“FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì

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… siamo giunti là dove i rivoluzionari modernisti volevano portarci. E non si può neanche dire che si tratti di una sorpresa. Basta pensare ai pareri entusiasti di autorevoli esponenti protestanti che accompagnarono la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II. 

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Ogni martedì Alessandro Gnocchi risponde alle lettere degli amici lettori. Tutti potranno partecipare indirizzando le loro lettere a info@riscossacristiana.it , con oggetto: “la posta di Alessandro Gnocchi”. Chiediamo ai nostri amici lettere brevi, su argomenti che naturalmente siano di comune interesse. Ogni martedì sarà scelta una lettera per una risposta per esteso ed eventualmente si daranno ad altre lettere risposte brevi. Si cercherà, nei limiti del possibile, di dare risposte a tutti.

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Il successo di questa rubrica è testimoniato dal numero crescente di lettere che arrivano in redazione. A questo proposito preghiamo gli amici lettori di contenere i propri testi entro un massimo di 800 – 1.000 battute. In tal modo sarà più facile rispondere a più lettere nella stessa settimana. Ringraziamo tutti per la gentile attenzione e collaborazione.

PD 

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Martedì 3 marzo 2015

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E’ pervenuta in Redazione:

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Carissimo fratello in Gesù Cristo Signore nostro,

scrivo un breve messaggio per sottolineare un’usanza che sta prendendo sempre più piede, almeno nella zona diocesana di Monza. Mi riferisco alla “visita” di alcuni laici della parrocchia alle famiglie che viene fatta nel periodo che precede la Santa Pasqua. Ma come? La benedizione pasquale non è sempre stata una bella e sentita tradizione che permetteva, almeno una volta all’anno, alle famiglie di ricevere una Santa Benedizione dalle mani del sacerdote in preparazione alla Risurrezione del Signore? Adesso succede che alcune famiglie “privilegiate” riceveranno la visita del parroco, e altre quella di membri laici che non possono effettuare alcuna benedizione. Personalmente io preferisco ricevere il ministro di Cristo nella mia casa, quantomeno perché viene con la precisa funzione benedicente. Ma i sacerdoti credono ancora all’infinito dono che il Signore ha conferito loro con la Santa Ordinazione? Sono consapevoli che questa è una bella occasione per entrare in contatto con il “gregge” del popolo di Dio che è stato a loro affidato e per portare loro il “profumo” di Cristo? Mah. Tutta questa rivoluzione mi lascia sempre più perplesso. Prego per la Santa Madre Chiesa e per i suoi ministri.

Pace e Bene.

Graziano Aiazzi

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zrbrpsCaro Aiazzi, si aggiorni. Siamo nei misericordiosi e gaudiosi tempi di papa Bergoglio e lei aspetta ancora il pastore che visita il suo gregge per portare il “profumo” di Cristo? Dovrebbe sapere che adesso, secondo il magistero-sempre-infallibile dell’attuale Pontefice, il pastore deve avere lo stesso odore delle pecore. Cristo non è più di moda nella Chiesa che Lui stesso ha fondato. Pare che i suoi stessi ministri lo trovino imbarazzante e, non a caso, si affrettano a toglierne le immagini e i riferimenti quando incontrano esponenti di religioni che un tempo venivano giustamente considerate false e oggi, invece, sono descritte come nuovi Eden colmi di frutti spirituali. Quindi va bene così: a casa sua, per i saluti e gli auguri di Pasqua, e non più per la benedizione, ci verrà una pecorella, che non deve neanche fare lo sforzo di odorare come lei. Magari, se vuole ricambiare la cortesia, il prossimo anno può andare lei a casa sua. Sarebbe davvero un bel gesto, pregno di senso della comunità e persino di sensibilità ecumenica, se si pensa che probabilmente la fede non è proprio la stessa.

