Frati, non verifica le accuse, ma si limita ad inviare a tutti i Professi Solenni un questionario (1° novembre 2012), costruito per creare un clima di sfiducia nei confronti dei Superiori e, in particolare, del Fondatore, più che per accertarne l’eventuale esistenza (cfr. http://www.riscossacristiana.it/il-caso-dei-francescani-dellimmacolata-analisi-del-questionario-del-visitatore-apostolico-mons-vito-angelo-todisco-di-cristina-siccardi/).

Formalmente, sulla base dell’esito di tale questionario, il Visitatore stende una relazione, che autorizza la Commissione per i religiosi a commissariare i Frati Francescani dell’Immacolata. Con Decreto dell’11 luglio 2013. Le risposte date alle domande del Visitatore sono state tenute segrete fino al 24 settembre 2013, allorché ne è stato pubblicato, sul sito ufficiale dell’Ordine, gestito dal Commissario e dai suoi collaboratori, un sunto alquanto tendenzioso (http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/fi-news/239-presentazione-dati-visita-apostolica), oltre che incompleto.

Perché tanto silenzio (quasi 11 mesi!) e perché una pubblicazione incompleta dei dati? Perché l’esito di quel questionario non avrebbe autorizzato nessun tipo di commissariamento (cfr. http://www.corrispondenzaromana.it/la-verita-sul-commisariamento-dei-francescani-dellimmacolata/).

Di qui è una catena ininterrotta di violazioni del diritto canonico, a partire dallo stesso Decreto di Commissariamento, come dimostrato dai professori Roberto de Mattei, Mario Palmaro, Andrea Sandri e Giovanni Turco, nel loro saggio Analisi del Decreto di Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata(http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/analisi-del-decreto-di-commissariamento-dei-francescani-dellimmacolata/).

Viene, nello stesso Decreto, vietato ai Francescani dell’Immacolata di dire la Santa Messa in Vetus Ordo, salva espressa deroga concessa dal Commissario, in flagrante violazione del Motu Proprio «Summorum Pontificum» (7 luglio 2007) di Benedetto XVI; viene smantellato il Seminario dell’Istituto; vengono allontanati e dispersi, in varie parti del mondo, i più eminenti esponenti dell’Ordine; vengono chiusi conventi; viene segregato padre Manelli, i cui colloqui con i Frati sono, di fatto, resi quasi impossibili… solo per citare alcuni degli episodi più eclatanti.

A tutto ciò le reazioni dei Frati rimasti fedeli al loro Fondatore ed al carisma dell’Istituto sono, per usare un eufemismo, pacate. La resistenza sul piano del diritto canonico è insufficiente, attendista, quasi a sperare che il non reagire con la dovuta forza induca l’interlocutore a cessare le sue violazioni della legge della Chiesa; niente di più illusorio, ovviamente: ogni violatore del diritto tende a portare la sua azione tanto più in profondità, quanto meno essa viene contrastata; e questo è tanto più vero quando tali illeciti sono commessi non solo e non principalmente per interesse personale, quanto per odio ideologico nei confronti della controparte: se la finalità dell’ingiustizia è la distruzione di qualcuno o di qualcosa, la moderazione di quest’ultimo non può che galvanizzare l’aggressore ed eccitarlo a nuova violenza.

Con il clima di intimidazione crescente nei confronti dei Frati e di loro reazione “moderata”, nonostante da varie parti si levino voci in loro difesa, anche da ambienti lontani dalla Chiesa, il cardinale Joâo Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica, sente giunto il momento per aggredire il ramo femminile dell’Istituto, finora risultato indenne anche dalle minime defezioni, che avevano dato l’occasione per l’attacco a quello maschile, ed il 9 maggio 2014 nomina suor Fernanda Barbiero, dell’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea, Visitatrice apostolica delle Francescane dell’Immacolata, con poteri da vera e propria Commissaria.

Ma qui giunge l’imprevisto: le Suore presentano ricorso contro una così grossolana violazione del diritto al Supremo Tribunale della Chiesa, la Segnatura Apostolica, che, già nel giugno 2014, lo accoglie, ridimensionando i poteri della Visitatrice. Il Cardinale, allora, nomina altre due “convisitatrici”, le abbadesse clarisse Chiara Damiana Tiberio e Chiara Cristiana Mondonico, rispettivamente del protomonastero di Assisi e del monastero della Trinità San Girolamo di Gubbio.

