Genova, Ponte Morandi. Una tragedia italiana – di Roberto Pecchioli

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Non volevamo crederci. Il crollo del Ponte Morandi, che noi genovesi, con una punta di provincialismo da colonizzati chiamavamo ponte di Brooklyn, è una tragedia sconvolgente, per il suo carico di vittime, dolore, distruzione e per le conseguenze terribili che si trascineranno per anni. Non è il tempo degli sciacalli, ma dei soccorsi, del cordoglio, dell’aiuto, della collaborazione. Tuttavia, non si può tacere, tenere a freno la collera per un’altra tragedia sinistramente italiana: un’opera di quell’importanza non può crollare dopo soli 50 anni. Per chi scrive c’è un che di personale, quasi di intimo nel dolore di queste ore. Bambini, partecipammo nel 1967 all’inaugurazione del ponte con tutte le scolaresche di Genova. Muniti di bandierina tricolore, appostati di fronte al palco, seguimmo la cerimonia, vedemmo con la meraviglia dell’età il presidente della repubblica Giuseppe Saragat attorniato da uomini in alta uniforme e dall’imponente figura del grande cardinale Siri, storico arcivescovo della città.

Abbiamo percorso migliaia di volte quel ponte lunghissimo, settanta metri sopra la vallata del torrente Polcevera piena di case popolari e capannoni industriali della ex Superba, ogni giorno per decenni lo abbiamo visto e sfiorato andando al lavoro. Non c’è più ed è colpa di qualcuno. Parlano di fulmini, di un intenso nubifragio e di cedimento strutturale. Aspettiamo a tranciare giudizi, ma nel mattino della vigilia di ferragosto pioveva e basta. Nessuna alluvione, dagli anni 70 ne ricordiamo almeno sei, devastanti, nella città di Genova. Non sappiamo quanti fulmini si siano abbattuti in mezzo secolo sul manufatto dell’ingegner Morandi (pochi sapevano che a lui fosse intitolata l’opera), né quanta pioggia abbia bagnato da allora le imponenti strutture. Non accettiamo, non riconosceremo mai come valida la sbrigativa giustificazione di queste ore. Sarà qualunquismo da Bar Sport, ma ci risulta che ponti romani siano in piedi da due millenni, e non crediamo nell’incapacità dei progettisti. Però, negli ultimi decenni i crolli sono stati tantissimi, come le tragedie dovute all’incuria, all’insipienza, alla corruzione diffusa.

Il ponte, con la strada sopraelevata che corre a mare nella zona centrale della città, è l’ultima grande opera di una ex grande città. Nel 1967, Genova era un polo industriale con centinaia di fabbriche, importanti compagnie navali (l’armatore Angelo Costa fu per decenni presidente di Confindustria) la sede europea di multinazionali come Shell, Mobil, Esso, i cantieri navali, il gruppo Ansaldo, il porto più importante del Mediterraneo. Dopo la strada “camionale” del 1935 verso l’appennino, per realizzare la quale con sbocco sul porto fu spianata la montagna di San Benigno che divideva Genova dal suo ponente, il ponte rappresentava l’infrastruttura base per collegare finalmente la Liguria e l’Italia con la Francia. Mezzo secolo dopo, non abbiamo quasi più industrie, Genova ha perso un quarto dei suoi abitanti, è unita al Norditalia, pardon divisa dall’area più produttiva del paese dalla stessa strada degli anni 30, mentre la ferrovia per la Francia ha ancora un lungo tratto a binario unico. Identica sorte per i collegamenti tra i porti di Savona e La Spezia e l’entroterra.

Da oggi, dobbiamo sopportare anche la tragedia del crollo della più importante infrastruttura in esercizio, piangere decine di morti e accettare la spiegazione che trattasi di tragica fatalità, pioggia, fulmini e saette. Non ci crediamo perché abbiamo visto all’opera la classe dirigente che ha trasformato in una quarantina d’anni una metropoli in un cimitero. Clientelismo sfacciato, una politica da curatori fallimentari o da necrofori, la grande bruttezza che ha sfigurato il mare e la collina, interi quartieri indegni di una nazione civile, il Diamante, le Lavatrici, il Cep, lo stesso Biscione, parte di Begato, palazzi costruiti esattamente sull’alveo di torrenti pericolosi, con le ricorrenti tragedie di cui siamo stati testimoni.

