FRANCESCO E CHIARA NELLA RIFLESSIONE DI CHIARA FRUGONI – di Fausto Belfiori

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di Fausto Belfiori

 

Chi ha letto i due volumi dedicati da Chiara Frugoni a Francesco e Chiara d’Assisi e non ha dimenticato quella ricostruzione che risolveva molti problemi, ma ne poneva altrettanti per la conoscenza dei due alti rappresentanti della religiosità medievale, non avrà mancato di constatare quanto la nota e appassionata studiosa scriva in questa sua “Storia di Chiara e Francesco” allo scopo di fornire un confronto tra due figure ecclesiali vicine, ma diverse.

ch e frInfatti, “tutta la vita di Chiara fu segnata dall’incontro con Francesco”, ma sarebbe illecito pensare che la patrizia assisiana, votatasi a Cristo, sia vissuta “all’ombra e dell’ombra di Francesco”. Ha pienamente ragione la Frugoni: la storia, per quel che ne sappiamo – e ne sappiamo abbastanza per formulare un giudizio – ci consegna una “donna dalla fortissima personalità e dal grande fascino” che agì sorretta da “una straordinaria libertà mentale”: libertà che la spinse ad una disciplina ferrea ed alla perenne adorazione del Verbo incarnato.

Figure diverse, ma con le stesse doti essenziali per inoltrarsi in quella complessa e talvolta sconcertante realtà spirituale cui diede vita l’iniziativa di Francesco. Complessa e sconcertante: due aggettivi non usati senza motivo poiché è innegabile che nei primi tempi – e, purtroppo, tale triste fenomeno si sta ripetendo anche ai nostri giorni – l’entusiasmo per una povertà come proposito di vita abbia debordato fino al punto di sfiorare l’utopia se non l’eresia. Ed è evidente che la responsabilità coinvolga lo stesso figlio dell’avido Pietro di Bernardone, cioè, il giovane conquistatore di anime la cui fremente rottura con il mondo da lui precedentemente frequentato, lo spinse su posizioni non perfettamente in linea – contrariamente a quanto asserito da interessati apologeti – con il dettato evangelico.

Fu lo Spirito Santo ad impedirgli di varcare la soglia dell’ortodossia ed a fare anzi di lui l’apostolo di Gesù Eucarestia. Con il tempo non abusò della facilità di rapportarsi al prossimo e si sforzò di essere più controllato. Nei momenti di raccoglimento e di preghiera si interrogò e interrogò il Signore. La risposta fu sempre la stessa: fedeltà in ogni atto ed in ogni parola.

Chiara Frugoni, a mio giudizio, avrebbe dovuto sottolineare questo dato di fatto per contribuire da storica ad eliminare gli equivoci ricorrenti su Francesco e sulla sua opera. Tuttavia, va riconosciuto alla ricercatrice ed alla studiosa lo scrupolo nell’assicurarsi la maggiore documentazione possibile per favorire un rapporto di intima confidenza attraverso la ricognizione della vita e la messa in piena luce della personalità tormentata dell’asceta assisiano.

Mi sembra, però, che la biografa – doviziosa nell’apparato documentale, ma insoddisfacente nell’interpretazione – non abbia valutato nel suo giusto peso la differenza tra l’adesione evangelica ad una vita improntata alla rinuncia e un pauperismo che riduce la virtù ad ideologia , a una scelta che conduce al conflitto. In proposito, va detto che nel corso dei secoli più volte si registrò questa confusione per colpa di un clero che non seppe o non volle, per viltà, procedere alla dovuta distinzione.

Non fu costantemente mantenuta la distanza ideale tra l’uomo che opta per la povertà e che vede nel povero il fratello da soccorrere sollecitamente e colui che affonda l’istanza evangelica nel liquame della demagogia: c’è la stessa ineliminabile lontananza che divide il fautore, il promotore della pace – il pacifico- da chi per “quieto vivere” non si oppone alle potenze terrene negatrici della dignità e della vita.

Più calibrata spiritualmente di Francesco, più pacata e contemporaneamente irremovibile nella risposta alla divina chiamata appare sin dal primo momento la nobile Chiara, profondamente mistica e ardentemente attiva nel porre le basi e sviluppare il ramo femminile del nuovo Ordine. Contraria per principio ad ogni velleità rivoltosa , a qualsiasi atteggiamento sovvertitore: non sostituiva, nonostante l’affetto e la devozione, la linea non di rado temeraria del suo amico all’autorità del Pontefice, cui non teme di esporre filialmente le proprie ragioni.

La Frugoni, inoltre, rimprovera a Bonaventura di Bagnoregio – che unì la meditazione filosofica e teologica alla tutela della memoria e del patrimonio spirituale di Francesco – d’aver parlato poco di Chiara. Non si può essere d’accordo: “Chiara, vergine carissima a Dio, che fu la prima pianticella ed esalò il suo profumo come candido fiore di primavera e risplendette come stella fulgidissima. Ella, ora gloriosa nei cieli, viene giustamente venerata sulla Terra della Chiesa: ella fu, in Cristo, la figlia del padre san Francesco poverello e la madre delle Povere Dame”. Da uomo consacrato Bonaventura esprime in questo commosso ritratto la grande considerazione per la santa.

Aggiungerei, infine, se non avessi il timore di apparire irriverente verso il Fondatore, che in certe circostanze Chiara mostra una ineguagliabile saggezza non disgiunta da un’inimmaginabile energia nel difendere le sue idee ed il suo progetto: saggezza ed energia che la impongono all’ammirazione di ogni credente.

Non c’è bisogno di conoscere la sua biografia. “Spirito limpido e valoroso”; “lampada tanto vivida, tanto splendente”. Quel che è noto basta per fare di lei il modello della donna indomita nella mitezza.

“Con corsa spedita, passo leggero, piede sicuro, in modo che i tuoi passi non sollevino polvere, avanza gioiosa e vivace, sul sentiero di una pensosa felicità.” E’ il consiglio- augurio che la prima Dama Povera di San Damiano rivolge ad Agnese di Boemia. Ma è anche la volitiva e poetica presentazione della forma vitae di Chiara.

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