Un grande convegno a Roma – di Lino Di Stefano

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Nell’Aula Magna del Sindacato Libero Scrittori Italiani si è svolto a Roma, giovedì 15 u.s., un rilevante Simposio, culturale e teologico, avente come tema l’analisi del recente e ponderoso saggio di Paolo Pasqualucci, ‘Unam Sanctam’ (Solfanelli,  Chieti, 2013); volume diretto, “quali che siano i suoi limiti”-  com’è scritto nel risvolto dell’opera – “ad offrire un contributo al dibattito attuale sul Concilio Ecumenico Vaticano II”, visto sempre più “il bisogno”, prosegue il risvolto del libro, “di discutere liberamente del Concilio e delle sue conseguenze”. (clicca qui per il programma del Convegno)

di Lino Di Stefano

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zzunamsanctamEd anche se l’argomento in oggetto non fosse stato importante, ma lo è stato, a prescindere dalla varietà delle posizioni dottrinali e sempre, beninteso, nell’alveo della dottrina del ‘Credo’ – che, com’è noto, recita “Et Unam Sanctam Catholicam/ et Apostolicam Ecclesiam” – l’autorevolezza dei relatori, tutti cattedratici o ex cattedratici nei migliori Atenei italiani, lo avrebbe reso degno del massimo interesse e della più viva attenzione.

Diretto, con la consueta autorevolezza, dal Presidente del menzionato Sindacato Scrittori, Prof. Francesco Mercadante, emerito di Filosofia del diritto nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma – il quale, nell’esordio,  ha soltanto fatto qualche cenno sul contenuto dell’opera per, poi, tornarvi più avanti –  il Convegno ha preso avvio con l’intervento del Prof. Roberto de Mattei. Questi ha posto l’accento sul tradimento operato, durante il Concilio, del pensiero del pontefice Giovanni XXIII, non senza aggiungere che il ‘corpus’ dei documenti (1962) furono controllati e postillati dal papa medesimo al quale non piacque il punto relativo alla ‘liturgia’.

Papa Roncalli, nel luglio del 1962, ricevette il Card. Felici mentre il Card. Suenens, dal suo canto, esaminò gli ‘Schemata’, delle Commissioni, approvati dal pontefice; però di tali linee fondamentali sopravvisse solo quella inerente alla ‘liturgia’ perché, a detta del relatore, tra il 13 ottobre e 21 novembre 1962, si verificò un sabotaggio che lasciò indenni solo i Documenti concernenti la ‘liturgia’. Esisteva fra gli Atti ufficiali, ha proseguito de Mattei, anche un progetto riguardante il matrimonio, ma il documento ‘Gaudium et spes’ lo modificò subordinando il problema dei figli  a quello delle nascite e dell’amore coniugale.

Da qui, derivò, ha concluso l’oratore, non solo l’affermazione della mentalità contraccettiva e l’adattamento della teoria alla prassi, ma anche la vittoria di Kasper su Benedetto XVI e di Suenens su Paolo VI. Ha preso la parola, a questo punto, il Prof. Piero Vassallo, esperto di questioni filosofiche e teologiche, il quale con un discorso moderato quanto pacato – meriti riconosciutigli dall’uditorio e, in particolare, dal Presidente Mercadante – ha sostenuto quanto segue.

Da una parte, asserendo, contro i progressisti, che la Chiesa non era ripiegata su sé stessa e, dall’altra, rilevando il calo verticale, in Europa – segnatamente in Italia (1 su 4.000) – delle vocazioni, mentre durante il pontificato di Eugenio Pacelli il cattolicesimo era in ascesa; ascesa frenata dall’incontro di quest’ultimo col mondo moderno. Dopo aver sottolineato che il filosofo padre Cornelio Fabro collaborò con Giovanni XXIII prospettandogli i pericoli della modernità, lo studioso genovese ha evidenziato, altresì, che Angelo Roncalli si dimostrò, spesso, uomo incerto ed indeciso, a differenza di Paolo Vi che non fu una persona enigmatica, come più volte descritta.

   Per effetto dei citati errori, ha insistito Vassallo, la seduzione della modernità ebbe il sopravvento sulle alte sfere della Chiesa con la conseguenza della sconfitta del Centro-destra in Italia nel 1960, e l’elezione, l’anno successivo – esattamente l’8 febbraio – a Genova di un sindaco di sinistra con la benedizione di Paolo Emilio Taviani. In precedenza, padre Baget Bozzo aveva organizzato centri politici, in tutta la penisola, per formare una nuova compagine cattolica, con il ‘placet’ di Ottaviani – queste le parole del cardinale: “Siamo pronti a fare un partito contro il Centro-sinistra, d’accordo col pontefice” – ma la Santa Sede, segnatamente nella persona di Giovanni XXIII, mostrandosi oscillante fra ‘tradizione’ e ‘dialogo col mondo moderno’ non fece altro, secondo lo studioso, che determinare la crisi delle vocazioni al sacerdozio. In definitiva, ha testualmente osservato, accomiatandosi dall’uditorio, il Prof. Vassallo, “Taviani, senza l’avallo di qualcuno in alto, non avrebbe mai potuto tradurre in atto il  Centro-sinistra a Genova e in Italia”.

