Il cancro è un nemico, ma si può e si deve batterlo  –  di Luciano Garibaldi

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L’esempio viene da “Eroneonlus”, l’associazione sorta a Como per aiutare e sostenere le persone colpite dal male del secolo

di Luciano Garibaldi

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Eroneonlus, l’associazione scientifica e benefica per la lotta contro il cancro, creata a Como dal cancerologo Alberto Vannelli (nella foto), continua la sua attività di assistenza ai colpiti dal male del secolo, con sempre nuove iniziative, come lo spettacolo di beneficenza al teatro Excelsior di Erba (Como), previsto per venerdì 30 giugno. Sarà rappresentata in scena la celebre commedia teatrale di Eduardo De Filippo «Non ti pago», e gli introiti andranno ad incrementare la raccolta fondi per l’assistenza ai più bisognosi.

E’ anche grazie ad iniziative come questa che la “Eroneonlus”, voluta e presieduta dal dottor Alberto Vannelli, direttore della chirurgia oncologica dell’Ospedale Valduce di Como, ha fatto del territorio lariano uno dei più apprezzati d’Italia per la lotta contro il cancro.

In quella zona, ogni anno si manifestano 500 nuovi casi di tumore. Circa 3500 persone vivono avendo avuto una precedente diagnosi tumorale. Alberto Vannelli, autore di oltre 75 pubblicazioni scientifiche e punto di riferimento per  il trattamento e la lotta contro i tumori del fegato e del colon retto, ha fatto della sua professione una crociata sociale.

L’attività dell’associazione “Eroneonlus” consiste essenzialmente nell’accompagnare il cittadino nel delicato momento che va dalla diagnosi di tumore all’inizio del percorso terapeutico vero e proprio. In questa fase il cittadino esprime uno stato di bisogno in quanto diventa suo malgrado paziente, senza spesso disporre di strumenti che lo aiutino e lo supportino nella scelta del percorso terapeutico.

E qui entra in campo la necessità di espletare, oltre a quella medico-scientifica, una assistenza sociale e sociosanitaria a favore e nell’interesse dei soggetti affetti da malattie oncologiche e dei loro famigliari.

Un aiuto adeguato viene pertanto offerto a persone in situazione di svantaggio e disagio, promuovendo e sostenendo attività finalizzate alla sensibilizzazione ed all’informazione su terapie,  percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali delle neoplasie.

Un’altra importante branca dell’attività svolta da “Eroneonlus” consiste nell’interfaccia e nella collaborazione con i servizi pubblici e privati che si occupano della problematica oncologica, colmando i bisogni attualmente non sempre soddisfatti in tali settori:  screening di popolazione,  diagnostica precoce delle malattie e supporto psicologico.

L’attività dell’associazione “Eroneonlus” consiste nell’accompagnare il cittadino nel delicato momento che va dalla diagnosi di tumore all’inizio del percorso terapeutico vero e proprio. Negli ultimi cinque anni, il territorio del Lario ha sperimentato il sostegno di “Eroneonlus” permettendo di ottenere, in poco tempo, risultati incoraggianti. E’ infatti accertato che oltre il 60 per cento dei pazienti del territorio sul quale operano i medici dell’associazione, può considerare concluso con esito positivo il proprio percorso.

Questi risultati, superiori alla media nazionale, sono stati raggiunti grazie agli sforzi e all’attività di “Eroneonlus”  e al suo messaggio: «Costruire una coscienza oncologica».

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5 commenti su “Il cancro è un nemico, ma si può e si deve batterlo  –  di Luciano Garibaldi”

  1. Quando abbiamo notizie di medici come il dott. Vannelli il cuore si riempie di speranza, in questo mondo dove tutto ruota intorno allo sterco del diavolo (denaro) e dove il nostro prossimo è visto solo come ” mezzo” per arrivare ad avere più potere, più soldi e più vantaggi di ogni genere, anche la “professione” medica che dovrebbe essere prima di tutto una vocazione e una missione è stata intrapresa da tante persone senza scrupoli……forse non tutto è perduto!

  2. Se chi doveva vedere avesse visto quello che doveva vedere quando doveva vederlo, mia moglie sarebbe ancora viva.
    Quello che mi dà più fastidio però è che stata pesantemente ed inutilmente torturata con una cura (parlo della chemioterapia ad alte dosi con il trapianto di midollo osseo autologo), approvata internazionalmente in base ai risultati del trial clinico presentato dai un medico sudafricano Werner Bezwoda. Parecchi anni dopo si è scoperto che il lavoro di ricerca di Bezwoda è stato seriamente difettoso e un audit ha concluso che i risultati sono stati sostanzialmente fabbricati (si veda The Lancet, Volume 355, No. 9208, p942–943, 18 March 2000). Il presidente ASCO, Lawrence H. Einhorn, ha chiamato la frode “uno straordinario tradimento della fiducia pubblica”.
    Non mi risulta che costui sia stato incriminato e benché l’editor di Lancet, Richard Horton, si interrogasse se Bezwoda avesse potuto agire da solo per inventare lo studio, non mi risulta che alcuno abbia indagato per trovare eventuali complici tanto più che tale cura era molto più costosa della normale…

    1. La nostra associazione, in maniera molto modesta, vuole proprio lavorare per evitare situazioni di questo tipo, l’aspetto venerdì 30 giugno: sarà l’occasione per poterci confrontare e rispondere alle sue domande.
      Buona serata
      Alberto Vannelli

      1. La ringrazio per l’invito ma vivo lontano da Como per cui, purtroppo, non potrò venire.
        Quello che mi chiedo come mai la classe medica, sempre pronta ad intervenire contro chi propone cure alternative più o meno farlocche, non intervenga pesantemente quando la frode parte da un suo componente. Se Bezwoda venisse incriminato e si scoprisse che è stato spinto a falsare i dati da chi poi ne ha tratto il maggior profitto si potrebbero ricuperare miliardi (!) di euro da dedicare poi alla ricerca visto che chi ne avrebbe avuto diritto ormai è morto.
        Io ho chiesto, personalmente, ad un importante magistrato se si potesse incriminare Bezwoda per crimini contro l’umanità e mi ha detto che si potrebbe farlo se si dimostrasse il dolo.

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