Hanno ucciso la potestà genitoriale – di Piero Nicola

di Piero Nicola

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demolizioneL’empietà, in sostanza, non elimina un bel niente, per il semplice motivo che non può annullare ciò che non le appartiene. L’empietà, ossia il comportamento contrario alla Legge di Dio e, in questo caso, alla legge di natura rientrante nel volere del Signore, ha il solo potere di violare la giustizia imponendo una falsa giustizia.

  Questo governo, che non abbiamo più bisogno di qualificare, dopo l’ormai annoso annullamento  della patria potestà (potestà sacrosanta, essendo contro natura stabilire una diarchia di padre e madre nel consorzio della famiglia) è andato oltre, per propria autopunizione e flagello delle genti, proponendo al parlamento la responsabilità genitoriale. Relativamente alla legge 219/2012, in materia di equiparazione dello stato giuridico di figlio per ogni sorta di prole legittima o naturale, viene portato alle camere il decreto legislativo attuativo, con il nuovo concetto di responsabilità dei genitori. Ciò in ossequio al regolamento Ce 2201/03, cosiddetto Bruxelles II bis (notizie di stampa).

  Che cosa significa potestà? Si tratta del diritto o autorità di comandare o di disporre. Ovviamente, non è un diritto assoluto. Del resto, nessun diritto d’umano governo è assoluto. Tutti devono sottostare alla Legge prima e sovrana.

  Ora, nell’ambito del rispetto di tale norma inconcussa (calpestata dall’indipendenza legislativa e esecutiva, nello stato avente un sovrano affatto autonomo) sussiste la facoltà di reggere la famiglia. Il diritto del capo famiglia di educare, disciplinare, condurre la vita dei componenti il nucleo degli stretti congiunti, questo diritto è stato oltremodo negato e soppresso. Infatti, la mera responsabilità implica il mero dovere di rispondere del proprio operato. E poiché non si pone quest’obbligo verso la Legge eterna e inviolabile (che pure conferirebbe la suddetta potestà), ma verso le norme mutevoli e già ampiamente abusive stabilite dai pubblici poteri, si stabilisce che colui, o coloro, cui spetta la gestione della famiglia rispondano unicamente allo stato autocrate.

  Ne abbiamo riscontro anche nella modifica apportata al codice civile, ove si rivendica al figlio il rispetto delle sue capacità, inclinazioni naturali, aspirazioni e il diritto di essere ascoltato non appena abbia l’uso della ragione.

  Nella pratica, al genitore cattolico viene impedito di educare cattolicamente i propri figli, perché, in punti essenziali, la dottrina costante della Chiesa discorda con la dottrina dello stato. Lo stesso dovere dei bambini o minorenni di ubbidire e rispettare il padre e la madre, è subordinato al riconoscimento di voglie o volontà della prole, giudicabili da un magistrato. Il ragazzo o la ragazza può denunciare o portare in giudizio i propri genitori sulla base del loro rifiuto di accondiscendere ai suoi desideri. E tale giudizio prescinderà, per forza di cose, dalla vera giustizia, obbedendo alla giustizia che gli uomini si sono fatta a loro talento.

  Inversamente, il genitore che pretenda il congruo contributo del figlio alla conduzione della famiglia, di un discendente anche maggiorenne che essa è tenuta a ospitare e mantenere, dovrà rimettersi alla sentenza del giudice di questo mondo.

  La legislazione, che dall’epoca costantiniana era andata conciliandosi e assai uniformandosi con i precetti di Dio e della Chiesa, e che in un tempo non lontano ancora vi era legata, si è a mano a mano sciolta da essi, per cui il suo storto cammino sembra inarrestabile.

  Ora, quelli che si fregiano invano dell’attributo di servi di Dio, di custodi del Suo gregge e del Suo preziosissimo Insegnamento, non servono e non custodiscono, ma sonnecchiano e sono concilianti con l’empietà: abusivamente.

3 commenti su “Hanno ucciso la potestà genitoriale – di Piero Nicola”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Ormai lo sappiamo che sta andando tutto a rotoli! Sono convinta che si preparano brutti tempi per i cattolici – e soprattutto per quelli che verranno dopo di noi – che vogliano mantenere la loro identità.
    Basta leggere le “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT” . Per ora questa specie di “galateo” è riservata ai giornalisti e a chi fa informazione, ma presto si estenderà alle scuole e ai centri educativi, come palestre, oratori. E ai poveri genitori cosa rimarrà da fare? Niente, altrimenti conseguenze penali.

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