FRANCESCO GRISI: UOMO E SCRITTORE – di Lino Di Stefano

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di Lino Di Stefano

 

Tredici anni fa moriva a Todi Francesco Grisi (1927-1999), senza avere la possibilità di ‘toccare’ il XXI secolo che gli avrebbe, di sicuro, riservato lo spazio e il tempo per approfondire la propria visione del mondo; concezione della vita, per la verità, già completata ove si consideri che egli fu non solo un pregevole scrittore – col romanzo ‘A futura memoria’ conseguì il secondo posto al ‘Premio Strega’, prima di morire -, ma anche un considerevole pensatore, un sincero poeta, un brillante saggista, un acuto critico letterario, un bravo pittore, un efficace caratterista, infine, un incisivo giornalista, segnatamente sulle colonne de ‘Il Giornale d’Italia’ di Roma. Un uomo, insomma, dal multiforme ingegno.

E sebbene lo scrittore si considerasse un uomo di cultura al di là di ogni schema, è doveroso aggiungere che il suo posto nel panorama letterario del Novecento rimane importante; e ciò, sia per vastità della sua produzione – celebre, ad esempio, il saggio sui ‘Futuristi’ – sia, ancora, per la validità del suo messaggio culturale unitamente alle prese di posizione, sempre scomode, che seppe, di volta in volta, assumere al cospetto delle situazioni e degli avvenimenti che si stagliavano sul proscenio della società del suo tempo.

Anticonformista nato, Francesco Grisi esercitò il proprio magistero culturale anche dalla cattedra di letteratura italiana della ‘Sapienza’ di Roma – in qualità di assistente del Prof. De Benedetti – con interventi sempre puntuali ed in linea con le sue convinzioni e la sua ‘vis’ polemica che lo rendevano veramente un intellettuale ‘sui generis’. Chi non ricorda, visto che era anche un valido oratore, i discorsi dell’Autore durante le sedute del Sindacato Libero Scrittori – di cui fu per anni Segretario generale e ‘magna pars’- e gli interventi durante i vari Convegni non solo a Roma, ma in tutt’Italia?

grisiDiciamo, senza piaggeria, che il romanziere ci manca perché egli, rappresentando l’anima del Sindacato Scrittori, ne incarnava anche le istanze e ne interpretava, inoltre, le esigenze più profonde; egli, infatti, era sempre pronto a soddisfare, nei limiti del possibile, beninteso, le richieste degli iscritti e, altresì, disponibile per qualsiasi altra evenienza. Anche i tanti Simposi, svoltisi in un’aula del Senato, portavano la sua impronta e conservavano un’alta valenza culturale vista la statura del relatori.

Francesco Grisi, di formazione cristiano-cattolica, dedicò diversi saggi al problema religioso; ne ricordiamo solo alcuni: ’Lettera di Giovanni Apostolo Evangelista di Verità’ (1990), ‘Il diario di Ponzio Pilato’ (1993), ‘Lettera di Luca e Matteo Evangelista di Verità’ (1996), ‘Lettera di Marco Evangelista di Verità’(1999), anche se, nostro giudizio, il suo capolavoro resta ‘A futura memoria’ (1986) in quanto, com’è scritto nella retrocopertina del volume (Ed. Newton Compton’), esso “è un sasso gettato nel lago della coscienza e nessuno può dire, prima di averlo sperimentato, fin dove si estenderanno i cerchi magici creati”.

Nel rammentare qualche altro libro della vasta produzione dello scrittore calabrese – ‘Il mantello di Faust’ (1981), ‘La chiave d’argento’ (1984), ‘Leggende e racconti della Calabria’ (1987), ‘Il grande libro dei proverbi’ (1997), ‘La dolce compagna’ (1998), etc. – ci piace concludere questo breve profilo menzionando il volume postumo ‘Carlotta regina del Messico’ (2002). Quest’ultima – moglie dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo – dopo tante disavventure al seguito del marito, Imperatore del Messico per solo tre anni, morì in Belgio non senza il sospetto che fosse stata avvelenata.

Ecco la conclusione del libro del nostro scrittore:” La povera Carlotta morì perché era arrivata la sua ora. Così come avviene per le regine, le pazze e le persone normali” mentre il marito prima di morire – è sempre Grisi che parla – “diede una moneta d’oro a ogni soldato del plotone d’esecuzione e pregò di non sfigurargli il viso”.

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