I Rolling Stones e quella simpatia per il diavolo

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Forse non tutti sanno che alla base del successo iniziale dei Rolling Stones ci sta un personaggio che si chiama Andrew Loog Oldham, produttore discografico, scopritore e manager della famosa band britannica. Fu infatti lui che promosse l’immagine cattiva degli Stones, alternativa a quella più pulita e soft dei Beatles, condensata in quella sua frase che è un manifesto di un’operazione marketing ben riuscita: “Lascereste andare vostra figlia con un Rolling Stone?”. In quest’ottica, il produttore impose al gruppo Stones l’estromissione del pianista Ian Stewart (1938-1985) poiché non aveva il look indispensabile per la graffiante e rude band di rock’n’roll/blues. Mick Jagger, celebre frontman e vocalist del gruppo britannico, ha ricordato così la figura del loro manager iniziale: “Andrew si assicurava che noi fossimo il più possibile violenti e disturbanti”. 

Da questo punto di vista, è emblematica la canzone: “Sympathy for the Devil” (il pezzo originariamente avrebbe dovuto chiamarsi “The Devil is my name”), composta da Mick Jagger e Keith Richards nel 1968, divenuta una delle più famose del gruppo, dove il brano viene cantato in persona di Lucifero. https://www.youtube.com/watch?v=GgnClrx8N2k

Ecco la traduzione:

Vi prego concedetemi di presentarmi / Io sono un uomo ricco e raffinato. / Sono stato in giro per tanti e tanti anni / Ho rubato anima e fede di molti uomini. / Ero presente quando Gesù Cristo / Ebbe il suo momento di dubbio e sofferenza / Ho voluto essere del tutto sicuro che Pilato / Si lavasse le mani e segnasse il suo destino
Piacere di incontrarvi / Spero che indovinerete il mio nome / Ma ciò che vi imbarazza / È la natura del mio gioco
Giravo dalle parti di San Pietroburgo / Quando vidi che era tempo di un cambiamento / Ho ucciso lo zar e i suoi ministri / Anastasia ha gridato invano / Ho guidato un carrarmato / Ho avuto il grado di generale / Quando la guerra lampo divampò / E i cadaveri puzzavano
Piacere di incontrarvi / Spero che indovinerete il mio nome / Ah, ciò che vi imbarazza / È la natura del mio gioco, oh sì
Guardai con gioia / Quando i vostri re e regine / Si combatterono per dieci decadi / Per gli dei da loro inventati / Urlai forte  / “Chi ha ucciso i Kennedy?” / Quando in realtà siamo stati voi ed io
Quindi vi prego lasciate che mi presenti / Io sono un uomo ricco e raffinato. / E metto trappole per trovatori / Che vengono uccisi prima di giungere a Bombay.
Piacere di incontrarvi / Spero che indovinerete il mio nome, oh sì / Ma ciò che vi imbarazza / È la natura del mio gioco, oh sì, accettalo, baby / Piacere di incontrarvi / Spero che indovinerete il mio nome, oh sì / Ma ciò che vi imbarazza / È la natura del mio gioco
Proprio come ogni poliziotto è un criminale / e tutti i peccatori sono santi / Così avete indovinato / Se mi chiamate solo Lucifero / Perché ho bisogno di un po’ di controllo / Quindi se mi incontrate abbiate un po’ di cortesia / abbiate un po’ di comprensione e di gusto / usate tutte le vostre ben studiate buone maniere/ o manderò la vostra anima in rovina, um sì
Piacere di incontrarvi/ Spero che indovinerete il mio nome, oh sì / Ma ciò che vi imbarazza / È la natura del mio gioco, um capitelo, accettatelo / Ooo, chi
Oh sì
Dimmi baby, qual è il mio nome / Oh, chi… / Dimmi baby, qual è il mio nome…
Ho già ricordato in un mio precedente articolo sui Beatles che queste operazioni commerciali attorno alla cosiddetta musica pop (contrazione di popular) degli Anni Sessanta andrebbero inserite all’interno della società borghese e capitalista dell’epoca e inquadrate all’interno di quella che potremmo chiamare “rivoluzione liberale”. 