Continueranno le suore a reagire in maniera più vigorosa dei Frati o seguiranno una strategia di contenimento che fin qui si è rivelata del tutto inappropriata? In questo dramma anche le vittime paiono recitare una parte già scritta o, almeno, abbozzata; è come se gli aggressori potessero contare su reazioni già previste e prevedibili, sulle quali, a loro volta, costruire le loro contromosse. Tanto è vero che l’unica volta, in cui non vi è stata la solita e prevista rassegnazione (il ricorso contro i poteri abnormi di suor Fernanda), il cardinale Braz de Aviz ha riportato una sconfitta.

La reazione contro la violenza e l’ingiustizia ha valore positivo sia morale che pratico. Sul piano etico, l’obbedienza all’ordine ingiusto è accettabile ed anche meritoria, come sofferenza offerta a Dio, solo quando non può in nessun modo essere o, anche solo, apparire, come connivenza con, o accondiscendenza, alla dottrina erronea o all’immoralità soggiacente alla violenza stessa; in altre parole, quando non è e non appare come complicità con l’aggressore ingiusto; poiché, altrimenti diviene correità con questo, anche solo per lo scandalo che può derivarne nelle anime semplici.

Sul piano pratico, poi, la resistenza alla violenza ed all’ordine ingiusto, anche se sconfitta, riduce la portata del male compiuto dall’aggressore, in quanto, nel peggiore dei casi, ne riduce il consenso e, nel migliore, ne riduce la realizzazione.

All’Editto di Milano (febbraio 313), con il quale Costantino ha garantito la libertà di culto ai cristiani, ponendo le basi del successivo Editto di Tessalonica (27 febbraio 380), con cui Teodosio rendeva il Cristianesimo religione di Stato, hanno certo contribuito i martiri che hanno versato il loro sangue sotto l’Impero di Diocleziano e dei suoi predecessori, ma lo hanno anche fatto (ed in maniera decisiva) i cristiani che hanno combattuto nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312).

«Occorre dar battaglia, perché Dio conceda la vittoria», soleva ripetere santa Giovanna d’Arco.

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fonte: Corrispondenza Romana

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18 commenti su “FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA: una strategia difensiva che non è riuscita – di Carlo Manetti”

  1. Giustamente Manetti deduce che l’obbedienza dei frati francescani dell’Immacolata fedeli a Padre Stefano Macelli, ma a loro volta sottomessi alle ingiuste decisioni di Fidenzio Volpi, non ha prodotto nulla di buono, tutt’altro. È vero che anche Padre Pio si sottomise ben 2 volte alle ingiuste decisioni di due pontefici; ma lui era uno solo (seppur santo) e non un intero ordine religioso. La paura di tutti quei frati, che soffrono nel vedere il loro ordine ridotto a tal punto ma rimasti fedeli a Manelli, è un’ottima scusa per Fidenzio Volpi per continuare così, a costo di ridurre l’ordine ridotto al minimo. Tutti i frati – escluso i fedeli al commissario – dovrebbero ribellarsi e non obbedire più: non si può obbedire a satana! Certamente non sarà peggio di come la situazione è adesso.

    1. Concordo completamente con Lei: la falsa obbedienza non è una Virtù e non porta a nulla di buono, occorre fare un adeguato discernimento e poi decidersi ad obbedire a Dio piuttosto che agli uomini!
      Di quest’eccellente articolo credo che dovremo tenere a mente soprattutto questa frase: “ogni violatore del diritto tende a portare la sua azione tanto più in profondità, quanto meno essa viene contrastata; e questo è tanto più vero quando tali illeciti sono commessi non solo e non principalmente per interesse personale, quanto per odio ideologico nei confronti della controparte: se la finalità dell’ingiustizia è la distruzione di qualcuno o di qualcosa, la moderazione di quest’ultimo non può che galvanizzare l’aggressore ed eccitarlo a nuova violenza” che ci aiuterà ad orientarci al prossimo Sinodo: non si dovrà tollerare nemmeno una MINUSCOLA trasgressione alle immutabili Leggi di Dio o, in breve tempo, sarà la fine (apertura dopo apertura si diventerà peggio dei protestanti)!

    2. Come ricordavo in passato, caro Luigi, la regola generale dell’obbedienza religiosa(cioè fatta al Superiore, in una comunità religiosa) è “Obbedienza cieca, pronta, assoluta, ove non sia peccato”. Il voler valutare il livello morale del Superiore (spessissimo -da sempre- inferiore a quello dei sottoposti) non è previsto – anzi, è un tipico atteggiamento ereticale.