E non creda, caro Aiazzi, di lanciare con la sua denuncia un grido di allarme che possa arrivare in chissà quale sacra stanza di chissà quale sacro palazzo. Non si inquieta nessuno perché questo è proprio il risultato a cui mirano i pastori che ci troviamo tra capo e collo da qualche decennio: rendere la Chiesa cattolica sempre più simile a quella protestante per poi trasformarla in un grande supermarket delle fedi all’insegna dello slogan preferito da papa Francesco: “La grazia dell’interreligiosità”. Per lei è una sciagura, ma per chi guida questa gioiosa macchina di misericordia è un trionfo.

Vedrà che tra non molto, con la scusa del calo di vocazioni, il laico che le ha portato gli auguri di Pasqua se lo troverà anche la domenica in chiesa a sbrigare la liturgia della Parola in sostituzione della Messa. E, magari, dovrà pure discutere con qualche dabben fedele il quale sosterrà che è sempre meglio questo che niente, meglio protestanti o chissà cos’altro che non andare in chiesa. È la solita deriva del “male minore” che, in mano a cattolici ipocredenti, finisce sempre per trasformarsi in “male maggiore”.

Del resto il disegno era proprio questo ed è stato efficacemente realizzato attraverso l’atto più devastante che gli uomini potessero concepire: lo stravolgimento della liturgia, il sovvertimento della legge secondo cui Dio chiede agli uomini di essere adorato. Come accade per tutte le rivoluzioni, l’assalto del palazzo reale non è l’ultimo atto, ma il vero e proprio inizio che mette a frutto il lavorio preparatorio imponendo il nuovo credo anche all’ultimo dei sudditi. Così, una volta rivoluzionata la Messa da intellettuali che ne hanno inventata un’altra a tavolino, e quindi mutata la lex orandi, in brevissimo tempo è mutata anche la lex credendi. Il popolo cattolico, neanche troppo lentamente, si è trasformato in un’informe moltitudine protestante per diventare poi qualcosa di ancora meno definito.

zzgrncsnDa qui, caro Aiazzi, dalla rivoluzione della Messa, scendono tutte quelle pratiche che tanto turbano coloro che sono rimasti cattolici nonostante tutto. L’esempio che lei cita è solo uno tra molti. Ma non si tratta tanto di prodromi di un disastro, quanto delle conseguenze. Non si tratta di aperture che, lentamente, porteranno per gradi al crollo dell’edificio, ma delle conseguenze del crollo già avvenuto. I rivoluzionari non sono partiti dal poco per arrivare al molto, ma sono partiti dal molto per raggiungere efficacemente anche il poco. Una volta stravolta la Messa, non è possibile fare di più: ci si deve solo applicare all’attuazione della rivoluzione in ogni settore della vita associata e privata. E a questo ci pensano i commissari del popolo di Dio, che magari vestono gli abiti miti del laico incaricato di portare un po’ di atmosfera pasquale nelle case in cui non può, ma spesso non vuole, passare il sacerdote. Però il fatto di presentarsi sotto miti spoglie non li rende meno pericolosi. Anche questi sono agenti della decattolicizzazione al pari degli altri, anche se qualcuno, forse, non è del tutto consapevole.

Dunque, siamo giunti là dove i rivoluzionari modernisti volevano portarci. E, caro Aiazzi, non si può neanche dire che si tratti di una sorpresa. Basta pensare ai pareri entusiasti di autorevoli esponenti protestanti che accompagnarono la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II.

Il pastore luterano Tomas Reed sostenne che “con il ripristino delle preghiere dei fedeli, la nuova Messa si avvicina alla liturgia luterana di cui esse fanno parte, mostrando l’esercizio della funzione sacerdotale di tutta l’assemblea dei fedeli”. Max Thurian, protestante di Taizè, disse che: “Uno dei frutti del Novus Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la santa cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica”. Il professor Siegovalt, docente di dogmatica presso la facoltà protestante di Strasburgo, spiegò che “Ora, nella Messa riformata, non c’è nulla che possa veramente turbare i cristiani evangelici” perché “le nuove preghiere eucaristiche cattoliche hanno abbandonato la falsa prospettiva di un sacrificio offerto a Dio”.

