Freedom Club. Perché non si deve smettere di amare la libertà

Mi fanno orrore manifesti, petizioni & raccolte di firme varie perché di solito nascono e muoiono nell’autocompiacimento di chi li promuove e li sottoscrive. Ma soprattutto perché, anche quando promettono di andare controcorrente, sono sempre così mainstream da risultare noiosi, prima ancora che perniciosi e inutili. Per loro natura, hanno bisogno di essere riconosciuti e certificati dai padroni del vapore e non fanno che mettere cavalli, nel senso di hp, nel motore di chi comanda. Non ne firmo più da tempo e, con mia grande soddisfazione, da un po’ non me vengono più sottoposti.
Questa premessa mi pare necessaria vista la pubblicazione dello scritto che segue, il quale, per certi aspetti, ha la forma del manifesto: per concisione, per cadenza, per perentorietà. In realtà, si tratta solo di una serie di riflessioni suscitate dalla follia pandemica di questi tempi e redatte da un gruppo di lavoro che si è dato il nome di Freedom Club.
In origine, non sono state scritte per essere pubblicate e gli autori smaniano così poco di ottenere consenso che non ne troverete traccia sul web e nella carta stampata. Dopo averle viste quasi casualmente, sono stato io a chiedere il permesso di farle conoscere poiché contengono parecchi spunti interessanti nella sostanza e nella forma. L’intenzione di Freedom Club è quella di proseguire nell’approfondimento dei singoli temi affrontati in queste brevi note contando anche sull’aggregazione di altri autori attraverso il passaparola. (a. g.)

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Hanno bisogno del pericolo nero per poter vietare le manifestazioni pubbliche. Vogliono essere certi di impedire la libertà di parola a chi vorrebbe sopprimere la libertà con il ritorno al fascismo. Nel frattempo non si può votare e il Parlamento ratifica decisioni prese da tecnofili che non sanno quello che fanno.

Le manifestazioni pubbliche sono riunioni libere di persone, cittadini, liberi sulla pubblica via o piazza, in modo organizzato, ovvero per un qualche motivo comune o politico. Ora pare che resti valido potersi radunare senza nessun motivo particolare oppure in modo non concertato per passeggiare o fare shopping. In tal caso, resterebbe, nel caso che la parvenza della libertà. Perché? Perché la vera libertà, per quanto garantita a parole dalla Carta Costituzionale, non è più data.

Libero cittadino, pubblica via, il tempo è di tutti o no? Alle tre di notte vi fermereste al semaforo per attendere il verde, pur vedendo che non passa nessuno? (Non vale ribadire che la notte c’è il giallo lampeggiante). E poi, quante dosi siete disposti a inocularvi liberamente prima di decidere di non volere la successiva? La maggior parte della gente sembra essere indifferente al problema della libertà.

Nietzsche soffrì per la sua negazione di Dio, oggi il sentimento che va per la maggiore è l’indifferenza, un’ignoranza sistematica dei valori ultimi, un sonno volontario dell’anima. Alcuni sembrano godere di avere un posto obbligato di lavoro, un posto fisso, un posto a vita, un lavoro a vita. Il loro Dio è mammona. A Eleusi hanno portato puttane, diceva Ezra Pound. Non stiamo qui a rievocare Belloc, ma pensiamo a lui con la forza di una polemica irriducibile.

Esiste una via d’uscita? La prima cosa da tener presente è che nostra via non è l’indifferenza: «La nostra strada non va né a destra né a sinistra.Va avanti dritta»,  scrisse Ernst Jünger. Non saremo più di nessuno.

Il governo è uno solo, quanto aveva temuto John Calhoun si è realizzato, la finanza si è sovrapposta come un fungo malefico alla politica, le sue spore tossiche hanno ammorbato il mondo globalizzato, perciò noi non siamo indifferenti alle forme di governo, solo, le rifiutiamo. Il governo è uno solo, le opposizioni fanno parte del gioco. L’alternanza è il gioco delle parti nell’illusione teatrale dell’esito delle urne.

Il sistema democratico è un potere politicamente morbido. In una dittatura, il potere rigido può essere contestato fino a un punto di rottura. La democrazia in quanto tale invece è come una gomma, si modificherà quel tanto da trovare un compromesso momentaneo, rinviare il problema per rimbalzarvi con le vostre sacrosante verità nell’iperuranio.

Le manifestazioni sono funzionali al regime perché fruttano schedature, casus belli e giustificazioni pseudoscientifiche di materia infettivologica, tanto quanto l’espletamento del dovere elettorale. Tanto per cominciare, non è possibile andare alle urne quando si dovrebbe. Ma, se anche lo fosse, sarebbe per riconoscere il sistema, riconoscendo de facto uno status quo politico di nominati, non frutto delle urne.

