Idlib: tutto quello che non torna – di Giampaolo Rossi

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di Giampaolo Rossi

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PERCHÉ?
A distanza di giorni dalla tragedia di Idlib è impossibile trovare un solo analista, un solo giornalista, un solo politico tra quelli che provano a capire veramente cosa è accaduto in Siria, in grado di rispondere alla più importante delle domande: “Perché?”

Perché Assad avrebbe deciso di effettuare un bombardamento chimico nella fase finale di una guerra ormai vinta e nel giorno in cui a Bruxelles si apriva la Conferenza Internazionale sul futuro della Siria (e su quello suo)?

E perché l’avrebbe fatto pochi giorni dopo aver incassato dall’Amministrazione Trump (per bocca di Nikki Haley, ambasciatrice all’Onu), la conferma che rimuoverlo “non è più una priorità degli Stati Uniti”?

Perché il regime siriano, in maniera così goffa e intempestiva, avrebbe optato per un attacco con armi chimiche violando l’accordo siglato nel 2013 a Ginevra sotto l’egida di Usa e Russia, che portò all’effettivo smantellamento del suo arsenale (come è stato riconosciuto dall’Onu), accordo mai violato in questi anni neppure nei momenti di maggiore indecisione sull’esito della guerra?

Perché farlo, ben sapendo che questo avrebbe scatenato la comunità internazionale, messo in drammatica difficoltà l’alleato russo, riacutizzato le divisioni nel mondo arabo, provocato una legittima reazione tra gli stessi siriani che oggi, a stragrande maggioranza, vedono Assad come il salvatore della Siria contro l’occupazione terrorista dei mercenari islamisti?

L’unica risposta che per ora rimbalza sui media mainstream è quella più stupida e più funzionale alla ridicola narrazione occidentale dei “buoni contro i cattivi”: perché Assad è un dittatore! Quindi si sa che i dittatori gasano e uccidono il proprio popolo: lo fanno per gusto o per rappresaglia. O peggio, come motiva il New York Times, “per depravazione”Giusto non può esserci altra spiegazione quando non si trovano le motivazioni.

I DUBBI
Andrea Purgatori, uno che i bombardamenti chimici li ha visti sul serio nel 1988 ad Halabja quando Saddam Hussein scaricò cianuro e gas nervini sulla popolazione curda causando quasi 5.000 morti e il doppio dei feriti, intervistato su Intelligo ha espresso forti perplessità su ciò che può essere accaduto: “Quello che ho visto sul campo dell’uso dei gas è che uccidono indiscriminatamente e soprattutto difficilmente fanno “solo” 70 morti. Non dico che non siano stati usati ma secondo me è successo qualcosa che ancora non sappiamo bene. (…) il problema è che se io carico i gas su un aereo e poi bombardo mi sembra difficile che ci sia questo numero di morti”.

I bombardamenti chimici servono a spazzare via una popolazione e non un obiettivo militare. Per questo, usare armi chimiche per distruggere una fabbrica d’armi non è criminale è semplicemente stupido.

Su La Stampa, Giuseppe Cucchi esprime con onesta obiettività gli stessi dubbi di Purgatori. Ma va anche oltre. Richiama alla memoria il bombardamento di Merkale a Serajevo, che scatenò l’intervento Nato contro la Serbia; massacro per il quale, nonostante le sentenze definitive del Tribunale internazionale, rimangono “fondati dubbi (…) che i colpi di mortaio” che causarono oltre 40 morti civili, possano essere partiti “da zone in mano ai bosniaci e non ai serbi”.

E se l’orrore di Idlib servisse proprio a questo? A generare un casus belli per imporre magari un intervento diretto occidentale? A rimettere in discussione la permanenza di Assad anche in una Siria futura? È proprio quello che vuole Assad? O è quello a cui aspirerebbero i suoi nemici: i ribelli moderati di Al Qaeda e il paese principale che li supporta e li finanzia: l’Arabia Saudita; o quello che ambisce ad impossessarsi di pezzi della Siria e cioè la Turchia.

Ecco che allora la versione siriana e quella russa, secondo cui le sostanze chimiche non sono scese dal cielo ma si sono sprigionate dall’interno della fabbrica dei ribelli bombardata, potrebbe non essere solo una verità artefatta per nascondere l’evidenza di ciò che è accaduto. D’altro canto che armi chimiche siano in possesso e siano state utilizzate dai ribelli anti-Assad è cosa risaputa ed anche provata.

Ma ancora è tutto troppo vago.

NON È UNA GUERRA SIRIANA
Nel frattempo si consuma il previsto effetto dirompente sui media che serve a sconvolgere le coscienze e combattere questa guerra con le armi dell’emozione e dell’indignazione, spesso più potenti di quelle vere.
Perché nella guerra moderna le armi chimiche non hanno alcuna utilità militare; ma hanno una grande utilità mediatica.