I genovesi, o quel che ne resta, hanno affidato per decenni città, provincia e regione a una classe politica di livello infimo, che ha trascinato in basso il ceto economico e finanziario. È crollata l’industria pubblica, la vecchia Cassa di Risparmio, ora Carige, tanto importante da detenere il 4 per cento di Bankitalia, è nella bufera da anni per affari vergognosi, deficit mostruosi e dirigenti condannati in sede penale. La vecchia Italsider, ora Ilva, in gran parte è stata smantellata e quel che resta è sotto minaccia di chiusura. Al suo posto abbiamo una strada a scorrimento (relativamente) veloce, un piccolo sollievo ora che non c’è più il ponte. Il cosiddetto Terzo Valico, ovvero la linea veloce per Milano, in ritardo di almeno 30 anni, va avanti piano, tra polemiche e denari che vanno e vengono. La multinazionale Ericsson ha suonato la ritirata, distruggendo le speranze di un’ “industria pensante” che a Nizza, 190 chilometri da qui, è realtà da decenni ( Sophie Antipolis).

Madamina, il catalogo è questo. Su tutto ciò si abbatte un evento funesto e terribile come il crollo del nostro ponte di Brooklyn. L’autostrada che porta alle luci di Sanremo e all’inferno migrante di Ventimiglia era considerata la più cara d’Italia. Un dubbio privilegio. Ma dov’erano i politici liguri il cui compito era imporre la manutenzione, sorvegliare le infrastrutture di una terra che vive essenzialmente di due attività, il turismo e i trasporti? Abbiamo quattro porti mercantili, raggiungere i quali sino a oggi era difficile, adesso è un’impresa da premio Nobel; alcune delle nostre località sono mete turistiche internazionali, Portofino, le Cinqueterre, Alassio, la Riviera dei Fiori. Ma, dicono le autorità preposte, è bastato un fulmine durante un temporale estivo ad abbattere per duecento metri, esattamente al centro, un ponte costruito decenni dopo il vero ponte di Brooklyn e molti secoli dopo la Lanterna, che guarda dall’alto, illumina le vergogne e ne ha viste tante.

Una tragedia italiana, metafora e paradigma di una decadenza iniziata giusto pochi anni dopo la trionfale inaugurazione del ponte. Una città, Genova, che ha anticipato storicamente eventi di portata nazionale. I primi a volere l’unificazione della Patria, i primi nell’industria e nel commercio, ma poi i pionieri della denatalità, del degrado dei centri storici (con Genova, Ventimiglia), della deindustrializzazione, i settentrionali assistiti quasi quanto certe aree del Sud, l’arretratezza delle infrastrutture, i giovani che scappano. Fummo anche tra i primi ad affidarci politicamente alla sinistra, quando ancora le cose andavano bene. Si trattava di una sinistra in gran parte comunista, astiosa, dogmatica, chiusa, testarda. Nessun paragone con le classi dirigenti delle tradizionali regioni rosse, più pragmatiche dei plumbei apparatchik liguri.

Hanno regnato su un giardino e lo hanno trasformato in cimitero. Non diciamo e non pensiamo che buttino giù i ponti, ma sta di fatto che le pochissime opere realizzate nell’ultimo mezzo secolo sono le bonifiche delle aree industriali dismesse, al posto delle quali sono sorti poli commerciali legati ai soliti noti (Coop e affini) e varie colate di cemento per erigere imponenti centri direzionali in buona parte deserti, poiché c’è davvero poco da dirigere, da queste parti. Le opere del passato sono obsolete, come l’invecchiata camionale e la ferrovia, l’autostrada che sbocca in porto è un budello pericoloso con code quotidiane di mezzi pesanti, accedere all’aeroporto è impresa acrobatica, nonostante la vicinanza alla città e la possibilità di costruire una bretella ferroviaria di un chilometro o poco più. Della metropolitana genovese il tacere è bello, poiché non solo è tra le più corte dell’universo, ma le sue stazioni sono soggette a frequenti allagamenti. Il ponte che univa le due parti della Liguria da oggi non c’è più.

