“FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì

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Ogni martedì Alessandro Gnocchi risponde alle lettere degli amici lettori. Tutti potranno partecipare indirizzando le loro lettere a info@riscossacristiana.it , con oggetto: “la posta di Alessandro Gnocchi”. Chiediamo ai nostri amici lettere brevi, su argomenti che naturalmente siano di comune interesse. Ogni martedì sarà scelta una lettera per una risposta per esteso ed eventualmente si daranno ad altre lettere risposte brevi. Si cercherà, nei limiti del possibile, di dare risposte a tutti.

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martedì 24 giugno 2014

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è pervenuta in Redazione:

Egregio dott. Gnocchi,

 mi scuserà se vengo su un argomento che lei ha già trattato nella sua rubrica del martedì, quello del “partito cattolico”.  Torno in argomento dopo aver letto i due articoli pubblicati dal professor Pasqualucci. Sono senza dubbio due articoli molto ben fatti, ricchi di affermazioni condivisibili, però mi sembrano – sia detto con tutto il rispetto per Pasqualucci – un esercizio retorico. Ho ottant’anni, ho fatto per una vita l’insegnante di liceo e ho fatto in tempo a vedere tutto il degrado, spaventoso, della società, della scuola e della Chiesa. Forse avrei dovuto invertire l’elencazione, perché il degrado della Chiesa si è portato inevitabilmente dietro il resto del disastro. Quando ero un giovane insegnante la posizione della chiesa, custode della fede e della morale, era indiscutibile per tutti, anche per i non cattolici. C’era una moralità da tutti accettata e indiscutibile. Via via che la Chiesa ha rinunciato al suo ruolo la società – io questo lo vedevo soprattutto tra i miei giovani – si è smarrita; si è lasciato sempre più spazio alle peggiori caratteristiche dell’uomo, proprio quelle che anzitutto la chiesa doveva correggere, con la dottrina e con la sana paura della punizione eterna. Non sto a fare una storia che lei conosce bene quanto me, ma si vede dove siamo arrivati. Ora io resto francamente perplesso a leggere un bello studio sul partito cattolico e mi sembra una fiera dei sogni, perché di cattolico non è rimasto più nulla – o quasi – e quindi anche tutte le bellissime regole elencate da Pasqualucci, chi le seguirebbe? I cattolici che non ci sono? Le direi di più: i cattolici a cui è stata tolta anche la sana liturgia, e che quindi hanno sempre più perso il contatto con Dio. Credo che ci sia una lunghissima strada da fare per ricostruire la cattolicità, a partire dai pastori. Quando questa diverrà realmente l’humus della società, allora non ci sarà nemmeno bisogno di progettare un partito cattolico, perché una politica corretta sgorgherà naturalmente da cuori e da cervelli risanati e illuminati dalla fede. Questo mi sembra il compito più urgente. Che ne dice?

La ringrazio e la saluto, con tanti complimenti per il suo lavoro così prezioso.

Piero Gatteschi   (Novi Ligure)

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zrbrpsCaro Gatteschi,

ritengo che ragionare sulla fisionomia di un partito cattolico sia importante e doveroso, specialmente se lo fanno studiosi come il professor Pasqualucci. Detto questo concordo con la sua analisi, perché bisogna saper distinguere i piani e riconoscere che altro è la speculazione nella quale collocare il partito cattolico ideale e altro è la cronaca nella quale si è costretti a osservare lo sfacelo del mondo cattolico reale.

Ciò non significa che io non abbia in testa un’idea a cui ispirarmi e chi mi piacerebbe tanto vedere realizzata ai nostri giorni. Il Portogallo di Salazar; ma sono costretto a convenire che non c’è più quel Portogallo, non c’è più una nazione che gli somigli, non c’è più quell’humus politico, non c’è più quel Salazar, non c’è più quel cattolicesimo e, duole dirlo, non c’è più quella Chiesa.

Oppure penso all’avventura distributista di Chesterton, Belloc & C, davvero un’epopea straordinaria dello spirito e dell’intelligenza che, trasformata in azione politica farebbe davvero più bello il vivere insieme. Ma, ancora una volta, i primi oppositori di un’impresa tanto retriva sarebbero i pastori di una Chiesa che ha deciso di abbracciare la nefandezza del progresso.

Tornando al nostro progetto, mi chiedo, senza andare troppo lontano, quanti lettori di “Riscossa Cristiana”, e non sto dicendo di “Famiglia Cristiana”, sarebbero disposti a formare, sostenere, votare un vero partito veramente cattolico e a vivere veramente nella società in modo conseguente.

Perché il punto è proprio quello che evidenzia lei, caro Gatteschi: per fare un partito cattolico ci vogliono i cattolici. Dunque, bisogna ricominciare da capo e, in questo lavoro, penso siano utili anche le riflessioni sulla politica che indicano un modello verso cui muoversi.

