“Guanti bianchi”. Un libro coinvolgente sul tramonto di un’epoca – di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

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zzlbrfrr28 giugno 1914: l’attentato di Sarajevo, in cui trovarono la morte l’erede al trono dell’Impero d’Austria e Ungheria Francesco Ferdinando d’Asburgo e la consorte Sophie Chotek, nonché “preludio” allo scoppio del primo conflitto mondiale, di quella che verrà definita “la Grande Guerra”.

Il centenario di quell’evento sta già motivando studi, scritti fra storia e narrativa, memoria bellica e politica. Ne vedremo e leggeremo tanti, di libri… in materia, più o meno gradevoli, più o meno noiosi, più o meno ripetitivi, più o meno… a tesi. Difficile infatti appare staccarsi da certi cliché, da certe formule, per così dire, ed essere autenticamente originali. Evitando magari “doppioni” a livello di saggistica politico-militare.

Chi fin da ora ci è pienamente riuscito, a evitare l’ovvietà, offrendoci un testo gradevolissimo per capacità narrativa e invenzione, è la scrittrice Edgarda Ferri, appassionata studiosa di personaggi che hanno fatto la storia: da Matilde di Canossa a Maria Teresa d’Austria, da Giovanna La Pazza a Piero della Francesca, da Caterina da Siena a Letizia Bonaparte.

Con “Guanti bianchi” (Skira editore; pagine 192, Euro 15,00) la Ferri ci offre la vicenda del post-attentato, per così dire, sotto il profilo della quotidianità alla Corte di Vienna (& dintorni), caratterizzata dalle reazioni, dai comportamenti, dalle azioni dei personaggi a vario livello coinvolti. Sono sette giorni di incontri e scontri, di ripicche, di miserie, di manifestazioni di psicologie e di volontà, di tanti sentimenti mediocri e di altri di alto sentire.

Al centro dell’azione un personaggio freddo, vendicativo, tutto forma e dedizione (ma fino a un certo punto) alla dinastia asburgica, in quel particolare periodo storico più che mai rappresentata da Francesco Giuseppe, il sovrano che anteponeva (quasi in maniera maniacale) il dovere a tutto, perfino ai sentimenti…

Organizzare il rientro delle salme dell’erede al trono e della consorte, diramare disposizioni a destra e a manca, con un rigido (fino alla pignoleria) rispetto del protocollo, esagerando oltre ogni immaginazione, è il compito di Alfred di Montenuovo, gran ciambellano della corte asburgica, che non riconosce Sophie come moglie (morganatica, ma certamente legittima) dell’arciduca Francesco Ferdinando, arrivando a concederle, da morta, un paio di misteriosi guanti bianchi (da qui il titolo del libro) sulla bara appoggiata a terra e lontana da quella del marito, issata invece su un grande catafalco con tanto di ovvi simboli imperiali.

Alfred di Montenuovo è dunque il personaggio attorno al quale gira tutta la vicenda dal post mortem dei protagonisti fino alle esequie degli imperiali coniugi assassinati a Sarajevo. Meschinità, discussioni, puntigli (come si diceva) testimoniano del basso livello morale, della sordità umana di certo mondo, e a testimoniare pure dell’agonia di quella che era stata definita Austria felix. E’ infatti uno stato, un impero in disfacimento, quello che appare fra le righe (ma neppure troppo fra le righe) del libro, dove soltanto la forma a un certo punto viene privilegiata; una forma dietro alla quale peraltro non c’è più, appunto, sostanza alcuna.

Ci sono pagine coinvolgenti in questo senso, dall’andamento lento, quasi un passo cadenzato di militari, a dare il ritmo dello scorrere degli eventi, dei momenti, delle pause di pensiero, di considerazione, di riflessione. E poi, non ultimo, un senso quasi sacrale, che rende consapevoli della fine, ineluttabile non soltanto di teste coronate, di un impero, ma pure di tutto un mondo, e la vanità, vacuità delle cose, a incominciare da un potere che oggi c’è e domani può essere scomparso nel vortice degli accadimenti della storia.

Le pagine sulla Cripta dei Cappuccini e le sepolture dei potenti, come tali non riconosciuti, bensì e soltanto come semplici peccatori, danno un tocco di consapevolezza, e di grandezza spirituale, anche al lettore non cattolico.

Un affresco, insomma, quello proposto da Edgarda Ferri, dai particolari minuti, precisi, denotanti attenzioni, conoscenze straordinarie al e del periodo in tutte le sue componenti. Una lettura affascinante. Non c’è altro da dire.

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1 commento su ““Guanti bianchi”. Un libro coinvolgente sul tramonto di un’epoca – di Giovanni Lugaresi”

  1. un libro coinvolgente, che partendo da un episodio che ha segnato la storia, ti fa conoscere la vita vera dei personaggi, piuttosto diversa da come viene descritta nei films, romanzi..I libri di storia parlano di date, di avvenimenti in modo arido, qui viene proprio raccontatata la vita di una famiglia imperiale. Non credo sia invidiabile il loro mondo che sento soffocante,

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