Del resto, risulterebbe strano il contrario se si pensa che, in qualità di “osservatori”, parteciparono ai lavori della Commissione per la riforma, come rappresentanti ufficiali del Consiglio Ecumenico delle Chiese, della Comunità anglicana e luterana e della comunità di Taizé, sei esponenti protestanti: il dottor Georges, il canonico Jasper, il dottor Shepard, il dottor Konneth, il dottor Smith e frère Max Thurian.

Ma il problema, caro Aiazzi, sta nel fatto che pareri altrettanto entusiastici furono espressi da troppi esponenti cattolici in viaggio verso una fede che di cattolico aveva ben poco. Attendevano da tempo il colpo di mano rivoluzionario e, finalmente, la storia li accontentò. “La riforma liturgica è, in un senso molto profondo, la chiave dell’aggiornamento” disse in proposito monsignor Georges Patrick Dwyer, arcivescovo di Birmingham, portavoce del Sinodo dei vescovi “Non v’ingannate: è qui che comincia la rivoluzione”.

Caro Aiazzi, purtroppo, sono stati di parola. Chapeau.

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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18 commenti su ““FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì”

  1. Maria Teresa

    “Però il fatto di presentarsi sotto miti spoglie non li rende meno pericolosi. Anche questi sono agenti della decattolicizzazione al pari degli altri, anche se qualcuno, forse, non è del tutto consapevole.” Consapevoli o no, fanno l’ufficio del diavolo. Intanto alcuni fedeli non ricevono la benedizione pasquale (primo risultato) e poi aprono le porte della loro casa a persone, che mi spiace per i “buonisti” e “misericordiosi”, è meglio lasciar fuori dall’uscio……Anzi, consiglio di sprangare bene la porta…..

    1. La voce di Cristo era luce e musica per i bambini e per i semplici, caro Peppe. La voce di San Giovanni Paolo II sostegno ed entusiasmo. La voce di papa Benedetto invito a pensare e a voler bene a Dio.
      La voce di questo Papa porta a rimanere smarriti e inattivi – se va bene.

      Se qualcuno pensa “È questione di simpatie personali”, vorrei dirgli che in questo sito e fuori da esso ci sono molti buoni motivi per rendersi conto che non di questo si tratta

    2. Peppe, glielo dico in modo fraterno: lasci perdere. Preghi, partecipi alla Messa, si accosti ai sacramenti, sostenga la sua fede con buoni testi in sintonia con la tradizione della Chiesa, se possibile lasci spazio al silenzio, cerchi di vivere nell’ora et labora. Perdere tempo in altro, oltre a perdere tempo, rischia di farci cadere nella confusione: e questo è meglio evitarlo, visti i tempi durissimi che ci stanno davanti.
      Cordiali saluti.

  2. Che bella la visita pasquale del sacerdote alle famiglie! Era l’occasione per incontrare anche i lontani, incoraggiandoli ad accostarsi alla fede. Gesti semplici, che contribuivano all’evangelizzazione.
    Parlo al passato, perché dove vivo io ora non ce n’è traccia (e per trasloco ho già cambiato 3 parrocchie).
    Qualche tempo fa, uscendo di casa, vedo il parroco con la ‘perpetua’ in attesa. Alla domanda cosa ci faccia lì, mi risponde che sta aspettando un vicino per la benedizione. Venga anche da noi, gli dico. Risposta: oh, ma c’è il marito che può prendere l’acqua benedetta e benedire lui la casa. Raggelata (inutile dire che non ho mandato il marito).
    Chissà, forse siamo noi che non ne siamo degni.
    Poveri preti, bisogna pregare per loro. Si fa un gran parlare di chiesa ‘in uscita’, di ‘periferie esistenziali’ e paroloni simili, e ci si dimentica dei gesti più semplici ed efficaci, tutti presi a organizzare e a inventarsi ‘nuove’ formule, ecc. ecc.