Viene il magone al pensiero di ciò che era, visto e vissuto con i nostri occhi, e ciò che è, ma ancor più fa tremare la certezza che da molte parti d’Italia altri possano descrivere situazioni analoghe o peggiori. Per questo fa tanto soffrire la tragedia del Ponte Morandi, orgoglioso simbolo caduto della nostra infanzia. Oltre il lutto di tante famiglie, è il segnale, un altro, di una nazione che, lei sì, è ormai preda del cedimento strutturale. Se anche fosse vero che un manufatto di migliaia di tonnellate è crollato per un fulmine e un po’ d’acqua, disgraziato davvero il paese dove accadono, giorno dopo giorno, da Nord a Sud, eventi di questo tipo.

La tragedia è del 14 agosto. Mezza Italia è chiusa per ferie, l’altra metà implode, si accartoccia su se stessa: cedimento strutturale. Insieme, dichiarano fallimento; bancarotta fraudolenta.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

26 commenti su “Genova, Ponte Morandi. Una tragedia italiana – di Roberto Pecchioli”

  1. ottimo l’articolo, molto ma molto meno ottimi gli interventi di Conte, Salvini e di Maio – la loro è la dimostrazione palese dell’ l’incapacità fatta governo. Non si emettono sentenze, prima della magistratura oppure i tre racchiudono in se stessi tutto il potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale? E’ ora che la smettano di fare solo della inutile e pericolosa propaganda politica, abbiano almeno rispetto per i morti.

    1. invece ottimi gli interventi di Prodi d’Alema di Renzi e i nulli interventi del santissimo Minostro Infrastrutturale Del Rio!!!!
      Aspettiamo intanto che Cozzi procuri di chiarire in fretta dove sono finiti i 40 milioni, senza morti e disastri, della Lega….

    2. invece ottimi e puntuali gli interventi di Prodi D’alema Amato e Renzi (quello dello Sblocca Italia) e quelli, invano attesi, del santissimo infrastytrutturale Minstri Del Rio. Intanto speriamo che Cozzi procuri in fretta di chiarire dove son i finiti i 40 milioni (senza morti e disastri) della lega per impegnarsi a scovare in fretta di chi è stato l’ERRORE UMANO (per carità, ‘errore’, al singolare, non colpa!) nella tragedia di Genova..

    3. Beh!Direi che una sentenza di “scomunica” il ponte crollato l’ ha emessa.Riguarda la sterminata pletora di sèdicenti esperti.Quelli che con la loro scienza persuasa di certezze candidamente rassicurava.Presuntuosi egotisti.
      In compenso il nostro garantista pare non sfuggire a quel paradosso del mentitore tanto caro ad Epimenede.

    4. “….Incapacità fatta governo”? Ma stiamo scherzando? Che c’entra il nuovo governo con tutto questo? Conte, Salvini, Di Maio e Toninelli certamente hanno detto quello che in queste circostanze i precedenti governanti italiani non avrebbero mai avuto il coraggio di dire. E non le solite retoriche e ipocrite frasi di circostanza.

  2. Su una cosa sono completamented’accordo: Siamo stati i primi in tutto qui a Genova e lo siamo ancora. Ciò che è successo oggi a Genova, è il preludio di ciò che succederà a breve in tutto il resto del Nord Italia. Parlo solo del Nordo, perchè il resto dell’Italia è sempre stato un disastro.

  3. Franz Peter, il rispetto per i morto dovrebbero averlo tutti i sinistri, sinistrosi e sinistroidi (poltici e privati) responsabili di questo disastro, presentandosi spontanemante in carcere.

    1. vede io non emetto sentenze, non sono un giudice. Quindi prima di condannare facciamo il processo e poi vediamo chi deve andare o non andare in carcere. Non mi pare che i nostri cari ministri siano anche giudici della corte d’assise di Genova!

      1. Il governo attuale non ha emesso sentenze. Ha fatto affermazioni forti e vivaddio che le abbia fatte. Il suo patetico pseudlegalismo becero e putrescente, infarcito di luogoqualunquismo, è nauseante.

        1. Forse è lei leggermente patetico, per non dire altro, in una discussione credo che sia l’educazioen quella che deve prevalere. Sarebbe così gentile da spiegarmi quali sarebbero queste affermazioni forti fatte dal patrio governo? Mi scusi, ma queste forti affermazioni, servono per far resuscitare i morti e guarire i feriti? Comunque lo già scritto, ma lo ripeto, quando uno passa agli insulti, è chiaro, anzi chiarissimo, che non ha nesssun argomento per far valere le proprie tesi.
          Inoltre vorrei cheidere alla redazione di considerare la sconcezza di certi interventi prima di pubblicarli. Grazie.

