I FONDAMENTI DELLA FILOSOFIA POLITICA DI LUIGI STURZO – (seconda e ultima parte) – di Giulio Alfano

di Giulio Alfano

(seconda e ultima parte)

 

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sturzo

 

STURZO E IL TOMISMO:PERSONA,STATO E LIBERTA’

 

Secondo Tommaso i termini “persona”e “personalità”rivestono un significato essenzialmente metafisico perché esprimono una di quelle nozioni che riguardano direttamente l’essere in quanto tale,considerato nel suo valore di essere,il valore fondamentale della realtà,come sancisce nel “Compendium Theologiae”(c.68)Questa sottolineatura colpisce moltissimo perché Sturzo comprende che la nozione di persona non è altro che la trasposizione sul piano della realtà intellettuale ,della generica nozione di “supposto” il cui atto è proprio il “sussistere”,termine che per Tommaso esprime una modalità particolare dell’atto di essere,ovvero quella indipendenza nell’esistere che caratterizza la realtà sostanziale in opposizione al modo di esistere dell’accidente o della parte,implicando una intrinseca insufficienza ad esistere in sé e per sé,una dipendenza rispettivamente dalla sostanza e dal tutto. Il sacerdote prima che il filosofo o il politico Sturzo,viene colpito da una definizione molto chiara che l’Angelico Dottore esprime nel “De Unione Verbi Incarnati”(a.I)”Nomen personae imponitur a forma personalitatis,quae dicit rationem subsistendi naturae tali,sc.rationali”,inverando così un significato metafisico che il ministro di Dio deve operare di fronte alla società. Il valore della personalità che Tommaso attribuisce all’uomo è fondamentale per comprendere il grado di penetrazione veramente rivoluzionaria che la dottrina tomista ebbe in Sturzo e come essa abbia poi informato l’intera sua proposta politico-filosofica. La personalità dell’uomo è una modalità,un valore metafisico della realtà intellettuale che coincide con la sussistenza,comune a qualsiasi sostanza intellettuale o meno. La persona è una ipostasi che si distingue dalle altre per una proprietà che le conferisce una particolare dignità e perciò l’individuo sussistente nella natura intellettuale viene chiamato con lo speciale nome di “persona”,come ciò che di più perfetto esiste in natura. Tale nobiltà della natura intellettuale nella quale la perfezione della persona sussiste,si manifesta con evidenza nel dominio che la sostanza intellettuale esercita sui propri atti,ovvero nella libertà. Questo concetto così profondamente elaborato della libertà riflette il fondamento della teoria sturziana:non deve essere l’uomo per lo stato,ma lo stato per l’uomo ed è l’esatto contrario della teoria neoideaistica gentiliana che imperava nell’Italia degli anni ’20 e che avrebbe costituito l’asse gnoseologico della politica fascista;di qui la profonda avversione di Sturzo per il regime e la sua scelta repubblicana e democratica. Ma c’è di più!