  3. Padre James McLucas in un articolo del 1998 scriveva gia’: ‘I cattolici che vedono la Tradizione come loro legittima eredita’ rimangono spesso sconcertati di fronte al motivo di un’opposizione cosi’ veemente alla Messa antica.I piu’ espliciti nemici del V.O., tuttavia ,non sono mai stati reticenti nel fornire le motivazioni della loro reazione.Non hanno mai fatto mistero che la posta in gioco e’ la rivoluzione liturgica ed ecclesiastica dell’era postconciliare.Il Cardinale Giovanni Benelli lo spiego’ nel modo migliore.Quando,molto prima dell’indulto di G.P. II, gli venne chiesto se la messa tradizionale sarebbe mai ritornata, rispose negativamente con toni piuttosto enfatici : ‘La Messa tradizionale rappresenta un’ecclesiologia in disaccordo con quella espressa chiaramente al Vaticano II’ ‘ A due Messe diverse dovevano quindi corrispondere due Chiese diverse. I F.F.I. e la SSPX rappresentano agli occhi della rivoluzione pietre d’inciampo nel cammino verso il Sole dell’Avvenire.

  4. Marco Zanini

    Apprezzo, in via generale, il commento dell’ammirevole Gnocchi. Segnalo però che in virtù del diritto canonico e di disposizioni diocesane attuative di esso, i diaconi, e anche gli accoliti e i lettori sono abilitati ad impartire diverse benedizioni, tra cui quella alle famiglie in occasione della S. Pasqua. In diverse parrocchie, dove c’è un solo sacerdote, magari anziano e valetudinario, l’ impiego di ministri istituiti od ordinati è una sgradevole necessità. Le disposizioni che citavo impongono però che le benedizioni pasquali, pur con l’impiego di ministri diversi dal sacerdote, siano organizzate in modo che almeno una volta ogni due anni ogni famiglia riceva la visita del parroco. Aggiungo che spesso diaconi, lettori od accoliti risultano più efficaci del parroco nell’avviare nelle famiglie un discorso di fede.

    1. Perdoni Zanini, ma la fede è anche, se non soprattutto, una questione di simboli. Il sacerdote che impartisce una benedizione è un simbolo infinitamente più efficace del vicino di casa che compie lo stesso gesto. E poi, mi scusi, ma mi pare che il suo ragionare sia burocratico, freddo: sinceramente che i laici possano impartire benedizioni non me ne importa nulla. In casa mia a tale scopo entra solo il sacerdote.

      1. Marco Zanini

        Caro Edoardo, capisco bene la sua obiezione e non volevo essere né burocratico né freddo: volevo solo chiarire che quello di cui ci si lamenta non è canonicamente un abuso. A rischio poi di sembrare ancor burocratico, ricordo che lettori ed accoliti sono laici, ma i diaconi sono ministri ordinati, e che esistevano anche nella Chiesa degli apostoli con funzioni identiche o simili a quelle attuali. S. Stefano era un diacono. S. Lorenzo era un diacono. D’ accordo che come simbolo è meglio il parroco: ma se venissero alla mia porta per la benedizione S. Stefano o S. Lorenzo penso che li accetterei volentieri.

    2. Non sono d’accordo. Nel senso che rigetto istintivamente questo impiego dei laici in funzioni proprie del sacerdote. E’ a monte il mio disaccordo: mi manca il senso del sacro. Come mi manca quando vedo dare la Comunione da laici uomini o donne (a volte preziosamente inanellate e con unghie ben smaltate, che anche questo mi è toccato di ricordare); se devo fare la Comunione, voglio riceverla dalle mani del prete perché quelle sono mani consacrate e che consacrano, mentre le altre sono povere come le mie e toccare il Corpo di Cristo non mi sembra consono per un fedele qualunque (anche se “ordinato”), come non è bene che la Particola si prenda con le mani e non sulla lingua.Ma tutto questo purtroppo sussiste, persiste e resisterà. Al funerale di un sacerdote il celebrante ha invitato un suo confratello a celebrare una Messa gregoriana di suffragio. Perché? mi domando. Forse perché sa che una Messa del genere ha un valore diverso? Che si dicano allora per tutti queste Sante Messe e infine che Dio voglia, si ritorni a ragionare.

