Francesco, uno come noi – di Piero Laporta

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Francesco è come noi, né più né meno; per questo piace tanto a tutti, anche ai fratelli mussulmani in Iraq e alle loro avanguardie fra noi.

di Piero Laporta

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zzpppdrlmbrdAbbiamo, anzi ci fu dato Francesco. Chi ha detto che i pontefici debbano essere sempre superlativi? Quanti di noi hanno vissuto a cavallo di due secoli, credenti o non, diciamoci la verità, ci siamo convinti che i pontefici, anche quelli detestati, debbano avere qualità speciali. Chi ci osservasse dall’alto, stupirebbe per la nostra follia. Francesco Francesco Francesco Francesco
Ci fu dato un gigante della fede e della carità come Pio XII; l’abbiamo calunniato, bistrattato, ricoperto d’ogni contumelia. Abbiamo calpestato la sua dignità e la sua immensa e silenziosa carità, dando credito a un teatrante, prezzolato da satanici fabbricanti del male. Sprofondati costoro nelle fognature della storia, non di meno lasciamo Papa Pacelli nell’ombra.
Dopo alcuni turni arrivò, come avesse un appuntamento con la storia, il grande Giovanni Paolo II, grande al punto da portarci oltre l’Unione Sovietica senza far scoppiare una guerra. Se fosse stato vivo Charles De Gaulle gli si sarebbe genuflesso. Il grande generale, per la verità un po’ antipatico e arrogante, non smetteva di ripetere che gli Stati nascono e muoiono grazie alle guerre, secondo un’immutabile legge millenaria. Se De Gaulle avesse assistito la notte del Santo Natale del 1991 allo scioglimento imbelle dell’Unione Sovietica, non avrebbe esitato a piegare la fronte davanti al grande papa polacco. Era il Santo Natale cattolico, non quello ortodosso, per dire la coincidenza.

Egli giunse dopo trenta giorni di interregno di papa Luciani (in qualche misura un antesignano di Bergoglio). L’accoglienza per Giovanni Paolo II? Gli abbiamo sparato, lo abbiamo diffamato (a mezza voce, s’intende, ché il personaggio non era indifeso); non appena le forze gli sono venute meno, quanti digrignavano i denti fin dai primi attimi del suo regno si sono fatti avanti per insozzarne la memoria, come iene  intorno a un leone morente.

Il caso o la Sua mano, fate un po’ voi, ci offri non dimeno un’ulteriore opportunità. Benedetto XVI, un altro gigante della fede, per di più sorretto da un’intelligenza vertiginosa come la sua cultura. La sua qualità più grande era tuttavia la bontà. Accoglienza? Ostilità e trappole a Bruxelles come a Washington, a Parigi come nell’amata Berlino e prima ancora a Monaco e a Petersburg, a Londra come a Roma, di qua e di là del Tevere. Travolto da una malvagità sconfinata, s’è ritirato e prega per noi.

È arrivato Bergoglio e scopriamo che non c’è una scuola dove si insegna come fare il papa. Una persona normale, persino più accessibile del parroco che incontriamo a messa, ci parve una soluzione per un mondo impazzito.

 

Buona sera, disse affacciandosi per la prima volta dalla loggia petrina. Avrebbe potuto dire “sia lodato Gesù Cristo”, preferì un saluto mondano. Poi chiese alla piazza di pregare per lui. La piazza obbedì, ignara di quanto necessaria e opportuna fosse quella richiesta.

Tornato da Lampedusa è andato in Corea del Sud sorvolando, andata e ritorno, il deserto di Ninive dove centomila agnelli sono massacrati, castrati, sgozzati, violentati, schiavizzati, abbandonati a se stessi o tutt’al più destinatari di armi regalate dalle satrapie europee.
Domani o fra qualche mese il sangue traboccherà e la cristianità sta come la gallina fascinata dal serpente, illusa d’essere risparmiata per la sua paralisi. Il sangue tuttavia s’approssima, incurante delle astuzie semantiche. «Siate candidi come colombe e prudenti come serpenti» raccomandò Cristo ai suoi discepoli, vedendo molto lungo, come gli fu consueto. Da tempo si disputa se Cristo disse “prudenti” o, come altri invece sostengono, raccomandò di essere “astuti”. Comunque sia andata, sul sacro aereo si direbbe sia mancata tanto la prudenza quanto l’astuzia mentre aleggiava la nuova dottrina petrina sulla guerra giusta: «È lecito fermare l’aggressore. No bombardare.»