Nella metafisica tomista la personalità comporta una speciale dignità o perfezione non solo sul piano della natura della sostanza intellettuale,ma anche su quello dell’autonomia esistenziale della sostanza intellettuale dalla materia e dalla sua potenzialità e in tale autonomia risiede il fondamento di tutte le espressioni della personalità,sia sul piano dell’essere che su quello dell’agire,dei rapporti della persona umana con tutte le realtà. Questa visione comporta automaticamente una critica molto forte che Sturzo rivolge alla società del suo tempo,soprattutto alla cultura politica liberale classica nata dal risorgimento:il problema era la libertà e lo sarà ancora quando egli tornerà dagli Stati Uniti a metà degli anni ’40,a guerra finita,perché la libertà non può essere “sub judicio”ideologico e dire questo in un epoca di conflitti ideologici comportava l’emarginazione che egli visse negli ultimi anni,come padre “nobile”del cattolicesimo politico,ma sostanzialmente ignorato anche dalla D.C. Anche in questo ambito vi era in lui una matrice filosofico teologico di grande spessore religioso perché quello che apprende dall’Angelico Dottore è che la perfezione della creatura intellettuale,nella quale consiste la sua somiglianza con Dio,si riassume precisamente nella sua personalità e nella sua libertà ed è impossibile che il dominio di Dio sulla persona finita possa pregiudicare la sua personalità e la sua libertà,perché è un dominio “politico”che rispetta pienamente quella libertà che Dio stesso ha comunicato ad essa non per altro che per consentirle di cooperare liberamente ed attivamente come padrona dei suoi atti,diventando essa stessa l’arbitra della sua vita e del suo destino. Il carattere personale dell’uomo è pure il fondamento della personalità di quei rapporti sociali che gli uomini stabiliscono tra di loro sia per provvedere alle necessità della vita che per difendere i propri diritti:da ciò si evince come per Sturzo la salute e il lavoro non potessero essere che dei diritti comprensivi di quelli inalienabili dell’uomo,diremmo “naturali”secondo un’ispirazione pienamente tomista. L’acquisizione di diritti non deve,tuttavia,deprimere i diritti della vita spirituale dell’uomo,ma anzi incrementarli secondo una prospettiva etica e morale e questi rapporti di incremento non possono che intercorrere tra persone che,avendo la possibilità di prefiggersi lo scopo inteso nella costruzione di una società,cooperino liberamente al conseguimento del bene comune,in ossequio libero alle leggi o agli statuti che reggono la vita della società stessa. L’uomo può associarsi con altri uomini per tanti motivi e fini diversi,creando società più o meno estese,i cui membri sono vincolati tra loro da rapporti più o meno profondi o impegnativi,a seconda delle leggi e condizioni pattuite ed accettate dagli stessi membri;ma fra tutte le possibilità di associazione una supera tutte le altre in ampiezza e perfezione:la società civile. La novità sturziana degli anni ’20,all’apparire del Partito Popolare è che proponeva una visione “personalista”dei rapporti tra stato e società,molto prima della definizione del personalismo stesso,perché riproponeva i temi tomisti. E’ la società che trae origine non da un contratto sociale o da una qualsiasi libera convenzione,ma direttamente nelle profondità stesse della natura umana,da una insopprimibile esigenza di tale natura. E’ la società perfetta,perché ordinata a creare l’ambiente nel quale solamente l’uomo può trovare le condizioni necessarie per il pieno sviluppo della sua vita di uomo,in tutta l’ampiezza delle sue esigenze e funzioni vitali,fisiche e spirituali ;in seno a questa società la persona umana si trova implicata in un complesso di rapporti sociali,il primo dei quali è costituito dal rapporto che esiste tra la stessa persona,membro e parte di questa società e la società stessa. A proposito di questo rapporto Sturzo di fronte alla questione se sia la persona ordinata come a suo fine alla società e al fine di questa,ossia al bene comune o se sia la società ordinata come a suo fine alla persona e al fine di questa non ha dubbi:è la società che deve guardare alla promozione della persona,perché è in gioco il rapporto costitutivo della società stessa. Da Tommaso(De Anima,a. I)apprende che l’uomo non è la risultante accidentale di un composto e non si identifica neanche col suo spirito,ma è un essere unitario nel senso metafisico più completo del termine è,per usare una formula scolastica,un “unum per se” che consta nella sua struttura essenziale di un anima e di un corpo come di due principi aventi l’uno nei confronti dell’altro,una funzione essenzialmente complementare,così da formare un’unità ontologica perfetta che è appunto l’uomo. Dal punto di vista teologico Sturzo apprende da Tommaso anche il valore di essere specifico che determina la posizione gerarchica dell’uomo nell’universo,nella sua struttura dualistica:per la sua unità ontologica l’uomo come “persona”,ovvero come sostanza sussistente in una natura razionale,appartiene al mondo fisico e a quello organico e costituisce un “individuo” della specie umana,nella cui continuità è compreso e alla cui continuazione è ordinato. Tutto questo conviene alla persona umana perché detiene un preciso posto nell’ordine della realtà personale e non è totalmente immune dalla materialità,anzi questa è principio costitutivo e limitativo del grado della sua personalità. Rappresentando l’infimo grado nella gerarchia degli esseri personali,l’uomo,considerato nella sua individualità isolata,è inetto a perseguire efficacemente e a conseguire nella sua pienezza la propria perfezione specificamente personale,che consiste nella piena espansione della sua razionalità. Affinché possa vivere la vita perfetta che a lui compete in quanto uomo e cioè in quanto “persona”,egli necessita dell’aiuto e della collaborazione di altre persone umane:aiuto e collaborazione che non possono riscontrarsi che in quella perfetta forma di vita consociata che è appunto la “società civile”,almeno per una vita umana non qualunque,ma perfetta e completa,significativa e di spessore. Sturzo elabora il suo progetto politico fondandolo sul fatto che la società civile ha la sua origine nell’insufficienza della persona singola a provvedere non solo alle necessità cui l’uomo è soggetto in quanto “animale”,ma anche allo sviluppo della vita razionale che all’uomo è propria in quanto persona. Ne emergeva il fatto che la società civile doveva considerarsi come espressione della stessa personalità umana,naturalmente ordinata al perfetto sviluppo di questa personalità. Da ciò emergeva un progetto che potremmo definire “antropologico-umano”,in base al quale l’uomo è ordinato ed appartiene alla società formalmente come persona umana in ragione dell’imperfezione della sua personalità,naturalmente insufficiente,al di fuori di una società perfetta a raggiungere la perfezione della sua vita razionale. Non vedeva,quindi,come si potesse ammettere e sostenere la tesi di coloro che dicevano che l’uomo apparteneva alla società,come parte al tutto,come parte al tutto,ed in assoluta subordinazione ad essa,solo in quanto individuo nel senso filosofico-politico del termine,mentre in quanto “persona”l’uomo costituirebbe il fine della società al quale,la società è totalmente ordinata e subordinata. In realtà non si può capire la filosofia tomista ma anche la posizione cattolica di Luigi Sturzo se non si capisce che la parte fondamentale è costituita dal fatto che il fine è pur sempre l’esaltazione della vita,dell’essere,di Dio in quanto Creatore del mondo e Dio,l’uomo ed ogni altra cosa del creato meritano di essere conosciuti ed amati e lo strumento anche da tradurre e politica è proprio il dettato modernissimo ed attuale dell’Angelico Dottore,più vicina all’uomo della strada,a colui che cerca in modo semplice come stanno realmente le cose,perché la vita è una storia viva ,con un grande inizio ed un grande finale,che ha le sue radici nella primigenia gioia di Dio.

