IL CASO CELENTANO-BERSANI – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

 

Minimizzare le sparate di Celentano e compagni a San Remo, come le dichiarazioni concomitanti – ancorché accidentalmente – di Bersani sul trattamento riservato alla Grecia, sarebbe un errore, significherebbe andare all’unisono con i pompieri filogovernativi.

celenIl Molleggiato nazionale ha la testa viziata da pregiudizi sballati, predica falsità come sempre ha fatto. Ma è troppo facile liquidarlo come sfornatore di sproloqui e bizzarrie ravvivanti un festival viepiù degradato, assai noioso; troppo facile, giudicare sciocchi e suggestionati la platea plaudente e gli ammiratori consenzienti su larga scala.

Quando il Molleggiato se la prende con gli usurpatori della sovranità popolare, stabilita dalla costituzione, e con gli inadempienti tutori di quest’ultima, con i conduttori dell’Europa che vendono armamenti allo stato ellenico e mandano sul lastrico il suo popolo, esigendo la messa in ordine dei conti pubblici, egli ha ragione, come ha ragione di attaccare l’ipocrisia di certi informatori cattolici, il loro trascurare la salvezza delle anime e il destino ultraterreno. Contemporaneamente, egli corrompe la frusta che impugna, presumendo un Paradiso all‘acqua di rose, e perorando la causa persa di un Don Gallo, alzando la bandiera del pacifismo impossibile e di altre eresie multiformi.

La reazione dei politici e dei media è valsa da cartina di tornasole. Limitandosi a deplorarlo complessivamente come il solito ignorante, magari da compatire, andato fuori di testa per via della sua vanità, con la loro sostanziale difesa dello status quo, essi hanno confermato la loro pochezza.

Quale sia stato l’effetto prodotto sulla gente è difficile a dirsi. Nella confusione delle idee, milioni di italiani, da un lato, hanno ascoltato luoghi comuni di bassa lega, dall’altro lato, hanno sentito squillare qualche campanello d’allarme, hanno ricevuto qualche pulce nell’orecchio.

bersNon ci si può compiacere quando la verità giunge intrecciata all‘errore. Invece, bisogna ammetterlo, l’esternazione di Bersani è piovuta netta, sebbene egli sia squalificato in campo filosofico e morale, date le sue posizioni politiche e, in particolare, data la trascorsa faziosità dimostrata verso Berlusconi. La sua uscita ha avuto tutta l’apparenza di un sussulto d’onestà, allorché ha scagliato la reprimenda contro gli affossatori dei greci, con l’implicita complicità dei loro governanti. Va bene pretendere il risanamento delle finanze statali di un paese vincolato all’Euro (benché la cosa sia più complessa), ma è una porcheria pretenderlo a costo di miseria e disordine civile. Bersani ha espresso il concetto a lingua sciolta.

Naturalmente potremmo chiederci il fine del suo intervento, se abbia inteso far concorrenza all’ala progressista del suo schieramento, se abbia cercato di costituirsi un alibi, in caso di fallimento europeo, e chi più ne ha più ne metta. Intanto emergono le sue parole, che suonano d’avvertimento per noi, nell’eventualità che anche la nostra situazione possa peggiorare. Ed ecco un nuovo sospetto insinuato nell’ottimismo del duo Monti-Napolitano, per i quali l’Italia non è la Grecia. Ecco profilarsi il fantasma d’un trattamento spietato cui ci sottoporrebbero i commissari di Bruxelles.

Per vari aspetti, i sintomi di insofferenza politica e sociale sono evidenti. Gli applausi in teatro e fuori del teatro all’indirizzo del primo agitatore venuto, dicono il prurito delle mani e l’insoddisfazione degli animi. Il ripensamento, uscito dagli schemi, del capo d’un grosso partito appare inedito, suscettibile di sviluppi. Potrebbe essere – perché no? – il principio di una buona riscossa. Preghiamo che così sia.

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