Speriamo che i fratelli mussulmani non abbiano sentito: se tutt’al più li si può “fermare”, il territorio sinora acquisito appartiene a loro, visto che non li si deve bombardare né muovere guerra, come il papa ordina. Neppure li si potrà cacciare, armi alla mano, dalle nostre città se decideranno d’impossessarsene. Li potremmo tutt’al più fermare. In verità, fermarsi qui è un esercizio ben conosciuto da tempo, col favore delle cooperative e della Caritas che speculano sulle generose sovvenzioni dello Stato, senza dimenticare il sostegno dei politici che è lecito sospettare alquanto e concretamente interessato.  Appare quindi un tantino bizzarra, questa nuova dottrina del “fatto compiuto” mediante l’apostolico “fermare”, ma sicuramente è dottrina meditata, anzi premeditata… (continua a leggere)

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(fonte: sito dell’Autore)

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11 commenti su “Francesco, uno come noi – di Piero Laporta”

  1. Marina Alberghini

    Finalmente qualcuno che dice che il re è nudo!Bravissimo!Ma oggi il gesuitismo non paga, nonostante il fanatismo mediatico!

  2. Papa Francesco dice ” «Se fosse necessario, quando torniamo dalla Corea possiamo andare in Iraq. Era una delle possibilità», poi aggiunge ” ma questo non è il momento”

    Non so se devo piangere o stra-piangere, “Se fosse necessario” ma è stato informato di quel genocidio di cristiani in atto in Iraq, del “Califfato” che vuole insediare il califfo al posto del papa?
    “Se fosse necessario”, è vero ha impegni più importanti, telefonare, scambiarsi lo zucchetto, piantare alberelli, ecc
    Probabilmente il momento ideale per andare in Iraq è quando la “Mattanza cristiana” sarà ultimata, allora è il momento per andare e stabilire un “dialogo” con i “fratelli musulmani”, certo il dialogo è più importante della vita dei cristiani,

    Il Papa va sempre rispettato in quanto Vicario di Cristo, ma, a Bergoglio gli suggerirei due cose, la prima, che si prendesse qualche giorno prima di rispondere alle domande, perché si deve creare delle trappole da se stesso, quelle che preparano gli altri non bastano!

    La seconda è un poco più seria, lo inviterei a leggere molto bene e meditarlo molto profondamente ciò che dice Ezechiele cap. 34, tutto il capitolo, la, Dio non parla con le mezze misure, tutt’altro.

  3. Francesco uno come noi, ma lui e’ il vicario di Gesu’ ci dovrebbe parlare delle cose del cielo, il nostro fine ultimo, non delle cose del mondo, vuole andare in Iraq, ma basta che esce fuori da San Pietro e l’ Iraq la trova, dovrebbe convertire tutti quelli che non credono al Vangelo, dovrebbe dire ricevete il battesimo, perche’ chi non sara’ battezzato e non credera’ al Vangelo sara’ condannato, sembrerebbe che si e’ adeguato al mondo e alle parsone del mondo senza Dio, il clero e’ sempre piu’ in caduta, non esiste piu’ autorevolezza e credibilita’ coloro che guidano la chiesa non hanno piu’ autorita’ di fronte all’ umanita’, di fronte al genere umano, di fronte a tutte le nazioni, adesso in molte persone e’ subbentrato il soggettivismo, il relativismo, non si hanno piu’ le certezze, hanno dissolto il primato di Gesu’ nell’ ambito sociale, e si e’ spenta l’ autorevolezze nel contesto universale del magistero
    SIA LODATO GESU’ CRISTO ora e per sempre fino alla fine dei tempi

  4. Articolo veramente eccellente!
    ”ma questo non è il momento”: infatti questo è il momento di organizzare “la partita di calcio per la pace”: quella sì che fermerà la strage!
    Mi associo al commento di Lister!

  5. Goffredo di Buglione

    Mi dispiace, non ci siamo, trovo che questo vescovo sia totalmente inadatto e perfettamente inserito nel solco aperto tragicamente dall’infausto Concilio II, destinato a sfaldare dall’interno la Chiesa Cattolica assieme alla sua identità. Dalle sconsiderate aperture al mondo laico fino alle ottuse strizzate d’occhio alle false religioni, integralisti compresi, di un dialogo in nome di una libertà religiosa che alla fine otterrà solamente il risultato di snaturare le nostre liturgie (cosa già evidente se pensiamo al ruolo odierno del sacerdote nell’Eucaristia) e quello di disorientare il fedele sempre più confuso. Tralascio la questione inquietante dell’abbandono di papa Ratzinger, e della pronta elezione di un Gesuita caldeggiato anche dal massone Cardinal Martini e faccio finta di non ascoltare la vocina allarmata che mi sussurra, dall’elezione del Bergoglio, di vicende preoccupanti per la nostra Chiesa. Ripeto, questo Papa in questo momento storico è il peggio che ci poteva capitare.

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