Giuseppe Prezzolini, conservatore  –  di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

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zzprzzlnDobbiamo a Giuseppe Longo (Pan editrice – Quaderni dell’Osservatore Politico Letterario) e ad Alfredo Cattabiani (a lungo direttore editoriale della Rusconi), le ultime opere di Giuseppe Prezzolini, autore già pubblicato da Vallecchi, Treves, Mondadori, Longanesi, Scheiwiller, Storia e Letteratura. E dobbiamo all’acume di Cattabiani la richiesta di un libro sui conservatori, libro dal titolo emblematico: “Manifesto dei conservatori”, appunto, che in un qualche modo, peraltro, e giusto il pessimismo-realismo del suo autore, ricalcava quella battuta di Leo Longanesi che così suona: Conservatore in una paese dove non c’è nulla da conservare.

Il Manifesto vide la luce nel 1972, quando Prezzolini aveva 90 anni, fisico ancora forte e soprattutto mente lucidissima. Veniva al proposito, va osservato, in una temperie, quella del Sessantotto (e dintorni) nella quale una gioventù ignorante, ma presuntuosa, confondeva i termini e dava indifferentemente del “fascista, reazionario, conservatore, retrogrado” a chi non fosse in linea coi suoi intendimenti, slogan, programmi.

La prima osservazione di Prezzolini fu di non confondere conservatore con reazionario, perché reazionario è colui che vuol tornare indietro, al passato, mentre il conservatore è uno che prima di compiere un passo vuol pensarci bene, consapevole di quel che si lascia e dell’incertezza di quel che si ritroverà.

In Italia, a proclamarsi conservatori, si è sempre corso il rischio di passare per retrogradi, mentre conservazione è sinonimo di realismo, come sottolineava Prezzolini, contrario quanti mai ad ogni forma di utopia. Del resto, non era stato lo stesso Gobetti (citato da Prezzolini) ad osservare che quello che mancava da noi era un partito conservatore, che avrebbe potuto compiere “una funzione moderna, indirettamente liberale, in quanto facesse sentire la dignità del rispetto della legge, l’esigenza di difendere scrupolosamente la sicurezza pubblica, e l’efficacia del culto delle tradizioni per fondare nel paese una coesione morale…”?

Ora, rileggere queste parole di Gobetti appare quanto mai opportuno, come pure il testo prezzoliniano, trentadue anni dopo la sua apparizione. Ci hanno pensato le Edizioni di Storia e Letteratura del compianto don Giuseppe De Luca e un attento e acuto osservatore come Gennaro Sangiuliano (ha scritto l’Introduzione), autore fra l’altro di una interessante biografia di Prezzolini, a ristampare il “Manifesto dei conservatori” (pagine 100; Euro 18,00). Che si legge a distanza di tempo con lo stesso coinvolgimento in cui lo leggemmo allora.

Secondo il suo metodo analitico, preciso, puntuale, Prezzolini dedica la prima parte del volumetto alla Semantica della parola ‘conservazione’; quindi, La Conservazione nella biologia; La Conservazione nella filosofia; La Conservazione nella storia; Cinquantatre principi del pensiero conservatore”; mentre la seconda parte è dedicata alle “confessioni di un figlio del secolo”, cioè a come lui stesso diventò conservatore – e qui non trascurabile appare l’esperienza americana.

 Di sempre viva attualità, ci pare la parte dedicata alle “Direttive fondamentali”. Incominciamo, avverte Prezzolini, “nel cercar di disegnare un ritratto dell’istinto di conservazione in generale, col dire che oggi la prima funzione del conservatore è quella di freno ai desideri impulsivi ai sobbalzi e rivolte, ai progetti infantili o demagogici, ai programmi di demolizione senza speranza di ricostruzione”.

Ed ecco qualche elemento del raffronto che egli compie fra conservatori e sinistra.

Competenza ed esperienza per la prima “categoria”; originalità ad ogni costo per la seconda; “rispetto del passato”, da una parte, “dissacrazione”, dall’altra; poi, “riflessione, cautela” contro “impazienza”; “realismo” contro “utopia, astrattismo”.

Nella economia e nelle relazioni sociali: “risparmio individuale raccomandato” contro “assistenza statale obbligata”; “premi a chi lavora di più” contro “boicottaggio di chi lavora di più”; “competizione come molla di progresso” contro “uguaglianza senza sforzo né incentivo come ideale”; “ discussione senza sciopero fra operai e imprenditori” contro “scioperi prima di discutere”; “sindacati autonomi tecnici” contro “sindacati servi dei partiti politici”. Quanto alla politica, ecco un esempio: “pochi impiegati pagati bene” contro “molti impiegati pagati male”; “l’educazione sessuale fatta in famiglia” contro “l’educazione sessuale fatta in classe”!

E nella educazione – viene da chiedersi?

Ecco qualche risposta. “Il libro” contro “la televisione”; “la scuola selettiva” contro “la scuola senza esami e tutti gli studenti promossi”; “maestri dotti” contro “scolari ignoranti”; “prestiti agli studenti migliori” contro “sussidi a qualunque studente povero o finto povero”; “stampa libera e responsabile” contro “stampa governativa e obbediente”.

Al termine di questo excursus dal quale abbiamo estrapolato qualche elemento, l’autore scriveva: “Da questo elenco è chiaro che la differenze tra conservatori e radicali (o socialisti, o comunisti) consiste essenzialmente nel modo con il quale considerano il cambiamento: i conservatori con sospetto ma senza negarlo, i radicali con desiderio e per lo più con fiducia ma stancandosene dopo e desiderandone un altro, perché non soddisfatti e sorpassati da altre novità…”.

Un libro, insomma, dove tutti, proprio tutti, dai politici agli educatori, potranno trovarvi elementi di riflessione non dappoco. E, magari, qualche idea, per una destra seria e responsabile.

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3 commenti su “Giuseppe Prezzolini, conservatore  –  di Giovanni Lugaresi”

    1. Grande Prezzolini e giusto riproporlo. Sulla distinzione tra reazionario e conservatore, farei un postilla: vista la confusione ideologica di oggi (che non c’era ai suoi tempi), conservatore è chi appartiene alla sinistra ben pensante, che non vuole cambiamenti e si oppone alla spending review, alla riforma della burocrazia, al tetto agli stipendi e ai vitalizi, insomma anche a quel poco di giusto che Renzi tenta di fare. In questa ottica reazionario acquisterebbe positività, perché reazionario è chi reagisce. Io per esempio mi sento reazionaria. Sarà grave?.

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