Tuttavia l’animalità fa rivestire all’uomo il carattere di “individuo,ma tale individualità è la nota essenziale della personalità umana;perciò non solo l’uomo è individuo della specie umana,ma anche la stessa sufficienza o autonomia nell’essere e nell’agire implicata dalla personalità si ritrova in lui diminuita al punto di non potere totalmente sviluppare la sua personalità che in vita consociata. Si deve,quindi,convenire che l’uomo appartiene alla società e vi si inserisce come parte del tutto,che è ordinato al fine della società stessa,ovvero al bene comune,non soltanto in quanto individuo,ma anche come persona. Ciò non significa che l’uomo sia ordinato alla comunità politica “secundum se totum et secundum omnia sua”,come dice Tommaso(Sum.Th.II-II,q.65,a.1). Sturzo conviene che la società non si ha alle singole persone come un “tutto per sé”,costituente un tutto essenziale,a modo di un organismo i cui organi hanno esclusivamente la ragione e la funzione di parte. La società politica è un tutto ma puramente accidentale,risultante da una unione puramente accidentale che le persone stabiliscono tra loro,quantunque sotto l’impulso della natura,unicamente nell’intento di provvedere allo sviluppo della propria personalità mediante detta unione e comunione di vita e l’uomo proprio in quanto persona appartiene alla società civile ed è ordinato alle sue finalità,nella misura in cui tale appartenenza è richiesta dalla finalità della stessa società. Il rapporto persona-società è il crinale su cui si snoda la proposta neotomistica di Luigi Sturzo per il quale la persona è il fine della società civile,che per sua natura e origine non può avere altra finalità,se non quella di rendere possibile il perfetto sviluppo della persona umana,dato che questa,a ragione della sua natura specifica non sarebbe in grado di perseguire altrimenti la perfezione della sua vita umana. Quindi la persona umana appartiene alla società civile come parte e membro ordinato ad essa e subordinato alla sua finalità che,in concreto,consiste nella creazione di quel complesso di condizioni materiali e spirituali che sono comunque necessarie ad un perfetto sviluppo della personalità dei singoli cittadini. L’ordinazione e la subordinazione della persona umana alla società civile è limitata al complesso di quegli obblighi,prescrizioni e funzioni personali che sono necessariamente richieste dalla stessa società civile e dalle sue finalità naturali. Quanto al resto che riguarda la vita personale e non contrasta con la legittima finalità della società,in modo particolare quanto a quello che ha attinenza con gli obblighi o diritti che convengono alla persona umana,in forza della legge naturale o divina,l’uomo non è ordinato né,tantomeno,subordinato alla società civile,dalla quale quindi non può subire alcuna coartazione nella sua vita personale. Il rapporto che la persona ha in comune con ogni altra realtà,riveste in essa una modalità specifica,rilevante dalla sua dignità personale e,più precisamente,dalla sua intellettualità:tale modalità consiste nella consapevolezza che l’essere intelligente ha di detto rapporto e delle sue implicazioni,sia sul piano metafisico che morale. E’ per questa consapevolezza che il rapporto metafisico della persona finita a Dio diventa “religioso”,esprimendosi nell’adorazione di Dio e nell’ossequio della divina volontà,in quella glorificazione della divina maestà che consiste nell’orientare consapevolmente e liberamente a Dio una vita ed una esistenza che riconoscono in Dio il loro principio primo.