      Purtroppo il problema odierno è peggiore, perché riguarda non il livello morale di padre Volpi o del card. Braz de Aviz, ma il fatto che essi agiscano secondo uno schema sostanzialmente ereticale.Rappresentano la “Neo-Chiesa” che strangola la “Chiesa”.
      E allora? Lavorare, ubbidire (perché comunque queste persone della Neo-Chiesa stanno nelle strutture della Chiesa), conservare la libertà morale. Cioè; non pensare “Se ci distruggono, avranno le loro ragioni”, ma “Se ci aggrediscono, è tragicamente vero che la situazione è grave. Non perché noi siamo immacolati (Immacolata è solo Lei), ma perché aggrediscono un…

      1. È caduta la coda del mio commento: … perché aggrediscono un carisma santo”.

        A proposito di “Chiesa viva”, caro Marco Crevani, papa Benedetto usò proprio l’espressione ” La Chiesa è viva – Essa è viva, perché Cristo è vivo, perché Egli è veramente risorto” (omelia per l’inizio del Ministero Petrino).
        Si riferiva all’esplosione di amore e di partecipazione grata avvenuta alla morte del Predecessore, e nei giorni successivi.

        Immagino che intendesse anche dire “Benché il mio servizio alla Dottrina della Fede mi abbia mostrato un mondo clericale largamente sbandato, i fedeli comuni sono molto più vicini a Cristo dei pastori, in media”

    3. Suggerirei anch’io ai Francescani in questione e ai loro sostenitori di fare una grande manifestazione e di dare rilievo al loro caso sui media e sui social…magari uno due mille tweet per farsi conoscere! Capisco che ciò sia difficile per loro proprio perché sono obbedienti e umili come si conviene, ma nondimeno bisogna tentare.

    4. Concordo col ragionamento di Luigi. Padre Pio era perseguitato personalmente e decise di soffrire in silenzio. Nel caso di P. Manelli sono coinvolte centinaia di persone la cui vita è stata sconvolta da questa situazione. Prego perchè i frati fedeli al carisma originario trovino la forza di ribellarsi! Non so come e in che forma ma devono reagire.
      Soprattutto devono farsi un po’ più furbi e non fidarsi di certi consigli che si sono rivelati fallimentari! Basta prudenza! E’ questo il momento favorevole, l’ora della salvezza!

  2. natale del grande

    Bisogna che la tempesta si plachi prima di rialzare le vele, proprio per evitare di romperle. Nel frattempo i buoni marinai le curano, le aggiustano(visto che nell’ignavia del segreto qualcuno di loro le aveva bucate) seguono la bussola e cercano di non far affondare la nave togliendo con i secchi e le pompe l’acqua che entra, proprio per non far affondare il veliero. I “conti” si faranno dopo e la feluca del Capitano tornerà sul suo capo. E a “qualcuno” sarà offerta, in un giusto impeto di bene, una scialuppa per allontanarsi. Le provviste, però, le devono chiedere “per carità” !!

      1. natale del grande

        I buoni marinai sanno nuotare anche in acque ostili e, magari, raggiungere l’isola. Troveranno legno per riparare la barca o, male che va, per costruirne un’altra.

        1. Non esiste alcuna isola, caro Natale. C’è solo il Legno (della Croce), che galleggia.
          Il mondo è un oceano in burrasca, e comunque è un mare DISGREGATO, dove ogni atomo del liquido va per conto suo.
          Questo dal momento del Peccato Originale, e ancor più fortemente oggi, con la rabbiosa sobillazione demoniaca.

          Invece il motto dello Jus è “Unicuique suum”: ciascuno sarà retribuito per le proprie azioni. E non “Unusquisque arbiter sui” (“Ciascuno decide di sé senza rendere conto a nessuno”), che è il motto del satanismo

  3. Non mi intendo di disciplina ecclesiastica e non so quale dovrebbe essere la scelta giusta, la vera Obbedienza… so solo che LA CHIESA HA BISOGNO DEI FFI (oltre che, ovviamente, l’inverso) e per Chiesa intendo l’istituzione gerarchica ma anche tutti i singoli cristiani, e specialmente i giovani in ricerca vocazionale. Tra le molteplici idee quella di un gruppo nutrito di “aspiranti” per ora tenuti fuori dalle porte sbarrate dal commissariamento che si riunisca in un luogo apposito (quasi come i primi francescani alla Porziuncola…) sotto il nome provvisorio di “Frati dell’Immacolata, San Pio e San Massimiliano”, insomma chi si è impadronito degli uffici romani e sembra comportarsi come i mercanti nel Tempio deve capire di non aver davanti statue di gesso ma UNA CHIESA VIVA disposta a soffrire, a dare il sangue, MA NON A SPARIRE.

