I buoni libri sono armi

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Se ci guardiamo attorno, il panorama politico e culturale è desolante: è il trionfo della più violenta, censoria e becera politically correctness. Leggi liberticide, feroce censura dei social, appiattimento della stampa sulle tesi dei sostenitori della distruzione sistematica della famiglia e dei valori di diritto naturale. “Loro” hanno tutto: scuole, università, media, grandi case editrici, premi letterari, produzione di film e di fiction. Persino la Chiesa, da sempre katéchon naturale contro la disgregazione civile, sembra essersi schierata con i sostenitori dei “Signori del Caos”. 

In questo contesto, ci si chiede spesso: “ma cosa possiamo fare?”  Innanzi tutto, non è lecito lasciarsi andare allo sconforto, alla perdita della speranza, alla sottomissione. Esiste l’impegno civile e politico, esiste il sostegno alle “isole di resistenza”, ma esiste anche il ricorso a un’arma portatile e accessibile a tutti, che può essere distribuita, efficace e sicura: il libro. Questa piccola arma offre molteplici vantaggi: amplia la nostra conoscenza dei nemici e degli amici, ci rifornisce di munizioni dialettiche, rafforza la nostra capacità di resistenza psicologica contro le malvagità progressiste e dei “diritti civili”. Acquistare un libro “non conforme” ci consente di aiutare piccoli, coraggiosi autori ed editori che sfidano il boicottaggio della grande stampa e delle tv, della malevola assenza di recensioni, del miserabile rifiuto di Fiere del Libro a ospitare loro stand, del diniego discriminatorio delle amministrazioni di sinistra di concedere sale per le presentazioni. Se, oltre ad acquistare i libri per noi, li acquistiamo per regalarli, ancora meglio. Se poi riusciamo, in sale pubbliche o private, a organizzare presentazioni di libri “nostri”, ancora più meritorio. Marcello Veneziani, con autoironia un po’ cinica ma efficace, sostiene che: “le persone di sinistra non leggono i libri di destra e le persone di destra…non leggono.” La nascita, negli ultimi anni, di nuove, giovani case editrici non conformiste è un fenomeno incoraggiante e parrebbe smentire il pessimismo di Veneziani. Certamente c’è un circuito virtuoso che va aiutato: decine di editori “nostri” di varia tendenza che vanno sostenuti e fatti conoscere. 

Ci permettiamo quindi di invitare all’acquisto e alla lettura di alcuni testi, pubblicati di recente che, con scelta ovviamente soggettiva e personale, ci sembrano meritevoli di segnalazione. 

Roberto Pecchioli, Elogio dell’appartenenza. Identità, comunità e amor di Patria al tempo del mondialismo apolide, (Anno 2020, Editore Passaggio al bosco, 16 euro)

Roberto Pecchioli è una firma ben conosciuta in questo sito. Ma non solo per questo ci è facile dire che questo è un gran bel libro, consigliato a tutti coloro che credono in valori come la comunità, la patria, l’identità, l’appartenenza, ma ancor più consigliato per coloro che non vi credono.

L’incipit del libro è una citazione del poeta-martire Robert Brasillach, che a sua volta cita una poesia di Leon Degrelle: “Mi duole il mio Paese” (Mon pays me fait mal). Pecchioli usa lo stesso artifizio retorico di Brasillach, che scrisse, nelle settimane prima di essere assassinato dai “liberatori”, una Lettre à un soldat de la classe 60. Nell’introduzione, scrive: “E così, in spregio al fatalismo imperante, scrivo questa lettera a un italiano della classe 2020 e la intitolo Elogio dell’appartenenza”. Forse il modo migliore per dare conto di questo è testo è scorrerlo e pizzicare tra i molti temi trattati. Nel contesto attuale, occorre identificare il nemico, combattere l’inversione dei valori. Dobbiamo allontanarci dalla falsità linguaggio politicamente corretto. Parafrasando Chesterton: “La neve è bianca, l’erba è verde, il bene e il male esistono”. Rivolgendosi al futuro ragazzo della classe 2020, l’autore ammonisce: “Se qualcuno ti dirà che l’appartenenza non è moderna e che bisogna essere cittadini del mondo, sappi che ti sta ingannando”. Il nemico: “Il nemico del principio di appartenenza – il nemico di tutti e di ciascuno – è il liberal capitalismo nella versione ultima e terminale”. L’obiettivo del nemico è la “distruzione metodica e programmata delle Nazioni e delle Civiltà, mescolamento delle razze, […] attacco alla sovranità dei popoli e degli Stati, sotto la dittatura sottile di una rete di colossi economici, finanziari, e tecnologici interconnessi, tra miseria indotta e ricchezza predatoria”.