Ergo la soluzione è: non votare più. Non è la soluzione finale, ma una risposta politica totalizzante. Rifiutarsi di votare, o meglio annullare il voto scrivendo magari freedom club. Nessun partito in quanto tale, in quanto esponente della partitocrazia del monocameralismo imperfetto merita che scendiate a giocare la partita sul suo campo di gioco.

È vero che nel nostro sistema governa il parlamento scelto dagli elettori, fossero anche una sparuta minoranza. Tuttavia, quando solo il 10 per cento degli aventi diritto si recherà alle urne, qualsiasi vincitore potrà essere delegittimato dal rimanente 90. Il nocciolo elettore non è rappresentativo del popolo italiano se non di una porzione di popolazione che non va al di fuori dei militanti e clientele, tramite i quali esercita nepotismo e simonia laica.

Le rifiutiamo tutte, queste false possibilità politiche, assecondando quanto ci è di aiuto, boicottando il boicottabile, resistendo all’usurpazione della libertà interiore. Sul piano strettamente biologico, il nostro compito è sopravvivere. A che pro una vita da larva se la farfalla non può esistere? Se la farfalla non esiste il bruco si chiama verme. Percorriamo, dunque, ogni strada percorribile purché ne tracciamo una nel bosco.

Non è necessario isolarsi dalla società post-civilizzata. Certo, è un’opzione, ma un’opzione è anche nascondersi nei fast-food, nei cinema multisala, per essere invisibili. Si può essere invisibili seguendo una pista anarco-primitivista oppure, semplicemente, lasciando che le cose vadano avanti, accelerando, verso il nulla nichilistico globalizzato, affinché vadano a sbattere come la nave dei folli quale è. Oltrepassato l’abisso, potremo tornare a porre il nostro pensiero e i nostri valori, ricostruire sulle macerie dell’Occidente. Conta solo il messaggio di libertà irriducibile. Come dice il peggior nemico di Cristo in circolazione, il vescovo di Roma, bisogna “aprire processi”, innescare processi, spalancare finestre di Overton al contrario, in faccia a chi crede di avere già vinto.

La società sta galoppando nelle tenebre del pensiero debole nichilistico verso il ritorno al sistema pre-filosofico: la scuola insegna il sentimentalismo, la falsificazione lessicale della realtà, ha abolito il libro gamma della metafisica dopo aver espulso quest’ultima dai programmi, ormai tutto è opinabile, le verità ultime mitizzate e squalificate, tabula rasa su cui impiantare l’ideologia scientista, il seme del male che nutre l’albero tecnologico da cui è tratta la croce e il patibolo dell’umano genere.

La riduzione della ragione umana allo scientismo, con la pretesa che sia scienza solo il quantificabile, o peggio misurabile, è un’eresia laica mortale che porta alla dissoluzione nella scienza nella scientolatria tecnologica di cui la casta sacerdotale sono i tecnici con il know-how per utilizzare i pochi costosissimi strumenti, studiati da scienziati intellettualmente monchi di una visione d’insieme, olistica, del sapere, e finanziati da una banda di persone senza scrupoli che fanno del potere e del profitto l’unico dio al quale sono pronti a sacrificare l’intera umanità.

Dopo che abbiamo assistito a un vero e proprio boom delle “scienze complementari” (informatica, robotica, biotecnologia, nanotecnologia, scienze cognitive), atte a confinare l’uomo all’interno di un meccanismo di dominio e sfruttamento, solo un mentecatto può credere alle boiate che si vanno diffondendo sulla quarta rivoluzione industriale. La rivoluzione bio-digitale sarebbe la più grande catastrofe biologica nella storia e si chiamerebbe annichilimento dell’uomo.

Il mezzo di cui tutti siamo forniti è il logos (anche chi lo usa per negarlo), esso è l’arma universale, non usarla significa consegnarsi al rito tribale, per quanto supertecnologico, al satanismo camuffato di luce, al cannibalismo travestito da clonazione. Se per sopravvivere sarà necessario nascondersi lo faremo, oppure diventeremo talmente invisibili da essere i primi sotto il sole. Siamo soli, siamo milioni, siamo ovunque. Ci adatteremo, ci travestiremo, saremo innocenti, in apparenza liquidi come ci vogliono.

I timonieri occulti di questa nave di pazzi si tramandano il potere da generazioni con sofismi e tramine, sono partiti da concetti apparentemente innocui come “agnosticismo” e “tolleranza”, il cosiddetto pensiero debole con la sua falsa umiltà, per fare strage del pensiero.