E così, ecco puntuali i soliti Elmetti Bianchi, impavidi soccorritori cari ad Hollywood, falsificatori di professione legati ai gruppi di Al Qaeda, diffondere immagini e video che sembrano chiaramente manipolati e che si sommano alle immagini e i video reali e orribili dei bimbi morti o quelli agonizzanti, in un sadico e strumentale gioco di orrore che unisce il vero al falso.
Ed ecco l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, emanazione dei Servizi segreti britannici, essere utilizzato come fonte d’informazione prioritaria sui media occidentali per spiegare quello che è successo a Idlib.
Come è possibile che il regime siriano non immaginasse questi effetti di un attacco del genere?

Assad sa troppo bene che la guerra in Siria non è più una guerra siriana ma una guerra mondiale. È che quello che lì avviene ha una ricaduta internazionale mille volte superiore rispetto a ciò che accade in altre guerre. Questo è il motivo per cui l’enfasi con cui i media occidentali mostrano le terribili immagini dei bimbi siriani è direttamente proporzionale al modo in cui gli stessi media relegano a semplice cronaca le notizie dei bimbi yemeniti (o somali) ammazzati dalle bombe americane e inglesi lanciate dai sauditi.
Può Assad non aver previsto tutto questo?

OLTRE LA LINEA ROSSA
L’unica cosa certa è che la strage di Idlib rischia di spostare indietro l’orologio della guerra siriana, riportandolo al 2013.
Il primo effetto politico è il cambiamento di posizione degli Stati Uniti annunciato da Donald Trump che ieri ha dichiarato “l’attacco sui bambini ha avuto un grande impatto su di me (…) siamo andati ben oltre la linea rossa”, chiaro riferimento all’ultimatum che nel 2013 Obama aveva posto ad Assad per evitare l’ingresso in guerra dell’America contro di lui. Facendo eco a lui la stessa ambasciatrice Haley: “Quando l’Onu fallisce nel suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio”.

Ecco a cosa ha portato la strage di Idlib; ecco forse a cosa serviva.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

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fonte: Il Giornale

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10 commenti su “Idlib: tutto quello che non torna – di Giampaolo Rossi”

  1. Assad è “fascista”: pensa che la serenità generata dagli Arabi cristiani, che vivono a casa loro dall’anno 33, sia migliore del terrore generato dagli Islamo/assassini.
    Putin è “fascista”: pensa che se gli Islamo/assassini si insediano in un territorio, fanno a pezzi chiunque e vanno e vengono fra Europa Occidentale e Raqqa, questo sia un male da combattere. Inoltre dimostra di essere fascista pensando che un uomo e una donna possono avere figli, di cui c’è immenso bisogno (anche in Russia).

    Noi -Democratici della parte del mondo ove il sole tramonta- siamo costitutivamente “antifascisti”: se vediamo qualcosa di normale, ci scatta la voglia insopprimibile di avvelenarlo e spazzarlo via

  2. Condivisibile ogni parola dell’articolo di Rossi, ma non credo si tratti di un casus belli, aspettando di peggio in Siria. C’e’ da chiedersi ormai se siano piu’ letali i media mainstream, tradotto, stampa di regime, o il terrorismo internazionale.

  3. Gli USA, per ordine di Trump, hanno bombardato la base aerea siriana da cui sarebbe partito l’attacco chimico; secondo il GR1, si sta aspettando una dichiarazione della portavoce russa, ma le reazioni dalle istituzioni russe sembrano essere molto irritate. La situazione sta degenerando, molto pericolosamente.

  4. IL CAMERATA PROFETA

    Trump non ha perso tempo nell’attaccare la Siria che è da sempre protetta dalla Russia….ergo potrebbe scoppiare un conflitto mondiale fra USA e Russia con noi europei di mezzo!
    Ma non dicevate fino a poco tempo fa che Trump è un sant’uomo, che bisogna pregare per lui, che Dio ce lo conservi, eccetera?

    1. È una persona estranea all’establishment satanistico (nulla di meno di questo).
      Avversata, demonizzata, ostacolata (anche lì ci sono i “Giudici Santi”, legibus soluti)… soprattutto circondata da assistenti “fidati” (per il medesimo establishment).

      È comunque, per chi controlla l’informazione, un amico e una longa manus del Tenebroso Potere Russo nelle terre della Luce

  5. E così a grandi passi ci si sta avviando alla terza guerra mondiale. E ora preghiamo per noi. La Siria è spacciata ma anche l’accerchiamento della Russia si sta completando e il buon senso ha abbandonato del tutto l’umana società. Preghiamo, preghiamo.

  6. ottimo articolo. complimenti! è delucidativo di una vera informazione e del vero approccio alle notizie: con una contro informazione. grazie…

  7. Inutile dire che, alla luce di quanto è poi successo questa notte, i dubbi così efficacemente espressi in questo articolo, Sig. Rossi, non possano che essere riconfermati in un’atroce realtà, le cui spire pian piano si stanno stringendo sul mondo. Se Trump abbia agito di sua iniziativa o perché già messo al torchio da CIA o quant’altro (dato lo stillicidio del boicottaggio “quotidiano” da più o meno prossimi e sedicenti collaboratori e l’apparente “insuccesso” sul versante welfare e muslim ban) non si sa. Ciò che è certo è che ha agito conformemente al disegno tanto “pacificamente” portato avanti dal suo predecessore….

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