ATTUALITA’ STURZIANA

 

Dalla visione sturziana possiamo ricavare alcuni ammonimenti di grande attualità;innanzitutto che la configurazione culturale cristiana pone in primo luogo Dio Creatore,in secondo l’uomo creato a Sua immagine,in terzo la società come persone unite nella solidarietà,in quarto la natura creata da Dio e che l’uomo attraverso il lavoro “umanizza”il bene comune,contribuendo a portare a termine il disegno creativo di Dio stesso. Quindi i rapporti tra una dimensione etico-politica e la legge,presentano oggi una serie di difficoltà collegabili da un lato al mutamento sociale e dall’altro alla crisi di un etica pubblica universalmente riconosciuta. Sturzo ci fa capire come gli stati del genere umano varino secondo la successione dei tempi ma che esiste pur sempre un doppio momento della legge,per un verso come “promulgazione”,per un altro come “conoscenza”. In ciò vi è anche il discrimine morale che separa il mondo cattolico dal laicismo,come in quell’epoca,negli anni venti,dal paganesimo ontologico imperante,che riguarda la tutela della vita umana anche prima della nascita dell’uomo. In un primo momento accanto all’atto generativo dei genitori,Dio crea l’anima razionale nell’uomo e la legge naturale è così “connaturata” all’uomo stesso giacchè deriva dalla medesima natura umana identica in ogni tempo,cosicché Dio ha creato la legge naturale nel momento in cui ha “chiamato”gli esseri all’esistenza e questo per tutte le creature. Ma un secondo momento c’è quando ogni uomo nello sviluppo della sua intelligenza e con l’uso della ragione,comprende che,come ha avuto un principio,così deve raggiungere un fine,ovvero Dio,dal quale dipendono le leggi che la natura umana in un processo di maturazione,quindi nel progresso,scopre sempre meglio. Lo studio della storia e del diritto insegna che da un lato una trasformazione di condizioni economiche,sociali e politiche richiede sempre nuovi postulati di diritto,dall’altro i sistemi che venivano adottati all’epoca di Sturzo non aderivano più ai tempi e in tali mutamenti si accorgeva che le esigenze della natura ritornavano e si trasmettevano di generazione in generazione. L’attualità del suo progetto e,soprattutto,della sua idea della politica consiste nel fatto che si confrontava già allora col rifiuto moderno dell’idea di diritto naturale e comprendeva che tale rifiuto derivava da una malintesa idea della natura stessa dell’uomo,che viene concepita come qualcosa di esteriore alla libertà stessa,che è esasperata e posta come valore assoluto di fronte al quale vi è una sorta di vuoto ontologico e di nulla etico. Viceversa il concetto di libertà va inteso quale creatività partecipata e non assoluta,quantunque sia una spontaneità aperta e riceva un significato autentico da una progettualità ,anche forte,da realizzarsi.