      1. Solo una precisazione: un Diacono fa parte del Clero. Può essere un uomo sposato (prima dell’ordinazione) o no, ma non è più un laico.
        Per le Messe di suffragio: forse si trattava di un “ciclo gregoriano” di Sante Messe, cioè di trenta Messe consecutive (in trenta giorni) per quell’anima

    3. siamo seri, non vorremo paragonare la benedizione di un sacerdote a quella di un laico diacono o accolito, spero?! le mani dell’accolito forse consacrano il Corpo di Cristo? e poi molto spesso vengono mandati laici qualunque, anche perchè si sa benissimo che purtroppo lo scopo delle benedizioni pasquali in alcune parrocchie è quello di raccogliere offerte porta a porta.

      1. Mi limitavo a precisare che un Diacono non è un laico. Se è sposato fa una vita “laicale”, ma ha ricevuto il sacramento dell’Ordine

  5. Mi sono posta anche il problema dei messalini. Se ricordate, una volta ognuno aveva il suo messalino, che di solito veniva regalato per la Prima Comunione e bastava perché la S. Messa era sempre e dovunque la stessa. Ora si usa distribuire ogni domenica il foglietto con la liturgia e pensierini in stile progressista, che a fine giornata si getta via. E’ uno spreco di carta, e pazienza, ma mi chiedo quanto rappresenti sul piano economico, perché deve essere redatto, illustrato, stampato, spedito, ecc. Chiedo lumi, se possibile.

  6. Prepariamo un garbato invito a girare sui tacchi, da esporre all’ingresso di casa nostra, analogo a quello destinato ai TdG, consapevoli che l’analogia dell’atteggiamento riservato a questi, si arresta qui: infatti, se opporre un civile e perentorio diniego ai queruli e zelanti testimoni del nulla non ha presentato finora risvolti sociali di sorta, quello che riserveremo ai cattolaici sciamanti dalle canoniche (cripto?)luterane ci assicurerà la nomea di lefebvriani conclamati e misoneisti incalliti.

  7. PERCUTO SECURI

    Quando ero bambino il prete veniva regolarmente ogni anno a benedire per Pasqua,adesso sono già molti anni che viene ogni tre o quattro anni,facendo una specie di rotazione e di turnazione con la scusa che la parrocchia è grande e i preti sono pochi per andare ogni anno da tutti.
    So che in certi palazzi viene fatta la benedizione “condominiale”;il prete benedice tutto il palazzo in un colpo solo stando giù nell’atrio.Sono stranezze che durano già da tanti anni e mi sa che si andrà di male in peggio con le visite dei “laici” beneauguranti ma non benedicenti.

  8. valeria viviani

    Nella mia ristretta esperienza,rimasi scioccata quando 10 anni fa,lavorando come insegnante in un’istituto religioso di suore,mi sentii dire dalla direttrice che,era meglio sostituire una delle due S.Messe annuali(Natale e Pasqua)con una “paraliturgia”,perchè con due Messe si sarebbe esagerato!!

  9. Questa mattina, quasi certo dei tempi che ci apprestiamo a vivere, mi sono imbattuto in una delle tante manifestazioni mariane e mi sono reso subito conto di come quei messaggi passati, PROBABILMENTE, si riferiscono ai tempi che oggi stiamo vivendo. Per carita’ di Dio, si tratta di apparizioni che, come per esempio Anguera e Medjugorie, non hanno ricevuto l’approvazione della Chiesa e per questo tutti noi abbiamo il dovere di chiedere il giusto discernimento ma nonostante tutto mi hanno davvero colpito e per questo vorrei condividerli qui con voi.
    http://www.imitazionedicristo.it/PROFEZIESULLACHIESA.html

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