Il “Breviario Angelico”, di Don Marcello Stanzione  –  recensione di Carmine Alvino

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di Carmine Alvino

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z.Breviario-angelicoL’editrice milanese Mimep-Docete, attiva nel campo dell’editoria religiosa da oltre 40 anni, ha pubblicato il “Breviario angelico”, un bel testo di preghiere agli angeli, curato da don Marcello Stanzione. Il culto che, in quanto cristiani cattolici,  rivolgiamo ai santi angeli di Dio è quello della “dulia”, ovvero un culto fatto di rispetto e di onore, senza adorazione che è quello di “latria” che si rivolge unicamente alla santissima Trinità; invece il culto agli spiriti celesti è simile in tutto e per tutto al culto dovuto alla Madonna e  ai santi canonizzati in gloria.

Leggiamo nell’ultimo capitolo della Gerarchia celeste dello Pseudo – Dionigi l’Areopagita: “I pagani adoravano i demoni o geni malvagi, guardavano a loro come divinità. Questo errore aveva lasciato tracce profonde nello spirito di numerosi neofiti da poco convertiti al Vangelo, che mantennero a lungo alcune delle idee di cui si erano imbevuti durante l’infanzia e in seguito si diedero a pratiche superstiziose verso gli spiriti celesti. Furono condannati da san Paolo, e dal Concilio di Laodicea (364 d.C.). “L’angelo dell’Apocalisse, davanti al quale san Giovanni voleva prosternarsi, glielo proibisce in questi termini: “Non farlo; io sono , come te, un servitore di Dio e dei tuoi fratelli”.

Noi possiamo, noi dobbiamo venerare e invocare gli spiriti beati, in  primo luogo per ragioni di convenienza; poi perché le Sacre Scritture ce lo raccomandano e ci danno l’esempio; infine perché questa è la pratica plurisecolare della Chiesa, confermata dalla testimonianza di numerosi santi e pontefici:

A). Ragioni di convenienza, in primo luogo: “Se, diceva il grande scrittore di spiritualità del diciannovesimo secolo Boudon, durante il cammino incontriamo cento volte un gran signore o un amico, non mancheremo ogni volta di presentar loro i nostri ossequi; e non dovremmo avere il medesimo riguardo per i principi del Cielo, i nostri amici più veri?”. “Quando due persone sono nemiche” diceva il vescovo Bossuet “i loro santi angeli sono amici e concorrono a riavvicinarle”. “Gli angeli custodi dei vostri amici” scrive a sua volta l’arcidiacono di Evreux mons. Boudon “vi favoriscono negli incontri e vi aiutano ben più di quanto voi pensiate, e talvolta vi prestano soccorsi che non ricevete dai vostri stessi angeli custodi”. Peraltro, ricordiamoci cosa sono i santi angeli rispetto all’Altissimo, ciò che sono in sé e il ruolo che è loro assegnato nel mondo, e capiremo come siano degni della massima venerazione.

B). Tale venerazione è stata definita con chiarezza da  Dio stesso, quando ha detto al popolo di Israele che avrebbe mandato loro il suo angelo, ammonendoli a rispettarlo e a dargli tutta la dovuta considerazione. Conformandosi al desiderio dell’Altissimo, i santi patriarchi dell’Antico Testamento veneravano e invocavano gli angeli:

  • Giacobbe chiede la benedizione dell’angelo contro cui si è battuto;
  • Balaam si prosterna di fronte a quello che gli è apparso;
  • Giacobbe saluta rispettosamente colui che si definisce “il principe degli eserciti del Signore” e gli obbedisce…

C). Del resto questa è la pratica plurisecolare della Chiesa: il capitolo XVII della Gerarchia celeste ci offre uno scorcio di quello che fu il culto degli angeli attraverso i secoli cristiani. Non riportiamo letteralmente tale brano, ma ne traiamo i seguenti dati:

