ICI, CHIESA CATTOLICA E ALTRE CONCESSIONI – di Luigi Gagliardi

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di Luigi Gagliardi

 

 

Le critiche indirizzate alla Chiesa per quanto riguarda questo argomento hanno suscitato giuste rimostranze da parte cattolica. Si è, infatti, opportunamente richiamata l’attenzione sul fatto che l’Imposta Comunale Immobili (ICI) è assolta dalla Chiesa nelle indicazioni proprie della legge con ampia disponibilità a verifiche ed eventuali correzioni. E’ ben noto poi il fatto che altri enti ed opere godono di eguali benefici: soggetti religiosi e progetti sportivi, società culturali ed opere umanitarie, ed il loro numero è tale da non poter essere ignorato neanche dal più superficiale degli osservatori, sicché si deve presumere che queste posizioni siano ispirate da un antistorico laicismo. Va riflettuto in primo luogo che la Chiesa cattolica precede nel tempo e nel fatto tutte le altre entità del genere e quanto è precedente nel tempo, maggiormente lo è nel diritto (quod prius in temopore magis in iure) ; la presenza anche solo numerica ed anche (pensate!) solo storica della popolazione italiana è di adesione cattolica, per non dire di più. Da un altro diverso, ma concordante, punto di vista va ricordato che la missione della Chiesa in Italia è stata ed è preponderante rispetto ad altri enti sia come ispirazione culturale che come assistenza effettiva per quanti in vario modo richiedano il suo aiuto.

Non si finirebbe più di elencare le motivazioni di eventuali benefici a favore della Chiesa, le cui utilizzazioni di somme e franchigie concesse, “otto per mille” e quant’altro, sono esposte in bilanci e capitoli costantemente fornite al Ministero dell’Interno – sezione propria – e sono visibili a tutti.

piaE poi: si ricorda da dove nacque quel regime pattizio la cui esigenza fu sentita intensamente dal laico Francesco Crispi e che portò all’indomani di “Porta Pia” prima alla Legge delle Guarentigie per giungere, a distanza di tempo ma in costanza di necessità e di tentativi, al Patto Gentiloni ? Alla fine si doveva giungere al 1929 che non solo fu il primo patto che esaminava in maniera organica la materia del contendere ma fu un’impresa che richiese un serio impegno di Mussolini il quale fu per giunta costretto a battersi, è il caso di dire, a destra ed a manca. Furono anni di consultazione e di concitati dialoghi e di un impegno a sfatare radicati intellettualismi. Fu oltretutto necessario mettere in evidenza che la Questione Romana era nata a seguito di una “espugnatio”, un fatto d’arme, cioè, che comportava un armistizio onde soddisfare esigenze morali e sentimenti di popolo.

Se poi si vuol passare, diciamo così per alleggerire il discorso, alle considerazioni economiche, alla Chiesa vennero destinati, per gli espropri subiti, meno di due miliardi di lire; sembrerebbe una cifra enorme, astronomica specie se riferita agli anni ’30. Ma non lo era e non lo è: si pensi a quali e quanti beni vennero confiscati alla Chiesa sotto l’eufemistico termine di “incameramento dei beni ecclesiastici”; ed anche qui sarebbe non solo difficile ma ridicolo enumerare ed esemplificare. La cifra poi non fu consegnata per intero, la più gran parte restò in forma di “consolidato” con cui lo Stato si impegnava a pagare un “congrua pars” , la cosiddetta “congrua”, come si diceva, in forma di mensile da erogare ai parroci. Bisogna pensare che, nei successivi patti, Craxi 1984, si trovò l’accordo, considerato bilateralmente opportuno, di sostituire quell’impegno con una parte del ricavo ottenuto con l’otto per mille da destinare, con libera scelta del contribuente, a favore della Chiesa e questo venne confermato dai successivi governi, Amato e Prodi, sia pure con formulazioni per nulla riduttive ma portate ad una migliore definizione per indicare modalità e scopi. Il bello è che quel beneficio è stato esteso – ed è il caso di compiacercene sia come cattolici che come italiani – a diversi e numerosi altri enti, religiosi e non, ai quali venisse riconosciuta particolare funzione culturale e civica anche quando non possono presentare tanti significativi precedenti.

Sembrano osservazioni che, pur nella loro schematica indicazione, possono essere riflettute anche da non addetti ai lavori. E’ il caso, dunque, di augurarci una consapevole attenzione al riguardo.

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