Giovanni Battista Vico sosteneva che i temi eterni del giusto e della fanciullezza del mondo si erano andati spiegando in massime dimostrazioni di giustizia e oggi ci troviamo dinnanzi ad un mutamento sociale che ha determinato una profonda trasformazione della natura stessa della politica,del suo significato e delle modalità e del suo esercizio. La crescente interdipendenza tra i diversi ambiti entro i quali si sviluppa la convivenza sociale,ha contribuito a dilatare la sfera della responsabilità politica,tanto all’interno di una nazione,che nei rapporti internazionali e la politica rischia di non essere più un settore ben definito della vita associata e come un attività i cui contorni siano ben delimitati dalla comune appartenenza ad uno stato. Oggi assistiamo ad un ampliamento dei compiti della politica che si accompagna ad una grave perdita di identità e ad una conseguente debolezza del valore “fattivo”della legge che,comunque,è sempre collegata ad un valore politico come “esercizio” e come “risultato”,rendendo sempre più incerta la definizione di “politica”,che si trasforma in realtà onnicomprensiva,portando allo svuotamento,se non addirittura all’annullamento,della sua specificità. Il passaggio da una società “omogenea”,con appartenenze ben definite,ad una altamente differenziata e caratterizzata dal moltiplicarsi delle appartenenze e degli interessi,provoca non solo la frammentazione del tessuto sociale,ma anche la crisi della ricerca unitaria del bene collettivo. La politica,soprattutto nel mondo occidentale,vive una crisi paradossale,perché da un lato essa è chiamata ad estendere la propria azione,ma dall’altro deve fronteggiare una serie indefinita di spinte contrastanti,che finiscono per paralizzarla,costringendola allo scambio e alla mediazione come regola di vita. Spesso,infatti,ascoltiamo recriminazioni di cittadini che imputano alla politica la causa dell’inefficienza della legge ed il legislatore,accettate ormai le regole di Montesquieu sulla divisione dei poteri,si considera “legislatore”con provvedimenti non sempre adatti all’interpretazione coerente e lineare di una società in continua evoluzione.