  • Gesù e i suoi discepoli, ripetendo i cantici ispirati dallo Spirito Santo al Re Profeta, ci insegnano a rispettare e a onorare le virtù celesti che così spesso, e con tanto entusiasmo, sono citate in questi cantici.
  • La Chiesa invoca le stesse virtù ogni volta che nei santuari si intonano i salmi o i cantici con cui si chiede agli spiriti di Dio di lodarLo o di benedirci.
  • I prefazi, uno dei quali risale a san Camillo, vescovo di Gerusalemme e successore dell’apostolo san Giacomo , declamano con gioioso trasporto lo splendore della gerarchia angelica.
  • Gli angeli vengono nominati spesso nella Santa Messa, nelle parti in cui la Chiesa professa i dogmi più trascendenti.
  • Nel II secolo, a Chone, in Frigia, fu eretto un santuario in onore di san Michele Arcangelo, a seguito di un evento miracoloso che portò un uomo di Laodicea a convertirsi insieme alla figlia.
  • Sotto Costantino, seconda apparizione di san Michele, cui viene eretta una seconda chiesa sotto il suo patronato. A Costantinopoli esistevano non meno di 12 chiese consacrate al culto dell’arcangelo.
  • Nel 590, Roma devastata dalla peste deve la salvezza all’intervento di un angelo. San Gregorio Magno lo vede rifoderare la spada. Era sulla mole Adriana, chiamata da allora in poi “Castel Sant’Angelo”. Solamente in quella zona intorno al Vaticano nel medioevo vi erano almeno quattro chiese consacrate al Principe degli angeli.
  • Nel 610, costruzione di una bella chiesa nel suddetto forte.
  • Nel 700, sant’Uberto vescovo di Avranches dedica una chiesa al capo degli angeli, sulla sommità di una roccia chiamata La Tomba.
  • Intorno all’849, Leone IV fa erigere in Vaticano un santuario in onore di san Michele, per celebrare un’importante vittoria contro i saraceni.
  • Nel IV secolo, san Catello e sant’Antonino, in estasi per l’apparizione dell’arcangelo che ha trionfato su Satana, costruiscono una chiesa in suo onore a Castellammare.
  • Nel V secolo, Giustiniano fa consacrare sei splendide chiese in cui si invocano pubblicamente, tra un gran numero di fedeli, tutti gli spiriti angelici insieme a Michele il loro capo.
  • Nel 1002, vediamo Ottone III andare a piedi nudi al monte Galgano per onorare i santi angeli, in segno di espiazione per un atroce omicidio.
  • Intorno al 1011, secondo le cronache sassoni, la festa di san Michele è considerata una delle più solenni
  • Verso il 1014 , Ethelred, re d’Inghilterra, promulga leggi religiose che prescrivono un digiuno di tre giorni in preparazione della festa dell’arcangelo san Michele alla fine di settembre.
  • Nel 1532 , papa Paolo V stabilisce la festa dei santi angeli custodi.
  • Nel 1670, Clemente X stabilisce per la stessa celebrazione la data del 2 ottobre.
  • Nel XVII secolo, esistevano ancora a Parigi due confraternite il cui fine era votare un culto speciale ai nostri tutori.
  • Nel 1859, un gruppo di devoti costituisce un’associazione angelica al fine di riparare gli oltraggi fatti a Gesù nel Sacramento augusto dell’altare.
  • Leone XIII ci fornisce l’esempio della devozione e della fiducia, dando ordine che in ogni chiesa si reciti, al termine della messa, un’invocazione a san Michele Arcangelo.
  • Giovanni Paolo II si reca in pellegrinaggio in tutti i più importanti santuari Michaelici. Il papa polacco esorta i cattolici a continuare a recitare dopo la Messa la preghiera a san Michele composta da papa Leone XIII.

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[…] Abbiamo accennato ai doveri cui siamo tenuti nei confronti dei nostri angeli custodi. Tali doveri sono così riassunti da san Bernardo: “Dio vi ha affidati a uno dei suoi angeli; quanto rispetto questa parola deve ispirarvi, quanta devozione suscitarvi, quanta fiducia  infondervi! Rispetto per la sua presenza, amore e riconoscenza per le sue opere buone, fiducia nella sua protezione”. Questi sentimenti, e altri, saranno oggetto del culto interiore che si deve ai santi angeli. Non dobbiamo infatti riservare la nostra stima e la nostra buona disposizione d’animo solo all’angelo che ci protegge, ma allargarla anche a tutti gli altri… “Coltiviamo”, diceva l’ arcidiacono di Evreux “coltiviamo l’amicizia degli angeli custodi dei nostri genitori, dei nostri amici, dei nostri superiori e anche di coloro che incontriamo per vie fortuite”. Andiamo ancor più su; portiamo a ciascuno degli angeli delle tre gerarchie il fiore del nostro rispetto, della nostra devozione e della nostra fiducia… “Costituite con gli angeli intime amicizie” diceva saggiamente san Leone papa. Inoltre, che “i sentimenti di rispetto, affetto e fiducia, che informano il culto che dobbiamo nel nostro cuore agli spiriti celesti, si traducano all’esterno in pratiche di devozione, vale a dire in religiosità aperta, pubblica e privata. Questo culto altrettanto legittimo dei sentimenti che gli danno vita” (abate Laval).

Esorto i cattolici a riprendere con più vigore la loro devozione cristiana agli spiriti celesti utilizzando anche questo bel libretto: “Breviario angelico”, curato da don Marcello Stanzione.

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