I NODI VENGONO AL PETTINE. L’AGESCI AFFRONTA CON RISPETTOSA TIMIDEZZA IL TEMA DELL’OMOSESSUALITA’ – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

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Da un po’ di tempo vo cercando una buona notizia. È sconsolante dover mettere sempre il dito nella piaga.

Su Il Giornale, un articolo di Diana Alfieri, nonostante il titolo Capi gay negli scout. È meglio di no… – Dibattito tra cattolici, cominciando a leggere, scorgo un barlume luminoso.

Ci siamo – mi ero detto – con i cattolici che discutono la Verità dei padri e della Scrittura! Invece apprendo che padre Compagnoni, intervenendo a un seminario promosso dall’Agesci (Associazione degli scout cattolici) sul tema Omosessualità, nodi da sciogliere nelle comunità capi, afferma che “non tutte le posizioni” degli educatori in materia di sessualità “hanno la stessa dignità morale” e “la tolleranza non vuol dire che tutti i comportamenti abbiano uguale dignità umana e abbiano lo stesso valore morale”.

Non è molto, forse non basta, ma è pure qualcosa. Continuando, egli sostiene che, quando emergano casi di omosessualità tra i giovani scout, “secondo me, bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista”.

Si può passar sopra ai “casi” d’una qualsiasi forma di rapporti sessuali, verificati nell’ambito delle attività scoutistiche? A questa omissione segue l’omissione della autorità religiosa, di cui pure sono investiti i preposti alle organizzazioni che si fregiano del titolo cattolico.

Non è questione di rigorismo: quando si comincia con le piccole abdicazioni, la deriva è matematica.

Quanto all’Agesci, nel suo rapporto sul convegno, dice d’aver “ragione di interrogarsi intorno a questo aspetto che è indubbiamente un problema serio. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”.

A quanto sembra, eccoci regrediti al problema. Se il capo mostra disinvoltamente d’essere gay, e che l’esserlo può derivare da una scelta “positiva”, il problema è falso falsissimo. È in ballo un invito alla deviazione e una negazione delle implicazioni colpevoli, peccaminose della sodomia e del lesbismo. Si tratta di impugnare la Legge del Signore; quanto meno, il Suo comandamento di fuggire le occasioni prossime del peccato, che promettiamo di adempiere nell’Atto di dolore. Del resto, il “problema” inevitabile presuppone giustamente la fragilità umana, e la necessaria difesa da qualsiasi tentazione o suggestione cattiva, nello stesso tempo, implica la difesa dall’errore che la giustificherebbe.

“Chiunque recede, e non sta fermo nella dottrina di Dio, non ha Dio: chi sta fermo nella dottrina di Dio ha il Padre e il Figliolo. Se qualcuno viene da voi, e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa, e non lo salutate. Perché chi lo saluta, partecipa delle sue opere malvagie” (II Gv. 9-11). Per quante interpretazioni si possano dare a questo passo, bisogna ricorrere agli arzigogoli per edulcorarlo. E non è il solo che troviamo di questo tenore nella Bibbia.

La giornalista ci informa che lo psicologo Seghi, presente al seminario, ha confermato: “Un capo di questo tipo, affetto da protagonismo [ma allora, già inetto], se omosessuale, può  sentire di dover passare attraverso l’espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi”.

Quanta timidità! Quanta cautela fuori luogo! Quanto spazio lasciato al nemico! Quanti medici pietosi, che fanno la piaga cancrenosa!

Naturalmente, Arcigay & Company, per nulla peritosi, si sono lanciati all’attacco come falchi sulla preda. E chi ha osato mettere avanti il “problema” si è beccato fior di indignate reprimende. Non ribatterà, resterà zittito, con la coda fra le gambe? Speriamo di no. Intanto, l’articolo si ferma qui, e qui l’empietà ha avuto l’ultima parola.

Se siamo a questi punti, se ci troviamo in queste strette, è per non aver ubbidito all’evangelica prescrizione di non discutere col diavolo e con i suoi agenti. Avendo alzato contro di loro una cortina di ferro, sì di ferro, si sarebbero stancati di colpire, le loro frecce si sarebbero spuntate contro un sacro sdegno. Altro che subire, o dover fronteggiare, il suo sdegno!

Povero me, che credevo di poter giungere a un’altra conclusione, e fare sosta sospendendo le denunce e le filippiche.

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