Tuttavia ci sono analogie con l’epoca storica in cui operò Luigi Sturzo,perché allora come oggi,alle difficoltà vi è crisi dell’etica pubblica;la filosofia politica classica subordinava la politica alla morale e soprattutto alla virtù “intellettuale”,perché lo scopo dell’uomo di raggiungere la perfezione dell’anima era indicato dalla natura stessa. Dal pensiero di Niccolò Machiavelli in poi,la “virtù” è subordinata alla politica individuando nel desiderio di gloria un sostitutivo “amorale”della moralità,introducendo una concezione che colloca la filosofia a servizio degli scopi del genere umano. E’ un realismo che che anziché ampliarli,restringe gli orizzonti dell’uomo nella società,perché trascura ciò che trascende ogni possibile realtà umana,ovvero l’eternità o anche le semplici inclinazioni dell’anima umana verso il suo antico compimento. Nonostante ciò Machiavelli assunse il cristianesimo ad archetipo per trasformare il modi di agire e di essere della filosofia nel contesto di una chiarificazione che portasse al controllo del destino del pensiero dell’uomo;ma la conseguenza di questa nuova filosofia politica machiavelliana ha condotto all’attuazione del giusto ordine,negando l’esistenza di un giusto ordine del fine naturale dell’uomo,consentendo a Bacone e a Cartesio di realizzare la “saggezza”dell’uomo con un metodo evidente che non deve assolutamente dipendere dall’intelligibilità morale dell’universo. Hobbes proporrà così una nuova versione della legge naturale deducendola dalla paura della morte violenta e quindi di fatto dagli aspetti meno elevati dell’uomo,piuttosto che dalla ragione e dal suo fine ultimo. Con John Locke pri8ma e Rousseau poi si farà appello certamente alla volontà generale come garanzia di giustizia,ma a quel punto la legge naturale diventa del tutto inutile;fino a giungere poi alle filosofie politiche di Kant,Hegel e Marx che cercano di dimostrare come la realizzazione del giusto ordine dipenda necessariamente dal conflitto dialettico delle passioni egoistiche che operano all’interno del processo storico. Di fronte alle conseguenze operate da simili presupposti,Sturzo ci aiuta a capire che si corre il pericolo di considerarel’obbedienza assoluta alle leggi come sinonimo di giustizia,come sovente capita tuttora,se le leggi siano meramente convenzionali e se l’uomo è,o meno,l’esseree “buono”per eccellenza. Oggi,infatti,ci appare più chiaramente come un’opinione,una convenzione o una stessa legge,foriera di libertà,non possa essere arbitraria,perché è in un certo senso “naturale” e ciò comporta che la legge umana,proprio perché non uguale a quella divina o naturale,non è incondizionatamente vera o giusta:solo la legge naturale giusta,la giustizia stessa,”idea”o forma della giustizia,è incondizionatamente giusta.

Tuttavia la legge umana,quella che convenzionalmente chiamiamo “legge politica”,è incondizionatamente obbligatoria per gli uomini che le sono soggetti,purchè la loro sottomissione alla legge sia volontaria. Socrate,come anche Platone o Aristotele,consideravano come forma perfetta di società umana la “polis”:noi oggi la consideriamo come la città-stato greca,ma dobbiamo ricordare che il tema principale della filosofia politica classica non è certo la città-stato greca,ma la città-stato in generale e ciò si basa sul fatto che la città-stato è una forma particolare dello stato e che il concetto dello stato comprenda la città-stato come forma di stato tra le altre. Agli antichi mancava il concetto moderno di “stato” distinto dalla “società” e questo ci fa capire che se diventiamo dei buoni cittadini,diventiamo consapevoli della dignità umana,conoscendone le veri basi;viceversa il mondo contemporaneo ha raggiunto la sua apparente unità negando il fine naturale dell’uomo e dimenticando di subordinare la politica stessa alla virtù,perché la perfezione dell’uomo si raggiunge rispettando il suo fine naturale. E’ chiaro,quindi,che la frantumazione della società moderna ha avuto pesanti ricadute anche a livello culturale,provocando il crollo di quel sistema unitario di tradizioni e di valori che determinano il senso della comune appartenenza,offrendo alla politica la possibilità di nutrirsi di un connettivo omogeneo e fornendo un sereno sostegno giustificativo all’azione del legislatore. Negli ultimi decenni si è fatta strada una marcata soggettivizzazione dei comportamenti e degli stili di vita,che ha condotto alla nascita di una pluralità di sistemi di valori tra loro incomunicabili ed incompatibili. Anche le grandi ideologie del XX°secolo hanno fornito alla politica una tensione verso una progettualità,mentre oggi viviamo in un vuoto etico che fa scambiare i valori per bisogni immediati sempre più individualizzati. Si è arrivati così ad una dicotomia tra un’etica del comportamento privato ed una di quello pubblico,che spezza nettamente il legame tra l’etica,che viene limitata alla vita privata,e la politica i cui criteri vanno ricercati e ricavati da parametri estranei all’etica stessa. Così si è espunta completamente l’etica dalla politica nel pensiero moderno che ha voluto raggiungere una conoscenza immediata e non intelligibile della natura.

