Giornalista, perché le bevi (quasi) tutte? – di Marcello Foa

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di Marcello Foa

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zzf1La notizia è di qualche giorno fa: la Troika ha piegato la Grecia anche grazie alle sottili pressioni di Sarkozy, il quale, avendo avuto accesso alla lista dei clienti Hsbc trafugata a Ginevra da Falciani, sapeva che la madre dell’allora premier per di più socialista Papandreu, possedeva un conto non dichiarato da 500 milioni di euro. Diciamola tutta: fu un complotto, di cui naturalmente nessuno  era a conoscenza.

L’ex ministro del Tesoro americano Geithner ha ammesso che nel 2011 Berlusconi fu disarcionato in seguito a un complotto. In Ucraina un anno fa la verità sulla cosiddetta rivolta di Piazza Maidan è stata ampiamente aggiustata a fini mediatici oltre che ovviamente politici, presentando quello che di fatto era un golpe sotto le sembianze molto più confortevoli della commovente e pacifica rivoluzione di piazza e tacendo sul pesante, decisivo coinvolgimento di forze paramilitari neonaziste.

zzf2La vicenda di Charlie Hebdo presenta ancora oggi numerosi aspetti non chiariti e alcuni sono davvero imbarazzanti per la stampa mondiale. Uno su tutti: quando i leader mondiali si sono ritrovati per capeggiare l’immensa marcia popolare in difesa della libertà di stampa; peccato, però, che i leader non abbiano mai guidato il corteo ma si siano fatti filmare in una strada chiusa al pubblico. Dietro di loro, come vedete nella foto sopra, non marciava nessuno. Ma naturalmente né i tg né i giornali lo hanno detto al pubblico, preferendo enfatizzare la verità formale.

Persino le rivelazioni sulla già citata Lista Falciani, non possono essere certo considerate giornalismo di inchiesta, sebbene siano state presentate come tali. Qualcuno – non è difficile immaginare chi – ha semplicemente recapitato a un pool di testate internazionali gli elenchi, di cui peraltro non si sa nemmeno se autentici. E i giornali hanno sparato i nomi in prima pagina, senza nemmeno chiedersi se loro fossero strumentalizzati e a chi convenisse la pubblica gogna.

Potrei continuare con molti esempi sia recenti sia lontani ma mi fermo qui.

Chi segue questo blog conosce la mia posizione, piuttosto critica nei confronti del modo in cui oggi viene fatta informazione, per la sconcertante facilità con cui gli spin doctor riescono ad orientare e sovente a manipolare i media. Ne ho parlato recentemente in un’intervista a Enzo Pennetta per Critica scientifica e in un intervento organizzato un paio di settimane fa a Firenze dal consigliere regionale Gabriele Chiurli, con la partecipazione di Raymond McGovern, che per anni è stato capo del National Intelligence Estimates, uno dei massimi organismi Cia, e ora è uno dei più arcigni difensori delle libertà civili e implacabile critico delle politiche della Casa Bianca, sia di George W. Bush sia di Barack Obama.

Condivido al 100% la sua analisi: oggi la stampa non svolge il proprio ruolo di cane da guardia della democrazia, semmai è vero il contrario: troppo compiacente, troppo schierata, troppo pavida nei momenti in cui bisognerebbe essere coraggiosi. Si beve tutte le bufale degli spin doctor. Il suo giudizio riguarda la stampa americana – che noi continuiamo a torto a mitizzare, come se fosse ancora quella dei tempi del Watergate – ma è estendibile a quella europea.

E McGovern non è certo un complottista, tutt’altro: adotta un approccio pragmatico e saggio. Non insegue le proprie fantasie e i propri sospetti, per quanto suggestivi, ma si basa  sull’analisi dei fatti, sull’individuazione delle incongruenze, sulla formulazione insistita e pertinente di domande sugli aspetti poco chiari di una vicenda, sulla capacità di individuare connessioni non evidenti a prima vista e di costruire il proprio giudizio su prove o comunque su riscontri oggettivi. Insomma, ricostruisce con il dovuto scetticismo.