Rigettiamo in toto questa falsa filosofia, rifiutiamo la violenza intrinseca che la assume come criterio unico di verità, istituito come dubbio sistematico volto alla distruzione del pensiero e delle menti. La “morte di Dio” ha reso l’uomo schiavo anziché libero, stolto anziché maturo.

Vomitiamo le loro conquiste: adoriamo Dio creatore, onoriamo l’uomo con un pensiero degno di un figlio di Dio. Ma dato che la natura umana è quello che è, e è più facile adorare il signore delle mosche che rischiare la pelle, dobbiamo cominciare pensare al peggio per agire al meglio.

Pensare un antagonismo nuovo, radicale. Non avere paura. La paura è lo strumento del condizionamento psicologico, vogliono farci paura perché loro hanno paura: hanno paura di perdere il proprio benessere, i propri privilegi di viziati irrecuperabili, paura di perdere le proprie comodità e perfino le proprie perversioni. Hanno paura di morire, vogliono trasformare l’umanità ibridandola con la macchina perché hanno la coscienza sporca. Il punto zero psicologico è non avere paura di chi ha paura.

Antagonismo oggi è guerra di guerriglia culturale. In primis non fare più niente di ciò che non si è obbligati a fare.

Pragmaticamente fare tutto ciò che siamo in grado di fare senza l’aiuto del sistema globale. Chi può coltivi, allevi, ripari, generi vita, energia, calore, carta, libri, amore, e molto altro che non può essere scritto su questo foglio. Migliaia sono le strategie per “colpire il sistema dove più nuoce” (affronteremo l’argomento più oltre), perché migliaia sono i piccoli gesti quotidiani che possono essere fatti da ogni uomo per tentare di rivendicarsi a se stesso, per provare a restare umano.

Dio bussa alla porta degli umili, detesta i superbi e disprezza i vili.

2 commenti su “Freedom Club. Perché non si deve smettere di amare la libertà”

  1. “Il destino della classe operaia sarà quello di abbandonare le fabbriche e la città, tornare in campagna e guidare l’aratro dopo averlo aggiogato ai buoi”. Questa è una profezia di uno scrittore russo e risale alla seconda metà dell’ottocento. Non era necessario aspettare gli esiti finali dell’informatizzazione e della rete globale per avvertire la prossimità dell’inferno: bastava la locomotiva a vapore.
    Bisogno però chiarire bene che, al programma-pianificazione di creazione di un governo globale parallelo che controlla tutti gli altri, non se ne possa opporre un altro contro. Giusti i consigli di resistenza individuale, nelle azioni e soprattutto nelle idee, e collegamenti con passaparola, stampe e corrispondenza postale.

  2. E che si sveglino i giovani dal torpore ipnotico da perenne cellulare in mano e i loro genitori se la smettano di sedersi a tavola con lo stesso infernale attrezzo accanto al piatto. Che si parli in famiglia, che ci si guardi in faccia, che ci si riconosca umani anziché zombies totalmente manovrati e schiavizzati. Non si sa più perché siamo chiamati a vivere, ma si sostiene con accanimento il diritto a non morire e su questa antica paura giocano i nostri aguzzini, tanto che ormai hanno quasi tutto il genere umano in pugno, soprattutto da quando è avvenuta la sciagurata desistenza di chi doveva difendere dalla rovina non i corpi, ma le anime. Ecco la più grande tragedia di questi tempi di cui purtroppo ben pochi si avvedono, totalmente occupati come sono a contare i loro anticorpi per rassicurarsi di sfuggire al virus e in ultima analisi alla morte: milioni di persone intrappolate in una rete infernale che stanno perdendo se stesse e che nessuno incoraggia, né sostiene e guida spiritualmente, ma anzi, con osceni proclami ed ingiunzioni di ordine vaccinale incita dai pulpiti non solo a immunizzarsi, ma a farlo per amore, come dice un oscuro e potente argentino. Dunque è per pochi l’impegno a reagire e ad inventarsi modi per resistere e salvare la nostra somiglianza col Creatore che non per nulla ci ha posto qui sulla terra. Siamo sua immagine, ma non lo sappiamo più perché la Sua scimmia ci vuole simili a lui e allo stato delle cose crede di esserci riuscito e di aver vinto. Ma si sbaglia e di grosso, ché, se forti nello spirito come i martiri di sempre e con la corona in mano pregheremo come figli Lei, l’Immacolata tutta bella e tutta santa che inesorabilmente gli schiaccerà il capo.

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