“Liberale” intesa nel senso del capovolgimento, di origine protestante, del concetto di libertà per il bene, a favore di una libertà senza più freni, che va dal liberismo in economia al libertarismo nei costumi e nelle mode (si veda ad esempio la minigonna di Mary Quant). I vari aspetti di “liberazione” hanno influito quindi anche sulla musica pop e non a caso la scelta dello stesso nome “Rolling Stones” (etimologicamente “pietre rotolanti”, ma metaforicamente e allusivamente va intesa come “vagabondi”) va nella direzione libertaria descritta. Gli Stones presero il nome del loro gruppo da una canzone di uno dei bluesmen neri più conosciuti dell’epoca, Muddy Waters (1913-1983), il quale scrisse e cantò un brano dal titolo: “Rolling Stone”. https://www.youtube.com/watch?v=z5RwNit_HUw

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8 commenti su “I Rolling Stones e quella simpatia per il diavolo”

  1. LA MUSICA ROCK E’ MUSICA SATANICA….SI E’ SEMPRE SAPUTO. INFATTI QUEI TIPI LI’ FANNO SEMPRE UNA BRUTTA FINE, VEDI I BEATOLS. MEGLIO LA MUSICA LIRICA!

    1. Marco Signori

      Già. Purtroppo la musica lirica o la classica in genere hanno subito da decenni una ghettizzazione senza pari da parte dei mass media e di tutte le agenzie culturali che lo relegano al rango di musica di nicchia o di passatempo per gente perversa e problematica: anche tra i giovani chi si occupa di musica classica o lirica viene connotato come un deviato disadattato, un pervertito che non segue gli educativi e aggreganti ( quelli sì) messaggi del pop e del rock, del funky e del rap. Quelli sì che vanno bene per i giovani: inni alla trasgressione, alla droga, alla liberazione da ogni remora sessuale sotto ritmi ossessivi e assordanti di percussioni, basi sintetizzate e voci amplificate così non si può non sentirle anche di lontano. E poi il modello del sedicente cantante rock pop rap è sempre quello vincente: pieno di tatuaggi, di piercing, inneggiante alla droga e alle abbuffate erotiche è sempre giustificabile anche agli occhi dei genitori perché uno così sarà quello che sarà, ma è comunque pieno di successo e di soldi, quindi…

      1. Mi permetto di far notare oltre ai pessimi testi delle “canzoni” la scarsissima qualità della musica con ritmi ripetitivi melodie molte volte frutto di plagio o scopiazzature mal riuscite per non parlare di armonia e arrangiamenti, di una banalità sconcertante, un esempio nostrano? Vasco Rossi…

    2. Federico Taino

      Ma cosa stai dicendo, a parte che si scrive Beatles, poi loro si sciolsero nel 70 perché non ebbero più idee creative, mentre gli Stones tutt’ora alla veneranda età di 76-76-78-72 anni stanno incidendo un disco di inediti

    3. Meglio la musica lirica e le belle melodie in italiano, ché di questi tempi, se non si conosce l’inglese e si canta ripetendo a pappagallo senza sapere ciò che si dice, si rischia di trovarsi fra le grinfie di quel tale che è meglio non nominare.

  2. —- usate tutte le vostre ben studiate buone maniere o manderò le vostre anime in rovina..quando mi incontrate abbiate un poco di cortesia…..l’infernale dialogo cortese del politicamente corretto col rischio connesso di lasciarsi in alternativa prendere dall’ira…. gioco diabolico in effetti…

  3. Senza contare che, secondo alcuni, Mick Jagger fu all’origine della morte, per motivi di gelosia, di Brian Jones (dato che il fondatore del gruppo in realtà fu Jones e non Jagger). Jagger non volle neppure partecipare al funerale. Ma se per i Rolling Stones certi aspetti almeno erano fin troppo evidenti, per i Beatles erano ovattati di buonismo ipocrita, ma solo ovattati, perché a mio parere furono persino peggiori degli Stones.

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