Ed è paradossale che debba essere un ex analista della Cia animato da un’ardente passione civica a ricordare ai giornalisti quella che dovrebbe essere una caratteristica innata di chi fa il mio mestiere.

Non è l’unico, peraltro.

L’ex consulente politica Naomi Wolf, diventata una scrittrice famosa in particolare grazie al romanzo The end of America in cui denuncia i rischi di un’involuzione totalitaria negli Stati Uniti, in una recente conferenza ha toccato gli stessi argomenti, giungendo a conclusioni analoghe, forse ancor più coraggiose.

Siamo entrati in un’era in cui non è assurdo per un giornalista chiedersi sistematicamente se gli eventi a cui assiste sono veri o falsi. E più un evento è spettacolare, più alto è il rischio che sia stato inventato ad arte ovvero che si tratti di notizie falsecreate da governi e  da servizi segreti“, dichiara la Wolf.

Dubitare è l’unica forma di autodifesa. Per se stessi e per servire davvero il lettore.

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PS.   CLICCANDO QUI potete seguire l’intervento di Naomi Wolf in inglese

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fonte: Il Giornale

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5 commenti su “Giornalista, perché le bevi (quasi) tutte? – di Marcello Foa”

  1. La realta’ ultima e’ forse ancora piu’ brutta di quanto traspare dall’articolo. Michael Voris,direttore dell’ottima televisione cattolica americana ChurchMilitant TV, prima del ritorno definitivo al ,aveva lavorato per piu’ di 20 anni per una delle maggiori testate americane.Egli si dichiara certo che i media americani sono controllati da un gruppo di non piu’ di duecento persone, tutte ferocemente determinate a contribuire per la loro parte alla distruzione e definitiva sparizione del cristianesimo dagli Stati Uniti.In alcuni di loro tale determinazione e’ cosi’ feroce che darebbero tutto quello che possiedono pur di assistere alla definitiva sconfitta della Chiesa Cattolica nel loro paese.Secondo Voris,essi formano a tutti gli effetti un esercito al completo servizio di Satana , a cui manca solamente una divisa , e sono collegati con eserciti di giornalisti con le medesime finalita’ in tutto l’Occidente ,come testimonia il matrimonio gay ‘lanciato’ ovunque in soli due – tre anni.

    1. Chi li sconfiggerà questi elementi, Alessio? difficile che possiamo farlo noi, anche se ci coalizzassimo tutti con questo obiettivo (e invece il fronte dei tradizionalisti è molto frastagliato e diviso). Quando Dio lo vorrà, saranno sconfitti, e definitivamente. Così è stato con l’Urss, caduta “senza neppure rompere un vetro”, come è stato fatto notare. Speriamo che avvenga così anche per la massoneria attualmente al potere in Occidente (Usa, Ue), sia in campo civile che religioso. Ma certo che la lotta sarà dura, sia in Cielo che in terra. Noi comunque (lei, io, gli amici del blog) speriamo e fidiamo nel dopo, lorsignori invece hanno solo questa vita in ci sperare, sperano sono nel potere, nella distruzione degli odiati nemici, del Cristianesimo i(n primis del Cattolicesimo, del papato)… e dopo? quale premio si aspettano?

  2. Normanno Malaguti

    Non stento a crederlo! i fatti ne sono la miglior testimonianza, sino all’impossibile negazione di un fatto così evidente.
    Ma tale denuncia, ancorché schietta e corraggiosa, non basta, occorre che gli informatori onesti si coordino, solidarizzino, si uniscano e ben collegati fra loro reagiscano con azioni informative comuni, esaustive, insistite (Napoleone, che se ne intendeva, non per nulla diceva che la ripetizione é la più efficace delle azioni retoriche). I falsari usano per il loro turpe disegno della demolizione di S.R.C., ebbene noi usimola per l’affermazioe della Verità.

    Sparpagliati non si fa un granchè!

    Soprattutto in questo campo occorre coordinamento e unità di intenti.

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