Il contrattualismo che,sovente, anima la giustificazione della legge,postula una situazione originaria senza doveri,esigendo,viceversa,che le regole vengano stipulate con accordi esclusivamente fondati su interessi. Fondamentalmente c’è la concezione di una limitata razionalità come risultato di un confronto tra i cittadini,considerando la politica come semplice accettazione delle procedure per la produzione delle leggi o regole,il contenuto delle quali va definito attraverso la comunicazione consensuale. La società non si impone all’uomo dall’esterno,per mezzo di un ordine economico o organizzativo ma promana dall’uomo che è socievole per natura,esiste “in interiore nomine”,come insegna S. Agostino,perché la naturalità della socievolezza è dimostrata dal linguaggio,perché l’uomo vive per e con gli altri,come,peraltro insegna Tommaso,per cui il dialogo è la suprema forma di conciliazione che la politica possa seguire. La società naturale non è quella “liberale” perché la libertà naturale è la libertà sociale. E anche se il socialismo ha parlato per decenni di “stato”e il liberalismo ne parla considerando gli individui come limitativi nei confronti dello stato,in nessuna di queste due concezioni politiche,che erano particolarmente eminenti al tempo di Sturzo,si professa lo stato come forma espressiva dell’uomo come “persona”,ma entrambe inverano una forte matrice di materialismo storico ed economicistico. Si pone tutta via il problema di determinare il criterio secondo il quale rifondare nel ventunesimo secolo il consenso,dando luogo alla possibilità di un esercizio del potetre che si radichi su di un principio condiviso. L’assenza di un principio superiore rischia di condurre l’esercizio della politica alla volontà di potenza e l’assenza di un etica oggettiva,come campo di statuizione dei fini che asserisce un dover-essere incondizionato,trasforma la politica in un momento originario di statuizione del dovere-essere ed in luogo esclusivo di determinazione del senso delle scelte che,gioco-forza,sono subordinate alla logica del successo. La politica ha come principale compito quello di realizzare strutture di convivenza che garantiscano il rispetto dei diritti di tutti;l’attenzione alla persona come soggetto eminentemente relazionale,consente di “pensare”la politica a partire da un dato oggettivo,senza rinnegare le ragioni dell’individualità:il passaggio dal singolo come realtà definita,alla persona che ha autocoscienza ed autorealizazione dipendente dall’altro,conferisce alla socialità un preciso fondamento e riconosce l’azione “giusta”della legge.

L’etica,che deve informare la politica,è chiamata a riconoscere gli originari “diritti di libertà”che si riferiscono alla persona,unendoli a quelli di solidarietà,creando così le condizioni per lo sviluppo integrale di tutto l’uomo. Comunque il principio di solidarietà si armonizza con i già citato principio di sussidiarietà e l’equilibrio si deve realizzare in modo dinamico,affinché la legge sia il principio cardine per il buon funzionamento di una democrazia autentica. La situazione di crescente frammentazione sociale ed il conseguente dilatamento della sfera del “politico”,obbliga la stessa politica a ridefinirsi,perché le si contrappone la ricerca,sempre più estesa,di forme di impegno che,pur rispondendo ad esigenze reali della società,rischiano di svilupparsi al di fuori di qualsiasi riferimento legislativo. Occorre creare le condizioni,anche a livello istituzionale,per articolare le strutture tradizionali ed i nuovi soggetti sociali,in modo che,pur conservando la loro autonomia,convergano verso obiettivi di bene comune procedendo ad una “ridiscussione”della questione del potere ed operando nella direzione di una sua effettiva ridistribuzione. Il recupero della dimensione etica della politica è ancora oggi l’esito di un processo assai complesso e la legge “positiva”,che tende all’attuazione esterna del potere,richiede il minimo etico dell’intenzione del suddito,giacchè il diritto garantisce sempre quel “minimum”etico che rende possibile il raggiungimento del debito fine dell’uomo e della società:il rispetto dei diritti umani e l’esercizio del diritto-dovere di legiferare da parte del legislatore.

 

(fine)



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