Cosa possiamo fare? Lottare per difendere la libertà di “poter fare, essere, pensare, agire. Lotta contro le leggi liberticide, che colpiscono il pensiero: ce ne sono tante, partendo dalla legge Mancino, vilipendio, omofobia e adesso anche il delitto di odio, ovvero pensare diversamente da come piace a loro”. L’appello di Pecchioli al suo giovane interlocutore è alto e forte, una chiamata ai valori: “Sono le linee di vetta dell’onore e il recupero del senso virile della vita – se sei un ragazzo – e della profondità della dimensione femminile, se sei una giovane donna. Ti chiedo anche di non credere alle panzane del pacifismo, che disarma moralmente e lascia in balia dei prepotenti; di stare lontano dal conformismo, che rimpicciolisce la coscienza impedendo il pensiero critico” .  

Nessun piagnisteo pessimistico da conservatori decadenti. Ci ammonisce Pecchioli: “Chi porta nel cuore una cattedrale da costruire, è già vincitore”, parafrasando Antoine de Saint Exupéry che cita verso la fine del libro: “non tutto è perduto se tra le pietre sparse di un cantiere o in mezzo alle macerie c’è un uomo, anche uno solo, che sa pensare a una cattedrale”.

Aldo Maria Valli, Virus e Leviatano, (Anno 2020, Editore Liberilibri 10,45 euro)

Aldo Maria Valli non è stato solo un ottimo vaticanista di Tg1, ma anche autore di testi sulla crisi della Chiesa e sul progressismo che l’affligge. Oggi ci propone questo prezioso libro: una convincente disamina di quello che è successo, e sta ancora succedendo, riguardo alla “svolta autoritaria” imposta dal “regime sanitario” con l’alibi di combattere il Covid e senza l’insorgere di opposizioni significative (quelle poche che ci sono state sono state silenziare dalla stampa, accusate, con termine miserabile, di essere “negazioniste” o cacciate dalle piazze dai manganelli della polizia). Persino la Chiesa ha mostrato, rispetto ai diktat di un giacobino “Stato di salute pubblica”, una debolezza che ha assunto “l’aspetto di una defezione”. Ma, scrive Valli “potevamo aspettarcelo: poiché da tempo ha sostituito Dio con l’uomo, e la legge divina con la volontà umana, era fatale che la Chiesa si piegasse agli autocrati di turno”. Infatti, “nemmeno per un istante la gerarchia, dal papa in giù, ha pensato di appellarsi ai consolidati principi della libertas Ecclesiae […] a fronte di palesi abusi da parte delle autorità civili, i Vescovi si sono schierati con lo Stato e non con i preti e i fedeli, che hanno visto infranto il diritto al culto e calpestata la libertà religiosa”. E cita “il fenomeno delle messe clandestine, celebrate a dispetto dei divieti della curia. Ma è chiaro che se per restare fedele al proprio mandato un prete deve disobbedire al vescovo, e così i fedeli, c’è davvero qualcosa che non quadra”. 

La libertà religiosa non è la sola vittima dell’autoritarismo governativo imposto a colpi di DPCM dalla dubbia costituzionalità. Altre vittime illustri sono state la verità, la razionalità, il buon senso. Un capitolo del libro s’intitola: “Datemi una narrativa e sconvolgerò il mondo”. Infatti, “la narrativa utile al dispotismo mette al centro la paura” e quindi la politica diventa medicina e la medicina diventa politica. Severo il giudizio del giornalista Valli sul ruolo manipolatore dell’informazione televisiva (ma, aggiungiamo noi, anche cartacea): “i telegiornali, durante il lockdown, erano qualcosa a metà tra il teleromanzo e la soap opera”. Poi, il processo di colpevolizzazione dei cittadini, denunciato anche da alcuni magistrati: “assolutamente mistificatoria la campagna di stampa, condotta praticamente a reti unificate, che ha diffuso e continua ad alimentare la convinzione che causa dei contagi siano le condotte di innocenti cittadini che portano a passeggio il cane o arrostiscono peperoni sul terrazzo di casa”. Cita Renaud Girard, che su Le Figaro ha scritto: “i sociologi dovranno analizzare attentamente il ruolo svolto dai media nel far sorgere una psicosi mondiale”. Possiamo considerare innocente questo sforzo dei “poteri forti” (definizione abusata ma pur sempre valida) mondiali nell’imporre un nuovo ordine non solo sanitario? Riferisce Valli che nel maggio del 2020 si costituiva una “Internazionale progressista” composta da politici, economisti di sinistra, attivisti ecologisti, sostenitori dei cosiddetti “diritti umani” per delineare “un mondo dopo il Covid”. Un mondo che dovrà essere: “egualitario, sostenibile, ecologico, plurale e post-capitalista”, dove “il culto del lavoro sarà abolito”.  Si aggiunga un documento del Grupo de Puebla sudamericano, che riunisce ecologisti, comunisti, cattolici di sinistra, chavisti, nativisti, secondo cui il Nuovo Modello di Sviluppo post-covid dovrà dare il primato a “valori” come “l’ambiente, l’inclusione sociale, la riduzione della disuguaglianza, la sicurezza alimentare, il disarmo militare, il multilateralismo e la progressività fiscale”.  