  4. Siano lodati Gesù e Maria!
    Avete notato come la forma del ponte, vista dal lato, sia massonica? Compasso e squadra intersecati fra loro…e non mi dite che i ponti si debbono per forza fare così…

    Ave Maria

  5. Qualcuno paghera’ forse, ma resta lo schiaffo morale alle persone oneste iniziando da quei poveracci che hanno trovato la morte in un crollo assurdo e inaccettabile. E ora che i nostri imprenditori, falsi e bugiardi, la smettano di fingersi persone per bene, cercando di massimizzare il profitto sempre e comunque. Andate via, tornate a casa assieme a una classe politica di incapaci. Non abbiamo bisogno di voi. Meglio vendere agli imprenditori esteri, basta con questa idea di falsa identita’ nazionale. Liberalizziamo un po’ il mercato, verranno altri ed e’ certo che peggio di cosi’ non potranno fare.

  6. Io sottolineo due cose: la tragedia è avvenuta alla vigilia della festa dell’Assunzione di Maria e proprio di fronte a quel ponte è visibile il Santuario della Madonna della Guardia la quale non ha impedito la catastrofe, però ha salvato miracolosamente alcuni che sono precipitati di sotto rimanendo illesi. Forse chi doveva morire è morto e chi doveva salvarsi per un soffio si è salvato…..potrebbe trattarsi di un castigo divino per la città o per determinate persone?

    1. Siano lodati Gesù e Maria!
      Carissimo,si legga Luca 13;1-9 e vedrà che il Signore non la pensa in questo modo su queste tragedie. È però vero che é occorso alla Vigilia dell’Assunzione, che il ponte presenta chiari simboli massonici. Si può (forse) interpretare guardando “macroscopicamente” quanto é occorso, ma non si può (e non si deve) portare alle conseguenze quanto é occorso per le singole persone.
      –> Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”

      Ave Maria

  7. QUELLA FOTO_ UN’IMMAGONE PLASTICA ICASTICA (come volete) della nuova Italia, antifascista democratica resistenziale votata al boom economico e svotata definitivamente della sua anima, cristiana e cattolica, dalla congrega massonica dominante…Finis italiae!

  8. «L’ordinanza resterà in vigore fino a quando la commissione tecnica, che sarà composta anche da diversi esperti esterni all’amministrazione comunale, non garantirà la sicurezza del ponte, già oggetto di lavori di consolidamento due anni fa in seguito all’alluvione del 2015.»Così a sèguito chiusura del ponte S.Nicola a Benevento.Diversi esperti.Della stessa genia,presumo, di quanti monitoravano il ponte Morandi di Genova,quello,per intenderci,che non dava sintomi di sofferenza.Della stessa genia,presumo,dei soloni che si stanno affastellando a carrettate nei salotti televisivi.
    Ma come,non è questa la civiltà della tecnica?Dei supercomputer?Degli esperti con titoli e lauree ad iosa?Non ho udito da uno,dico uno solo,un mea culpa,un rigurgito di umiltà,una umana,si dannatamente umana,presa di coscienza in merito alla precarietà delle conoscenze.Morandi forse si è sbagliato.Forse siamo noi pervasi da un delirio di onnipotenza.I controlli non segnalavano anomalie.Non segnalavano anomalie?Ma se il ponte è crollato!Lorsignori non recedono.Si chiama Scientismo.Memento homo…..

  9. Il crollo del ponte Morandi è metafora perfetta della fragilità di questo mondo, di un’epoca, quella moderna o postmoderna che dir si voglia, che costruisce sulla sabbia e non lascerà nulla di solido e profondo ai posteri, se non la tragica involuzione del genere umano e tonnellate di residui inquinanti.

  10. e ora a Genova a conclusione della tragedia il rito consolatorio interreligioso catto-islamico. L’Imam e il cardinale!
    Dopo il crollo del ponte, ecco allestito, in perfetta aderenza, lo show del crollo dell’idea cristiana che ci ha travolti.
    Ma che diavolo di preghiera è mai questa a quale diavolo di dio che cristiano e mussulmano insieme non sta da nessuna parte?
    I morti chiedono rispetto, non prese in giro!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su