Ma, intanto, ci si chiede: che cosa facciamo? La domanda è tutt’altro che banale, perché, siamo ormai in procinto del disastro religioso, morale, sociale e politico a cui in Italia ha lavorato alacremente proprio la Democrazia Cristiana, il celebre partito cattolico di centro che, secondo il suo leader Alcide De Gasperi, marciava verso sinistra. Un partito votato anche dai cosiddetti cattolici di destra in omaggio a quell’obbedienza cieca, pronta e assoluta che non appartiene solo ai vecchi militanti del partito comunista.

In tale frangente, immagino che l’idea di fondo del cattolico ancora sano sia: e allora noi facciamo un partito che marcia verso destra, anzi che è già di destra. A voler essere di bocca buona, si può concedere che questa sia la sola collocazione per un partito cattolico degno di tale nome. Ritengo però che le categorie di destra, centro e sinistra, non siano concetti adatti a dare sostanza a un progetto politico cattolico. Il motivo è molto semplice, si tratta di categorie che appartengono a una visione democratica: e la “democrazia” non può essere “cristiana”. Tant’è vero che la “Democrazia Cristiana”, associando questi termini è finita coerentemente nell’unico modo in cui poteva finire: fagocitata e metabolizzata dal sistema politico democratico che ora la rigurgita nelle forme più perniciose, di cui Matteo Renzi è solo l’ultima in attesa di diventare la penultima.

Il sistema democratico è fatto per selezionare il peggio e non il meglio perché sostituisce la Verità con l’Opinione. Un partito cattolico avrebbe senso solo se si proponesse lo scopo di seguire la strada inversa. Bisognerebbe trovare cattolici consci e capaci di non venire a patti con principi inaccettabili che generano leggi e comportamenti inaccettabili. Gente votata al martirio politico che rigetti una volta per tutte quell’insano e pusillanime utilizzo del concetto di “male minore” indotto dalla logica democratica.

A tutto questo bisogna aggiungere che, soprattutto in Italia, il partito cattolico rischia ogni mezza giornata di trasformasi in partito clericale, cioè in un’accozzaglia di gente che tiene famiglia e obbedisce agli ordini della Conferenza episcopale, della Segreteria di Stato o di qualche altro organo intermedio, a seconda delle cosche vincenti. Avviene già ora che il partito non c’è, figuriamoci poi.

Ben vengano, caro Gatteschi, le riflessioni, le discussioni e i progetti. Ma fin che la situazione è questa, ripeto ciò che ho già detto al lettore che mi chiedeva un parere sul partito cattolico: no grazie, preferisco difendermi da solo.

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Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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risposte in breve:

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Egregio dott. Gnocchi,

desidero farle conoscere quello che è successo (e che succede) nella mia parrocchia. Non appena Benedetto XVI ha indetto l’anno della fede, il parroco prima del credo domenicale ha iniziato a dire: “Adesso recitiamo il credo come ci sentiamo”.  Alle mie reiterate richieste di spiegazione (via email) non fu dato alcun seguito.

Sua eccellenza il Vescovo, messo al corrente della cosa, ha praticamente avallato l’operato del sacerdote tirando in ballo il n.90 del Catechismo della Chiesa Cattolica: esiste una ‘gerarchia’ fra i dogmi della Chiesa.

Se tanto mi dà tanto, qualora io ritenessi impossibile che la Madonna sia stata preservata dal peccato di origine, se nutrissi seri dubbi circa la sua perpetua verginità, oppure ritenessi impensabile la presenza reale di Cristo nella Santa Eucaristia e via eretizzando, dovrei essere autorizzato a ritenermi ugualmente cattolico apostolico romano?

Le riferisco tre frasi pronunziate dal sacerdote in questione, frasi rivelatrici, purtroppo, di una fede per lo meno traballante.

“E’ difficile credere nell’Immacolata Concezione, tanto più che fior di teologi, come san  Tommaso d’Aquino non ci credevano…”.

Alla cerimonia della Prima Comunione: “Le bambine non sono cosi sciocche da dire che vedono Gesù nell’eucaristia, però lo riconoscono”.

“Se il dogma della Trinità non ci fosse, nessuno se ne accorgerebbe”.

Alla fine del canto di inizio: Al tuo santo altar mi appresso o Signor mia gioia e mio amor, il sacerdote in questione si rivolge al popolo dicendo: “Le parole di questo canto sono un po’ datate, io mia gioia e mio amor non l’ho mai detto neanche ad una donna”.

Da circa un mese la mia famiglia ed io frequentiamo un’altra parrocchia nella quale il parroco predica da cattolico.