  4. Grazie Prof. Manetti!
    In tempo di nebbia la luce e la chiarezza della sua esposizione riscaldano il cuore, pur se l’argomento è doloroso….
    Bruno

  5. Non dimentichiamo mai, che ” salus animarum suprema lex”
    San Paolo ci dice che ognuno di noi dovrà presentarsi davanti a Dio per essere giudicato in base alle opere compiute.

    Davanti a Dio non si presenta nessuna congrega, associazioni, e via dicendo, l’obbedienza non è e non potrà mai essere assoluta, cieca, quando per perseguirla si lede la propria fede, la quale poggia sulla Rivelazione e la Traditio che la Chiesa ci ha trasmesso in due millenni, a quel punto il rifiuto all’obbedienza è un diritto.
    Lo scempio che è successo e sta ancora succedendo a causa del “Adattamenti” alla “Libera interpretazione”, al dialogismo a tutti i costi, è sotto gli occhi, a meno che uno sia cieco, è evidente che qualcosa non va.
    Basta guardare dov’è finito il S.Sacramento, il Tabernacolo, centralità dell’eucarestia, finito in qualche angolo remoto della chiesa, augurandoci che non chiedano a nostro Signore di pagare l’affitto.

    1. Caro Francesco, recentemente ho visto la chiesa di Ognissanti a Roma. La chiesa costruita da San Luigi Orione, su incarico di San Pio X, nella “Periferia” per antonomasia di cent’anni fa: subito fuori le mura, uscendo dalla Cattedrale di San Giovanni, abitata largamente da sbandati e “rossi”. Gli anticlericali pagavano dei giovanotti perché riempissero la chiesa (quando iniziò a esistere) all’orario delle funzioni, in modo che nessuna persona “normale” potesse ascoltare il Santo.
      Bene: il Santissimo è in una “Cappella della Reposizione” (tecnicamente questo è il nome dei “Sepolcri” del Venerdì Santo, quando il Signore va “in esilio” fuori dall’Altare Principale) degli anni ’60 (!), oscura, orrendamente modernistica e introvabile.

      Sempre recentemente sono stato, fuori Roma, a una lunga Adorazione Eucaristica dei FI, parzialmente in latino: il Signore al centro, litanie, canti, benedizione con il piviale.

  6. (..continua) Se ci mettiamo a cercare quando abbiamo “il diritto di dire no”, siamo sulla stessa lunghezza d’onda dei rivoluzionari di ogni epoca (“Non serviam”).
    Il Diritto (non “il NOSTRO diritto”) è chiaro: “obbedire…ove non sia peccato”. Se il Superiore dirà “Togliete al Culto Eucaristico ogni solennità”, oppure “Dite che Cristo era un uomo come tutti”, oppure “Andate in giro senza Abito”, allora la risposta sarà non un semplice no, ma un antico “Non possumus”. Non possiamo: sarebbe Peccato

  7. Credo che sia giunta l’ora di essere onesti con il buon Dio e l’onestà comporta la decisione di stare interamentre con Lui, non di tenere posizioni di comodo, che salvino capra e cavoli. Mi spiego meglio: il biritualismo, il mescolare la dottrina tradizionale con le assurdità moderniste, il cercare di piacere sia a Dio che alle gerarchie della Chiesa che da 50 anni hanno cambiato rotta e si sono fatte sostenitrici di un’eresia chiamata modernismo, non può piacere al buon Dio. E’ ora di decidersi, di capire che l’obbedienza si deve prima a Dio che agli uomini e che non si obbedisce a ciò che Dio rigetta, questa non è vera obbedienza è servilismo. Le anime hanno bisogno di santi e dotti sacerdoti, coraggiosi, che diano loro le cose buone: retta dottrina, buoni sacramenti, siano il sale la luce, non i portatori di confusione. “I veri amici del popolo non sono nè rivoluzionari, nè novatori, ma tradizionalisti” (S.Pio X).

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