Ignazio, Arturo e la Compagnia di Belzebù – una lettera di Léon Bertoletti a Sant’Ignazio di Loyola

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Caro Ignazio Lopez di Loyola da Azpeitia,

il 24 giugno 1537 ricevevi, a Venezia, l’ordinazione sacerdotale. Sono passati 480 anni e per festeggiare degnamente l’anniversario il tuo trentesimo successore, l’illustre Arturo Marcelino Sosa Abascal, ha pensato di abolire il demonio. Hai capito bene. A un intervistatore ha dichiarato, testualmente: «Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male». Che vuoi farci: ai tuoi tempi si tiravano palle di cannone (come quella che ti ferì le gambe nel 1521 durante l’assedio della fortezza di Pamplona da parte dei Francesi) adesso si sparano palle e basta. Contro i bastioni della Fede, le sante mura della Religione, le torri della Tradizione. È il tempo dei ponti levatoi, nel senso che prima si levano di torno e meglio è.

È un’altra stagione cavalleresca come la tua, ma invece del disarcionamento da cavallo sull’esempio di san Paolo, i cristiani di adesso preferiscono saltare in groppa e fuggire al galoppo dai princìpi, dagli imperativi etici e morali, dai doveri, dalle responsabilità del proprio status, dai Comandamenti. Ora, passi per la Sacra Scrittura, dove pure Satana è presente. A quei tempi accidenti, altra perla del tuo commilitone, non c’era il registratore. Ma c’è stato anche un concilio, santocielo! Lo conoscevi già tu, probabilmente. Lo conosce perfino un laicaccio come me. Sembrano non conoscerlo le gerarchie ecclesiastiche e gli odierni cattolici adulteri, che a dire il vero non conoscono nemmeno il Vaticano II, infatti lo citano e lo applicano a sproposito. Ecco: «Il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio buoni, secondo natura, ma sono diventati cattivi da se stessi». Questo ha stabilito il Laterano IV nel 1215. Una definizione dottrinale limpida, facile, che non lascia spazio all’immaginazione, alla creazione, all’inventiva personale. Il Principe di questo Mondo, Lucifero, il diavolo e gli angeli decaduti per orgoglio, superbia e autoritarietà, gli angeli del male rappresentano una verità e non il parto di fantasie malate, come si pensa o si vorrebbe far credere. Sono esseri dotati di personalità come gli altri angeli, dei quali fanno parte secondo l’ordine della Creazione, non un concetto, una potenza attiva delle tenebre. Possono tentare l’essere umano e distoglierlo dal bene, dal Sommo Bene. Cercano di costruire il Regno del peccato in contrasto al dominio divino.

La liturgia prevede tre domande: «Rinunciate a Satana? E a tutte le sue opere? E a tutte le sue seduzioni?». Chi non ci crede, si ritiri a vivere in una comune marxista o sull’Isola di Arturo. Mi scrive tra l’altro un amico in talare che il primo segnale che si ha bisogno di un buon esorcista è proprio negare la realtà, l’esistenza del diavolo. Caro Ignazio, tu non la negavi. Nei tuoi Esercizi Spirituali (EE) le due categorie di angeli, quelli di Dio e quelli di Satana, compaiono spesso. Leggo (EE 50): «Applicare la memoria sul primo peccato, quello degli angeli; poi sullo stesso applicare l’intelletto, ragionando; e, dopo, la volontà, cercando di ricordare e capire tutto ciò per vergognarmi e confondermi sempre di più, mettendo a confronto con l’unico peccato degli angeli i tanti peccati miei; e posto che essi per un solo peccato andarono all’inferno, quante volte io l’ho dovuto meritare per tanti. Dico “ricordare il peccato degli angeli”, come cioè, essendo stati creati nella grazia, non volendosi servire bene del loro libero arbitrio per riverire e obbedire al loro Creatore e Signore ed essendo perciò diventati superbi, furono cambiati da grazia in malizia e furono scacciati dal cielo nell’inferno». Si vedano anche EE 66-70, EE 136-146 («Meditazione di due bandiere: l’una di Cristo, nostro sommo condottiero e signore, l’altra di Lucifero, mortale nemico della nostra natura umana»), EE 334 («quando il nemico della natura umana viene scoperto e riconosciuto dalla sua coda serpentina e dal cattivo fine a cui porta». C’è una poesia di Victor Hugo, caro Ignazio, che s’intitola “La fin de Satan”. Precipitato nell’abisso, il diavolo perde una piuma che diventa l’angelo Libertà. Grazie a lui, Satana si salva e diviene uguale a Dio. Forse il noto gesuita, capo dell’ex Compagnia di Gesù ora di Belzebù, lo sosterrà in una prossima intervista. Oppure, chissà, dirà che come non c’è il demonio non esiste neanche quell’altro, il titolare insomma, Lui, il Pantocratore. Ci siamo sbagliati, per tutto questo tempo. Abbiamo preso un abbaglio e vi porgiamo tante scuse, che vanno tanto di moda.