Cordialissimi saluti

Giacomo M.

P.S. Desidererei avere una spiegazione sul vero significato di questo benedetto n.90 del CCC. Si riferisce forse alla necessità di ‘dosare’ per così dire le verità della fede ai neofiti di modo che non siano traumatizzati? Se così è mi sembra una preoccupazione del tutto inconsistente essendo la fede cattolica un unicum nel quale niente può essere minimizzato o tantomeno tolto senza che l’intero edificio crolli.

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Caro Giacomo,

i fatti si commentano da soli e avete fatto bene a cambiare chiesa. Come ho consigliato a una lettrice precedente che lamentava gli stessi problemi, le direi di cambiare anche Messa. Provi con quella tradizionale, le sarà molto più utile sotto i punti di vista.

Quanto al punto 90 del “Catechismo della Chiesa Cattolica”, come lei mostra di sapere, recita: “I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della rivelazione del mistero di Cristo. 103 Esiste un ordine o ‘gerarchia’ nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana”.

Quella nota 103 rimanda a un testo inequivocabile del Concilio Vaticano I, la costituzione “Dei Filius”, che non pare avallare quanto detto dal suo parroco. Ma rimanda anche a un testo del Concilio Vaticano II, il punto 29 della costituzione “Lumen gentium”: e qui il discorso si fa tanto fumoso che, come accade abitualmente con testi del Vaticano II, sarebbe difficile dire se ha ragione l’eretico o l’ortodosso.

Noto solo che il suo vescovo, come è costume tra i pastori di questa Chiesa disastrata, rimanda a un testo magisteriale solo per giustificare un sacerdote che ha dato oggettivamente scandalo. Purtroppo non c’è da stupirsene perché questo avviene a tutti i livelli della gerarchia, dove gli unici fastidi sono procurati dai fedeli che chiedono di salvaguardare la dottrina.

Ma chi siamo noi per giudicare?

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

 .

Gent.le Alessandro Gnocchi,

Nella Parabola del Figliol prodigo Gesù ci fa capire il suo concetto di Misericordia Divina, ma alcuni amici atei mi hanno fatto notare quanto segue:

come mai questo Padre così buono, quando sente che il figlio è ridotto in malo modo non “esce” e non organizza un salvataggio, magari con una raccolta fondi o con un appello ai politici del tempo?

Perché sembra che voglia dare l’impressione che l’unica vera opera di bene sia il “Ritorno a casa”?

Ricordo di aver letto in un libro di tanti anni fa di Carlo Carretto che, secondo lui, forse è stato proprio il Padre a mandare a dire a chi avrebbe potuto aiutare il figlio di non farlo perché solo nella “sofferenza” avrebbe capito ciò che è veramente importante. Ora siamo ridotti al silenzio, neanche quando aiutiamo i nuovi poveri possiamo permetterci di ricordare, mentre diamo loro da mangiare, che è Cristo il fine ultimo di tutte le cose e che la vera povertà consiste nell’essere lontano da Lui, rischiamo la denuncia.

Lo stato, che ha messo in campo l’operazione “Mare Nostrum”, lo ha potuto fare solo perché sapeva che in ogni città italiana c’è una Chiesa che si mobilita per i poveri… non sarebbe ora di presentare allo stato Italiano il conto non economico, ma di riscatto di una presenza che è tale solo perché crede in Cristo?

Grazie,

Mario Amari

 .

Caro Amari,

perdoni se le rispondo con una brevissima domanda: chi, nella Chiesa di oggi, potrebbe presentare allo stato un conto di questo genere?

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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4 commenti su ““FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì”

  1. Concordo con Alessandro Gnocchi, il partito cattolico NON deve assolutamente trasformarsi in un partito clericale, ma deve essere fondato soltanto sui principi morali Cattolici, che sono per definizione irreformabili: se per esempio un Sinodo dovesse aprire a contraccezione, divorzio, o unioni gay il partito cattolico DEVE continuare a condannare quegli abominii e continuare a legiferare in modo coerente con l’immutabile Tradizione Cattolica, a costo di incorrere in una ingiusta scomunica collettiva di tutti i suoi menbri; chi non è disposto ad agire da Cattolico anche a costo di scontrarsi con la Gerarchia Cattolica, non deve neppure pensare di poter far parte di un simile partito, il tempo dei compromessi e delle mezze misure deve finire: o con Cristo o contro di Cristo, non ci sono posizioni intermedie.

  2. La soluzione al problema “democratico” che, indefettibilmente, genera relativismo potrebbe anche esserci.
    Il ritorno della MONARCHIA !
    Una monarchia vera, significativa, che “serva a qualche cosa” però, non certo una monarchia costituzionale.
    E allora perchè no!!!! W IL RE!

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