Il Banchiere Universale & gli Idranti di Regime. Ma il senso di libertà non si spegne

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Il diciotto ottobre al Banchiere Universale è apparso chiaro che l’ora delle decisioni irrevocabili era arrivata. Sorgi aveva suggerito, tempo fa, che contro le insurrezioni popolari torna sempre bene usare l’esercito. Qualcuno ha sospettato che gli fosse venuto in mente Bava Beccaris al netto delle conseguenze politiche, ma oggi a un giornalista politico non si può chiedere troppo.

In ogni caso il Banchiere, il quale aveva appena baciato la mano alla Gretina cosmopolitana, ed è ormai assillato dal pensiero della transizione ecologica che gli è stata commissionata, ha preferito puntare sugli idranti. Perché, ha pensato, raffreddano gli animi e allo stesso tempo lavano pure le strade senza bisogno della nettezza urbana. Ad un esperto di economia e finanza come lui, già discepolo del grande Federico Caffè, è sembrata subito una trovata geniale, capace di mostrare al mondo cosa significhi avere anche la stoffa del politico di razza.

Del resto “ariston dè ydor” come dicevano i greci, ai quali il Banchiere ha sempre riservato una attenzione particolare. Ed è una cosa che pensa sempre anche la fida Lamorgese quando fa il bucato a mano. Sicché tra i due l’accordo è venuto spontaneo, naturale, senza se e senza ma, come conviene a persone di carattere, e di potere. 

Così è stata offerta gratuitamente al popolo, a quello incolto s’intende, una lezione di alta politica, economia e cultura. Tutte cose che, per essere imparate, richiedono oltre lo studio anche il talento. Quello di cui è notoriamente provvisto uno al quale, per diventare famoso, in un mondo intriso di cultura, è bastato pronunciare una frase storica come: “tutto quello che occorre”.

Insomma, come è risaputo, è nelle situazioni difficili che le persone danno il meglio di sé. Infatti tutti gli strani personaggi che oggi si trovano per caso a ricoprire immancabilmente cariche istituzionali, a qualunque altezza sul livello del mare, dicono cose che rimangono impresse nella memoria per la loro pochezza o assurdità, o prendono decisioni destinate a tracciare il solco, per difendere il quale usano, oltre alle armi igienicamente appropriate, i cervelli adeguati. A questo ultimo scopo, ad esempio, più che un Sorgi, tornano molto utili un Cerasa o una Merlino, un Parenzo e una Gruber, un Ferrara ultimo modello ecc. ecc. Gli altri, senza nome, sono andati compatti anche a votare. 

Alla fine, portuali bagnati, portuali fortunati. Perché hanno potuto toccare con mano, grazie a un corso immediato accelerato e gratuito, come le loro vite di gente sana di mente e di corpo siano cadute, già da troppo tempo, in balia di una genia degenerata di nani e ballerine che in un delirio di onnipotenza recita, in Italia in particolare, ma in seno al più ampio e putrescente palcoscenico occidentale, la più oscena delle pièces postribolari. Dopo l’oscuramento di Dio e della ragione. 

A chi è rimasto il senno e il cuore di preservare i piccoli da questo scempio, spetta il compito di lavorare per abbattere il baraccone. Con coraggio, pazienza e fiducia nel fatto che l’uomo alla fine, se lo vuole con forza, è capace di riuscire a rivedere le stelle.

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4 commenti su “Il Banchiere Universale & gli Idranti di Regime. Ma il senso di libertà non si spegne”

  1. Enzo Ricciardi

    E se vogliamo vedere di nuovo le stelle che brillano nella notte, dobbiamo “sollevarci ” , anche se in punta di piedi.

  2. Cara Patrizia, oltre a concordare sui contenuti, ammiro molto il fatto che, in questa palude stigia in cui ci è dato di vivere, riesci a conservare arguzia e ironia. Come diceva il titolo di un film degli anni ’60, “situazione disperata, ma non seria”. Grazie davvero!
    Bruno PD

  3. Attilia Brusini

    Certo, si rivedranno le stelle! Il popolo è sceso in tutte le piazze, da Trieste è partita una scintilla che nessun idrante potrà più spegnere, perché ormai si sta trasformando in un grande fuoco. La partecipazione agli incontri e ai cortei nelle città è sentita, vera, piena di nuove emozioni, di desiderio di libertà, di pace, di condivisione. Le parole amore, libertà, compassione sostituiscono i termini ipocriti imposti dal potere. Il potere vuole tutti zitti, distanti e tristi; nelle piazze ormai da settimane si canta, si balla, ci si abbraccia, si prega, si sorride. Bisogna esserci per provare e vedere qual è la verità che i media accuratamente nascondono. Ma l’onda si alza, l’onda avanza, l’onda del popolo libero e consapevole è già forte, decisa, paziente. E non può che ingrandirsi sempre più. La gente come noi non molla mai!

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