Considerato l’andazzo, caro Ignazio, possiamo veramente aspettarci di tutto. Anche che il tuo erede tenga a farci sapere, con le sue dotte argomentazioni, che per quanto ne sappiamo il Cristo, all’Ultima Cena, ha mangiato paella.

Léon Bertoletti

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7 commenti su “Ignazio, Arturo e la Compagnia di Belzebù – una lettera di Léon Bertoletti a Sant’Ignazio di Loyola”

    1. Ben detto, Maria, ma purtroppo quell’ordine religioso non è il solo a fare pubblica apostasia, basta pensare ai Carmelitani Scalzi, ai Salesiani : praticamente tutti gli ordini religiosi oggi sono “agli ordini” di Lucifero, nessuno escluso; c’era la bella eccezione dei FF I ma il papa misericordioso (verso i demoni) li ha polverizzati, distrutti, annientati. Inutile continuare a chiamarlo papa : ha ragione bbruno : meglio guardare in faccia l’amara realtà : il Vaticano è occupato da una banda di malfattori, di agenti dell’Inferno, fermamente determinati a far scomparire il Cattolicesimo ed i cattolici dalla faccia della terra (forse anche fisicamente, dato che Satana è menzognero e omicida fin dal principio). Quindi, invece di farci prendere da complessi di colpa per dover giudicare (negativamente) Bergoglio ed il suo clero di diabolici rivoluzionari, intensifichiamola recita del Santo Rosario con intenzione la sconfitta di questi traditori di Cristo e la loro cacciata dalle sedi che occupano illecitamente. Libera nos a malo, Domine !

  1. ma perché meravigliarsi che un tipo così neghi il diavolo? Già il suo Sosia, un gradino più su, e guarda un po’ della stessa compagnia ( non quella di San Loyola- compagnia a delinquere ) per in vaticano, ha negato Dio ( “Dio non è cattolico”): certo, dio e diavolo sono figure simboliche, funzioni della loro rappresentazione mentale bislacca e sciancata, socialisticamente intronata, utili per rappresentare il bene (per esempio, verso i MIGRANTI , questo incubo apocalittico al pari delle cavallette che come fumo denso e appestante escono dal pozzo dell’abisso…, e per significare il male (il Capitale, certo- escluso il proprio…). E quindi ancora, dio e diavolo insieme, i due Gaglioffi, a imporre la loro morale, che quella dettata da Dio a Mosé e da Cristo chi l’ha mai ‘registrata’, come invece oggi avviene per la loro con le TV e i giornali, sempre pronti a riprendere e a spargere le loro c…te!

  2. Sono state affermazioni di una gravità e pericolosità inaudite. Spero con tutto il cuore che se ne sia pentito. Oltre tutto, Il Signore Gesù ci ha detto che un albero si riconosce dai frutti : e dunque, è così difficile – fermarsi e – pensare alle Vittime di ogni male dall’inizio dei tempi, a tutte le ideologie di morte, alla sopraffazione e alla violenza, all’aborto, al tradimento della Fede, del Bene, della famiglia, dell’amicizia, della pacifica convivenza … Per tutta questa sofferenza esistono le prove documentali, non dubiti. E non hanno alcuna giustificazione. A meno che non si preferisca credere che gli innocenti siano stati martirizzati da un simbolo, da un’idea peregrina. La Croce, strumento reale di tortura e morte, è divenuto per noi peccatori causa di eterna Salvezza. Siamo noi che abbiamo bisogno di Dio e non il contrario. Il Suo è atto eterno di donazione gratuita, di Amore incondizionato.

  3. Che il demonio sia “figura simbolica” è idea assai datata e (già) ampiamente confutata. Quanta ignoranza nei modernisti: le solite tre o quattro verminose tesi ciclicamente riproposte. Che pena

  4. D a ex alunno del Collegio Pennisi di Acireale retto dai Gesuiti non posso non ricordare i castighi ricevuti per non essere stato “abbastanza” assorto durante la Santa Messa che veniva celebrata alle ore 6,30 del mattino.
    Non riesco ad immaginare cosa sarebbe successo se avessi, anche larvatamente, esposto la nuova dottrina del Generale della Compagnia.

  5. Il padre Sosa non crede al diavolo ma, foto di lui alla mano, forse crede molto al conforto che può dare la bottiglia, meglio se di superalcolico.
    Se è così, spero che questo gli valga come attenuante per le sue sparate demenzial/sataniche.

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