   Il Prof. Giulio Alfano, intervenuto subito dopo, ha definito molto interessante il lavoro di Pasqualucci condividendone alcuni assunti visto, a suo dire, che il Concilio Vaticano II si presentò quasi come un “soffione boracifero”; getto naturale rapido sì – restando nell’immagine del relatore – ma pure con i caratteri della positività, nonostante la brevità di un pontificato importante che forse sarebbe spettato al card. Siri, se non fosse stato ancora giovane per l’alto incarico.

   L’oratore ha, altresì, aggiunto che l’elezione del più volte menzionato pontefice fu favorita, negli anni Sessanta, proprio dal Presidente americano Kennedy e dal Segretario del PCI Krusciov che allora si presentavano come i corifei del cambiamento; rinnovamento a cui, forse, la Chiesa non poteva sottrarsi per “merito e colpa”, l’espressione è di Alfano, sul piano speculativo, di dottrine come il personalismo ed altri indirizzi di pensiero allora vigenti.

 Dopo aver dichiarato che il ’68 fu una iattura, il Prof. Alfano ha messo in rilievo che con Paolo VI la Chiesa fece un passo avanti, anche se il Card. Lercaro individuò una norma che prevedeva l’elezione del papa col diritto di successione: Dossetti, in questo modo, poteva salire sul soglio di Pietro. Il cattedratico si è congedato dagli ascoltatori affermando, per un lato, la derivazione del diritto civile da quello naturale oltreché la non indifferenza dello Stato – pena il laicismo – e additando, per l’altro, il tomismo quale dottrina ufficiale della Chiesa di Roma.

   L’ex Sindaco di Roma, Pietro Giubilo, ha esordito asserendo che da giovane collaborò alla diffusione di un libro ed ha riconosciuto i meriti di Romano Amerio e di Mons. Marchetto, non senza aggiungere che insieme con i citati personaggi egli polemizzò con la scuola di Bologna, ispiratrice dello spirito conciliare. Ribadita la libertà di coscienza e di religione, il relatore si è anche chiesto: “Chi stabilisce la correttezza della coscienza e quale diritto naturale scegliere?”. Pio XII, ha proseguito, non confuse la vera religione con le altre e stabilì che il diritto naturale deve andare d’accordo con la religione, anche perché senza l’Assoluto non si può distinguere il vero dal falso, il bene dal male.

   A questo punto l’Autore del libro, Prof. Pasqualucci, ha sottolineato che, pur non essendo un sacerdote, ha redatto ‘Unam Sanctam’ per un’istanza interiore ed ha esaminato i testi per mettere a frutto la propria competenza filosofica, dato che il suo non è un libro di teologia, bensì una interpretazione degli Scritti conciliari, come, ad esempio,  il documento ‘Lumen Gentium’. A suo giudizio Giovanni XXIII sbagliò, perché considerò la Chiesa non un’istituzione militante e, a suo parere, i testi conciliari sono in contraddizione con la dottrina della Chiesa.

    Dunque, ha concluso Paqualucci, “la mia non è una dottrina cospirativa”, considerato che parlano i documenti da cui si evince che papa Roncalli trasformò, tra l’altro,  il Segretariato in Commissione e visto, inoltre, che lascia perplessi l’affermazione della Chiesa: “Dio si è incarnato in ogni uomo”. Ha chiuso i lavori, il Presidente del Consesso, Prof. Francesco Mercadante, il quale ha definito l’Autore del volume “un grande polemista”.

   Assodato, in via preliminare, che Pasqualucci invita alla risposta perché in ‘Unam Sanctam’ manca “Ecclesiam”, il cattedratico ha pure detto che il libro in oggetto contiene anche cose che fanno impressione. E, infatti, egli ha proseguito, rivolto all’Autore: “Chi sono io che faccio il processo a Pio XII o a Giovanni XXIII?”  Rimarcato che anche Rachele Mussolini pianse sulla tomba di papa Roncalli, dimostrato, ancora, che “nessuno possiede la verità”, ma che, senza dubbio, “siamo tutti cristiano-cattolici”, il Presidente dopo aver definito Pasqualucci “un cristiano sincero e irreprensibile” ha ribadito, in conclusione, che la Chiesa, per sua essenza – ante o post-conciliare – è  e rimane sempre “Santa”.

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“Unam Sanctam”, di Paolo Pasqualucci, ed. Solfanelli – pagg. 440, euro 34,00 – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui

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1 commento su “Un grande convegno a Roma – di Lino Di Stefano”

  1. Normanno Malaguti

    Avendo letto su “Divinitas” un articolo dello stimatissimo professor Paolucci e terminato, lo scorso Febbraio, il bel commento alla “Bella Addormentata”, che mi piacque moltissimo, pensavo che il Convegno di Roma fosse più incisivo e vigoroso. Stimavo che fosse una pronunziata denuncia dell’andazzo di tanta parte dell’autorità ecclesiastica. Ma onestamente: ad onta della mia inadeguatezza, mancandomi i titoli per intervenire nell’élite dei relatori, intendo esprimere una certa delusione.
    Praticamente é tutto.

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