Un libro istruttivo, scorrevole nella lettura, convincente. Ma anche preoccupante: proprio per questo da raccomandare.

Riccardo Tennenini, Il tramonto del mondo bianco. La società multiculturale, tra “grande sostituzione” e Black Lives Matter, (Anno 2020, editore Passaggio al bosco, 17,10 euro)

Dal Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler ad oggi è stata prodotta una vasta letteratura sulla crisi dell’Occidente, sulla decadenza della cultura europea, bianca e cristiana, sintesi della filosofia greca, del diritto romano, degli apporti culturali celto-germanici, del Medioevo luminoso delle cattedrali, del Rinascimento. L’invasione migratoria ha ovviamente dato nuova linfa a quegli autori che denunciano il rischio della “Grande sostituzione dei popoli”, per usare l’efficace espressione di Renaud Camus, e la conseguente decadenza se non la scomparsa del nostro mondo bianco, etnicamente e culturalmente inteso. Il testo di Riccardo Tennenini è uno degli ultimi prodotti di questo filone di studi: un saggio corposo, documentato e coraggioso, se pensiamo alla “polizia del pensiero” antirazzista e antifascista che cerca di impedire ogni manifestazione di libertà d’espressione, di documentazione e di denuncia. 

Il libro è una impressionante rassegna di fatti, di cifre, di statistiche sulla “sostituzione etnica” in atto in Europa, una documentazione delle violenze e delle intimidazioni degli immigrati contro i “nativi”, spesso ignorati dalla polizia e dalla magistratura e silenziati colpevolmente dalla stampa, come gli stupri di massa di bambine e ragazzine in Gran Bretagna da parte di pakistani non perseguiti dalla polizia per evitare l’accusa di razzismo, il fatto che a Londra già oggi la maggioranza della popolazione non è “british”, le enclave musulmane in tutta Europa, le spaventose statistiche dei reati commessi dagli immigrati, i cantanti rapper neri che in Francia invitano a uccidere i bambini bianchi, la spaventosa situazione della Svezia, seconda al mondo solo al Lesotho per numero di violenze sessuali, commesse quasi esclusivamente da immigrati.

Il “sorpasso etnico” avverrà in Europa occidentale verso la metà del secolo. Ovunque i media mainstream, i partiti di sinistra, le istituzioni governative e le ONG “buoniste” instillano e impongono il white guilt, il senso di colpa per il solo fatto di essere bianchi; leggi severissime in tutta Europa condannano ogni reazione, anche solo verbale, contro l’invasione e le violenze degli immigrati. L’autore cita Francesco Borgonovo: “attenti come vi comportate e vedete di obbedire e tacere. Perché, oggi, essere bianchi e italiani è un’aggravante”. É recentissima la decisione del governo francese, in un terrificante delirio giacobino, liberticida, immigrazionista e antirazzista, di mettere fuori legge, con motivazioni inconsistenti, Génération Identitaire, una coraggiosa organizzazione giovanile che organizzava pacifiche iniziative di denuncia e di contrasto all’immigrazione.  Sintetizza Tennenini: “La cattedrale di Notre-Dame in fiamme e il Papa che bacia i piedi dei leader africani del Sud Sudan. Queste sono le due immagini che meglio sintetizzano le attuali condizioni dell’intera Civiltà europea”. Però qualcuno resiste: mentre tutto il mondo si inginocchiava per il pluripregiudicato George Floyd, Marion Maréchal Le Pen dichiarava: “da bianca e da francese, mi rifiuto di mettermi in ginocchio per George Floyd”. 

Riguardo agli Stati Uniti, l’autore ci relaziona sul declino demografico dei bianchi rispetto ai neri e ai latinos, sulla crescita dei crimini contro i bianchi in quanto bianchi, sull’incitamento all’odio contro i bianchi (questa una “poesia” de Le Roi Jones, “poeta” di colore: “Sorgi, nero nichilismo. Stupra le ragazze bianche. Stupra i loro padri. Taglia le gole delle loro madri.”) Nei campus, viene vietato lo studio degli autori classici (“uomini bianchi europei morti”), tolti i quadri dei passati docenti bianchi, imposta la dittatura del pensiero antirazzista e anticolonialista.

Istruttivi i capitoli che riguardano il Sud-Africa e lo Zimbabwe, la ex Rhodesia. Fattorie dei bianchi assaltate, coloni uccisi, impossibilità per i bianchi di lavorare per le leggi che obbligano le aziende ad assumere solo negri. Negli ultimi anni almeno un milione di bianchi sono fuggiti dal Sud Africa (15.000 boeri sono emigrati in Russia, accolti a braccia aperte). Sono gli effetti della fine dell’apartheid. Ma, su questo, avete letto un’adeguata informazione, sulla stampa mainstream?

Ci mancava un libro come questo. Dovremo tenerlo sempre sottomano, rileggerlo, riflettere su quanto ci dice, perché ci descrive un futuro possibile; anzi, se non reagiremo, un futuro certo.

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