I DUE PADRONI – di P. Giovanni Cavalcoli, OP

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di P. Giovanni Cavalcoli, OP


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“Non potete servire a due padroni”. Che cosa vuol insegnarci Gesù Cristo con questo comando? Esso va collegato con l’altro: “Il vostro parlare sia sì sì, no no. Il resto appartiene al diavolo”.

Cristo non proibisce in modo assoluto l’oscillazione del pensiero, perché possono darsi circostanze oggettive nelle quali, con tutta la buona volontà, restiamo nel dubbio e nell’incertezza: non sappiamo quale parte scegliere, “quali pesci pigliare”, per esprimerci con linguaggio popolare: per un momento ci pare che la verità stia di qua, in un altro ci pare che stia di là ed ecco di nuovo che il momento dopo torniamo a credere che stia di qua e così via senza fine.

Certo è una sofferenza. Chi ama la verità non gode di queste situazioni, soprattutto se c’è in gioco una questione di comportamento morale. Il risultato inevitabile della nostra condotta è l’incoerenza. Ma che possiamo farci? Non è colpa nostra.

Cristo quindi non può comandarci di evitare un difetto che non dipende dalla nostra volontà.

Egli dunque si riferisce ad altro: ad un’oscillazione voluta e maligna. E’ quella che si chiama ambiguità, doppiezza, slealtà e falsità. Metaforicamente si chiama “lingua biforcuta”. E coloro che ce l’hanno, sono paragonati ai serpenti, per la contorsione o sinuosità infida e traditrice del loro procedere, un termine usato da Cristo stesso contro i suoi nemici e detrattori. E’ quell’ipocrisia, della quale spesso Cristo accusa i suoi nemici.

Queste persone, presuntuose ed invidiose, ti danneggiano senza volerlo far apparire, facendoti sentire colpevole senza che tu lo sia, tramando contro di te con l’aria innocente e garbata, anzi, a sentir loro, in nome della verità, della giustizia, dell’amore, dell’obbedienza e di valori simili: “veleno d’aspide sotto le labbra”, come dice la Scrittura.

Insinuano un insulto, ma se chiedi un chiarimento, fanno marcia indietro e si offendono. Ti accusano senza dirti di che cosa e perché, per cui non hai la possibilità di difenderti. Sembrano angelici e sono diabolici. Invocano valori applicandoli alla rovescia, hanno un tono dolce e intanto ti pugnalano. Sembrano affermare una cosa ma lasciano intendere che vogliono dire il contrario. Ti danno ragione ma vogliono farti capire che hai torto. Ti propongono una meta giusta insieme con la via sbagliata per raggiungerla. Si ritengono prudenti e sono astuti, appaiono dolci e sono crudeli. Si insinuano con apparente gentilezza e carità e ti colpiscono di sorpresa quando meno te l’aspetti, e al tuo reclamo, si stupiscono come innocenti agnellini, anzi si sdegnano per la tua sospettosità. Ti tendono un tranello e si meravigliano se tu ti offendi.

Cristo ha avuto a che fare con persone di questo tipo, ed anche noi dobbiamo tenerci pronti ad incontrarle, se vogliamo seguire il Signore. Con queste persone Gesù è molto severo, perché il loro peccato è consapevole, calcolato, sistematico, ostinato, determinato. Sono quelle persone che saranno causa della sua morte.

Con costoro tutta l’abilità pastorale di Gesù, tutta la sua testimonianza, tutta la sua carità, tutti i miracoli, tutta la sua misericordia ed apertura al dialogo non servono a nulla. Viene allora da pensare a quelle persone alle quali un giorno Cristo Giudice dirà: “Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!”. E questo perchè esse hanno voluto appartenere al diavolo piuttosto che a Dio, come infatti risulta dalle parole di Cristo citate sopra, per le quali chi non è leale e limpido nel parlare appartiene al diavolo.

In che consiste dunque il servizio a due padroni? Cristo non nega la possibilità, in generale, di orientare la nostra vita a due fini: vediamo come Egli riassume tutta la morale nei due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo; vediamo come Egli comanda di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Ma qui rimane un fine supremo, ossia Dio, mentre l’altro è subordinato. Resta quindi un fine unico ed ultimo che è Dio e tutto il resto, per quanto importante, dev’essere ordinato a Dio.

Invece nella proibizione di servire a due padroni, c’è in gioco la questione del fine ultimo ed assoluto, il quale non può essere che assolutamente unico: è, se vogliamo, un richiamo al monoteismo veterotestamentario: nessun altro Dio può star accanto a Jahvè.

Il posto di Dio non può che essere occupato da Dio. Da un punto di vista filosofico possiamo dire che effettivamente due Assoluti non possono esistere ed è quindi assurdo pensare di servire ad entrambi. Infatti per distinguerli bisognerebbe che uno non avesse quello che ha l’altro. Ma siccome l’Assoluto deve avere tutto, ecco che il vero Assoluto non può che essere  uno solo. Questa cosa di per sè è percepibile dalla sola ragione. Se i saggi antichi avessero meditato bene su questo, anche senza la Bibbia avrebbero evitato il politeismo.

Con tutto ciò resta nell’uomo peccatore la tentazione di servire due padroni, due Assoluti, due Dèi: “Dio e Mammona”, che è il simbolo delle ricchezze: il Dio vero e un Dio falso. Senonchè però non è sufficiente servire il Dio vero se poi lo affianchiamo ad un Dio falso, che può essere tante cose: il nostro io, un qualche altro valore, il mondo, il demonio.

Siamo tutti in realtà tentati di fare questo gioco sciagurato, perché, se da una parte sentiamo il richiamo di Dio, dall’altra, in seguito al peccato originale, Satana continua ad esercitare su di noi una maledetta attrattiva, dalla quale non è facile sottrarsi.

Così esistono filosofie che in qualche modo giustificano questa duplicità attenuando la distinzione tra essere e non essere, vero e falso, bene e male, così da poter ottenere in qualche modo, se così posso esprimermi, i “vantaggi” dell’uno e dell’altro, senza riflettere sull’infinita stoltezza di simile dannata operazione.

La doppiezza, ovvero il voler servire due padroni va quindi anche contro il principio di non contraddizione, anch’esso patrimonio fondamentale della ragione naturale, qui confermato dal divino Maestro. La doppiezza infatti comporta l’infrazione di questo principio con la pretesa di dar corso a una cosa e al contempo al suo contrario, come appare evidente dagli esempi che ho riportato sopra.

Il rimedio alla doppiezza? La sincerità, la linearità, la limpidezza, la schiettezza, la chiarezza, la trasparenza, l’onestà, la lealtà. Il che non significa una sprovveduta ingenuità e  non esclude il ricorso ad opportuni espedienti o, come dicono i francesi, escamotages. Occorre prudenza, circospezione e avvedutezza. Gesù cita il serpente anche come un modello di prudenza, assieme però alla semplicità.

Come dice il Salmo: “Con l’uomo buono tu sei buono, con l’uomo retto tu sei retto, con il puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto”, sempre però nella franchezza e nell’onestà. Occorre difendersi. Ma anche il combattimento, la buona battaglia, anche se dura, ha le sue regole di giustizia e di carità.

A volte bisogna nascondersi al nemico, non è proibito ingannarlo per legittima difesa, ma il nostro fine dev’essere sempre quello di salvare i veri valori e di sollecitare lo stesso nemico, se ci ascolta e per quanto ci è possibile, alla conversione.

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